Chi è Francesca: un invisibile

di #DavideVairani

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……….

Se fossimo in una puntata di “Blu Notte” dovremmo iniziare cosí: “questa è una storia come tante, drammatica come molte altre”.

E invece siamo nella vita reale. E questa non è una storia: è una persona in carne e ossa e si chiama Francesca.

Francesca è il suo vero nome, non nascondiamolo dietro pseudonimi. Francesca, 32 anni da poco compiuti, torinese, vive ora in una struttura di accoglienza.

Non ha un lavoro, non ha un euro, soffre di numerose patologie, non ha parenti che le diano un aiuto, non ha alcuna invalidità nè aiuto.

Alle spalle una lunga serie di violenze perpetrate a più riprese e da più persone.

È “in carico” ai servizi sociali.

Eppure Francesca sembra invisibile, ma Francesca esiste.

Fa parte dei troppi invisibili che popolano le nostre città, i nostri quartieri e i nostri condomini.

Invisibili agli sguardi di molti che passano accanto alle scale dirimpettaie e tirano dritto, come nella parabola di Luca: “Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre” (Lc.10,29-37).

Al massimo -nel dubbio – un veloce segno della croce e via. Si sa mai, con quello che si sente oggi, meglio non farsi coinvolgere più di tanto per non rischiare problemi.

Gli invisibili come Francesca non hanno diritto ad una “seconda possibilità, a provare a rifarsi una vita degna di essere vissuta.

Non hanno nemmeno il diritto di sorridere per un giorno, perchè ogni giorno si assomma una nuova drammatica tegola.

Francesca come tanti invisibili ha pensato più volte di farla finita.

Gli invisibili difficilmente guadagnano i titoloni delle prime pagine dei media: sono invisibili, normalmente invisibili.

Come si dice in gergo, le loro storie “non bucano”. Se non nelle pagine di cronaca nera.

Ecco, Francesca ci è finita sui titoloni suo malgrado. Di cronaca nera.

“L’ha uccisa prendendola a pugni.

Poi lui è sceso al bar vicino casa a bere una birra.

Subito dopo è rientrato, ha chiamato il 112 e il 118 e ha raccontato ai carabinieri di aver trovato il cadavere della moglie.

Ma dopo essere stato interrogato per tutta la notte è crollato e ha confessato di essere stato lui ad ammazzare la moglie durante una banale lite.

L’omicidio è avvenuto nell’appartamento della coppia.

In casa non c’erano tracce né di colluttazione né di effrazioni. Per questo fin da subito gli investigatori non hanno creduto alla versione di lui, sospettato di essere uscito di casa dopo aver lavato i vestiti insanguinati per poi simulare il ritrovamento del cadavere e puntare sull’ipotesi di una rapina finita male.

All’alba ha ammesso di essere l’assassino.

Durante la confessione non ha spiegato i motivi dell’omicidio. Ha solo detto che da tempo tra i due c’erano dei dissidi.

‘Erano una bella coppia: lei silenziosa e tranquilla, lui sempre gentile ed educato’ raccontano ora i vicini di casa”.

Ottobre 2016: lui è il padre di Francesca, lei la madre.

E da quel giorno in avanti, l’invisibile Francesca ha dovuto affrontare anche questo. E scoprire tante altre cose che i media non raccontano.

Una bella coppia… quanto dolore si nasconde dietro le persiane di una casa. Quanti orrori si consumano dietro la privacy di un appartamento.

Settembre 2016:

“Ciao Davide come va? Scusami se mi permetto di scrivere qui, ma ho preferito a Facebook. Ti scrivo per dirti che ho avuto una bruttissima crisi … Pronto soccorso non è la prima volta non che lo faccia apposta e che è così quando ho queste emozioni e troppe scoppio ….. Si lo so è un mese che dico che ho milioni di emozioni dentro, che pensò di controllare e poi reagisco così …..

Lo so che in questi giorni ci sono cose molto serie e importanti ….

Poi ti ricordi che ti avevo detto che dovevo fare una prova scritta e orale è stata questa settimana ma non è andata bene ….. Sono entrata in “crisi”.
Per una domanda mi è preso un attacco di panico abbastanza forte e andata così e ci speravo ci speravo tanto …….

Poi sto affrontando una cosa delicata di famiglia….

Non ho scritto ciò per compassione oppure poverina oppure tanto
Siamo qui a ripetere sempre le stesse cose a ripeterci sempre le stesse cose …,, ma anche se non sembra anche se non ti sembra ogni giorno combatto, a volte non sembra neppure a me ma credimi cerco di combattere…..

Mi spiace non riuscire a stare su Facebook giusto le notifiche o quel poco …. Ma io proprio in sti giorni non riesco …. Ad aggiungere altre emozioni e questo non vuol dire che me ne stia fregando no perché ho affidato e affido le preghiere alla madonna .. poi ho problemi .. non mangio.. vomito tutto e ho dolori … insomma.. ho dolori.. Grazie per l’ascolto ciao Francesca”.

Piano piano Francesca inizia a fidarsi. E dopo alcuni mesi, inizia a raccontarmi di lei. Piccoli pezzi per volta.

È difficile fidarsi: chi vuoi che si interessi di una invisibile che ha subito di tutto nella vita?

Francesca oggi ha 32 anni e ha bisogno di tutto. Soprattutto ha bisogno di uscire dall’invisibilità. Ed iniziare finalmente a costruire la sua vita.

In tutto questo lo stato che fa?

Poco. 

I servizi sociali e socio-sanitari latitano. Ci lavoro nei servizi sociali. E -al netto del fatto che non entro nel merito di ció che accade a Torino – so bene una cosa che tutti gli invisibili come Francesca imparano sulla propria pelle: comunità specifiche per persone adulte “con problematiche multifattoriali e psichiche” (cosí si dice in gergo) ce ne sono poche e quelle che ci sono costano tanto (tra i 120/140 Euro al giorno come minimo). E i comuni non hanno soldi.

Sul quotidiano “La Stampa”, qualche mese fa’ è uscito un articolo.

“In Piemonte 2 persone ogni 10 sono interessate da disturbi mentali lievi, medi o gravi. In tutto, sono 840 mila.

Oltre 40 mila ogni anno, ovvero l’1,5 per cento della popolazione, sono i pazienti con patologie più gravi in carico ai Servizi di salute mentale.

Circa 1.500 persone, in particolare, risultano “intrappolate” per sempre nella malattia e sono sottoposte al fenomeno del “revolving door” che le fa entrare e uscire senza sosta dalle strutture deputate alla cura.

Dei 40mila piemontesi con patologie più gravi, circa duemila effettuano percorsi riabilitativi residenziali o semiresidenziali nell’ambito del Dipartimento di salute Mentale e strutture afferenti.

Sono invece 5.500 i ricoveri in casa di cura, mentre 7.500 quelli ospedalieri negli S.P.D.C. (Servizio psichiatrico diagnosi e cura): di questi ultimi 13.000, il 60% è ricoverato una sola volta il 20% 2 volte e il restante 20% più di 2 volte.

Come mai 1.500 persone non riescono più a uscire dalla tenaglia della malattia mentale?

Tre le cause individuate durante il convegno, ci sarebbero la difficoltà del servizio nel rispondere alle problematiche del territorio, la scarsa o insufficiente collaborazione da parte del paziente e/o delle famiglie e la scarsa integrazione dei servizi e delle istituzioni deputate alla cura e all’assistenza.

L’insufficienza della cura, trasformerebbe così in molti casi, le strutture destinate ai pazienti acuti in strutture per malati cronici”.

“Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.

Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.

Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?’.

Quegli rispose: ‘Chi ha avuto compassione di lui’. Gesù gli disse: ‘Và e anche tu fà lo stesso'”. (Lc. 10, 29-37)

Non abbiamo la pretesa di risolvere nulla. Solo la pretesa di essere umili e piccole gambe e braccia della Provvidenza.

Perchè la carezza del Nazareno faccia uscire Francesca dall’invisibilità.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Perchè un Blog dal titolo “Direzione verso Est?” La nostra vita nasce ad Est e ritorna ad Est: è un cammino che non finisce qui. Per questo motivo, affermare che la trascendenza è un fattore costitutivo dell’uomo non è irrilevante rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica della nostra esistenza. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

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