Anche l’albero di Medjugorie si vede dai frutti
#LaCroce del 04 Novembre 2017
di Roberto Lauri

Le edizioni Ares salutano un libro curato da Gerolamo Fazzini, noto editorialista di Avvenire e consulente di direzione di Credere: vi si trovano testimonianze eccellenti di Saverio Gaeta, Luca Pesenti ed Eliseo Rusconi, ma le loro penne riportano fatti e parole di gente di tutte le condizioni morali ed estrazioni sociali. Ciascuno racconta il proprio legame con la Gospa, perché attorno a un santuario ogni pellegrinaggio è un racconto di grazia e di salvezza

p06-page-001-800x634 Anche l’albero di Medjugorie si vede dai fruttiNei santuari mariani talvolta, si verificano dei miracoli, spesso sono guarigioni fisiche, che fanno notizia e finiscono sulle pagine dei giornali. Poi ci sono quelli che avvengono nel silenzio del cuore: le conversioni.

Non sono eventi da prima pagina e rimangono nascosti nell’amino chi ha vissuto il cambiamento interiore. La Madonna tocca il cuore di molti, sia persone comuni che personaggi famosi, le storie di queste conversioni talvolta hanno dell’incredibile. “La mia vita è cambiata a Medjugorje. I pellegrini si raccontano” di Gerolamo Fazzini, è un libro che racconta alcune di queste incredibili e affascinanti storie di conversione del cuore.

Gerolamo Fazzini è nato a Verona nel 1962, ma vive a Lecco ed è un noto giornalista e scrittore. Svolge la sua professione come editorialista di “Avvenire”, è consulente di direzione per il settimanale “Credere” e per oltre 12 anni è stato direttore editoriale di “Mondo e Missione”. “Questo libro dà voce a una serie di testimoni, famosi e no, – si legge in quarta di copertina – accomunati dall’aver vissuto a Medjugorje un’esperienza che ha segnato in modo indelebile la loro esistenza.[…] Emozioni passeggere? Suggestione collettiva? No. Lo documenta il vaticanista Saverio Gaeta, in postfazione, che ci riferisce sulle analisi scientifiche effettuate sui veggenti e più specificatamente, Luca Pesenti, sociologo dell’Università Cattolica di Milano, che, a partire da un questionario distribuito ai fedeli in viaggio per l’Erzegovina, delinea un identikit del pellegrino, il primo in assoluto del genere. Conclusioni: a Medjugorje si raduna un popolo variegato, ben diverso dagli stereotipi in circolazione.” Il libro di Fazzini, porta in appendice due rigorose ricerche, quella sui pellegrini e quella sui veggenti, ma questo non deve porre in inganno, perché il libro è soprattutto una raccolta di testimonianze di conversione.

“Non meno sorprendenti sono i testimoni che prendono la parola nel volume,- scrive l’autore- senza cadere in sensazionalismi: tra loro un ingegnere-imprenditore, un prete molto legato al cardinale Martini, un dentista affermato, diventato sacerdote dopo un incontro singolare proprio a Medjugorje, un bancario trasfomatosi in «pellegrino di carità», un’insegnante che dedica le ferie a guidare i pellegrini per volontariato … il fascino di Medjugorje ha conquistato anche volti noti, come il batterista Tullio De Piscopo e il medico Giorgio Calabrese, dietologo della Juventus.” Persone che sono andate a Medjugorje, con aspettative diverse, ma tutti sono tornati a casa con un cuore nuovo, aperto all’Amore di Dio. Tutte le persone che raccontano, in questo libro, la loro storia di conversione, hanno conosciuto Medjugorje grazie alla Rusconi Viaggi, il cui titolare, Eliseo Rusconi, rivela in questo libro, per la prima volta, la sua straordinaria esperienza umana, di fede e professionale. Eliseo Rusconi, si è spento il 14 luglio 2017 all’età di 76, era stato titolare della “Rusconi Viaggi”, per oltre quaranta anni. Rusconi è stato protagonista indiscusso nel campo del turismo religioso ed è stato tra i primi a organizzare pellegrinaggi a Medjugorje, quando ancora nessuno conosceva questa piccola località, oggi della Bosnia Erzegovina. Aveva fondato la sua agenzia di Viaggi, nel 1981 subito dopo le prime apparizioni ai sei veggenti di Medjugorje. A differenza di Rusconi, che nel volume parla lungamente della sua conversione, l’autore del libro, non è stato un fervente “medjugorjano” della prima ora, tutt’altro.

Fazzini racconta nell’introduzione: “La prima volta che andai a Medjugorje, nell’estate 1990, giurai a me stesso che non ci avrei mai più messo piede. Avevo 28 anni, ero fidanzato e mi sarei sposato di lì a poco. Ed ero finito in quel posto — dove si diceva apparisse la Madonna – solo grazie alla caparbia decisione di papà Fulvio, che aveva guidato la carovana Fazzini dall’Italia a quello sperduto e anonimo paesetto dell’ Erzegovina in piena estate, sotto un sole rovente. Per motivi che mi rimanevano tutto sommato oscuri. […] Quando parlo della «carovana Fazzini» che nel 1990, l’anno prima che scoppiasse la guerra dei Balcani, si diresse a Medjugorje al gran completo, lo faccio a ragion veduta: sono primo di nove figli. Ci muovemmo su un pulmino Volkswagen bianco e una Peugeot familiare con oltre 300 mila chilometri segnati sul cruscotto: undici persone in tutto, tra i 58 anni di papà (andato in Paradiso nel 2000) e i 12 di mio fratello Lorenzo, ultimo della fila. Un viaggio improvvisato all’ultimo momento: si decise di dormire lungo la strada, in una casa in costruzione che una famiglia del posto ci concesse per adagiare materassini e sacchi a pelo. Giunti a Medjugorje l’alloggio ce lo procurò un ragazzino di Citluk. Dopo solo un paio di giorni di permanenza, facemmo ritorno in direzione Italia, passando per strade impervie.” Un “pellegrinaggio-avventura”, come era consuetudine, nei primi anni delle apparizioni della Gospa a Medjugorje, non c’erano alberghi e le persone del luogo affittavano camere nelle loro case. Erano allora, dei veri e propri pellegrinaggi.

Anche io sono stato a Medjugorje, per la prima volta nel 1987, le strade non erano asfaltate, non c’erano i negozi di souvenir, ma gli abitanti del posto, improvvisavano dei banchetti lungo le strade. Era difficile anche solo arrivare a Medjugorje, lungo le dissestate strade, di quella che allora era la Jugoslavia, non c’erano indicazioni di sorta e nelle carte il paesino non era neppure segnato. Un vero pellegrinaggio-avventura. A Medjugorje ci sono solo sassi, d’estate fa molto caldo e d’inverno spesso c’è la neve, insomma nessuna attrattiva per chi va in quel luogo, solo la Fede può essere la ragione di un viaggio in quel sperduto paesino della Bosnia. Anche l’autore del libro, ne è convinto e scrive: “[…] io non riuscivo a capire, anche dopo esserci stato, cosa mai attirasse tanta gente a Medjugorje. E cosa ci fosse di speciale in un luogo che, a dirla tutta, non vincerà mai il premio per il più bel borgo d’Europa. […] Non appartengo, insomma, al club dei «medjugoriani», termine col quale indico un ristretto gruppo di giornalisti che da anni segue – con passione personale, oltre che per mestiere e con competenza – il fenomeno-Medjugorje così come si è evoluto nel corso di oltre treni’anni. In questo ambito sono, davvero, l’ultimo arrivato. Non voglio farne mistero, né sbandierare titoli che non ho. Anzi: immagino già il sopracciglio di qualche amico e collega, che conosce la mia storia, inarcarsi nel vedere il mio nome misteriosamente associato a Medjugorje. Fazzini scrive di Medjugorje? E perché mai?”

L’autore individua due ragioni profonde, che invece lo hanno spinto a scrivere un libro sul fenomeno Medjugorje.

La prima è l’amicizia e la stima per l’amico fraterno Eliseo Rusconi, che ha insistito perché raccogliesse, in un libro la sua conversione. L’altro motivo, come scrive nella prefazione: “Il secondo per cui mi sono impegnato in questo lavoro è che, come accennato, a Medjugorje sono tornato nella primavera 2014 con molti pregiudizi in meno e molte domande in più. Perciò, davanti all’invito di Eliseo – scrivere un libro celebrativo della sua attività mettendo al centro storie di persone — non ho avuto dubbi. Mi ha intrigato, da subito, la prospettiva di indagare e raccontare il mistero-Medjugorje in un modo che potesse essere «mio». Non intervistando i veggenti, oppure ricostruendo la posizione della Chiesa sulla vexata quaestio bensì facendo parlare chi a Medjugorje ci è andato ed è tornato, in qualche misura, diverso. «Cambiato». Cambiato «a» Medjugorje e non «da» Medjugorje. Perché, se un filo rosso è possibile individuare nelle testimonianze qui raccolte, tutte concordano nel dire che protagonista della conversione autentica è Cristo, a cui Maria, tenera Mamma, ci conduce. Non è un particolare da poco.” Se l’albero si riconosce dai frutti, Medjugorje è un albero buono, vivo, in piena produzione e che da frutti eccellenti. Le testimonianze raccolte nel libro di Fazzini, ne sono una prova lampante.

Leggere, ascoltare testimonianze di conversione del cuore, è per un credente, un’esperienza profonda, che rafforza la nostra Fede. Ne è convinto anche Fazzini che scrive nella sua prefazione: “ […] ascoltare dalla viva voce dei protagonisti le circostanze del loro percorso personale, lo si chiami o no conversione, si è rivelato, come credente, un ’esperienza intensa. E spero risulti feconda nel tempo. Ebbene. Se oggi qualcuno mi dicesse che Medjugorje è roba da vecchiette analfabete o da invasati, replicherei che ì fatti dicono altro. Basta leggere i risultati dell’indagine che il professor Luca Pesenti, sociologo dell’Università Cattolica, presenta nelle pagine finali del volume: la prima e sinora unica inchiesta scientifica sui pellegrini che si recano dalla «Regina della Pace», il primo ritratto, per quanto parziale, i dati si riferiscono a chi a Medjugorje c’è andato con la Rusconi Viaggi, del variegato — più di quanto non si sospetti – «popolo di Medjugorje». Che io sappia, un unicum a livello mondiale. Ebbene, l’identikit dei pellegrini che si incamminano ogni anno verso Medjugorje appare ben lontano da quello di una massa superstiziosa e ignorante. Se è vero che i pensionati rappresentano ben il 44% degli intervistati, è pur vero che -osserva il sociologo- dal campione emerge […] una popolazione di elevato status, in cui ben 4 persone su 10 svolgono lavori di elevato profilo: imprenditore, dirigenti liberi professionisti o docenti universitari. […] Da umile credente quale sono, finché l’autorità ecclesiastica non si sarà pronunciata, non mi permetterò mai di affermare che le apparizioni a Medjugorje vanno credute né, come me, del resto, fa Eliseo Rusconi, committente di questa pubblicazione. Mi basta (anzi: ci basta) poter documentare sommessamente che — lo dicono le dieci interviste raccolte, lo conferma l’analisi sociologica – a Medjugorje c’è molta gente che riceve quotidianamente piccole-grandi guarigioni spirituali. Io qualcuno di questi «miracoli» l’ho sentito raccontare dalla viva voce di chi l’ha vissuto e ve lo propongo nelle pagine del libro”.

Un libro affascinante quello di Fazzini, che coniuga testimonianze e ricerca scientifica su un fenomeno che è vivo da oltre 36 anni e che si manifesta in un piccolo paesino della Bosnia che si chiama Medjugorje.

Messaggio del 25 Ottobre 2017 dato alla veggente Marija:
“Cari figli!
In questo tempo di grazia vi invito ad essere preghiera. Tutti avete problemi, tribolazioni, pene e inquietudini. I santi vi siano modello ed esortazione alla santità, Dio vi sarà vicino e voi sarete rinnovati con la ricerca e la conversione personale. La fede sarà per voi speranza e la gioia regnerà nei vostri cuori.Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Nota: pubblicando i messaggi non si vuole dare nessuna forma di autenticazione agli stessi o agli eventi di Medjugorje in generale. Ogni decisione in merito, spetta solo alla Chiesa a cui ci si rimette in piena obbedienza.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Perchè un Blog dal titolo “Direzione verso Est?” La nostra vita nasce ad Est e ritorna ad Est: è un cammino che non finisce qui. Per questo motivo, affermare che la trascendenza è un fattore costitutivo dell’uomo non è irrilevante rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica della nostra esistenza. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

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