La “zia” Bonino causa di tutti i mali. Mah, sì, però …

di Davide Vairani

“Gli amici si scelgono, i parenti si subiscono. Noi italiani oltre ai parenti di sangue dobbiamo sopportare zia Emma, quell’Emma Bonino che si è autodefinita ‘zia d’Italia’. Tutti avremmo voluto uno zio d’America, colui che finalmente ci avrebbe arricchito. E invece ci tocca la zia di Bra, che ci ha impoverito (patrona del divorzio e dell’aborto è corresponsabile del crollo demografico che ha moltiplicato la spesa pensionistica e sanitaria e dunque le tasse). Non paga, adesso vuole appropriarsi di un titolo che non le spetta. Un’ipotesi etimologica fa derivare ‘zia’ dalla radice sanscrita che significa ‘allattare’. Difficile immaginare Emma Bonino dare il latte a un bimbo, più facile immaginarla mentre gli dà la morte, anche perché rispunta ovunque la foto anni Settanta in cui introduce una pompa di bicicletta nel ventre di una donna incinta. Alla creatura che quel giorno finì nei rifiuti non venne concesso il tempo di dire né zia né mamma. Un capezzolo non lo succhiò mai. Emma Bonino la prossima volta si autodefinisca onestamente, lasci in pace il latte, le tette, i parenti e utilizzi una qualsivoglia parola il cui etimo racchiuda il significato di ‘uccidere’: una vecchia militante del partito radicale, avanguardia dell’estinzione, non avrà difficoltà a trovarla”.

Il solito caustico e tagliente Camillo Langone dalle colonne de “Il Foglio”. Uno che non la manda mai a dire e – devo dire – che questo è un aspetto del suo scrivere che mi piace molto. Poi c’è il Langone che si scaglia contro i nemici della ragione e della fede con un furore tutto suo, come in questo caso contro Emma Bonino.

langone-1-450x271 La "zia" Bonino causa di tutti i mali. Mah, sì, però ...Non che abbia torto, chiariamolo subito.

Trovo – tuttavia – semplificativo e controproducente l’uso dell’armamentario della migliore ars retorica ed apologetica contro il nemico ricettacolo di tutti i mali. Non tanto (o non solo) perchè si rischia solo di buttarla sull’invettiva personale caricaturando in maniera anche cattiva “il nemico”, ma perchè – soprattutto – si rischia di camuffare la realtà.

Langone sa infatti che su aborto e divorzio la Bonino e i Radicali hanno indubbiamente avuto un ruolo importante, ma sa anche altrettanto bene che le leggi sul divorzio e sull’aborto passarono con il contributo (determinante) di molti cattolici.

Il 12 e il 13 maggio del 1974 gli italiani dissero “no” all’abrogazione della legge sul divorzio, confermando quindi l’esistenza dell’istituto introdotto in Italia nel 1970 con la legge Fortuna-Baslini, dal nome dei deputati Loris Fortuna, socialista, e Antonio Baslini, liberale, primi firmatari delle proposte poi abbinate nel corso dell’iter parlamentare. Si trattò del primo referendum abrogativo della storia repubblicana, quello che finora ha raggiunto il quorum maggiore di votanti, l’87,72 per cento. I Si presero 13.157.558 di voti (40,74%), i No 19.138.300 di voti (59,26%) Governo Rumor V, il trentesimo governo della Repubblica Italiana, il terzo della VI legislatura. Rimase in carica dal 15 marzo 1974 al 23 novembre 1974, per un totale di 254 giorni, ovvero 8 mesi e 9 giorni. Coalizione di governo: DC, PSI, PSDI. La Democrazia Cristiana aveva 135 seggi al Senato e 266 seggi alla Camera. Il Partito Comunista solo 74 seggi al Senato e 179 alla Camera. I Radicali non erano nemmeno in Parlamento. Il grande sconfitto di quella competizione elettorale fu il segretario della Democrazia cristiana Amintore Fanfani, che aveva fortemente voluto il referendum. “Grande vittoria della libertà”, titolò con enfasi L’Unità. “È una grande vittoria della libertà, della ragione e del diritto – dichiarò il segretario comunista Enrico Berlinguer – una vittoria dell’Italia che è cambiata e che vuole e può andare avanti”. Fanfani affermò l’ossequio della Dc “alle decisioni che gli elettori hanno liberamente preso”. Avvenire aprì titolando “Hanno prevalso i no”, ma nell’occhiello ricordava che “milioni di italiani hanno votato contro il divorzio”. Paolo VI, pur evitando appelli in contrasto con l’obbligo del silenzio elettorale, non rinunciò ad evocare la questione, affacciandosi dalla finestra del Palazzo apostolico a mezzogiorno di quella domenica 12 maggio per la preghiera del Regina coeli: “Noi non romperemo ora il silenzio di questa giornata, destinata per gli Italiani alla riflessione decisiva, in rapporto con uno dei più gravi doveri per i credenti e per i cittadini, in ordine al bene della famiglia. Noi -disse il Papa- inviteremo soltanto a mettere questa espressa intenzione, implorante sapienza, nella nostra odierna preghiera alla Madonna”.

17 maggio del 1981. Il popolo italiano è chiamato a pronunciarsi, mediante referendum, sull’abrogazione della legge 194, approvata il 22 maggio del 1978, che consentiva l’interruzione della gravidanza entro i primi novanta giorni. Alla Democrazia Cristiana non basterà il sostegno della Chiesa. Il 68% dei votanti confermerà la legge sull’aborto. Governo Forlani, il trentottesimo governo della Repubblica Italiana, il terzo dell’VIII legislatura. Il governo rimase in carica fino al 29 giugno 1981. Coalizone al governo:DC, PSI, PSDI, PRI. La Democrazia Cristiana aveva 138 seggi al Senato e 262 alla Camera. I Radicali – entrati in Parlamento per la prima volta nel 1976 – avevano 2 seggi al Senato e 18 alla Camera. Il PCI 109 seggi al Senato e 201 seggi alla Camera.

Questa la realtà dei fatti. I cattolici del partito unico della Balena Bianca sono sempre stati maggioranza in Italia fino al crollo del sistema dei partiti tradizionali nel 1992-1993 con Tangentopoli, sono sempre stati appoggiati di fatto dalla Chiesa cattolica. Eppure. Eppure sono sempre stati minoranza sui temi eticamente sensibili, su quelli che chiamiamo ancora – con una espressione ruiniana – “valori non negoziabili”. I cattolici oggi, maggioranza nel governo Renzi 1 e 2, con un Premier e un Presidente della Repubblica entrambi cattolici (fatto mai accaduto prima nemmeno nella Democrazia Cristiana), hanno infilato una dietro l’altra: unioni civili, divorzio breve, biotestamento.

Non ce l’ho con Camillo Langone. Non avercela, caro Langone, ma inveire contro una persona sola fingendo che questa sia la causa di tutti i mali diventa solo un alibi per nascondere le responsabilità anzitutto dei cattolici in Italia. Diventa un alibi per non leggere la storia e capire come oggi sia pensabile e possibile ricostruire una presenza pubblica dei cattolici per il bene di questo nostro amato Paese.

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Chi sono DirEst

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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