Asia e Cori: un inno alla vita, il migliore augurio per il 2018

di Davide Vairani

Al termine di un anno che sta per andare si è soliti ripercorrerlo come in un film per trattenere fatti, immagini, pensieri accaduti che ci hanno emozionato e colpito almeno per un attimo. Poi arriva il nuovo anno e tutto ricomincia come prima, come se il tempo azzerasse lo score e ci permettesse ogni anno di ricominciare da capo in cerca di nuove emozioni e poi di altre ancora. Perdiamo così il memorare, il senso del custodire in silenzio nel cuore per ruminare ciò che ci accade nel continuum della storia della nostra vita.

Mi piace allora trannere nel cuore – in questo 2017 che sta consumando le ultime ore – due donne: Asia Bibi e Cori Salchert. Non le troverete in alcuna classifica sui media perchè non fanno notizia. Asia e Cori, due donne diverse, due storie diverse. Entrambe un inno alla vita, sempre e comunque, anche quando tutto sembra cospirare contro. Con una certezza incrollabile: il Signore non dimentica il suo patto.

Asia Naurīn Bibi è una donna cristiana cattolica condannata a morte in Pakistan con l’accusa di aver offeso il profeta musulmano Maometto. Più di 3.000 giorni in carcere. La vicenda risale al 14 giugno 2009. Asia Naurīn Bibi è una lavoratrice agricola a giornata. Quel giorno è impegnata nella raccolta di alcune bacche. Scoppia un diverbio con le lavoratrici vicine, di religione musulmana. A lei era stato chiesto di andare a prendere dell’acqua. Ma un gruppo di donne musulmane l’avrebbe respinta sostenendo che Asia, in quanto cristiana, non avrebbe dovuto toccare il recipiente. Il 19 giugno, le donne denunciano Asia Bibi alle autorità sostenendo che, durante la discussione, avrebbe offeso Maometto. Picchiata, chiusa in uno stanzino, stuprata, è infine arrestata pochi giorni dopo nel villaggio di Ittanwalai, nonostante contro di lei non ci sia nessuna prova. Viene condotta nel carcere di Sheikhupura. Asia Bibi ha sempre negato le accuse e ha replicato di essere perseguitata e discriminata a causa del suo credo religioso.

DIREZIONEVERSOEST-450x165 Asia e Cori: un inno alla vita, il migliore augurio per il 2018Aveva una sola via: convertirsi all’Islam. Non ha mai voluto farlo. L’11 novembre 2010, oltre un anno dopo l’arresto, il giudice di Nankana Sahib, Naveed Iqbal, emette la sentenza, nella quale esclude «totalmente» la possibilità che Asia Bibi sia accusata ingiustamente, aggiungendo inoltre che «non esistono circostanze attenuanti» per lei. La famiglia ha presentato ricorso contro la sentenza avanti l’Alta Corte di Lahore. Nel dicembre 2011 una delegazione della Masihi Foundation (Mf), ONG che si occupa dell’assistenza legale e materiale di Asia Bibi, ha visitato la donna in carcere. Le sue condizioni di igiene personale erano terribili e le sue condizioni di salute, sia fisica che psichica, sono apparse critiche. Secondo Haroon Barkat Masih, direttore internazionale di Mf, Asia Bibi ha comunque espresso parole di perdono nei confronti dei suoi accusatori: “In primo luogo vivevo frustrazione, rabbia, aggressività. Poi, grazie alla fede, dopo aver digiunato e pregato, le cose sono cambiate in me: ho già perdonato chi mi ha accusato di blasfemia. Questo è un capitolo della mia vita che voglio dimenticare”.

“I cristiani sono considerati blasfemi perché non praticano la fede islamica. Per questo ogni insinuazione o accusa sono sufficienti per colpirli. La legge offre loro questa possibilità, questa copertura”. A parlare è Sardar Mushtaq Gill, difensore per anni di Asia Bibi, costretto alla fuga all’estero all’inizio del 2017 per il suo impegno contro una legge iniqua e per la battaglia per restituire dignità e libertà alla sua vittima più nota. Che cosa l’odissea di Asia Bibi può dirci della situazione dei cristiani e sull’applicazione della “legge antiblasfemia”? “Il sistema legale pachistano è limitato, debole e influenzato da un numero di fattori. In questa situazione, la sopravvivenza dei cristiani in Pakistan è a rischio, giorno dopo giorno. Ricordo che solo per l’anno in corso sono tre i casi registrati contro cristiani per blasfemia – dice Sardar Mushtaq Gill in una intervista ad “Avvenire”-. Praticamente per i cristiani non c’è libertà di religione, libertà di espressione, e uguaglianza”.

Che tipo di pressioni o di azione può essere esercitata dall’esterno per arrivare a una soluzione del dramma di Asia Bibi? “Una soluzione è la pressione sul governo di Islamabad. L’altra sono manifestazioni all’estero per la sua liberazione. Ancor più importante è che le autorità agiscano in modo attivo per la sua salvezza, come successo in passato per altri incriminati”.

Cori Salchert è un’ex infermiera del Wisconsin di 51 anni che ha deciso, insieme al marito Mark, di adottare una bambina in fin di vita nel 2013 per poi prenderne con sé altri sei, di cui alcuni sono già morti. Ci racconta la sua storia Benedetta Frigerio dalle colonne de “La Nuova Bussola Quotidiana”. “Lei che da piccola vide sua sorella malata, ricoverata in ospedale e separata dalla sua famiglia, e che crescendo cominciò ad avere rimorsi, capì che il punto non era cambiare il passato, ma ‘donarlo a Dio affinché lo redima’, ha spiegato la donna intervistata da American Snippets. E così fu quando nel 2003 cominciò a lavorare in un hospice accompagnando le persone a morire.

charlie-large_0-450x329 Asia e Cori: un inno alla vita, il migliore augurio per il 2018Qualche anno dopo, però, Cori, che si era assentata dal lavoro solo negli anni di crescita dei suoi otto figli naturali, cominciò a soffrire di una malattia autoimmune. Per qualche anno, costretta a letto senza rimedi, cominciò a pregare così: ‘Dio non vedo nulla di buono in questo male, devi fare tu’. Finché un medico riuscì a trovare una cura. E se già anni prima la donna aveva chiesto al marito di poter adottare i bambini malati e abbandonati dai genitori, ma la risposta fu ‘abbiamo già otto figli e facciamo loro home school, non è possibile’, dopo tutta quella sofferenza e le preghiere della moglie, arrivò una chiamata improvvisa in cui si chiedeva ai coniugi di adottare una bimba malata e la risposta di Mark fu positiva. La piccola Emmalynn visse 50 giorni: ‘L’abbiamo accompagnata e ora danza in paradiso. Le dicevo: ‘Non è questa casa tua, noi ti stiamo accompagnando a casa ed è morta nelle mie braccia’ … e si sarà svegliata in Cielo, dove non c’è pena né affanno. È là e non è da sola’, ha continuato l’infermiera piangendo. Poi, nel 2014, il giorno del suo compleanno, ‘come a dirmi che era un regalo di Dio, arrivò Charlie’, che proprio come Charlie Gard secondo i medici, dato che respirava con un ventilatore e aveva il cervello completamente danneggiato, doveva morire. Invece ha compiuto quest’anno tre anni”.

“Non posso cambiare il fatto che stanno per morire, ma posso assicurarmi che non debbano morire da soli’, dice Cori. “Nulla di tutto ciò è facile, ma ne vale davvero la pena.” Cori ha creato un sito web e una pagina facebook “Safe Haven 4 Babies” in cui parla del suo viaggio di cura dei bambini con bisogni speciali . Il sito afferma: “La nostra famiglia e altre famiglie sono pronte e disponibili e desiderano ricevere bambini con una prognosi limitante della vita o diagnosi terminale e amarli per il tempo che hanno prima di morire”.

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Chi sono DirEst

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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