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Dimissioni in blocco della Conferenza Episcopale cilena

di Davide Vairani

Dopo tre giorni di riflessione con Papa Francesco, i 34 vescovi cileni hanno deciso di tutti insieme di dimettere il mandato al Papa, dopo la cattiva gestione degli scandali di abusi sessuali, in una conferenza stampa questo venerdì a mezzogiorno 18 maggio a Roma.

Al termine dei tre giorni voluti dal Papa, ciascuno, come singola persona secondo quanto stabilisce il diritto canonico, ha consegnato a Francesco una lettera personale di rinuncia. Tecnicamente non esiste la rinuncia “in blocco”, il termine ha solo una valenza giornalistica. Non risulta che nel passato sia mai accaduto qualcosa di simile. Per la prima volta i membri di un episcopato, con gesto comune, contemporaneo e concordato, rinunciano al loro ufficio e hanno comunicato personalmente la loro decisione al Papa.

“Vogliamo comunicare che tutti noi vescovi presenti a Roma, per iscritto, abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre, affinché decida lui liberamente per ciascuno”.  Questa è una novità senza precedenti. In una breve lettera ai 34 Vescovi cileni, riuniti quattro volte in Vaticano tra martedì e giovedì, Papa Francesco ha annunciato di aver ingaggiato la Chiesa in Cile in un processo di “cambiamenti per ripristinare la giustizia” dopo scandali di pedofilia.

Il quarto e ultimo incontro tra il Papa e i Vescovi cileni si è concluso giovedì alla fine della giornata. Alla fine di questo periodo di “discernimento e incontro fraterno”, il Papa ha dato a tutti una lettera. Il Papa ha ringraziato i vescovi per questo momento di “franco discernimento di fronte ai gravi eventi che hanno ferito la comunione della Chiesa e indebolito il lavoro della Chiesa in Cile”. Ha la piena disponibilità di ciascuno a collaborare con i cambiamenti e le risoluzioni adottati. “Abbiamo approfondito la gravità dell’abuso di potere e coscienza sui minori, così come le loro tragiche conseguenze”.

Così scriveva Papa Francesco ai Vescovi cileni al termine della tre giorni di incontri:

Ai vescovi del Cile.
Cari fratelli nell’episcopato: voglio ringraziarvi per aver accettato l’invito affinché, insieme, abbiamo potuto esprimere un franco discernimento sui gravi eventi che hanno danneggiato la comunione ecclesiale e indebolito il lavoro della Chiesa del Cile negli ultimi anni. Alla luce di questi dolorosi eventi riguardanti gli abusi – di minori, di potere e di coscienza – abbiamo approfondito la gravità della stessa e le tragiche conseguenze che hanno avuto in particolare per le vittime. Ad alcuni di loro ho chiesto perdono di cuore, al quale ti sei unito in una sola volontà e con la ferma intenzione di riparare i danni causati. Vi ringrazio per la piena disponibilità che ciascuno ha dimostrato di aderire e collaborare a tutti quei cambiamenti e risoluzioni che dovremo attuare nel breve, medio e lungo termine, necessari per ripristinare la giustizia e la comunione ecclesiale. Dopo questi giorni di preghiera e di riflessione, vi mando a continuare a costruire una Chiesa profetica, che sappia mettere al centro l’importante: il servizio al vostro Signore nell’affamato, nel prigioniero, nel migrante, nell’abuso. Per favore, non dimenticare di pregare per me. Che Gesù vi benedica e che la Santa Vergine si prenda cura di voi. Fraternamente. Francesco”.

Il Papa aveva ricordato ancora che ha chiesto perdono ad alcune di queste vittime. “I vescovi”, continua, “si sono uniti in un’unica volontà con la ferma proposta di riparare il danno fatto”. Il Papa non lascia intravedere possibili sanzioni contro i vescovi, alcuni dei quali si ritiene abbiano taciuto sui casi di abusi sessuali. Conclude la sua lettera invitando i vescovi cileni a costruire “una chiesa profetica, ascoltando l’affamato, il prigioniero, l’emigrante e l’abusato”.

“Dopo tre giorni di incontri con il Santo Padre e molte ore dedicate alla meditazione e alla preghiera, seguendo le sue indicazioni, noi vescovi del Cile desideriamo dichiarare quanto segue”, hanno affermato i vescovi in un testo letto in spagnolo e italiano alla stampa monsignor Fernando Ramos Pérez, uno dei sette ausiliari di Santiago, e segretario della Conferenza episcopale, e monsignor Juan Ignacio Gonzalez Errazuriz, vescovo di San Bernardo.

“In primo luogo, ringraziamo Papa Francesco per il suo ascolto da padre e la sua correzione fraterna, ma soprattutto vogliamo chiedere perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa al popolo di Dio e al nostro paese per i nostri gravi errori e omissioni commesse”.

I vescovi cileni ringraziano anche monsignor Scicluna e al reverendo Jordi Bartomeu (che il Papa aveva inviato in Cile ad ascoltare le vittime, ndr) “per la dedizione pastorale e personale, nonché per lo sforzo investito nelle ultime settimane per cercare di sanare le ferite della società e della chiesa del nostro paese. Ringraziamo le vittime per la loro perseveranza e il loro coraggio nonostante le enormi difficoltà personali spirituali sociali e famigliari che hanno affrontato unite spesso alle incomprensioni e agli attacchi della stessa comunità ecclesiale. Ancora una volta imploriamo il loro perdono e aiuto per continuare ad avanzar sul cammino della guarigione per cicatrizzare le ferite”.

In secondo luogo, i vescovi comunicano “che per iscritto abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre perché decida liberamente per ciascuno di noi. Ci poniamo in cammino, sapendo che questi giorni di dialogo onesto hanno rappresentato una pietra miliare di un profondo processo di cambiamento guidato da Papa Francesco e in comunione con lui vogliamo ristabilire la giustizia dal danno causato per dare nuovo impulso alla missione profetica della Chiesa in Cile il cui centro avrebbe sempre dovuto esser Gesù Cristo. Desideriamo che il volto del Signore torni a risplendere nella Chiesa e ci impegniamo per questo con umiltà e speranza e chiediamo a tutti di aiutare a percorre questa strada. Seguendo le raccomandazioni del Santo Padre chiediamo che in queste ore difficili ma piene di speranza la Chiesa sia protetta dal Signore e dalla Vergine del Carmen”.  

In una breve dichiarazione successiva, monsignor Gonzalez ha precisato che il Papa deciderà se accettare, respingere o accettare fino a nomina del successore le dimissioni di ognuno dei vescovi.

Nel frattempo il lavoro pastorale dei presuli continua nella sue funzioni. Gonzalez ha poi voluto ringraziare la stampa per il “servizio alla verità” che ha svolto. La conferenza stampa non prevedeva domande finali dei giornalisti.

Fonti:

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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