“Dio è morto” per i giovani europei?

di Davide Vairani

I giovani europei sono sempre più distanti e lontani dalla religione:  l’estrema sintesi che si deduce da uno studio congiunto dell’Istituto cattolico di Parigi (ICP) e della St. Mary’s Catholic University di Londra sulla religiosità dei giovani di 16-29 anni in Europa, oltre ad Israele.

A diffondere i risultati di questo vasto studio è il quotidiano francese “La Croix”, che con una serie di articoli prova ad approfondire il tema, concentrandosi in particolar modo sui giovani francesi.

20180321-repartition-religion-jeunes-europe-2_0_880_1063-450x544 "Dio è morto" per i giovani europei?“Lo studio  – riporta “La Croix” – si basa sui dati delle ultime due ondate dell’indagine sociale europea condotta nel 2014 e 2016. Gli autori hanno basato su sotto-campioni (a volte limitati, che richiedono cautela in analisi) di diverse centinaia di giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni in ogni paese per analizzare le loro credenze e pratiche religiose”.

In 12 dei 21 paesi europei studiati – oltre a Israele – la maggior parte dei giovani riferisce di essere “senza religione”. Nella Repubblica Ceca addirittura arrivano al 91%.

“Dio è morto” per i giovani europei? Sì e no.

“Questo declino dell’affiliazione religiosa – commenta Gauthier Vaillant per “La Croix” – è una delle pesanti conclusioni di questo studio statistico”. Ma aggiunge: “Attenzione però a non confondere i piani:  la credenza in Dio può essere anche dissociata dall’appartenenza ad una religione”.

“Il rapporto è quello di una situazione di declino generalizzato delle pratiche religiose”, afferma senza mezzi termini Stephen Bullivant, teologo e sociologo di religione presso la St Mary’s University, co-autore dello studio. La pratica settimanale è estremamente debole. Riguarda oltre il 10% dei giovani in solo quattro dei paesi studiati: Polonia (39%), Israele (26%), Portogallo (20%) e Irlanda (15%). Al contrario, in sette paesi, più della metà degli intervistati dichiara di non frequentare mai un servizio religioso (Repubblica ceca, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito, Belgio, Francia e Ungheria).

Tuttavia, il sondaggio non è uniforme. Le “roccaforti” cattoliche resistono alla secolarizzazione, molto più della maggioranza dei paesi luterani o anglicani. Oltre all’eccezione polacca (l’82% dei cattolici), Portogallo e Irlanda – l’Italia non fa parte dello studio – mostrano anche un dinamismo invidiabile.

“Si discute molto sul fatto che l’Irlanda è scristianizzata e che i giovani non vanno più in chiesa –  sostiene Bullivant -. È vero se guardi i numeri in tempo, ma oggi, rispetto al resto d’Europa, i bambini irlandesi sono ancora straordinariamente religiosi. “

Inoltre, lo studio mostra poche minoranze cristiane ma la cui religiosità appare più vivace e quasi non risponde più alla pressione sociale o ad una dimensione di identità. L’esempio più eclatante è quello della Repubblica ceca. Pochissimi (7% della popolazione)  i giovani cattolici, eppure sono il 24% a partecipare alla messa almeno una volta alla settimana e il 48% a pregare nello stesso periodo.

L’esempio della Repubblica Ceca è sintomatico di quello che Benedetto XVI ha definito le ‘minoranze creative'”, analizza Stephen Bullivant, il quale ritiene che lo scenario ceco prefiguri quello della Francia o della Spagna a medio termine.

Questo cristianesimo di adesione, in contrasto con il cristianesimo culturale che viene sempre meno trasmesso, appare anche in misura minore nel Regno Unito, nei Paesi Bassi o in Francia. “Le comunità cattoliche sono più piccole, ma in una situazione di minoranza gli individui sono più coinvolti – dichiara François Moog, teologo e decano della facoltà di educazione dell’ICP -. L’appartenenza religiosa diventa più esistenziale e coinvolgente. La trasmissione familiare è più forte come supporto tra i membri della comunità. D’altra parte, queste minoranze si interrogano sul loro modo di essere cristiani oggi e di parlare nello spazio pubblico. In Francia, diversi libri sono stati pubblicati di recente su questo argomento”.

Alcuni Paesi europei hanno ancora una grande percentuale di giovani cristiani, ma la quota dei praticanti è molto piccola. L’esempio più eclatante è quello della Lituania con il 71% dei cattolici, ma solo il 5% dei praticanti settimanali. La Slovenia, il 55% dei cattolici per l’11% dei praticanti regolari e l’Austria con il 44% dei cattolici, ma solo il 3% dei “messalieri” sono nella stessa vena. La Spagna è un caso intermedio. Il paese fortemente impregnato dalla cultura cattolica conta solo il 37% dei giovani che rivendicano questa religione. E tra loro, sono solo il 10% di andare al settimanale di massa, contro il 39% che non va mai lì. In Belgio, il 22% dei giovani di 16-29 anni si definisce cattolico, di cui una piccola minoranza (2%) pratica regolarmente. In Francia, il 64% dei giovani si dichiara “senza religione”, contro il 23% che dichiara di essere cattolico e il 10% musulmano.

Approfondimenti:

Allegato in pdf scaricabile :

“Les jeunes adultes et la religion en Europe: Présentation des résultats de l’enquête sociale européenne (2014-16) en vue d’informer le Synode des évêques 2018”, curato da Stephen Bullivant per Centre Benoît XVI, St Mary’s University, Twickenham, UK

Les jeunes adultes et la religion en Europe

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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