In memoria (viva) di Don Giussani

di Renato Farina⌋”Libero” quotidiano⌋11 Aprile 2018

Sono passati tredici anni dalla morte di don Luigi Giussani. Esce un libro in questi giorni dove è come se risorgesse dopo tre giorni, con parole luminose.

Egli è stato un grande educatore. Ha insegnato al liceo più tosto, laicista e marxista di Milano, negli anni 50 e 60. Poi l’Università cattolica. In quei decenni tantissimi che non avevano nessuna intenzione di attaccarsi alla tonaca di un prete, e neppure di inchinarsi «al Mistero in cui siamo immersi» (diceva così), sono stati attratti da un fascino irresistibile.

p01-page-001-150x150 In memoria (viva) di Don Giussanip02-page-001-150x150 In memoria (viva) di Don GiussaniAnche chi, tra i molti e importanti che sono stati alla scuola, ha detto di no alla sua proposta è stato segnato dall’incontro con quest’uomo brianzolo dal profilo strano, che viveva poverissimamente, senza darlo a vedere, in stanze senza riscaldamento, ma che era pieno di fuoco. Da lui sono nate Gioventù studentesca e poi Comunione e liberazione. Ma qui fate finta di non pensare nulla dei citati movimenti, sia che fosse in bene o in male. Semplicemente si tratta di provare a bere da una fontana per me incredibilmente fresca, anche se ho 63 anni, e quando l’ho sentito parlare per la prima volta ne avevo 16.

Il libro s’intitola “Realtà e giovinezza. La sfida” (Rizzoli, pagine 278, €17) ed ha la prefazione di Julián Carrón. Raccoglie la trascrizione di testi, interviste, incontri con giovani universitari nell’arco di circa 50 anni. Prima di provvedere all’estrazione di alcune pagine per me decisive, espongo l’idea-guida del metodo di don Giussani. Essa è questa: crederci, profondamente credere a quanto si dice e si vive; essere travolti da un amore che ti fa alzare il mattino caricandoti i pesi tuoi e degli altri, perché la vita è buona, non è un abisso che precipita nel niente; essere stati lanciati nell’esistenza è di per sé documento che qualcuno, il Mistero, ci ha voluti; e le domande di significato, bellezza, giustizia, amore non sono fuochi dell’adolescenza ma durano tutta la vita; e questa risposta che cerchi c’è, e non è una formula filosofica, una dottrina, una morale, ma è nell’abbraccio di Dio fatto carne, morto e risorto, non solo duemila anni fa, ma adesso, qui e ora.

9788817098182_0_0_0_75-450x729 In memoria (viva) di Don GiussaniHo detto idea-guida, e ho tirato fuori una decina di proposizioni, e mi scuso. Preciso: tutto questo non era affermato in un tempo fuori dalla vita quotidiana, prescindendo dalle polemiche dei giornali, o dalle lezioni del proprio acclamato maestro; era una compagnia carica di paternità e amicizia dentro una situazione precisa, determinata. Privata, addirittura intima (lo so, mi ha seguito passo passo per 40 anni), ma anche pubblica, dinanzi al mondo. Esempio: lo ricavo da un incontro con i responsabili di Cl delle università italiane dell’ottobre 1994, intitolato “Amanti della verità”. Qui si capisce bene come qualsiasi battaglia culturale non nascesse dal cozzare di un’ideologia religiosa contro una filosofia atea, ma dalla sete dei giovani di felicità che si oppone con coraggio nientepopodimeno che al Maestro per eccellenza della cultura italiana contemporanea, nonché vate dell’università di Bologna, ovvero Umberto Eco.

Era successo che la prolusione di Eco all’anno accademico era stata – sintetizzo brutalmente – una «splendida coreografia» in cui il grande intellettuale ha descritto la storia dell’umanità come un susseguirsi di un grande gioco il cui unico scopo era di non annoiarsi, per cui si sono susseguite «a seconda dei secoli, finte donazioni, finte sette segrete, finti regni d’oltre confine, finte cosmologie, finte alchimie; e tutte queste finzioni hanno prodotto: il Sacro romano impero, scoperte geografiche, astronomiche ecc… Che sia falso Eco, ci siamo chiesti». Sto citando il volantino distribuito in tutta l’università bolognese, letto con condivisione da don Giussani, che ne è «entusiasta». Ripete, con le parole dei suoi ragazzi: a sentire Eco tutto è accaduto per la forza del falso. Com’è possibile? Ma se tutto è un giro di giostra, perché in noi freme il bisogno e il desiderio d’impegnarsi, lavorare, fare soldi e figli? Davvero tutto è inganno? E allora cos’è in noi questa fame e sete di verità? (pagina 119-121).

carron_giussanifotoR400 In memoria (viva) di Don GiussaniDon Giussani risponde ed è durissimo: «E’ solo un cuore corrotto che può dire: “La realtà è falsa». Si può dire: “La realtà è falsa”, se non come un’immagine che tu, dal tuo cuore infelice, crei e che obietti a una realtà in cui c’è il sole, ci sono le stelle, il padre, la madre e soprattutto c’è questo desiderio inesauribile di felicità, di bellezza, di amore, in cui la stoffa del nostro respiro – il respiro di uomini – consiste». Perché è vera la risposta dei ragazzi di Bologna? «E’ vera perché parte dalla loro esperienza: Essi accostano la realtà come emerge dalla loro esperienza come attrattiva verso scopi che, incastrando psi e articolandosi l’un l’altro, creano un popolo, una civiltà, la storia». Aggiunge don Giussani: «Tutto questo lo percepisco come una positività traboccante». Altro che nichilismo. Questa è la vera razionalità. E’ irrazionale piuttosto chi nega l’autenticità della domanda di un senso ultimo e respinge a priori la possibilità che ti venga incontro.

Qui dopo aver mostrato la pochezza razionale e la catastrofe educativa di una scuola e di una università, anzi dell’intera colonna musicale della nostra società che ha in Eco il suo principale creatore e interprete, cita Eugenio Montale, da lui amatissimo, ma che critica per la contraddizione che porta dentro una delle sue più famose poesie: “Forse un mattino andando in un’aria di vetro…” (da Ossi di seppia).

Scrive il Nobel: «Il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro/ di me, con terrore di ubriaco// Poi come su uno schermo, s’accamperanno di gitto/ alberi case colli per l’inganno consueto».

Giussani dice, come se fosse lì, davanti a lui, vivo: «Anche tu, Montale, sbagli! Se le cose “sono”, non possono essere spiegate con un “non esserci”…». Sono, hanno l’essere, anche se non riusciamo a spiegarcele. Ma non possiamo ritirarci dicendo che non esistono, che è un inganno. Bisogna umilmente accettare questo dato, senza orgogliosamente chiudersi alla sorpresa di una risposta. Intanto l’onestà impone di riconoscere: «L’uomo quando è di fronte alla realtà è di fronte al Mistero».

svar-426_resize-450x299 In memoria (viva) di Don GiussaniNaturalmente il libro è densissimo di diecimila altri spunti. Il concetto basilare sulla giovinezza è che essa può durare tutta la vita. Se si è uomini si cresce addirittura in freschezza giovanile. Cambia tante cose, ma se il cuore ha in sé capacità di stupore, gratitudine, curiosità, la giovinezza attraversa intatta e persino fiorisce in pienezza nell’istante del morire e durerà.

C’è una poesia che per lui canta questo sentimento della positività del tempo che passa, dei capelli che cadono e il corpo si disfa. Ed è “Mia giovinezza” di Ada Negri . Non è male poterla trovare qui in questa pagina, accanto al nome di Luigi Giussani (1922-2005).

Mia giovinezza

di Ada Negri*

Non t’ho perduta. Sei rimasta, in fondo
all’essere. Sei tu, ma un’altra sei:
senza fronda né fior, senza il lucente
riso che avevi al tempo che non torna,
senza quel canto. Un’altra sei, più bella.
Ami, e non pensi essere amata: ad ogni
fiore che sboccia o frutto che rosseggia
o pargolo che nasce, al Dio dei campi
e delle stirpi rendi grazie in cuore.
Anno per anno, entro di te, mutasti
volto e sostanza. Ogni dolor più salda
ti rese: ad ogni traccia del passaggio
dei giorni, una tua linfa occulta e verde
opponesti a riparo. Or guardi al Lume
che non inganna: nel suo specchio miri
la durabile vita. E sei rimasta
come un’età che non ha nome: umana
fra le umane miserie, e pur vivente
di Dio soltanto e solo in Lui felice.
O giovinezza senza tempo, o sempre
rinnovata speranza, io ti commetto
a color che verranno: infin che in terra
torni a fiorir la primavera, e in cielo
nascan le stelle quand’è spento il sole
nascan le stelle quand’è spento il sole

(tratto da Ada Negri, Tutte le opere di Ada Negri. Poesie, Milano, Mondadori, 1948 )

*Ada Negri nacque a Lodi nel 1875 e morì a Milano (1945). Poetessa capace di sentimenti profondi e insieme epici, fu “nominata” al Nobel della letteratura nel 1927. Subì l’influenza di Ibsen, d’Annunzio, Walt Whitman, ma anche della scapigliatura. Socialista in origine la donna che sentì più vicina fu Anna Kuliscioff. Ricevette il premio Benito Mussolini e unica donna fu ammessa all’Accademia d’Italia. Le sue poesie erano studiatissime a scuola durante il ventennio, e neppure in punto di morte volle rinnegare il fascismo, e questo le è costato il perdurante oscuramento.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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