Le Lettere di  Maddalena – Il nostro bisogno di tenerezza
di Maddalena Fabbri* – 08 Settembre 2017 – Blog “Come Gesù”

b1f30fab-d865-4570-9837-561bdec16e5b Le Lettere di  Maddalena - Il nostro bisogno di tenerezzaAppena tornata dal mare, ieri sera contemplavo il mio piccolino abbronzato che trotterellava per casa in pigiamino. Con quell’aspetto “un pochino morbido e liscio”, e un po’ grassottello. Viene spesso in braccio dalla mamma, a “farsi fare le coccole”. Sono momenti unici, e non c’è volta che non ringrazi Dio per il dono che mi ha fatto.

Guardavo i suoi piedini, con le dita piccole, regolari. Sono un capolavoro, i piedini dei bambini. Mi soffermavo sui suoi capelli ribelli, talmente dritti che stanno in piedi nonostante i vani tentativi della mamma di tenerli piatti.

Amore mio. Quanto ti amo.

Un’amica cara mi diceva che quando parlo del mio terzo figlio sembra che lo descriva come un bambino di due anni. Mi ha fatto ridere questa affermazione. Mi ha fatto anche riflettere. E’ un po’ vero. C’è un lato tipico di noi, che vorremmo che i bambini rimanessero così, teneri e innocenti, limpidi e puri. La battuta mi ha aiutato a capire. Gesù ama i bambini. Li lascia accorrere a sé, per amarli e accarezzarli. Ci chiede di essere come loro.

E poi… Lui è stato bambino. Penso a Maria. Penso a questo nostro Dio che ha deciso di avere bisogno di Lei, per avere tutta la tenerezza possibile. Per “farsi fare le coccole.” Per farsi consolare.
Penso a Gesù da piccolo. Chissà se anche Lui attirava un finto sguardo serio quando giocava a fare le bolle di saliva (tutti i bimbi lo fanno, questa è una verità che assume le connotazioni di dogma). Penso a Gesù che le volava in braccio per farsi accarezzare i capelli. Penso alla Madonna che fermava lo sguardo sulla linea delle sue sopracciglia, seguendole con il polpastrello.
Penso al Bambino che metteva le manine nella pappa, rovesciando la scodella.
Penso ai suoi occhioni supplichevoli, quando chiedeva di stare sveglio un po’ di più, la sera, per giocare.

La tenerezza non passa solo attraverso le mamme, però.
Penso anche a Giuseppe. Così uomo, così santo. E anche così tenero: con la commozione negli occhi partecipava a tutto quell’amore. Mi immagino che si incantasse a guardare Maria e Gesù addormentati vicini, e li coprisse, perché non avessero freddo.
Penso alla tenerezza della Madonna per Giuseppe. Quell’amore puro che lascia spazio a una grande ammirazione. Non esiste donna, sulla faccia della terra, che non ami pazzamente il proprio uomo quando si intenerisce, per quanto forte e solido e sicuro sia.

Il Nostro Dio ha avuto bisogno di tenerezza nascosta, familiare, intima. Ha voluto averne bisogno. Ha voluto avere Maria, che Gli insegnasse il linguaggio, fatto di nomignoli, di silenzi ,di ascolto e soprattutto di sguardi. Gli sguardi di Gesù, che fanno scoppiare in lacrime Pietro, e anche noi, tutte le volte che ci lasciamo sorprendere.
Perché la tenerezza è il lato disarmante dell’amore, e tutti, tutti gli uomini e donne su questa terra ne hanno un disperato bisogno.

Amo questo Papa, cha ha capito il cuore dell’uomo e soprattutto ha mostrato…il cuore di Dio.

Come avvengono le conversioni, normalmente?

Parlo per esperienza diretta, e mi sento di dire che sono gli sguardi, le carezze, le parole affettuose, gli abbracci inaspettati, a cambiare le persone. In una parola, c’è l’Incontro. Può essere anche una parola del Vangelo, che ti mostra quanto si possa essere amati e…capiti. O può essere una Confessione …disarmante. Perché alla base della tenerezza c’è il meraviglioso messaggio implicito che ti fa capire che tu sei amato così, per quello che sei, sei capito anche e soprattutto in quegli aspetti che ti sei sforzato di tenere nascosti, perché pensi possano rivelare la tua fragilità. Quando constati che questa tua fragilità si è svelata, che tu sei nudo, e non hai più corazze, armature, perché l’amore le ha oltrepassate, e sei amato gratuitamente, senza merito, allora inizia la conversione. Il bambino vola in braccio alla sua mamma perché sa che lei lo comprende, intuisce i suoi bisogni e le sue necessità senza che ci sia bisogno di spiegarle.

Se l’uomo, distrutto dalle sue ferite e dai suoi peccati, si lascia conquistare e disarmare, si abbandona, proprio come fa il piccolo…è fatta. L’uomo che si converte, piange. Non teorizza, non disquisisce . Piange, invece. Si fa abbracciare.

Il Papa insiste, sulla tenerezza, come via che apre le porte del Cielo. Si china sull’uomo, per tendergli la mano con un sorriso. Quel sorriso che ti dice “io ti amo, ti capisco, sono qui. Per te”.

Per questo motivo mi importano poco le dissertazioni teologiche su Amoris Laetitia, tanto per dirne una. E’ giusto leggere, approfondire, non dare spazio alla superficialità. Andare alle fonti, soprattutto. Conoscere è un dovere, certo. Ma “Chi non conosce le carezze del Signore non conosce la dottrina cristiana! Chi non si lascia carezzare dal Signore è perduto! E’ questo il lieto annuncio, questa è la sincera esultanza che noi oggi vogliamo. Questa è la gioia, questa è la consolazione che cerchiamo: che venga il Signore con la sua potenza, che sono le carezze, a trovarci, a salvarci, come la pecora smarrita e a portarci nel gregge della sua Chiesa.” (Papa Francesco, omelia in Santa Marta, 6 dicembre 2016) .

Il cuore indurito sembra non avere pertugi. E’ la tenerezza che stravolge gli schemi, riporta l’uomo a quello che è: il bambino che cerca la carezza del Padre.

*Maddalena Fabbri è nata a Milano, il 5 settembre 1971. È sposata e ha tre figli. Laureata in giurisprudenza, ha svolto la pratica professionale per poco tempo. Ha preferito iscriversi all’albo ” delle mamme”. Vive a Milano.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Perchè un Blog dal titolo “Direzione verso Est?” La nostra vita nasce ad Est e ritorna ad Est: è un cammino che non finisce qui. Per questo motivo, affermare che la trascendenza è un fattore costitutivo dell’uomo non è irrilevante rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica della nostra esistenza. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

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