L’ALTRA FACCIA DEL #CONVEGNO VATICANO SULL’EUTANASIA

#LaCroce del 14 Novembre 2017

di Lucia Scozzoli

Ieri è balzata alla ribalta dell’attenzione nazionale la notizia del WMA European Region Meeting on End-of-Life Questions che coinvolgerà una trentina di specialisti della materia in una due-giorni ospitata in Vaticano. L’evento non sembra studiato per far discutere, ma semmai per pura accademia.

In data 16-17 novembre, nell’Aula Vecchia del Sinodo, in Vaticano, si terrà il “WMA European Region Meeting on End-of-Life Questions”, cioè un convegno sulle domande sul fine vita che scuotono l’Europa, soprattutto quella del nord. La Pontifica Accademia per la Vita ospita il convegno e monsignor Paglia sarà presente all’introduzione dei lavori.

È atteso all’apertura anche un video messaggio del pontefice (o di un suo delegato). I lavori del meeting si svolgeranno nelle due giornate seguendo un fitto programma:
• Impostazione dello scenario: tre prospettive sulle domande di fine vita
• Approccio teologico
• Delineare l’eutanasia e la PAS nei sistemi di diritto comune e romano
• Guida al processo decisionale in materia di trattamento medico in situazioni di fine vita
• Uso compassionevole e obiezione di coscienza
• Esiste il diritto di determinare la propria morte?
• Limitazioni di trattamento vs eutanasia. Decisioni sulle fasi finali su farmaci, alimentazione e sedazione terminale
• Affrontare l’opinione pubblica e le pubblicazioni
• C’è bisogno di cambiare politica?
Come si evince dai titoli, il convegno è pregno di contenuti caldi, all’interno dei quali ciascun relatore avrà modo di esprimere posizioni che potrebbero andare dal favore verso l’eutanasia e il suicidio assistito, passando per tutti i gradi intermedi di perplessità, fino all’assoluta contrarietà.

Sono coinvolti, come relatori o moderatori, ben 30 specialisti della materia, tra importanti professionisti medici europei, autorità legali, esperti di cure palliative e di etica medica, studiosi teologici e filosofi, provenienti da diversi paesi del mondo: Germania, Austria, Olanda, Svizzera, Francia, Romania, Finlandia, Belgio, UK, USA, Turchia, Giappone.

Alcuni di essi sono manifestamente a favore dell’eutanasia (d’altronde ricoprono ruoli di rilevanza in ambito medico in paesi in cui l’eutanasia è già una realtà da decenni) come il Dr René Héman (olandese) o la Dr Yvonne Gilli (Svizzera), ma accanto abbiamo professionisti di tutt’altra idea, come la dott.ssa Matilde Leonardi, che da anni si occupa di disabilità, salute pubblica, neurologia e politiche socio-sanitarie in Italia e all’estero, combattendo attivamente per la progettazione di facilitatori medici, giuridici e politici alla disabilità.

In ogni sessione del convegno si rileva questo tentativo di equilibrio delle posizioni, mettendo a confronto punti di vista diversi. I tempi certo sono molto serrati (15 minuti a testa di tempo), gli interventi davvero molteplici.

Probabilmente il momento più interessante sarà quello conclusivo, in cui 6 professionisti medieranno insieme, per un’ora e mezza, alla ricerca di proposte di cambiamento delle politiche, anche se 90 minuti diviso 6 fa sempre i soliti 15 minuti cadauno, per cui non ci saranno spazi per ampi comizi, ma solo pillole di opinioni. D’altro canto questi convegni altisonanti hanno sempre il fine primario di fare curriculum per i partecipanti, per cui i programmi sono così fitti per infilarci più nomi possibili.

A dire il vero il meeting sarebbe quasi passato inosservato se non fosse stato per il polverone suscitato da qualche giornalista: di questo convegno infatti si era già parlato a giugno, quando qualche testata temonline aveva paventato il timore che ospitare in Vaticano il World Medical Association fosse di per sé un automatico cedimento sui temi morali riguardanti l’eutanasia e il fine vita, ma allora non si conosceva ancora il programma né il nome dei relatori.

Ad oggi possiamo leggere come la Santa Sede abbia schierato per l’occasione personalità di tutto rispetto, come il prof. Ignatius John Keown, Professore di Etica Cristiana presso la Georgetown University (Stati Uniti d’America) e il prof. Pablo Requena, Professore Associato di Bioetica nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce.

È già emersa su qualche nota testata cattolica una forte critica all’impianto dell’intero convegno, additando i singoli relatori per le loro posizioni ora eutanasiche, ora semplicemente lassiste e possibiliste, ora troppo mediatrici, affermando con severità che l’unica posizione possibile verso questi temi sia un no secco, senza l’ascolto di nessuno, sempre col sospetto che il solo ospitare il convegno rappresenti un implicito avvallo delle conclusioni che ne usciranno, qualunque esse siano.

In realtà il WMA ha riservato l’ultima pagina della sua rivista di marzo per pubblicizzare il convegno, poi più nulla. Ad oggi su internet, per approdare alla pagina ufficiale di registrazione, è necessario fare una ricerca con il nome esatto del convegno in inglese, altrimenti dal sito WMA è irraggiungibile. Quindi una gran voglia di suscitare clamore non pare che ci sia da parte degli organizzatori.

Sicuramente in questo dibattito non si vuole coinvolgere l’opinione pubblica, ma rivolgersi solo al mondo degli addetti ai lavori, che col fine vita hanno a che fare ogni giorno nelle corsie d’ospedale. È molto imprudente e anche ingiusto sparare sentenze preventive con grossolanità, senza nemmeno entrare nel merito delle singole relazioni e argomentazioni, dal momento che il target del meeting è effettivamente molto alto e tecnico, di innegabile valore scientifico.

Capisco il timore che taluni hanno di sporcarsi le mani “abbassandosi” a discutere di eutanasia, ma il problema è che il mondo di ciò discute comunque, con o senza la Chiesa, la quale ribadisce il suo no morale generale, di fronte però ad una società che se ne infischia e quindi la vera questione non è tanto preservare la sacra dottrina dalle infiltrazioni possibiliste di posizioni etiche equivoche, bensì trovare ancora un modo e un luogo, nell’ambiente medico accademico e della ricerca bioetica, in cui ribadire il sì alla vita dei cattolici e dimostrare che esso si mantiene l’unica risposta valida a difesa dell’umano, anche negli scenari medici estremi che lo sviluppo tecnologico delle discipline ha creato in talune situazioni.

Rifiutarsi di essere interlocutori di questo dibattito, sottraendosi ad ogni confronto specifico e tecnico sarebbe una forma di clamorosa resa all’immoralismo del mondo, nonché una dichiarazione implicita di inadeguatezza al confronto, mentre la Chiesa ha molto da dire, anche all’uomo intubato e bionico di oggi.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Perchè un Blog dal titolo “Direzione verso Est?” La nostra vita nasce ad Est e ritorna ad Est: è un cammino che non finisce qui. Per questo motivo, affermare che la trascendenza è un fattore costitutivo dell’uomo non è irrilevante rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica della nostra esistenza. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

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