Forzare la natura devasta: sempre

di #DavideVairani

Una insegnante della classe quinta della scuola di Sant’Agnese, nel quartiere di Vaciglio a Modena, ha tenuto una lezione di “educazione sessuale”. Alcuni genitori hanno alzato la voce per il contenuto e le modalità utilizzate attraverso un libretto pieno di immagini al limite del pornografico e didascalie dal linguaggio forte e violento per bambini di 10 anni (per saperne di più, leggi  “Così il pene entra nella vagina”. L’assurda lezione di una maestra di quinta elementare” di Gelsomino Del Guercio/Aleteia).

Si è scatenata la polemica – rimbalzata subito sui media locali e nazionali – tra guelfi e ghibellini. Le reazioni sui social non vedono mezze misure: o totalmente contro o totalmente in accordo.

E siccome non si tratta di episodio isolato, ma di un crescente e progressivo diffondersi nelle scuole di progetti e programmi di “educazione sessuale”, vale la pena fermarsi un attimo per riflettere e ragionare.

Le preoccupazioni di tanti genitori “contro” sono immotivate e prive di senso?

Sono frutto dell’ansia di protezione e della sindrome della “campana di vetro”?

E’ una questione di moralismo retrogrado e non al passo con i tempi?

La sessualità deve essere un tabù da non affrontare con i bambini o i ragazzi?

Guelfi e ghibellini rispondono a questi interrogativi in maniera esattamente contrapposta.

Chi ha ragione?

Non amo le tifoserie per partito preso o peggio infarcite di ideologie e pregiudizi di ogni sorta e da ogni parte. Mi piace provare a riflettere e andare al cuore delle questioni.

In questo caso, ho l’impressione che da troppe parti (a partire dalla scuola in primis) si imposti dannatamente male il problema. La vera domanda – a mio parere – è una sola e soltanto: mettere al centro i bambini.

Che cosa fa bene ai bambini? Come e in che modo aiutarli davvero a crescere?

Leggendo i tanti commenti e le tante opinioni qua e là sul web, mi sono fatto l’idea che Don Fortunato Di Noto abbia bene centrato il nodo.

In una intervista a Benedetta Frigerio per “La Nuova Bussola Quotidiana” (Don Di Noto: “Lotto contro l’iper sessualizzazione che piace alla pedofilia” dell’08 Giugno 2017).

“Ah vabbè è un prete, che cosa vuoi che dica?”, potrebbe dire qualcuno.

Insomma uno di parte. Esattamente. Di parte, dalla parte dei bambini.

Don Fortunato Di Noto da 30 anni con l’Associazione Meter da lui fondata combatte una lotta contro la pedo-pornografia.

Solo alcuni numeri e dati.

Tra gennaio e aprile 2017, Meter Onlus ha scoperto 1,7 milioni di foto e 530 mila video pedopornografici, per un totale di 731 protocolli inviati alla polizia postale italiana ed estera. Secondo il Report Meter 2016, i pedofili hanno lasciato i social network (155 segnalazioni tra Twitter, Facebook, Youtube, contro i 3.414 dell’anno precedente), scegliendo forme più sofisticate. “I pedofili si sono sempre più inabissati grazie al Deep Web- si legge in una nota- la faccia nascosta della Rete. In particolare abbiamo registrato l’esplosione di Tonga (4.156 segnalazioni), seguita da Russia (635) e Nuova Zelanda (312): questo è il podio della vergogna. L’arcipelago di Tonga, che raccoglie una popolazione di circa 100.000 persone, è quello che ha totalizzato la maggior parte delle segnalazioni”. Questi dati confermano il dilagante fenomeno della pedofilia e pedopornografia.

Secondo don Fortunato Di Noto, si tratta di “un olocausto che denunciamo da quasi trent’anni nell’indifferenza generale. Parliamo di milioni di vittime. Pensate che dietro ogni numero, dietro ogni foto, può esserci un bambino. E per un bambino un singolo stupratore”.

Che c’entra la pedo-pornografia con il temache stiamo affrontando?

C’entra assai. Non fosse altro perchè ciò mostra quanta esperienza abbia maturato don Di Noto nell’essere di parte, cioè dalla parte dei bambini.

“Don Di Noto come giudica le immagini e le frasi con cui sono stati descritti gli atti erotici dei loro genitori a bambini delle elementari?
Prima di rispondere voglio porre una domanda: perché la scuola si arroga il diritto di educare i bambini alla sessualità? Perché accettiamo che sia la scuola ad educare in un ambito così delicato che dovrebbe essere responsabilità delle famiglie tutelare? Ora rispondo alla domanda: mi scandalizza come viene descritta e detta la sessualità. Le parole e le immagini hanno un peso e quelle in questione ne hanno molto. Più che educazione alla sessualità, questa è sessualizzazione precoce.

Ci spieghi la differenza.
Il bambino ha il diritto di crescere secondo i tempi dettati dallo sviluppo naturale del suo corpo legato a quello psichico, senza forzature esterne che lo portino a pensare e ad agire in un modo contrario a questo sviluppo. Altrimenti nel nome di un diritto del bambino da rispettare, gli si fa violenza.

Violenza? Addirittura? Ci sono educatori e persino genitori convinti che sia lecito dare queste informazioni “scientifiche” ai bambini dato che ormai vedono già di tutto attraverso la tv e internet (che poi è come dire: siccome sono già plagiati, assecondiamo il plagio spiegandogli di che si tratta)…
I genitori si assumano le loro responsabilità, ma non obblighino anche i figli degli altri a subire queste ‘lezioni’. E poi mi dicano che cosa c’è di scientifico in quei testi e in quelle immagini? Sarebbe interessante vedere da dove le hanno prese e chi sono gli autori di questi libri o schede didattiche.

La realtà dice solo una cosa, che se non si rispettano i tempi della sessualizzazione che avviene naturalmente, i bambini crescono con una visione distorta della sessualità, di sé e degli altri.

Forse il punto è proprio questo. La visione che abbiamo della sessualità, il suo fine.
Esatto: se il fine della sessualità smette di essere la procreazione fra adulti sposati e viene concepita come un diritto o un divertimento o un gesto meccanico, il tutto senza conseguenze, non possiamo più mettere limiti. Come di fatto si sostiene oggi: se lo scopo è il piacere, perché non compiere atti erotici fra due adulti dello stesso sesso? Rispondano: allora perché non fra un bambino e un adulto?

Le direbbero che è diverso perché il bambino non è consenziente.
Appunto, basta farlo diventare tale. Sa che cosa dicono testualmente nei loro scritti e convegni le lobby pedofile? Che la pedofilia è l’ultimo tabù da abbattere attraverso la sessualizzazione precoce dei bambini. Tornando poi ai dati, voglio ricordare che ormai molti bambini hanno rapporti già ad 11 anni a causa della sessualizzazione. E concepiscono se stessi e gli altri come oggetti. Ho incontrato tanti bambini vittime dell’erotizzazione precoce e nessuno, sottolineo nessuno di loro, ha una vita normale. Sono vite devastate.

I pedofili hanno davvero il coraggio di ammettere apertamente lo scopo della sessualizzazione precoce?
Le dico che cosa cosa mi hanno chiesto alcuni pedofili: perché mi perseguiti? Io voglio bene al bambino, in fondo proviamo piacere. E quindi: ‘Perché no?’. Questa è la conseguenza del sesso senza regole e senza scopi. Dovrebbero pensarci bene gli adulti che sostengono che nel parlare ai bambini dei rapporti sessuali e della masturbazione non c’è nulla di male.

Eppure si parla tanto dei diritti dei bambini alla sessualità fin dall’asilo, basti pensare alle linee guida dell’Oms per l’educazione sessuale nelle scuole dell’infanzia.
Beh certamente, si parla di diritti e libertà facendo il gioco di chi ne vuole fare l’oggetto del proprio godimento. Perché è evidente che un bambino a 3 anni non è in grado di intendere e di volere a questo livello. Ripeto: forzare la natura devasta e parlare loro dell’erotismo, deviando dallo scopo per cui la sessualità è stata creata, genera solo vite malate e molto più vulnerabili.

Perché ledere l’innocenza con certe immagini e frasi ferisce così profondamente il bambino?
Perché quello è il punto in cui si può esercitare il potere maggiore. La sessualità ha una potenza enorme, che se non viene incanalata verso il suo fine è devastante. Attraverso di essa si può esercitare sulla persona un potere enorme: usare l’educazione sessuale per dominare un bambino è facilissimo ed è la massima violenza.

Qual è l’ideale?
Lasciar crescere i piccoli senza i condizionamenti descritti, lasciando che la loro fisicità si evolva naturalmente e, quando è maturata, che comprendano dai genitori lo scopo e l’ordine della sessualità che sono loro i primi a dover vivere. Con il bombardamento mediatico attuale sembra impossibile, soprattutto se si lasciano i cellulari e la tv e internet incontrollati. Ma bisogna provarci, battersi e non delegare l’educazione dei figli”.

Non sarebbe forse più utile ed efficace investire risorse per sostenere direttamente i genitori nell’esercizio della loro funzione genitoriale?

Non sarebbe forse più utile e bello investire in risorse che aiutino genitori e figli a costruire un dialogo a misura di crescita evolutiva?

Non sarebbe forse il caso di riflettere bene sulla funzione e il ruolo che oggi sta esercitando la scuola? Dove è andato a finire il patto educativo scuola-genitori?

La concezione personalistica e comunitaria della società e il principio di sussidiarietà all’interno del campo educativo trovarono un forte riconoscimento nella Costituzione Italiana, approvata e promulgata nel dicembre 1947, in particolare negli articoli 29 (“la repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”), 30 (“È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, ed educare i figli…”) e 31 (“la repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi…”).

Principi che ancor più esplicitamente ha sancito la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nel 1948 (art. 26 comma 3) che recita: “I genitori hanno di- ritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”.

Questi articoli, pur non facendo esplicito riferimento alla partecipazione formale della famiglia alla vita della scuola, ponevano le basi per lo sviluppo di iniziative che in seguito hanno coinvolto la famiglia non più in un ruolo subordinato, ma come componente di pari dignità.

La storia ci ha insegnato che nel corso dei decenni troppo è mutato, a seguito di scelte spesso ideologiche dei governi che si sono succeduti e delle conseguenti riforme della scuola e degli organi collegiali.

Vogliamo tornare a rimettere al centro i bambini e con essi i loro genitori?

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