Giù le mani dai bambini

di Davide Vairani

È naturale che ragazzi e ragazze – alla soglia dei cambiamenti fisici e sociali della loro vita – possano attraversare una fase di confusione. Non c’è bisogno di scomodare la psicologia per comprendere che cosa accade nella testa e nel cuore dei nostri figli. La fase della pubertà e della scoperta della sessualità sono tempi di passaggio fondamentali nei processi di costruzione della identità, verso sé e verso il mondo. Tempo di passaggio e di transizione che può anche essere inquietante se iniziano ad insinuarsi dubbi sulla propria sessualità e sui (presunti o veri) stereotipi del maschile e del femminile nei quali ci si può sentire come stretti e imprigionati.

Che fare? E’ proprio dentro a questo interrogativo che si insinua il politically correct dell’ideologia gender con la sua promessa di libertà di scegliere il proprio sesso e il proprio genere. Il grimaldello è il solito: la lotta contro il bullismo. Un refrain che si diffonde come un mantra per l’Europa (complice l’UE): chi minimamente dotato di un poco di cervello e buon senso sarebbe favorevole a discriminare persone omosessuali, lesbiche, trans e così via nella società? Nessuno. Dunque, perchè non ci siano discriminazioni, occorre che tutti siano uguali. E’ sul valore attribuito al termine “uguali” che si poggia l’ambiguità. Uguali, cioè senza alcuna differenza. Se le differenze non sono più portatrici di alcun valore di bene, ergo, sono proprio le differenze a causare discriminazioni. Conclusione: per non essere discriminatori, occorre che tutti siamo uguali, cioè obbligati a non essere portatori di alcuna differenza.

L’effetto di questo miscuglio di ideologia e mezze verità ributtato sui ragazzi rischia di essere devastante. In che senso? Il “caso Inghilterra” ci fornisce un esempio molto calzante. Sui taboid anglosassoni si è aperto proprio in questi giorni un dibattito sul tema dell’identità di genere e i ragazzi in giovane età. Il motivo? Più di uno.

“Questo (la fase della pubertà e della scoperta della sessualità – ndr) è esattamente il momento peggiore per agire precipitosamente”. Dalle colonne del “Times” di Londra un appello per fermare un “confuso dibattito sull’identità di genere” che sta “rovinando i ragazzi inglesi”. Il prestigioso e moderato tabloid inglese, nell’articolo “Transition Period”se la prende con scuola, politica e sanità. Non per questioni morali o di credo religioso. Per una evidenza dei fatti.

Il Tavistock Centre di Londra è l’unica clinica statale inglese che si occupa del cambiamento di sesso nei confronti dei minori. I dati rilevati dal Servizio per lo sviluppo di identità di genere della clinica londinese – sostiene il “Times”“rivelano che il numero di bambini molto piccoli di età compresa tra i tre e i sette anni è stato indirizzato alla clinica a causa della confusione circa il loro sesso più che quadruplicato da 20 nel periodo 2012-13 fino a 84 l’anno scorso. Nel 2016 ci sono stati 2.016 rinvii al Tavistock per i giovani di età compresa tra i 3 e i 18 anni, più di sei volte i 314 registrati cinque anni prima”. Non solo. “Negli ultimi sei anni, c’è stato un aumento del 1.000% delle prese in carico di bambini trans. Questa corsa a fornire una prescrizione medica a un confuso senso di auto-affermazione ha tutti i segni distintivi di uno scandalo. La maggior parte dei pazienti auto-definiti sono giovani donne gay, molti con autismo, depressione o problemi di ansia. Molti avevano subito abusi sessuali”. Dati sul piano statistico quantomai “bizzarri”. I casi sono due: o fino a una decina di anni fa i genitori reprimevano e tenevano nascosta la volontà del figlio di cambiare sesso, o un certo tipo di mentalità che considera del tutto normale che un bambino di tre anni sia in grado di capire di sentirsi un maschio seppur nato femmina o viceversa è dilagata.

Cosa è cambiato in sostanza? Una mentalità che sostiene e spinge quelle che sono normali pulsioni in fase di adolescenza, quando il bambino non ha chiara la percezione del suo corpo?  La politica scolastica del Regno Unito e la pressione asfissiante delle lobby LGTBX sta andando sempre più velocemente proprio in tale direzione, cioè diffondere una mentalità per la quale le differenze siano sempre da percepire e vivere come un disvalore. L’effetto di tale ideologia è ancora più devastante del bullismo e della discriminazione (quella vera) nei confronti di chi non è eterosessuale che vorrebbero contrastare! E’ paradossale, ma è esattamente così.

Non si spiega diversamente l’aumento vertiginoso del ricorso a pratiche per il cambiamento di sesso in Inghilterra. I ragazzi e le ragazze vengono fatti visitare dagli specialisti in quanto infelici del corpo in cui sono nati e coloro che hanno almeno 11 anni possono essere trattati con ormoni potenti per impedire loro di passare attraverso la pubertà. Una volta che raggiungeranno un’età più matura, potranno decidere se volere ancora andare avanti con il riallineamento di genere o meno. In caso di proseguimento alle ragazze verrà somministrato testosterone e ai ragazzi estrogeni, per innescare il cambiamento. Cambiamento che non può essere innescato aldisotto dei 16 anni di età, secondo le direttive del Servizio Sanitario Nazionale inglese. Ed è su questo che le lobby trans anglosassoni si battono: abbassare l’età. Follia pura. Una pretesa che è contestata persino alcuni esponenti di  Transgender Trendsorganizzazione di genitori di figli transessuali che sostiene l’inesistenza di una teoria scientifica affidabile per diagnosticare la disforia di genere. Stephanie Davies-Arai è infatti intervenuto più volte sulla stampa e sui media inglesi per commentare il caso della dottoressa Helen Webberley, segnalata dal General Medical Council con l’accusa di aver somministrato farmaci per il cambiamento di sesso a bambini di dodici anni. Ha affermato di sentirsi “preoccupata” per il fatto che simili trattamenti vengano somministrati a bambini così piccoli. “Gli adolescenti [e i bambini] non sono ancora dotati della facoltà di prendere decisioni a lungo termine e di fare calcoli di beneficio e di rischio – ha osservato la Davies-Arai -. Non dovremmo fissare la loro identità in quell’età con farmaci irreversibili“. Ha quindi ricordato che la consapevolezza della propria identità nei bambini è ancora “fluida”, pertanto “non dovremmo fissare l’identità a quell’età” con questi trattamenti. Lei ha rilevato che certi farmaci possono rendere sterili e provocare “altri cambiamenti”, suscitando “un enorme problema etico”. Si tratta – ha aggiunto – di “effetti enormi che cambiano la vita sulla pelle dei bambini” e quindi “dobbiamo essere molto, molto cauti prima di intraprendere questo percorso di trattamento di minori” (“GP probed for giving child, 12, gender-change hormones”, BBC News del 10 Settembre 2017).

In nome della libertà e dell’uguaglianza, il governo scozzese ha recentemente pubblicato delle linee guida che consentiranno agli allievi delle scuole primarie di cambiare genere senza il consenso dei loro genitori. Una relazione della commissione “Women and Equality”, seduta sulla scrivania del segretario di Stato per l’istruzione, Justine Greening, propone che lo stesso dovrebbe diventare politica nazionale. Una scelta che pare diffondersi anche fuori dalla Scozia.

Ma il “caso” più clamoroso di questi giorni – ripreso da tutti i tabloid inglesi – riguarda la Chiesa d’Inghilterra. “I bambini dovrebbero avere l’opportunità di sperimentare ‘i numerosi mantelli di identità’ senza essere etichettati o minacciati”: la chiesa statale d’Inghilterra, madre della Comunione anglicana internazionale, è uscita in questi giorni con una guida per l’orientamento delle 5.000 scuole da loro gestite (circa 1 milione di ragazzi e ragazze), aggiornando l’edizione di tre anni fa’.“Valuing All God’s Children Guidance for Church of England schools on challenging homophobic, biphobic and transphobic bullying” (“Per la valorizzazione tutti i bambini di Dio – Guida per le scuole della Chiesa d’Inghilterra per sfidare il bullismo omofobico, bifobico e transfobico”) è un manuale vero e proprio di una cinquantina di pagine contenenti non solo indicazioni di massima e orientamenti, ma una serie di strumenti didattici per gli insegnanti (il documento è scaricabile dal sito : https://www.churchofengland.org).

Leggi anche:“Church advises schools: Let kids choose their gender”, Free Metro

Leggi anche:“Let boys wear tutus and high heels if they want to, Church of England says”, The Telegraph

Leggi anche: “Let little boys wear tiaras: Church of England issues new advice to comabat transgender bullying for teachers”, Mail Online

I ragazzi dovrebbero essere liberi di “esplorare le possibilità di chi potrebbero essere” – inclusa l’identità di genere – e afferma che l’insegnamento cristiano non dovrebbe essere usato per portare i bambini a vergognarsi per come si sentono. La scuola materna e la scuola primaria sono un momento di intensa “esplorazione creativa”, dicono le linee guida: i bambini dovrebbero essere liberi di esplorare le possibilità di chi potrebbero essere senza giudizio o derisione. La guida riconosce che all’interno di una scuola ci possono essere “molteplici opinioni” sul genere e sulla sessualità e lo descrivono come un “tema sensibile”. L’esistenza di questi punti di vista dovrebbe essere “riconosciuta nel curriculum secondario personale, sociale, sanitario e economico” e “gli allievi dovrebbero essere attrezzati per affrontare bene la discussione in questo settore”. Gli insegnanti dovrebbero considerare l’hosting di “uno spazio in cui diverse viste possono essere trasmesse e onorate”. Essa afferma inoltre che i dirigenti scolastici dovrebbero “presentare un messaggio chiaro che il bullismo HBT non sarà tollerato e che non può essere giustificata per questo comportamento negativo basato sulla fede cristiana o sulla Bibbia”. L’orientamento specifico per le scuole primarie afferma che non sarebbe “opportuno” “concentrarsi su qualsiasi aspetto delle diverse pratiche sessuali”, avvertendo che questo “servirebbe a contrastare la responsabilità della scuola primaria per salvaguardare la latenza dell’infanzia”. Dice che gli allievi dovrebbero essere “attrezzati per accettare la differenza di tutte le varietà e essere supportate per accettare la propria identità di genere o orientamento sessuale e quella degli altri”. La guida dice: “Ad esempio, un bambino può scegliere il tutu, la diadema e il tallone della principessa e /o il casco del fuoco, la cintura degli strumenti e il mantello del supereroe senza aspettative o commenti. L’infanzia ha uno spazio sacro per l’immaginazione creativa dell’auto-coscienza di sè”. Il documento, che fornisce agli insegnanti indicazioni su come sfidare il bullismo transfobico, afferma anche che i bambini piccoli “devono essere liberati dall’aspettativa di permanenza”.

E con questo il cerchio è chiuso: con la benedizione della chiesa inglese l’ideologia gender sembra inarrestabile.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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