Noi siamo per il reddito di maternità

Noi siamo per il reddito di maternità

#LaCroce del 18 Marzo 2017
di #MarioAdinolfi

Una proposta che spaventa i benpensanti e le femministe più arcaiche, i veteroconservatori di sinistra e di destra, perché una proposta clamorosamente innovativa e per certi versi rivoluzionaria,che risponde davvero alle esigenze della libertà femminile. Il lavoro casalingo della giovane che investe sulla prima formazione dei bambini dev’essere considerato dallo Stato vero e proprio lavoro

Il Popolo della Famiglia è nato per far sì che la politica torni a mettere al centro della propria azione il riconoscimento del ruolo della famiglia naturale, conformemente a quanto scritto nell’articolo 29 della Costituzione, dopo decenni di politiche familiari sostanzialmente inesistenti e un’ultima legislatura in cui si è passati addirittura ad una costante produzione di norme contro la famiglia approvate con il voto di gruppi politici di centrodestra e di centrosinistra, dal divorzio breve alle unioni gay con annesso rischio di cancellazione dell’istituto della pensione di reversibilità.

Abbiamo formulato decine di proposte concrete, depositando come la legge prevede i programmi elettorali delle liste che abbiamo presentato alle amministrative 2016 e che ci accingiamo a presentare per le amministrative 2017. Certamente quella che ha suscitato la maggiore attenzione, anche per l’autorevolezza del proponente che è il segretario nazionale del Popolo della Famiglia Gianfranco Amato, è quella andata sotto il nome di “reddito di maternità”. Cos’è il reddito di maternità? Si tratta di una indennità di 1.000 euro al mese che la donna che intende dedicarsi alla crescita dei figli in via esclusiva può percepire se vive in un nucleo familiare dal reddito inferiore ai 60mila euro annui. L’indennità è vitalizia se la donna si dedica alla crescita dei figli in termini esclusivi, si perde ovviamente se la donna sceglie il lavoro esterno alla famiglia.

La finalità del reddito di maternità è evidentemente quella di consegnare alla donna finalmente una piena libertà di scelta: se essere madre lavoratrice o essere esclusivamente madre, senza essere piegata al ricatto di dover contemperare attività faticosissime. Chi vuole realizzarsi nel lavoro oltre che nella maternità potrà ovviamente continuare a farlo, ma chi deve scegliere lavori massacranti e sottopagati solo per necessità potrà essere liberata da questo peso con conseguenze pienamente positive per tutta la società e per l’economia complessiva del Paese.

La proposta spaventa i benpensanti, le femministe più arcaiche, i veteroconservatori di sinistra e di destra, perché una proposta clamorosamente innovativa e per certi versi rivoluzionaria, che risponde davvero alle esigenze della libertà femminile. Diciamolo subito, non è una proposta “inventata” dal Popolo della Famiglia, è una idea di quel sant’uomo di don Oreste Benzi ripresa da tutta la comunità della Giovanni XXIII. Noi del Popolo della Famiglia l’abbiamo solo strutturata concretamente e politicamente, inserendola per la prima volta nel programma di un partito che si presenta alle elezioni.

E veniamo alla domanda cruciale: quanto costa il reddito di maternità?

La risposta è: purtroppo, pochissimo.

Quasi niente se rapportato alla proposta grillina di “reddito di cittadinanza” (780 euro mensili a tutti i milioni di cittadini italiani privi di occupazione) e meno ancora del “reddito minimo garantito”, tradizionale proposta della sinistra italiana. Il reddito di maternità costa pochissimo perché pochissime sono le donne italiane che fanno figli: poco più di trecentomila persone l’anno. Una buona parte di questa platea, poi, ha o avrà rapporti lavorativi, insomma saranno donne che sceglieranno il lavoro (ad oggi il 90% delle mamme ha lavorato o lavorerà a pochi mesi dal parto). Quindi la scelta inizialmente potrà essere intrapresa da circa trentamila donne nel primo anno di applicazione della norma, con un costo per le casse dello stato di 360 milioni di euro. Come Popolo della Famiglia punteremo a estendere il diritto alla scelta non solo alle neomamme, ma anche a chi mamma è già, decuplicando la platea delle donne che potranno liberarsi dalla schiavitù di un lavoro che non vogliono per dedicarsi completamente all’essere madri: il costo a quel punto sarebbe di 3.6 miliardi di euro. Un’inezia, quest’anno sono stati stanziati 20 miliardi di euro solo per salvare Monte Paschi Siena e altre banche “di famiglia” in difficoltà. Ecco, ora noi i soldi vogliamo darli direttamente in tasca alla famiglia, direttamente in tasca alle donne.
Con un costo per le casse dello Stato che è irrisorio rispetto ai benefici che produce e che può essere agevolmente coperto dalla cancellazione della marea di soldi inutilmente stanziati in bandi fittizi da uffici della presidenza del Consiglio come l’Unar, oltre che con dall’abolizione della legge Cirinnà e dei relativi carichi subiti dall’Inps per le pensioni di reversibilità ai gay, quantificati da Tito Boeri in centinaia di milioni di euro l’anno.

Chiediamo il voto al Popolo della Famiglia per portare il Popolo della Famiglia al governo del Paese. Entreremo in una coalizione di governo (e la legge proporzionale, se il Pdf entrerà in Parlamento superando lo sbarramento del 3%, renderà i parlamentari pidieffini decisivi alla formazione di maggioranze di governo) solo se nel primo consiglio dei ministri con un decreto legge sarà possibile istituire il reddito di maternità e sarà garantito ovviamente in maniera assoluta e certa il rispetto dei principi non negoziabili.

Noi facciamo politica per cambiare concretamente la vita delle persone e per dare un pugno al piano inclinato che vede le normative orientarsi tutte contro i diritti della famiglia naturale. Essere militanti del Popolo della Famiglia, essere sostenitori di questo progetto, significa battersi per dare alle donne la piena libertà di scelta: il reddito di maternità è questo, una fondamentale battaglia per la libertà della donna.

Si può concretamente portare a casa questo risultato se il Popolo della Famiglia, fin dalle prossime elezioni amministrative, avrà livelli di consenso tali da far capire che il traguardo dell’ingresso in Parlamento non è una chimera ma un reale obiettivo politico perseguibile che cambierà radicalmente gli equilibri dei rapporti di forza nel Paese, dando voce a quelle ragioni che attualmente voce non hanno. Se c’è un motivo per dedicarsi alla lotta politica, ora questo motivo c’è: salvare la famiglia, proteggere i nostri figli, liberare davvero le donne.

Perseguilo insieme a noi, vota Popolo della Famiglia, rendi concreto il progetto del reddito di maternità.

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