E’ la Cina la nuova frontiera dell’utero in affitto?

“Io guadagnavo quasi 400 euro al mese in una fabbrica — racconta in un video anonimo una ragazza incinta — ma ora posso avere la stessa cifra stando comodamente a casa e mi dico: perché no?”.

“Con una gravidanza surrogata puoi fare fino a 13mila euro. Non avrei mai potuto mettere insieme così tanti soldi in tutta la vita”.

“Mia figlia minore lo ha fatto diverse volte, la maggiore ha appena partorito due gemelli e ora è la volta di mia cognata che è incinta — racconta una donna —. Come posso biasimarle? Pagano veramente bene”.

E’ la Cina la nuova frontiera dell’utero in affitto? Parrebbe di sì, stando a quanto riporta la giornalista Monica Ricci Sargentini sul “Corriere della Sera” (“Cina, boom illegale di uteri in affitto.In un villaggio 100 madri surrogate”, 2 gennaio 2018).

Nonostante tale pratica sia illegale, “il rischio non è alto perché anche se in Cina l’utero in affitto è una pratica illegale le autorità chiudono spesso un occhio. Le coppie pagano tra i 45mila e i 128mila euro per avere un bambino e le agenzie garantiscono ai clienti di poter scegliere il sesso del nascituro oltre alla possibilità di far abortire la madre surrogata in caso di malformazioni del feto. I più ricchi, però, volano negli Stati Uniti dove c’è il vantaggio di avere un figlio che sarà automaticamente cittadino americano”.

Il fenomeno è talmente diffuso che addirittura “in un villaggio nella provincia dello Hubei più di 100 donne sono rimaste incinte contemporaneamente”. Tollerato dalle autorità cinesi, visto che la “fonte” di informazione viene dal “‘The Paper ‘, il sito web di notizie gestito dallo Stato, che, grazie al lavoro di alcuni giornalisti sotto copertura, ha scoperto il proliferare del mercato nero nella Cina centrale dove sempre più cinesi povere si offrono di fare figli per danarosi committenti” – scrive sempre la Sargentini.

“Cifre certe non ce ne sono  – conclude la giornalista del “Corriere” – ma di sicuro l’alta infertilità della popolazione (si calcola ci siano 15 milioni di coppie che non riescono ad avere figli) e la politica del figlio unico (poi abolita nel 2016) ha fatto aumentare la domanda a dismisura”.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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