La battaglia di Silvana De Mari prosegue
26 gennaio 2017

da: Osservatorio Gender

La dottoressa Silvana De Mari, come è ormai noto, è scesa in campo in una battaglia ardua e compromettente, specie per il ruolo che la signora ha all’interno del mondo dei medici.

Penso non serva tornare su quanto accaduto, poiché si presume che tutti sappiano i violenti attacchi ricevuti dalla dottoressa a seguito delle sue decise dichiarazioni su omosessualità e dintorni, o meglio – come lei stessa definisce senza mezzi termini – sodomia e dintorni.

Le associazioni LGBT sono ancora in rivolta per il livore scaturito nei loro ventri ricolmi di orgoglio e superbia dalle verità finanche mediche apportate dall’endoscopista chirurgo.

Così tanta è la rabbia che è stata posta sul tavolo dell‘Ordine dei Medici la richiesta di “immediata rimozione dall’albo”, alla quale l’Ordine – oltre allo scandaloso silenzio mostrato da parte di tutti i colleghi – ha pure dato un’occhiata. Già, perché ad essere giudicate saranno fondamentalmente le opinioni motivate razionalmente dalla dottoressa, e non tanto il discorso medico contro cui, evidentemente, non riescono ad opporre bufale convincenti.

Guido Giustetto, Presidente dell’Ordine, ha così commentato con fine ed agghiacciante disinvoltura la richiesta posta dalle comunità gay: “Apriremo il processo disciplinare, chiedendole spiegazioni… Il mondo è pieno di medici che dicono cose strane.”

Eppure pare proprio che tutto questo calderone non abbia toccato minimamente Silvana De Mari, che continua imperturbabile percorrendo la sua strada, dicendosi pronta ad affrontare qualsiasi processo.

Aldilà di tutte le posizioni che uno può avere, va detto che nel compito che è stato a lei affidato la De Mari sta facendo molto, gridando fortemente ciò che prima nessuno aveva osato fare, nonostante ora tutti leader del Circo Massimo esultano e lodano a seguito del classico fenomeno anche conosciuto come “ARMIAMOCI E PARTITE”.

Qualche giorno fa la dottoressa ha rilasciato una lunga ma interessantissima intervista, fatta in diretta web ad Angela Ciconte.

Pareva utile trascrivere, con minuzioso lavoro, alcuni passaggi della medesima davvero degni di particolare nota, specie su tutto il discorso legato alla psichiatria ed alla psicologia, materie poco esplorate anche quando si parla di gender e omosessualismo.

“La psichiatria – dice Silvana De Mari – è una non scienza perché non ha basi scientifiche naturali. Magari in futuro cambierà ma al momento è una non scienza.
Essendo una non scienza ha commesso nel secolo scorso crimini atroci. La psichiatria sovietica, quella statunitense, sono servite alla CIA per fare esperimenti sul lavaggio del cervello: esperimenti su bambini, esperimenti su pazienti inconsapevoli e tutt’altro che volontari.

La psichiatria dichiara che la “gaietudine” sia una forma di normalità, ma allora come mai non ce ne siamo accorti prima? Se questa è normalità hanno ragione gli LGBT e quindi è giusto chiudere le chiese, visto che nella Chiesa Cattolica c’è San Paolo, il quale dice che la sodomia è una colpa, non una malattia. La tubercolosi è una malattia, la scabbia è una malattia. L’omosessualità è piuttosto un atto volontario.”

(…) Tutto è fondato sulla menzogna, – continua nella diretta video – perché tutto è nelle mani di psichiatri e psicologi. Uno psichiatra non sa fare una rettoscopia, cosa farnetica allora su cosa sia sano di mente, o se fare sesso anale lo sia o meno?

Lo psichiatra sa seguire una gravidanza? No! E allora cosa farnetica idiozie su quando sia possibile separare il figlio dalla madre; lui deve essere convinto che il bambino nasca il giorno in cui nasce ma non capisce che quando il bambino nasce ha nove mesi, e quei nove mesi sono stati per lui fondamentali.

(…) Un pugno di tizi hanno in mano l’etica del mondo; un pugno di tizi ci hanno detto “guarda che è giusto”, perciò se questo è vero crolla tutta una civiltà. Un pugno di tizi del movimento LGBT stanno commettendo un etnocidio, tutta la civiltà occidentale deve rinnegare se stessa e il proprio passato. Non abbiamo più identità religiosa, identità familiare e tanto meno nazionale. Ed ora manco quella sessuale ci è rimasta: questa si chiama dittatura delle minoranze.”

Ancora riferendosi a San Paolo e all’insegnamento della Chiesa la dott.ssa De Mari dice:
“San Paolo non ci sono dubbi che condanni la sodomia. Io ho il diritto di condannare la sodomia! E che nessuno osi condannarmi o discriminarmi perché altrimenti violate l’art. 3 della Costituzione a cui voi spesso fatte riferimento: io non posso essere discriminata per il mio Credo. Il diritto alla critica della sodomia ci tocca. Punto e basta.
Dobbiamo far saltare questa dittatura mondiale, e a questo proposito mi viene in mente quella buon anima di Tolkien che diceva: “Un uomo, una donna o un hobbit possono fermare l’oscurità.” Nessuno di noi è così insignificante da non poter essere il sassolino che blocca il meccanismo e io ho deciso di essere il sassolino che blocca il meccanismo (…) l’importante è seguire la strada della Verità.”

Poco dopo la De Mari espone un’interessante analogia tra transessualità e aborto:
“In entrambi i casi si passa da una sala operatoria anzitutto, e sempre in entrambi i casi c’è qualcosa di sano che viene buttato nel pattume; un feto vivo ( che per carità dai più viene chiamato “ammasso di cellule” ) il quale a volte, mentre ancora si sta muovendo, viene gettato – insieme a delle garze – nell’immondizia; nell’altro caso vi è un organo sano e funzionante che viene scartato per essere anch’esso buttato nel pattume. Permettete che qui qualcosa non mi quadri. La teoria secondo la quale un trans, puta caso una donna, la cui mente è finita nel corpo di un uomo: sta roba poteva venire in mente solo ad uno psicologo, convinto evidentemente che psiche e corpo siano lontani, ignorando come sia la psiche a nascere dal corpo, ragion per cui non è possibile che il corpo di un uomo abbia la psiche di una donna.
Lo psicologo non ha mai dato un esame di fisiopatologia chirurgica, quindi come fa a pensare che un uomo possa diventare donna e viceversa?! La vagina è assolutamente un organo irripetibile. Se non c’è, non c’è.”

Anche le considerazioni circa le nuove forme di “operazione chirurgica” sono interessanti, se non altro perché evidenziano – e questo lo diciamo noi – il chiaro processo operativo di quella famosa Finestra di Overton di cui un bravo giornalista italiano ha iniziato a parlare in modo molto esaustivo qualche tempo fa:

“La medicina dice di fare l’interesse del paziente, quindi il medico non può fare ciò che vuole il paziente: se ti arriva uno che ti chiede di volersi amputare una mano, tu devi amputargli la mano?!
Si badi che adesso, oltre a quelli che si castrano, ci sono degli altri tizi ( forse sono anche meno bizzarri ) i quali esigono di essere amputati. “Io non amo il mio braccio, voglio il braccio amputato e voglio una protesi all’ultima moda”. Questa non è fantascienza! Stanno davvero iniziando questi tizi. Prima inizi con i testicoli poi con il braccio, tanto cosa cambia?
Si sta scatenando una psicosi collettiva! Questi hanno in mano il mondo!
Qualche giorno fa sentivo alla radio che un gruppo di ragazzotti ha insultato una persona dell’Arcigay. Mi chiedo, questa è una notizia da dare alla radio? Tutti nella vita veniamo insultati almeno una volta. E poi, guarda caso, viene fuori che il gay si suicida. Perché? Semplice, la “gaietudine” è la nuova razza ariana.”

Palese è poi il riferimento al misericordiosismo tanto in auge, quello pel quale nessuno tra i grandi tifosi della De Mari interni al Popolo della Famiglia ha speso mai una parola. Tant’è che la stessa Costanza Miriano ha specificato di difendere la De Mari a rispetto di ciò che dice sull’omosessualità, ma prendendo le assolute distanze sulle dichiarazioni-frecciatine fatte verso l’attuale pontificato.

Dice a questo proposito la dottoressa-scrittrice:
“Le persone vanno svegliate, io posso amare qualcuno e detestare ciò che fa, e ho il dovere di dirlo.
E adesso piantiamola di sprofondare nella misericordia – dice convinta la dottoressa – dipinta come lo zucchero filato, il nostro compito è essere il sale della terra, quindi il mio primo dovere è di dire “stai sbagliando!”.
L’adultera non può essere punita fisicamente, lei deve essere salvata come Gesù Cristo che le dice “va e non peccare più”. La convivenza è peccato.
Quindi signori, “sale della terra. Lo zucchero filato fa venire il diabete.”

Vi è poi un lucido prospetto sulle sorti di questa nostra civiltà così affranta e senza Dio, che ha ridotto la donna ad essere qualcosa che non può essere, salvo invertire i criteri naturali e tradizionali della civiltà concepita in modo organico. Il tutto è esposto sagacemente in questo passaggio del suo intervento:
“Signori stiamo morendo… Il compito della società è proteggere la maternità; se abortisco è gratis, se lo metto al mondo dopo quattro mesi devo tornare al lavoro perché le tasse sono talmente alte che il marito non riesce a mantenermi.
Vogliono che le donne non abbiano la possibilità di stare a casa. E poi gli asili nido: secondo voi un bambino può stare bene con una sconosciuta a 4 mesi? Gli salgono gli ormoni da stress, si ammala e noi cosa gli diamo? Gli antibiotici! Ma il vero rimedio è che il bambino stia in braccio alla propria madre. Ovviamente un uomo vorrebbe guadagnare abbastanza per poter dire alla propria moglie di stare a casa con il bambino, ma non si può, perché le tassazioni sono troppo alte, abbiamo un milione di disoccupati. Ma in compenso, signori, ci hanno dato le “unioni civili”, evvai! Va tutto bene: l’ha detto la Boschi.
(…) I bambini invece devono stare a casa loro, poiché è la madre che deve dare l’educazione al proprio figlio. La donna in questa società viene falsamente improntata verso la carriera, il nostro compito è dunque quello di rieducare la donna all’istituto e alla voglia di maternità.
Il nostro cervello è molto malleabile, e noi convinciamo le nostre bambine che il ruolo della maternità non serve. Prima ti realizzi, fai carriera, poi se ti rimane del tempo diventi madre.
Siamo la società del nulla!”

A conclusione di questa coraggiosa intervista, riassumendo, la dottoressa De Mari pone una questione ben importante e su cui ognuno di noi è tenuto a riflettere per partecipare con impegno alla lotta che si prospetta essere quella finale:
“Questa è l’Apocalisse di una società che si sta estinguendo. Le società non muoiono per assassinio ma per suicidio ed annientamento della famiglia.”
Se alla famiglia non sarà restituito il proprio assetto tradizionale, in campo spirituale, politico sociale e morale, concepito con una perfetta ed ordinata definizione dei ruoli, allora ecco che il baratro sarà senza ritorno.
Giunti ad uno stadio così basso la situazione non può essere ribalta nello stesso modo in cui è stata sovvertita. Senza compromessi e viltà, armiamoci dunque per ricostituire la famiglia tradizionale, alveo e focolare della Luce di Cristo.

Se poi qualcuno pensasse ( come mi è capitato di sentire ) che Silvana De Mari “non ha detto nulla di straordinario”, rientrando nelle cose che dovrebbero dirsi normalmente, invitiamo quel qualcuno a prendere matura coscienza dei tempi in cui viviamo. Tempi in cui la così tanto sminuita normalità va sudata con la fronte, con il massacro morale e sociale, cose insomma che alla carne e alle ossa – umane e perciò soggette a sconforto – un qualche fastidio possono recarlo.

(di Cristiano Lugli)

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