#Scommunyty perchè

nuvola-7884-kHAD-U110013820638012fD-1024x576@LaStampa.it_-450x279 Chi sono

Con la fine delle grandi narrazioni del secolo scorso abbiamo attraversato una fase che quelle certezze del passato in ogni ambito, dal welfare alla politica, le ha smontate e in qualche modo dissacrate mescolandole a pulsioni nichilistiche.

Il risultato, che iniziamo a intravedere sull’onda lunga di quel periodo, è come un presente senza nome caratterizzato da diversi elementi: la crisi dello Stato di fronte alle spinte della globalizzazione, quella conseguente delle ideologie e dei partiti, la lontananza del singolo da una comunità che lo rassicuri, la dimenticanza della trascedenza come fattore costitutivo dell'uomo. La sua comunità è diventata il consumo, la sua unità di misura l’individualismo antagonista ed edonista in cui nuotiamo senza una missione comune.

 
image-450x300 Chi sono
sharing-too-much-information-on-social-networks.jpg-710x450-450x285 Chi sono

Noi abbiamo unito il bisogno che abbiamo non più alla concretezza, ma ad una connessione. Una realtà fittizia. Ciascuno di noi ormai vive "nell'isola che non c'è", l'isola #virtuale: non riesce più ad avere relazioni concrete con le persone.

Siamo quasi affogati nelle connessioni (attenzione: non sto demonizzando questo mondo). Noi abbiamo un problema con il virtuale. la completa assenza di corporeità ci ha resi succubi del virtuale.

La prova del nove? Provate a digiunare rispetto ad alcune cose che ci offre il virtuale e vedete quanto riuscite a durare. I sociologi hanno anche inventato alcune definizioni per questo, ad esempio "leoni da tastiera". I leoni da tastiera sono coloro che dietro a uno schermo riempiono di insulti, provocazioni, ecc.. poi quando si trovano davanti alla persona, alla corporeità, sono timorosi e impauriti.

Noi dove siamo collocati nella società in cui c'è l'assenza del corpo per la paura dell'incontro e la crisi della relazione? Ecco, siccome la relazione è in crisi allora entriamo in connessione: abbiamo 3000 amici su FB, mi sento rassicurato, dentro la società, perché ho dei followers, perché ho tanti numeri, ma siamo soli. Tutto questo si è sostituito al reale, non ci fa affrontare il reale e non ci fa rendere conto che abbiamo un problema con le relazioni perché abbiamo sostituito le relazioni con le connessioni.

 

Malattia-mentale-450x338 Chi sono

Il contrario del virtuale è quello che io chiamo la pornografia: la pornografia è la completa assenza del significato, invece c'è la totale presenza della corporeità intesa come bisogno. Una corporeità che non ha più mediazione.

Noi passiamo dal virtuale al pornografico, in termini esistenziali: non riusciamo cioè più ad avere relazioni che abbiano una giusta distanza con le cose. E quindi diventiamo violenti, diventiamo compulsivi, quindi cadiamo in forme di dipendenza. In un approccio alla realtà che è pornografico, nel senso detto, le relazioni non sono mai relazioni libere. Sono relazioni che creano dipendenza.

Non c'è più mediazione di significato in questi due eccessi: assenza totale del corpo (il virtuale) e ossessione per il corpo (pornografico). La via mediana che ci aiuta a capire ciò che c'è di sano nella distanza e nella vicinanza, è la tenerezza.

#Scommunyty che fare?

2013-giampaolo-osele-vado-spesso-controcorrente-450x250 Chi sono

"Scommunyty" significa provare a camminare controcorrente, in direzione ostinata e contraria.

Significa andare a fondo, cercare le ragioni per le quali valga la pena resistere nonostante tutto attorno sembri cospirare contro.

Significa ritagliare spazi di tempo per una umanità differente da quella che vogliono dipigingerci.

Significa alle volte camminare da soli, altre in compagnia, ma sempre e comunque con la passione per la Verità.

Chi sono

27459279_1408001082660415_523264940877244960_n-1-320x240 Chi sono

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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