“A peaceful death is everybody’s right”

di Davide Vairani

“A peaceful death is everybody’s right”: una morte pacifica è un diritto per tutti.

David Goodall ha raggiunto da poche settimane l’invidiabile età di 104 anni ed è diventato così il più anziano scienziato australiano. Londinese di nascita, classe 1914, il professor Goodall è un eminente botanico ed ecologista australiano. Un curriculum vitae davvero invidiabile: diplomato all'”Imperial College of Science and Technology” dove ha conseguito il dottorato di ricerca nel 1941, David è arrivato in Australia nel 1948 per assumere una posizione di docenza presso l’Università di Melbourne. David ha un dottore in scienze della stessa università e un dottorato onorario all’Università degli studi di Trieste in Italia. Ha ricoperto un certo numero di posizioni accademiche nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia prima di andare in pensione nel 1979. Ha al suo attivo più di cento pubblicazioni su blasonate riviste scientifiche.

“Sono molto dispiaciuto di aver raggiunto quest’età”, ha detto il botanico alla rete televisiva ABC nel giorno del suo ultimo compleanno, il 4 aprile scorso. “Non sono felice. Voglio morire. Non è particolarmente triste. È triste sentirsi il peso dell’età”, aveva specificato nell’intervista. “Il mio pensiero è che una persona anziana, come me, dovrebbe avere tutti i diritti, inclusa la possibilità del suicidio assistito”.

australian-scientist-104-to-fly-to-switzerland-to-die__909177_-450x338 "A peaceful death is everybody's right"David Goodall non è un malato terminale. E’ semplicemente una persona anziana con gli acciacchi e le limitazioni di una persona anziana. “La qualità della sua vita è deteriorata, così ha deciso di prendere un appuntamento con un’agenzia per il suicidio assistito a Basilea”, hanno annunciato i legali per l’eutanasia. Una lucida decisione quella di Goodall, decisione preparata da tempo nei minimi dettagli, in attesa che arrivasse il momento giusto per attuarla.

“Goodal, tessera numero # 1848, è l’associato di ‘Exit’ di più lungo corso – scrive Philip Nitschke, fondatore di “Exit International”-. E’ un membro attivo del capitolo ‘Exit Australia’, diretto da Carol O’Neil. Ben organizzato fino alla fine, pensò di avere i suoi piani sul posto. Molto recentemente ha capito che le cose non sarebbero state così semplici come previsto. Ora è rimasto con poca alternativa se non quella di recarsi in Svizzera. Con la collaborazione delle brave persone al ‘Life Circle’ di Basilea, ‘Exit’ è stato in grado di organizzare una pista veloce per David. Sarà accompagnato dalla sua vecchia amica, Carol O’Neil. Carol e David prevedono di lasciare Perth per Basilea all’inizio di maggio. Una campagna GoFundMe.com è stata creata per aiutarli entrambi con i costi, #UpgradeDavid: obiettivo 25.000 dollari, praticamente tutti raccolti”.

Vietata in molti paesi del mondo, la pratica del suicidio assistito è stata vietata anche in Australia, fino alla scelta, lo scorso anno, dello stato di Vittoria di renderla legale. Una legge che entrerà effettivamente in vigore da giugno 2019 e che sarà applicata solo ai malati terminali capaci di intendere e volere con un’aspettativa di vita minore di sei mesi. Anche altri Stati australiani in passato hanno discusso della legittimità dell’eutanasia, l’ultimo il New South Wales, lo scorso anno.

La “Exit international” assiste coloro che scelgono il suicidio assistito e ha aiutato Goodall ad organizzare il viaggio direzione Basilea: combatte fin dalla sua nascita affichè il suicidio assistito diventi un diritto per chiunque decida liberamente di porre fine alla propria vita, indipendentemente dalle condizioni di salute. “È ingiusto che il più anziano e tra i più influenti cittadini australiani sia costretto a viaggiare dall’altra parte del mondo per morire con dignità”, ha dichiarato Philip Nitschke. La decisione di David Goodall di porre fine alla propria vita è il frutto di un lungo processo interiore maturato piano piano a seguito di un incontro: Philip Nitschke. Nel 1996, Philip Nitschke è diventato il primo medico al mondo a somministrare un’iniezione volontaria legale e letale nell’ambito dei Diritti di breve durata del Terminally Ill Act 1995 (NT). Quattro dei malati terminali di Philip hanno usato questa legge per porre fine alla loro sofferenza prima che la legge venisse ribaltata nel marzo 1997 dal parlamento australiano. Lo stesso anno, Philip si ritirò dalla pratica medica per fondare la Voluntary Euthanasia Research Foundation (ora chiamata Exit International). La registrazione medica di Philip è stata sospesa dall’Australian Medical Board nel luglio 2014. Il 27 novembre 2015, Nitschke ha ufficialmente bruciato il suo certificato di registrazione medica. “Exit” ha accordi con 3 strutture (Life Circle-Eternal Spirit di Basilea, Ex-International di Berna e Dignitas di Zurigo) e una (Liberty Life) nel Canton Ticino, più vicino al nostro Paese e dove il personale parla italiano.Essere membri di una delle associazione, permette di beneficiare dei servizi offerti, tra cui la redazione e il deposito delle direttive anticipate e l’aiuto al suicidio. Se per Exit svizzera romanda e Exit svizzera tedesca, la nazionalità o la residenza svizzera sono una conditio sine qua non per diventare membri, ciò non è vero per tutte le altre associazioni. Dignitas, Ex-international, Life circle e Liberty Life accettano anche membri stranieri, ma il suicidio assistito non è compreso nella quota associativa. Il costo è variabile e oscilla tra i 6.000 e i 10.000 euro.

Da alcuni anni, Nitschke si è trasferito in Olanda, con l’obiettivo di sviluppare una rete europea per promuovere una legislazione che riconosca il diritto di chiunque all’auto-determinazione a morire. Ha scritto un manuale sul suicidio, “The Peaceful Pill”, la pillola della quiete. Da pochi mesi ne esiste anche una versione in italiano: con 80 euro si può acquistare la versione in e-book co tradotto e pubblicizzato dall’Associazione Luca Coscioni, con l’aiuto di Marco Cappato. “Questa edizione online del manuale ‘La pillola della quiete’– si legge sul sito che lo commercializza – viene aggiornata fino a 6 volte all’anno, in modo che i lettori siano sempre informati sugli sviluppi in materia di eutanasia e suicidio assistito”. “Il manuale La pillola della quiete descrive strategie pacifiche, tranquille e affidabili. Sia la versione stampata che quella digitale del manuale ha lo scopo di fornire informazioni su eutanasia e assistenza al suicidio per persone anziane o gravemente malate (per esempio di cancro o SLA), per famigliari e amici. L’età minima per abbonarsi al manuale è 50 anni. In taluni casi può essere richiesta copia di un documento d’identità”. Specifiche scritte per non incorrere in una violazione delle leggi. In realtà, “The Peaceful Pill” può essere acquistato da chiunque: con pochi euro, leggendo per bene le istruzioni che vengono indicate, ciascuno può trovare le dritte per una legale fabbricazione “fai da te” di una “buona morte”. All’inizio parlava dell’eutanasia come di qualcosa che riguardava solo i malati terminali, ma poi ha cambiato idea: ora pensa che non dovrebbe essere confinata a determinate situazioni e determinati criteri, ma che sceglierla sia un diritto di tutti. “La giurisprudenza svizzera per cui assistere un suicidio non è un atto criminale (purché il il motivo non sia sinistro e indipendentemente da chi aiuta) è il modello che dovrebbe essere adottato in tutto il mondo, piuttosto che il modello medico dove solo i più malati che sono malati terminali è permesso l’aiuto dei medici”.

Negli ultimi anni Philip Nitschke è stato impegnato a costruire Sarco, una macchina per il suicidio stampata in 3D che—secondo lui—permetterà alle persone di morire in pace. Grazie a questa invenzione, nel corso delle ultime settimane Nitschke e le sue idee hanno ricevuto ancora una volta un sacco di attenzioni. “Sarco” (abbreviativo di “Sarcofago”) con l’ingegnere Alexander Bannick nei Paesi Bassi, con l’obiettivo di renderlo disponibile in tutto il mondo. Ha dichiarato alla rivista australiana “The Weekend” che “il limite sarà la disponibilità delle nuove stampanti 3D”. Il suo team sta “guardando alla stampa 3d usando legno biodegradabile e plastica per la capsula”. I materiali di stampa sono facilmente disponibili, così come l’azoto liquido. Il costo di stampa si aggirerà molto probabilmente attorno ai 1.000 euro. Insomma, uno strumento facilmente accessibile a chiunque. Secondo Nitschke“Sarco non usa droghe e non richiede alcuna esperienza speciale come l’inserimento di un ago endovenoso … Chiunque possa superare il test di ingresso può entrare nella macchina e terminare la propria vita”. Il test d’ingresso cui fa riferimento è un questionario online, che ha lo scopo di valutare il benessere mentale dei potenziali utenti, al fine di giudicare se siano o meno candidati idonei a togliersi la vita. A questo punto, gli utenti ricevono un codice di accesso che funziona per 24 ore. Dopo che il codice è stato inserito e viene fornita un’ulteriore conferma, la capsula Sarco si riempirà di azoto liquido per portare il livello di ossigeno a circa il 5%. Entro un minuto l’utente sviene e pochi minuti dopo arriva la morte. La capsula può quindi essere rilevata e utilizzata come bara, mentre la base può essere riutilizzata da un’altra persona che voglia suicidarsi.

Leggi anche: “La macchina inventata per suicidarsi” di Davide Vairani, 5 dicembre 2017 

Da quando ha incontrato Philip Nitschke, David Goodall si è messo al servizio della causa di “Exit International”, diventandone non solo membro attivo, ma partecipando in qualità di relatore a numerosi seminari nei quali viene insegnato e spiegato nei dettagli come togliersi la vita legalmente senza incappare (per sè e per i propri cari e aiutanti) in accuse di omicidio. C’è stato un fatto nella vita di Goodall che l’ha portato ad affermare: “Non sono felice. Voglio morire”. Due anni fa’. Nel 2016, l’Università Edith Cowan con la quale collaborava da vent’anni aveva chiesto al grande botanico ed ecologista di impacchettare le sue cose e tornarsene a casa: troppo rischioso, vista la veneranda età e lo stato di salute, averlo lì in università. “Non è una decisione che abbiamo preso a cuor leggero”, spiegò il rettore Andrew Woodward. Ma Goodall non la prese bene. E fece ricorso. La sua battaglia è durata cinque mesi. Il professore aveva già dovuto rinunciare, qualche tempo prima, ad assistere alle prove degli studenti, a causa di un drastico calo della vista che gli aveva impedito di continuare a guidare. Goodall vinse il ricorso e  l’università gli dovette trovare un nuovo ufficio in un campus più vicino alla sua abitazione. “Sono grato all’università — disse in un’intervista al network aussie Abc — , anche se continuo a pensare che tutta quella preoccupazione sulla mia sicurezza fosse esagerata. Spero di continuare a dare un utile apporto nel mio settore fino a quando la mia vista me lo permetterà”.

A 102 anni compiuti, da oltre 70 impegnato in attività didattica e ricerca, Goodal cominciò a non sentirsi più lui. Le forze fisiche calavano. Non poteva più essere e vivere come aveva vissuto per tutta la sua vita. Dopo due anni da qui fatti, al compimento del suo 104mo compleanno, Goodal decide di farla finita. Decide che è arrivato il momento di scegliere quando e come lasciare un ricordo di sè per come ha vissuto. Senza che l’ultima sua immagine potesse essere quella di un vecchio ormai irriconoscibile, immobilizzato ad un letto e attaccato a qualche macchina per poter respirare.

Goodal è lucidissimo. E se avesse incontrato qualcuno disposto a “compatirlo” (cum=patire, portare insieme)?

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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