“Gaudete et Exultate”

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Qui potete trovare il testo completo: Gaudete et exultate

Qui: «GAUDETE ET EXSULTATE» Radici, struttura e significato della Esortazione apostolica di papa Francesco, di Antonio Spadaro, “Civiltà Cattolica”, 9 aprile 2018

GAUDETE ET EXSULTATE – SULLA CHIAMATA ALLA SANTITÀ NEL MONDO CONTEMPORANEO

[INTRODUZIONE]

1. «Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua.

Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente. In realtà, fin dalle prime pagine della Bibbia è presente, in diversi modi, la chiamata alla santità. Così il Signore la proponeva ad Abramo: «Cammina davanti a me e sii integro» (Gen 17,1).

2. Non ci si deve aspettare qui un trattato sulla santità, con tante definizioni e distinzioni che potrebbero arricchire questo importante tema, o con analisi che si potrebbero fare circa i mezzi di santificazione. Il mio umile obiettivo è far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità, cercando di incarnarla nel contesto attuale, con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità. Perché il Signore ha scelto ciascuno di noi «per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità» (Ef 1,4).

CAPITOLO PRIMO: LA CHIAMATA ALLA SANTITÀ

I SANTI CHE CI INCORAGGIANO E CI ACCOMPAGNANO

4. I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione.

I SANTI DELLA PORTA ACCANTO

6. Non pensiamo solo a quelli già beatificati o canonizzati. Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo.

7. Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente; in questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno. La santità della porta accanto; la classe media della santità.

IL SIGNORE CHIAMA

11. Non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili.

ANCHE PER TE

14. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali.

15. Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità.

LA TUA MISSIONE IN CRISTO

19. Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo.

24. «La santità non è altro che la carità pienamente vissuta» (Benedetto XVI).

L’ATTIVITÀ CHE SANTIFICA

26. Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio.

29. Questo non implica disprezzare i momenti di quiete, solitudine e silenzio davanti a Dio.

PIÙ VIVI, PIÙ UMANI

32. Non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato.

34. Non avere paura di puntare più in alto. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. «Non c’è che una tristezza, quella di non essere santi» (León Bloy).

CAPITOLO SECONDO: DUE SOTTILI NEMICI DELLA SANTITÀ

LO GNOSTICISMO ATTUALE

Una mente senza Dio e senza carne

38. In definitiva, si tratta di una vanitosa superficialità: molto movimento alla superficie della mente, però non si muove né si commuove la profondità del pensiero. 39. Questo può accadere dentro la Chiesa: pretendere di ridurre l’insegnamento di Gesù a una logica fredda e dura che cerca di dominare tutto.

Una dottrina senza mistero

42. Anche qualora l’esistenza di qualcuno sia stata un disastro, anche quando lo vediamo distrutto dai vizi o dalle dipendenze, Dio è presente nella sua vita.

I limiti della ragione

45. San Giovanni Paolo II metteva in guardia quanti nella Chiesa hanno la possibilità di una formazione più elevata dalla tentazione di sviluppare «un certo sentimento di superiorità rispetto agli altri fedeli».

IL PELAGIANESIMO ATTUALE

Una volontà senza umiltà

49. Quando alcuni si rivolgono ai deboli dicendo che con la grazia di Dio tutto è possibile, in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana; Dio ti invita a fare quello che puoi e «a chiedere quello che non puoi» (Sant’ Agostino).

Un insegnamento della Chiesa spesso dimenticato

52. La Chiesa ha insegnato numerose volte che non siamo giustificati dalle nostre opere o dai nostri sforzi, ma dalla grazia del Signore che prende l’iniziativa.

I nuovi pelagiani

58. Molte volte, contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. E’ forse una forma sottile di pelagianesimo.

Il riassunto della Legge

60. Perché «tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,14).

CAPITOLO TERZO: ALLA LUCE DEL MAESTRO

63. “Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano?”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini.

CONTROCORRENTE

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli»

69. Questa povertà di spirito è molto legata con quella “santa indifferenza” che proponeva sant’Ignazio di Loyola, nella quale raggiungiamo una bella libertà interiore.

70. Essere poveri nel cuore, questo è santità.

«Beati i miti, perché avranno in eredità la terra».

72. «La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui, non stupirsi assolutamente delle loro debolezze» (santa Teresa di Lisieux).

74. Reagire con umile mitezza, questo è santità.

«Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati»

75. Il mondo ci propone il contrario: si spendono molte energie per scappare dalle situazioni in cui si fa presente la sofferenza.

76. Saper piangere con gli altri, questo è santità.

«Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati»

79. La parola “giustizia” può essere sinonimo di fedeltà alla volontà di Dio con tutta la nostra vita, ma se le diamo un senso molto generale dimentichiamo che si manifesta specialmente nella giustizia con gli indifesi.

Cercare la giustizia con fame e sete, questo è santità.

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia».

80. Il Catechismo ci ricorda che questa legge si deve applicare «in ogni caso», in modo speciale quando qualcuno «talvolta si trova ad affrontare situazioni difficili che rendono incerto il giudizio morale».

82. Guardare e agire con misericordia, questo è santità.

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio».

85. Nelle intenzioni del cuore hanno origine i desideri e le decisioni più profondi che realmente ci muovono.

86. Mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore, questo è santità.

«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio».

89. Non è facile costruire questa pace evangelica che non esclude nessuno, ma che integra anche quelli che sono un po’ strani, le persone difficili e complicate. Seminare pace intorno a noi, questo è santità.

«Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli».

94. Le persecuzioni non sono una realtà del passato, perché anche oggi le soffriamo, sia in maniera cruenta, come tanti martiri contemporanei, sia in un modo più sottile, attraverso calunnie e falsità. Accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci procuri problemi, questo è santità.

LA GRANDE REGOLA DI COMPORTAMENTO

95. «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,35-36).

Per fedeltà al Maestro

98. Quando incontro una persona che dorme alle intemperie, in una notte fredda, posso sentire che questo fagotto è un imprevisto che mi intralcia, un delinquente ozioso, un ostacolo sul mio cammino, un pungiglione molesto per la mia coscienza, un problema che devono risolvere i politici, e forse anche un’immondizia che sporca lo spazio pubblico. Oppure posso reagire a partire dalla fede e dalla carità e riconoscere in lui un essere umano con la mia stessa dignità, una creatura infinitamente amata dal Padre.

Questo è essere cristiani!

Le ideologie che mutilano il cuore del Vangelo

100. Purtroppo a volte le ideologie ci portano a due errori nocivi. Da una parte, quello dei cristiani che separano queste esigenze del Vangelo dalla propria relazione personale con il Signore, dall’unione interiore con Lui, dalla grazia.

101. Nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista. La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria.

102. Spesso si sente dire che, di fronte al relativismo e ai limiti del mondo attuale, sarebbe un tema marginale, per esempio, la situazione dei migranti. Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi “seri” della bioetica.

103. Non si tratta dell’invenzione di un Papa o di un delirio passeggero.

Il culto che Lui più gradisce

107. Chi desidera veramente dare gloria a Dio con la propria vita, chi realmente anela a santificarsi perché la sua esistenza glorifichi il Santo, è chiamato a tormentarsi, spendersi e stancarsi cercando di vivere le opere di misericordia.

108. Il consumismo edonista può giocarci un brutto tiro. Anche il consumo di informazione superficiale e le forme di comunicazione rapida e virtuale possono essere un fattore di stordimento che si porta via tutto il nostro tempo e ci allontana dalla carne sofferente dei fratelli.

* * *

109. La forza della testimonianza dei santi sta nel vivere le Beatitudini e la regola di comportamento del giudizio finale. Raccomando vivamente di rileggere spesso questi grandi testi biblici, di ricordarli, di pregare con essi e tentare di incarnarli. Ci faranno bene, ci renderanno genuinamente felici.

CAPITOLO QUARTO: ALCUNE CARATTERISTICHE DELLA SANTITÀ NEL MONDO ATTUALE

110. Non mi fermerò a spiegare i mezzi di santificazione che già conosciamo: i diversi metodi di preghiera, i preziosi sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione, l’offerta dei sacrifici, le varie forme di devozione, la direzione spirituale, e tanti altri. Mi riferirò solo ad alcuni aspetti della chiamata alla santità che spero risuonino in maniera speciale.

111. Sono cinque grandi manifestazioni dell’amore per Dio e per il prossimo che considero di particolare importanza a motivo di alcuni rischi e limiti della cultura di oggi. In essa si manifestano: l’ansietà nervosa e violenta che ci disperde e debilita; la negatività e la tristezza; l’accidia comoda, consumista ed egoista; l’individualismo, e tante forme di falsa spiritualità senza incontro con Dio che dominano nel mercato religioso attuale.

112. SOPPORTAZIONE, PAZIENZA E MITEZZA

122. GIOIA E SENSO DELL’UMORISMO

129. AUDACIA E FERVORE

140. IN COMUNITÀ

147. IN PREGHIERA COSTANTE

CAPITOLO QUINTO: COMBATTIMENTO, VIGILANZA E DISCERNIMENTO

158. La vita cristiana è un combattimento permanente. Si richiedono forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il Vangelo. Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita.

IL COMBATTIMENTO E LA VIGILANZA

159. Non si tratta solamente di un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia. Nemmeno si riduce a una lotta contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni. È anche una lotta costante contro il diavolo. Gesù stesso festeggia le nostre vittorie.

Qualcosa di più di un mito

161. Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti. Ci avvelena con l’odio, con la tristezza, con l’invidia, con i vizi. E così, mentre riduciamo le difese, lui ne approfitta per distruggere la nostra vita, le nostre famiglie e le nostre comunità.

Svegli e fiduciosi

162. Il nostro cammino verso la santità è una lotta costante. Per il combattimento abbiamo le potenti armi che il Signore ci dà: la fede che si esprime nella preghiera, la meditazione della Parola di Dio, la celebrazione della Messa, l’adorazione eucaristica, la Riconciliazione sacramentale, le opere di carità, la vita comunitaria, l’impegno missionario.

La corruzione spirituale

164. Non addormentiamoci. Perché coloro che non si accorgono di commettere gravi mancanze contro la Legge di Dio possono lasciarsi andare ad una specie di stordimento.

IL DISCERNIMENTO

166. Come sapere se una cosa viene dallo Spirito Santo o se deriva dallo spirito del mondo o dallo spirito del diavolo? L’unico modo è il discernimento, che non richiede solo una buona capacità di ragionare e di senso comune, è anche un dono che bisogna chiedere. Se lo chiediamo con fiducia allo Spirito Santo, e allo stesso tempo ci sforziamo di coltivarlo con la preghiera, la riflessione, la lettura e il buon consiglio, sicuramente potremo crescere in questa capacità spirituale.

Un bisogno urgente

167. Tutti, ma specialmente i giovani, sono esposti a uno zapping costante. Senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento.

Sempre alla luce del Signore

169. Il discernimento è necessario non solo in momenti straordinari, o quando bisogna risolvere problemi gravi. Ci serve sempre. Molte volte questo si gioca nelle piccole cose.

Un dono soprannaturale

171. Anche se il Signore ci parla in modi assai diversi durante il nostro lavoro, attraverso gli altri e in ogni momento, non è possibile prescindere dal silenzio della preghiera prolungata per percepire meglio quel linguaggio, per interpretare il significato reale delle ispirazioni.

Parla, Signore

172. Solamente chi è disposto ad ascoltare ha la libertà di rinunciare al proprio punto di vista parziale e insufficiente, alle proprie abitudini, ai propri schemi.

173. Non si tratta di applicare ricette o di ripetere il passato.

La logica del dono e della croce

175. Occorre chiedere allo Spirito Santo che ci liberi e che scacci quella paura che ci porta a vietargli l’ingresso in alcuni aspetti della nostra vita. Questo ci fa vedere che il discernimento non è un’autoanalisi presuntuosa, una introspezione egoista, ma una vera uscita da noi stessi.

* * *

[CONCLUSIONE]

176. Desidero che Maria coroni queste riflessioni, perché lei ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: «Ave o Maria…».

177. Spero che queste pagine siano utili perché tutta la Chiesa si dedichi a promuovere il desiderio della santità. Chiediamo che lo Spirito Santo infonda in noi un intenso desiderio di essere santi per la maggior gloria di Dio e incoraggiamoci a vicenda in questo proposito. Così condivideremo una felicità che il mondo non ci potrà togliere.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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