UNA PREGHIERA PER UMBERTO #VERONESI

UNA PREGHIERA PER UMBERTO #VERONESI

#LaCroce del 10 Novembre 2016

di #DavideVairani

Visse per la medicina, fu soverchiato dal dolore umano, prese posizioni errate: gli valga davanti a Dio il molto bene compiuto.

Umberto Veronesi, oncologo e uomo politico, è morto nella sua casa di Milano all’età di 90 anni. Da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate.

Non mi ha mai suscitato simpatia. Per nulla.

In questi casi, quando una persona muore ci vuole il silenzio e la preghiera. Sulla seconda, non ho dubbi: spero davvero che il Signore abbia pietà e misericordia. Non ho nulla contro Umberto Veronesi come persona. Anche perché non lo conosco e non l’ho mai conosciuto. Ma è stato un fiero e lucido alfiere dal laicismo, che ha investito tutto se stesso sulla scienza e la tecnica. Quella scienza che secondo lui avrebbe dovuto fare dimenticare agli uomini il retaggio di antiche culture ormai desuete: Dio non c’entra nulla con la vita dell’uomo. L’uomo è il solo ed unico artefice della proprio cammino. Sarà anche stato una delle menti più illustri in campo medico, ma siccome non odio la retorica e amo la schiettezza e la chiarezza non mi presto a tessere gli elogi funebri sempre e comunque. Perché l’amore per la Verità sull’umano mi impone di ricordare oggi chi è stato Umberto Veronesi fuori dalla sua attività strettamente medica e l’influenza che ha avuto su tante persone.

Umberto Veronesi si è espresso sui matrimoni e sulle adozioni omosessuali più volte. Era chiaro il suo pensiero. Ad esempio, durante la presentazione del suo libro “Il mestiere dell’uomo”, ha dichiarato: “L’amore tra due persone dello stesso sesso è un amore più forte perché non è strumentale alla procreazione. Non ha interessi di tipo sessuale-procreativo. Sono favorevole sia al matrimonio sia alle adozioni di genitori gay. Il sesso, nell’educazione, non c’entra. Il figlio cresce bene se è amato, indipendentemente dal sesso”.
Sulla maternità surrogata anche:”Sono a favore della maternità surrogata perché è una forma di donazione: una donna dona a una persona che può essere una sorella, una cugina o un’amica” o una perfetta sconosciuta “una maternità che quella non può avere”. E’ la posizione che ha espresso all’AdnKronos a margine della presentazione del primo numero della rivista ‘The Future of Science and Ethics’ edita dalla Fondazione che porta il suo nome. “L’uomo può donare un proprio organo, un rene, una parte del fegato, il sangue, i gameti, le cellule midollari – ha sottolineato più volte Veronesi -. Quindi penso che la maternità surrogata sia una cosa nobile, anche perché mettere al mondo una persona nuova è sempre un evento positivo. Se pensiamo che nascere è meglio che non nascere – non siamo sicuri che sia così, ma è plausibile – allora questa donna fa nascere un bambino che non sarebbe mai nato”, conclude il professore.
“I bisessuali domineranno l’umanità”, dice Umberto Veronesi a “L’Espresso”, ribadendo le teorie che ha diffuso in questi anni. L’etica umana si evolve ed è il “logorio” a generare, nell’uomo e nella donna, l’inversione dei ruoli. Il maschio diventa femmina e viceversa. “Se un uomo – dichiarava Veronesi al “Corriere della Sera” del 7 agosto scorso – deve alzarsi al mattino per cacciare la preda che fornirà cibo a sé e ai suoi, se deve uccidere, appostarsi, inseguire, il cervello comunica i suoi bisogni aggressivi all’ipofisi, che stimola altre ghiandole tra cui le gonadi: da qui la produzione di molti ormoni maschili, che a loro volta creano spermatozoi. Se invece lo stesso uomo trascorre la giornata in ufficio, arriva a casa, culla il figlio e aiuta nei lavori domestici, la sua ipofisi riceve meno stimoli e giorno dopo giorno i testicoli si ‘addormentano’”. E la donna? “La donna oggi – affermava Veronesi – deve sviluppare aggressività, fare carriera, comandare persone, assumersi responsabilità, competere con gli uomini, sopportare doppi e tripli ruoli, che soffocano la sua femminilità. Il risultato è che le donne affrontano la prima gravidanza in età più avanzata e appaiono sempre meno femminili, socialmente e biologicamente”.
L’eutanasia è sempre stato un pensiero fisso per Veronesi. Intervistato da Andrea Lupoli nel corso del format “Genetica oggi” su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano, dichiarava: “L’eutanasia è ovviamente la sconfitta della medicina. Vuol dire che la medicina palliativa non è stata in grado di sollevare il malato da questo desiderio. Però è un diritto, a mio parere. Abbiamo il diritto di morire quando vogliamo, suicidarsi non è perseguibile per legge. Possiamo chiedere, in un momento di disperazione, al medico di aiutarci a lasciare la nostra vita in maniera non traumatica, cioè senza buttarci dalla finestra. Occorre una legge del Parlamento. Il Parlamento da due anni ha davanti agli occhi una richiesta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia, ma non fa assolutamente niente. Questo perché c’è una forte contrarietà da parte del mondo della religione”.
Anche sulla liberalizzazione delle cosiddette “droghe leggere” Veronesi aveva un pensiero chiaro. “Perfino l’Oms ha invitato i governi a depenalizzare l’uso personale di marijuana, consapevole su dati scientifici che l’uso di spinelli non fa male. È infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all’uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina. Liberalizzare lo spinello non è malinteso permissivismo, ma una posizione realistica che punta alla riduzione del danno. Risulta che metà dei nostri giovani e molti adulti fanno uso di marijuana. Ha senso criminalizzarli?”, dichiarò qualche mese fa dalle colonne del Corriere della Sera.
Un avversario. Un lucido avversario che non aveva timore a dire chiaramente ciò che pensava fino in fondo. Questo gli va dato atto. Veronesi era convinto che l’uomo potesse fare rinascere l’uomo. Da solo. Con l’aiuto della scienza e della tecnica. Ma il male non è una condizione soggettiva. O almeno non solo. Il male è. Il male ontologicamente esiste e non si può confinarlo esclusivamente dentro un mero fattore di disfunzione naturale oppure come un fattore psico-sociale. Il male che ci portiamo addosso fisicamente può anche essere curato con la medicina. E occorre certamente fare di tutto per usare i talenti e le abilità che la tecnologia applicata alla ricerca scientifica ci offrono per sconfiggere il male e recuperare la salute. Ma il male esiste. E da sola la scienza non riuscirà mai a farlo sparire dalla faccia della terra.
Questo non è riuscito a vedere Veronesi. Nonostante ogni giorno si misurasse con il dolore più indicibile. Il male non è potere dell’uomo eliminarlo. Il male va “abbracciato”, accolto, abbracciato. Non perché sia bello o perché siamo masochisti. Ma perché anche il Figlio di Dio è stato sacrificato sull’altare della Croce per noi. Scandalo per la ragione. Lo so. Solo chi ha la Grazia di incontrare qui e ora il Cristo Risorto può comprendere ciò che sto scrivendo. E può comprendere che la vita va vissuta fino in fondo perché non finisce qui su questa terra. E può comprendere perché non ci è dato come uomini di oltrepassare i limiti del nostro essere fragili, del nostro essere generati da un Altro. Che Dio ti accolga in pace.

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