"Guardatevi dai falsi profeti: dai loro frutti li riconoscerete"
#2minutidipreghiera

Mercoledì 27 Giugno 2018
S. Cirillo di Alessandria (mf); S. Arialdo; B. Margherita Bays
12.a Tempo Ordinario
2Re 22,8-13;23,1-3; Sal 118; Mt 7,15-20

+ Dal Vangelo secondo Matteo 7,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

"Guardatevi dai falsi profeti: dai loro frutti li riconoscerete"

Rémi Brague disse in una intervista a "Repubblica": "Un cristiano si riconosce dal fatto che non si interessa di cristianesimo, ma di Cristo. Mentre un cristianista si interessa al cristianesimo per ragioni scientifiche. Lo studia come fenomeno della storia intellettuale dell’umanità, a volte lo esalta e lo difende, a volte lo denigra”. E aggiunse: “Secondo me il problema non è sapere se il cristianesimo ha portato più bene o più male nella storia. In fin dei conti, anche un’illusione può fare del bene o del male. Il problema è la verità. E quando la si cerca, la prima preoccupazione è tentare di vederla com’è”.

Il problema di un cristiano è di cercare di imitare al meglio il Cristo e non preoccuparsi di costruire o difendere una civiltà cristiana. "Il cristianesimo è efficace solo se lo si prende come scopo e non come mezzo”.

Non so se Gesù annoverasse tra i "falsi profeti" anche quelli che Brague definisce "cristianisti". Ho l'impressione che oggi più che mai ci sia nei fatti questa tendenza strisciante e pericolosa anche all'interno del "mondo cattolico". Il termine non mi piace molto, ma rende l'idea. I “cristianisti” siamo tutti noi quando ci dimentichiamo l'essenziale: Gesù Cristo una presenza reale, presente, contemporanea, viva e soggetto di una relazione personale e di conseguenza comunitaria. Quando al contrario lo trasformiamo in un simbolo, un'idea, una millenaria tavola della legge.

Scongiuriamo il rischio di essere noi cristiani i blasfemi riducendo il segno di una Presenza potente e presente dentro la nostra stessa realtà, anche la realtà di un figlio alle prese di un padre demente, o di un vecchio ridotto ormai a un lacerto di carne e sofferenza , e lo chiedo innanzitutto a me stesso e a chi prova ogni giorno ad essere degno di essere chiamato cristiano, cioè chiamato col nome di Colui che ogni giorno si offre alle nostre fatiche, miserie e gioie affinchè abbiano nuova luce e senso, non riduciamo il Cristo vivo e presente a una figurina, a un santino.

Mendico la Grazia del Signore perchè il mio desiderio più grande  non sia difendere un volto ridotto a simbolo delle mie idee, cioè a un'astrazione, ma che la speranza viva che in Lui mi raggiunga, si offra, attraverso noi poveri cristiani, a tutti. Soprattutto a quelli che più soffrono e che comunque guardano al Suo Volto, magari solo ossessionati, ma lo guardano. Che il volto del Figlio non sia mai un concetto, ma un Corpo vivo per tutti. E non riduciamo la Chiesa a una lobby tra le tutte le altre.

L'Incontro con Cristo sia sempre ed ogni giorno un dono sorprendente e un'adesione a una presenza e mai un vessillo, un affidarsi, e mai un'idea.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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