Libri per resistere. I consigli del prof. Alessandro Benigni

Al termine della diretta fb su #CommunityLaCroce FB del 14.01.2017,  il Prof Alessandro Benigni ci ha consigliato alcuni testi per approfondire i tempi trattati.
I temi  sono quelli di cui ogni persona, che ha un minimo di cura per il presente ed il futuro, non può disconoscere, perché se non affrontati attraverso un sano discernimento, potrebbero segnare profondamente il futuro delle generazioni in essere e soprattutto in divenire. Famiglia, ideologia gender, omosessualismo, bambini, pedofilia e… informazione.

Ve li proponiamo:

A- Gendercrazia, nuova utopia. Uomo e donna al bivio tra relazione o disintegrazione – Chiara Atzori

La “teoria gender” esiste o non esiste? Sesso e gender sono equivalenti?51p3hleGteL._SX319_BO1204203200_ Libri per resistere. I consigli del prof. Alessandro Benigni

Mass media, legislatori, politici e in generale la società intera sono sollecitati da una visione antropologica in cui la differenza tra maschile e femminile è oscurata e proposta come liberamente opzionabile a seconda delle preferenze individuali. Una nebulosa di istanze psicanalitiche, materialiste, unite al femminismo e all’omosessualismo militanti oggi sta diventando una modalità di pensiero egemonico unico, ribattezzato “gendercrazia” per il suo potente apparato di sostegno economico e mass mediatico.

Il gender in effetti è una visione antropologica distorta, teorica e scollegata dalla realtà, partorita da élites accademiche grazie alla saldatura tra la cosiddetta French theory e l’oligarchia progressista americana, un ristretto gruppo di persone dotate di grande potere economico e ampio accesso ai sistemi di comunicazione.

La risposta alla teoria gender non può essere una sterile opposizione, ma la rivalutazione e la testimonianza dei fondamentali princìpi oggettivi bio-psico-relazionali oltre che simbolici che contraddistinguono la differenza tra uomini e donne.

B. Gender (d)istruzione: Le nuove forme d’indottrinamento nelle scuole italiane – Gianfranco Amato

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Una documentatissima ricostruzione del tentativo attualmente in atto di indottrinamento operato nelle scuola italiane per imporre la dottrina del gender ai nostri figli.

“San Paolo esorta i Filippesi ad avere coraggio contro gli avversari, a non avere paura di proclamare la Verità anche quando è scomoda alle orecchie del potere. Anzi proprio quando è scomoda occorre gridare più forte e con maggiore convinzione.

In questa sua ultima opera l’amico Gianfranco Amato ha dimostrato coraggio. È davvero preziosa questa accurata e documentata ricostruzione del tentativo di indottrinamento operato nelle scuole italiane” (dalla prefazione di mons. Luigi Negri).

“Occorre sostenere il diritto dei genitori all’educazione dei propri figli e rifiutare ogni tipo di sperimentazione educativa su bambini e giovani, usati come cavie da laboratorio, in scuole che somigliano sempre di più a campi di rieducazione e che ricordano gli orrori della manipolazione educativa già vissuta nelle grandi dittature genocide del secolo XX, oggi sostitute dalla dittatura del “pensiero unico” (Papa Francesco, 11 aprile 2014, discorso tenuto ai rappresentanti dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia).

Ma che cos’è una famiglia?  – Fabrice Hadjadj

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Che cos’è una famiglia?

Fino a qualche tempo fa la risposta era talmente ovvia che la domanda non meritava neppure di essere posta.

Ma oggi, con la propaganda del “matrimonio per tutti”, la diffusione delle teorie del gender, e l’invasione della tecnologia per produrre individui preselezionati e performanti, niente va dato per scontato.

Per Fabrice Hadjadj, la famiglia “è il luogo nel quale si articolano la differenza dei sessi e la differenza delle generazioni, e anche la differenza tra queste due differenze”; fondata su un desiderio, prima che da una decisione, la famiglia “è il luogo del dono e della ricezione incalcolabile di una vita che si dispiega con noi ma anche nostro malgrado, e ci spinge sempre più avanti nel mistero dell’esistere”.

Per questo, Hadjadj può affermare che “la famiglia è lo zoccolo carnale dell’apertura alla trascendenza”: infatti, “proprio perché la trascendenza è la sorgente di tutto ciò che appare, è nascosta come la luce.

Il suo spirito è nel tessuto stesso della nostra carne”. “Che cosa dice l’inizio del libro della Genesi? Dio creò l’uomo a sua immagine. Maschio e femmina li creò (Gn 1, 27).

In altri termini, l’immagine di Dio si trova nella differenza dei sessi”. Non è dunque una provocazione il titolo del secondo saggio di questo volume, La trascendenza nelle mutande.

L’ultimo uomo. Malthus, Darwin, Huxley e l’invenzione dell’antropologia capitalista – Enzo Pennetta

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croceUU Libri per resistere. I consigli del prof. Alessandro BenigniVi proponiamo una recensione che abbiamo fatto del libro su #LaCroce quotidiano.

Malthus, Darwin e Huxley si allineano – benché da posizioni differenti – sull’unica convinzione che l’essere umano in quanto tale sia una realtà mutevole o mutabile: dal capitalismo ai mondi distopici, in effetti, sono molti gli evoluzionismi che erodono la vecchia e cara persuasione dell’immutabilità della natura. Enzo Pennetta racconta questo e altro in “L’ultimo uomo” .  

Che ne è oggi dell’uomo? Che ne è oggi del senso dell’umano? Sono le domande nodali che ogni tanto occorre non solo lasciare spazio e tempo a noi per porsele, ma – soprattutto – cercare di trovare risposte. Indagando sulla storia, sul corso e ricorso di ideologie e visioni sull’uomo in grado di spiegare il perché e il come oggi la tecno-scienza e l’immanentismo radicale soffochino la possibilità di un sussulto di ragione.

È il quesito che attraversa come una linea rossa l’ultimo libro di Enzo Pennetta: “L’Ultimo Uomo”- Ed. Circolo Proudhon, 2016. Sottotitolo: “Malthus, Darwin, Huxley e l’invenzione dell’antropologia capitalista”.

Cosa c’entrano Darwin e Huxley con Wall Street e la Silicon Valley? Cosa lega l’opera dell’economista Malthus alle attività “filantropiche” delle Ong? Perché nella società del materialismo si abbandonano le confessioni tradizionali ma fioriscono i culti esoterici?

Pennetta indaga con dovizia di particolari lungo i solchi del pensiero socio-filosofico-economicista degli ultimi due secoli per potere ricostruire le ragioni che hanno portato con protervia e inganno prima la cultura, poi il sapere collettivo e infine l’economia a disegnare una serie di “trappole” ben congeniate per illudere l’uomo. Illuderlo che senza l’apertura alla trascendenza connaturata all’essere uomo l’umanità potesse costruire una società ideale dove tutti possono fare ciò che vogliono.

Una storia di intrighi, di scoperte, di ipotesi, di manipolazioni, che ripercorre le vicende e i retroscena politici per definire, tassello dopo tassello, la costruzione dell’ideologia progressista. Il mantra con cui oggi si può veicolare qualsiasi input.

Se non sei progressista sei contro l’uomo. Ma che significa? È la fabbricazione scientifica delle ideologie che vogliono consapevolmente stravolgere uomo e natura. Per una utopia: liberare l’uomo dalla libertà per farlo felice.

Come si costruisce un’ideologia? Il saggio di Enzo Pennetta risponde precisamente a questo interrogativo.

Con una prosa in bilico tra narrativa e saggistica, “L’ultimo uomo” è un’inchiesta nelle retrovie storiche, filosofiche, antropologiche, scientifiche di un grande apparato ideologico di cui oggi non si ha più la cognizione, di un paradigma di pensiero, di una metastruttura che si dispiega a partire dall’opera di Malthus fino alle stramberie religiose dei guru della Silicon Valley e alle attività sovversive delle Ong. Come in ogni ideologia, come in ogni dispositivo di dominio, in cui si relazionano dialetticamente idee e realtà, idee e potere, idee e istituzioni, l’aumentare del raggio di influenza determina il diminuire della sua percezione.

Ma se l’ideologia è avulsa dalla dimensione presente (è un’attesa escatologica, un futuro a venire, una visione di un mondo che non c’è – così erano le grandi narrazioni: l’illuminismo, il positivismo, il marxismo) ora, quello descritto da Pennetta, è il suo passaggio a fatto culturale, quindi passivo, vivificato inconsciamente nella quotidianità (un gesto, un modo di dire, un comportamento, un giudizio, una legge). Stiamo parlando della nascita di un dispositivo di potere e per dispositivo adoperiamo la definizione datane da Deleuze: “discorsi, istituzioni, strutture architettoniche, decisioni regolative, leggi, misure amministrative, enunciati scientifici, proposizioni filosofiche, morali e filantropiche”.

Pennetta esamina la nascita dei discorsi della modernità e della postmodernità fino a delineare un ipotetico futuro verso cui il nostro presente sembra proiettato e che ha già le sue formazioni sociali attive: il trans o postumanesimo. Si susseguono così gli attori che hanno dato vita agli sconvolgimenti nel panorama politico e culturale tra il xvi e il xvii secolo ed i suoi sviluppi fino ai giorni nostri attraverso l’istituzione delle societies inglesi, i circoli intellettuali, i club di élite, le alte sfere di governo, prima i partiti e poi – una volta venuto meno il loro scopo di contenitori ideologici – le ong: tutti organi votati alla selezione dei testi di riferimento del nuovo paradigma, dei pensatori a loro funzionali, dei movimenti di protesta da manipolare, dei concetti che meglio si adattano alla loro Weltanschauung, marginalizzando ed escludendo tutti quei corpi ostili alla loro affermazione. Fantascienza? Esagerazione? No. Se si avrà la pazienza di leggere “L’ultimo uomo” dalla prima all’ultima pagina, ciascuno di noi si potrà accorgere che quanto descritto nelle pagine del libro mostrano tutta la drammatica tristezza di ciò che leggiamo ogni giorno sui giornali, in tv e in ciò che il “Potere” vuole farci passare a tutti i costi come normale, giusto, buono e bello. “Per guardare ai futuri sviluppi sociali e antropologici – scrive Pennetta nel capitolo sul transumanesimo-bisogna ancora una volta volgersi indietro, nel 1924, anno in cui J.B.S. Haldane, nel saggio ‘Daedalus: Science and the Future’, descrive i vantaggi dovuti all’incremento delle ricerche nel campo delle scienze biologiche.

L’obiettivo che l’autore si prefissa è quello di stravolgere e superare l’assetto antropologico fondato sui modelli culturali e religiosi del passato.

Dopo il movimento umanista è sorto quello transumanista, un termine coniato dal biologo evoluzionista Julian Huxley. Il movimento transumanista è convinto che il progresso tecnologico possa trasformare radicalmente l’umanità. Huxley vi fa riferimento per la prima volta nel 1957, in un articolo nel quale, dopo aver sottolineato il percorso dell’evoluzione umana, propone un mondo in cui le conquiste scientifiche portino a nuove possibilità per il futuro”. L’articolo termina così: “Credo nel transumanesimo: un giorno ci saranno abbastanza persone che potranno sinceramente dire che l’umanità è sulla soglia di un nuovo tipo di esistenza, così differente come la nostra lo è da quella dell’uomo di Pechino. E alla fine conseguirà consapevolmente il proprio destino”. Le parole di Huxley rimandano immediatamente ad un passo dello Zarathustra di Nietzsche, che recita: “Che cos’è la scimmia per l’uomo? Qualcosa che fa ridere, oppure suscita un doloroso senso di vergogna. La stessa cosa sarà quindi l’uomo per il Superuomo: un motivo di riso o di dolorosa vergogna”.Il transumanesimo è un superomismo scientifico che ritiene di avere a disposizione i mezzi per realizzare una trasformazione evolutiva artificiale, e completare quello che solo parzialmente è riuscita a fare la natura. “I primi mezzi impiegati per questa trasformazione – prosegue Pennetta – sono quelli messi a disposizione dall’industria farmaceutica.

La denuncia viene dallo stesso Fukuyama che ne ‘L’uomo oltre l’uomo’ affronta gli effetti dell’uso degli psicofarmaci. Il capitolo sulla neurofarmacologia e il controllo del comportamento è infatti preceduto da un estratto di ‘Così parlò Zarathustra di Nietzsche’. Fukuyama punta l’attenzione, in particolare, non sulle sostanze pubblicamente riconosciute come ‘droghe’, ma su quelle che rientrano nella categoria delle sostanze farmaceutiche, approvate socialmente e scientificamente. Il riferimento è ai prodotti conosciuti commercialmente come Prozac e Ritalin. Il Prozac è un farmaco antidepressivo che sin dalla sua comparsa suscita subito molto interesse. È uno dei pochi casi in cui interi libri sono stati dedicati a un prodotto farmaceutico, al quale è si attribuisce l’appellativo di ‘pillola della felicità’. Il suo meccanismo d’azione consiste in una maggior disponibilità della serotonina, un mediatore chimico coinvolto nelle sensazioni di gratificazione. Gli esperimenti fatti sugli animali ne hanno rilevato una concentrazione massima in quelli domestici che, vivendo in società, si trovano al vertice della scala sociale, e una quantità minima in quelli che crescono in cattività. Affrontando le dinamiche socio-politiche da un’ottica hegeliana, in cui il riconoscimento da parte dei propri simili, più delle motivazioni economiche, è il vero motore dell’attività umana si comprende come un farmaco che generi una sensazione artificiale di riconoscimento abbia implicazioni politiche. Sostituire la gratificazione e l’autostima generate dalla propria attività sociale con quelle fornite artificialmente significa disinnescare le tensioni e le insoddisfazioni che sono alla base del dissenso e dell’attività pubblica. Il riferimento alla droga denominata ‘Soma’, che nella distopia del Mondo Nuovo neutralizzava le frustrazioni fornendo una felicità chimica, è esplicitamente indicato da Fukuyama. Il secondo farmaco in esame, il Ritalin, viene invece prescritto per quel nuovo disturbo dei bambini denominato adhd (AttentionDeficit/Hyperactivity Disorder), una sindrome da deficit di attenzione e iperattività, che può essere banalmente definito come un comportamento particolarmente vivace, caratteristico di una parte dei bambini. La molecola contenuta nel Ritalin è il metilfenidato, un derivato delle amfetamine, la stessa categoria di sostanze, come l’Ecstasy, il cui costituente principale è la Metilendiossi-Metan-fetamina (mdma). Il deficit di attenzione viene così ‘curato’ mediante l’assunzione di derivati dell’amfetamina.

La conseguenza di questa scelta è la semplificazione dei comportamenti umani con la riduzione a stato patologico di normali differenze. Questo implica una deresponsabilizzazione dei genitori, specialmente quelli delle classi sociali più povere, che per necessità o per scelta sono indotti a dedicare minori attenzioni educative ai figli vivaci delegando la soluzione palliativa ad un farmaco. Analoghe considerazioni possono essere fatte per i farmaci ansiolitici a base di benzodiazepine (Lexotan, Tavor, EN eccetera) che, trattando l’infelicità come una patologia, puntano a disinnescare i meccanismi di tensione e ansia imputabili a problemi sociali, che dovrebbero essere affrontati con un’azione mirata sulla realtà del problema”.

Come non osservare la verità di quanto decritto da Pennetta sull’utilizzo dei farmaci ansiolitici? La cura per ogni problema. Il benessere restabilito. Fintamente. Illusorio. “Un altro tema affrontato da Fukuyama è l’uso delle tecniche di ingegneria genetica per migliorare le caratteristiche degli individui. Anche questo capitolo, intitolato proprio ‘Ingegneria genetica’, si apre con il sopracitato passo di Nietzsche tratto da ‘Così parlò Zarathustra’. La manipolazione genetica umana ha come possibile conseguenza la creazione di linee di discendenza che differenziano socialmente gli individui delle classi superiori da quelle inferiori. Ma le questioni evidenziate da Fukuyama sono solo una parte delle istanze dell’ideologia transumanista il cui pieno compimento prevede traguardi molto più ambiziosi, volti al superamento della corporeità biologica e alla sua sostituzione con componenti tecnologiche”. I transumanisti si presentano come un movimento messianico, con la relativa previsione di un momento ben preciso in cui la promessa si avveri. Il loro “avvento” prende il nome di “Singolarità”. L’obiettivo ultimo dei transumanisti è la sostituzione totale della corporeità biologica con un supporto tecnologico. Questo consente di conseguire l’immortalità, anche se in una forma che di umano non ha più nulla. In un articolo apparso sul mensile Time nel febbraio del 2011 viene affrontato questo argomento: “Forse l’intelligenza artificiale ci aiuterà a trattare gli effetti della vecchiaia e prolungare le nostre aspettative di vita a tempo indeterminato. Forse trasferiremo le nostre coscienze in computer e vivremo al loro interno come software, per sempre, virtualmente. Forse i computer accenderanno l’umanità e annienteranno noi stessi. L’unica cosa che tutte queste teorie hanno in comune è la trasformazione della nostra specie in qualcosa che non è più riconoscibile come l’umanità intorno al 2011. Questa trasformazione ha un nome: la Singolarità”. Inquitetantemente vero. Non a caso l’ultimo capitolo del libro si intitola: “XX. La Corda sull’abisso”. Siamo davvero su un crinale pericoloso. “L’uomo dev’essere superato. Il superuomo è il senso della terra. […] L’uomo è una corda tesa tra la bestia e il superuomo, una corda sull’abisso. Ciò che di grande vi è nell’uomo è che esso è un ponte, e non un termine. Ciò che si può amare nell’uomo è che egli è un passaggio e un tramonto” -F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra. “L’ultimo uomo è il risultato antropologico della fine delle grandi narrazioni e degli stimoli di una sola, capillare ideologia – scrive Pennetta –“. Pennetta si affida alle parole di Igor Rostislavovič Šafarevič, matematico russo fondatore della più importante scuola di teoria algebrica dei numeri e di geometria algebrica del suo paese. Un autore che con largo anticipo ha visto gli esiti della dicotomia comunismo-capitalismo. Sotto il comunismo Šafarevič si professa dissidente, divenendo nel 1970 un sostenitore del comitato per i diritti umani di Andrej Sacharov. È stato vicino alle posizioni di Aleksandr Solženicyn, e ciò che lo rende degno di nota è la sua critica non solo verso il governo sovietico e comunista, ma verso le idee liberali che si prospettano per il futuro della Russia post-sovietica. Nel libro ‘Il socialismo come fenomeno storico mondiale’, pubblicato nel 1977, si cimenta nell’analisi del fenomeno comunista e degli sviluppi del modello sovietico. Qui arriva ad affermare che la realizzazione della figura dell’oltreuomo è l’obiettivo condiviso dal transumanesimo materialista di derivazione comunista e dal liberismo scientista occidentale. Sulla convergenza tra comunismo e liberalismo Šafarevič scrive: “Perché i liberali d’Occidente provavano simpatia per il sistema staliniano di comando? Entrambi questi fenomeni storici si presentano come tentativi di realizzare un’utopia tecnicoscientista. O, meglio, sono due varianti, due vie di questa realizzazione. La via progressista occidentale è più morbida, basata sulle manipolazioni più che sulla violenza diretta (anche se questa è stata talora impiegata, come nel caso del Grande Terrore all’epoca della rivoluzione francese o nella colonizzazione del mondo non occidentale). La via del sistema di comando è invece collegata ad una violenza estrema. Tale differenza di metodo crea l’impressione che si tratti di due sistemi irrimediabilmente antagonistici, ma in effetti sono mossi da un unico spirito ed i loro fini ideali coincidono in maniera sostanziale”.

Riprendendo, e approfondendo, quanto affermato da Marx riguardo alla visione darwiniana della società, Šafarevič pensa liberalismo e comunismo come due facce di un unico paradigma: “Numerosi esempi mostrano come nella maggioranza dei movimenti di opposizione e rivoluzionari siano esistite due frazioni, una moderata e l’altra estremista: puritani e indipendenti nella rivoluzione inglese, girondini e giacobini in quella francese, liberali e terroristi in Russia negli anni Sessanta – Settanta del XIX secolo e così via. Per i liberali il terrorismo era solo un eccesso, quel che essi volevano fare senza osarlo. È in questo “dualismo simbiotico tra comunisti e liberali” che Pennetta individua il diffondersi di una “concezione materialista e tecnocentrica dei primi” e “una visione darwiniana dei secondi”. Che significa? “Entrambi sono guidati dal mito progressista e industrialista pur mossi da un discorso ideologico diverso. Il comunismo si giustifica per mezzo del materialismo storico. Il liberalismo è convinto di rappresentare economicamente e socialmente lo sviluppo per selezione naturale dell’intera società, in perfetta osmosi con i metodi e gli strumenti che si riscontrano in natura”. In fondo, non è che la tentazione spesso vista nell’antichità classica manipolata poi ad uso e consumo dell’ideologia. “Il primo riferimento è alla Repubblica di Platone, recuperata e assimilata nella società scientista e tecnocentrica immaginata nell’Inghilterra dalle mire imperialiste di Francis Bacon e da lui dipinta nella Nuova Atlantide. Ma oltre a questo facile collegamento con l’utopia platonica, la stessa influenza è rinvenuta nelle sette gnostiche, i movimenti manichei di epoca classica, riaffiorati nel Medio Evo e nel Rinascimento dando periodicamente vita a rivolte e sommosse violente nei confronti del Sacro Romano Impero. La gnosi è il loro denominatore comune, un termine derivato dal greco ‘conoscenza’, ad indicare un percorso auto-salvifico basato sulla ricerca delle verità ultime sull’uomo e non rivelate dalle scritture monoteistiche. Per gli gnostici la divinità giudeo-cristiana, e quindi anche islamica, è in realtà un demiurgo malvagio che tiene intrappolati gli uomini, o meglio la scintilla divina presente in loro, dentro un corpo-prigione che impedisce di ricongiungersi con il vero Dio. Da qui le rivolte armate del socialismo chiliastico, un movimento che comprende le sette degli apocalittici e dei catari che dal Medio Evo al Rinascimento hanno scombussolato l’Europa. Nella ricostruzione di Sfarevič le caratteristiche dei movimenti chiliastici si ripetono ciclicamente e sono sopravvissute fino ad oggi”. Queste sette gnostiche erano fatte di socialisti e comunisti, attaccavano il matrimonio, la famiglia e la proprietà, se avessero vinto ne sarebbe risultato uno sconvolgimento generale.

Fallita la loro rivoluzione religiosa, le idee gnostiche sono state riprese in forma laica durante il Seicento e il periodo illuminista. In luogo del predicatore, dell’apostolo errante abbiamo il pubblicista, il filosofo. L’enfasi religiosa e le visioni lasciano il posto alla ragione. La pubblicistica socialista assunse un carattere prettamente laico e razionalistico, per raggiungere un pubblico più vasto si diede la forma del racconto di viaggio in paesi sconosciuti, inserendo anche argomenti frivoli. Con ciò cambia anche il tipo di pubblico, non più i contadini e gli artigiani cui predicavano gli apostoli medievali, ma un pubblico di lettori colti. Proprio a causa di questo il socialismo rinunciò per qualche tempo alla propria influenza sulle masse. L’intera corrente, non essendo pienamente riuscita nel suo attacco frontale contro la civiltà cristiana, si impegnò in una sorta di manovra diversiva che durò alcuni secoli”. La religione del New Age costituisce una forma di gnosi attualizzata che affonda le proprie radici nella teosofia dell’Ottocento, culto molto diffuso tra i fondatori del movimento fabiano. Mentre le religioni rivelate diventano residui di un passato oscurantista, la credenza in una realtà genericamente spirituale costituisce il terreno fertile per un vago panteismo. Gli scienziati che si professano atei non hanno difficoltà, in genere, ad accogliere l’idea che la Terra sia un pianeta assimilabile a un unico immenso essere vivente, una teoria proposta da James Lovelock nel 1979 come “ipotesi Gaia”. “Forse non ci si rende conto che viene così ristabilito uno dei culti primordiali legati alla ‘Grande madre’, una devozione presente nella maggior parte delle mitologie fin dalla preistoria, dalla quale ci giungono statue della dea. Un esempio su tutti, il Festival del Burning Man che si tiene a partire dal 1991 nel deserto del Nevada a fine agosto. L’iniziativa viene promossa come un’esperienza di radicale fiducia in sé e di espressione del proprio Io interiore, e somiglia molto a un happening hippie dove il nudismo, l’uso di sostanze stupefacenti, le orge e gli scambi di partner sono una consuetudine. Il festival del Nevada è una sorta di Woodstock istituzionalizzato con arte, musica, costumi e comportamenti sessualmente liberi. Il divieto di riprendere o registrare rafforza il collegamento con gli antichi misteri dionisiaci nei quali la riservatezza era assoluta. Al festival del Burning Man sono stati segnalati grandi nomi della Silicon Valley, personaggi come Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, il capo di Amazon Jeff Bezos e l’ideatore di Google Sergey Brin, le menti che progettano il futuro per il pianeta e i punti riferimento per milioni di persone. Ma è stato Elon Musk, cofondatore di Pay Pal, a dire la cosa più interessante: “Burning man è Silicon Valley”. La Silicon Valley, infatti, ha una sua specifica filosofia che il giornalista Paul Carr ha attribuito all’Oggettivismo, un approccio filosofico fondato da Ayn Rand nel 1943. La Rand è una scrittrice e filosofa russa naturalizzata statunitense che ha influenzato il movimento libertario americano ed ha affascinato le personalità più rilevanti della Valley. Ayn Rand sostiene la differenza antropologica tra gli esseri umani: da una parte gli eletti, gli imprenditori illuminati, e dall’altra una massa di personaggi parassitari condannati a vivere degli avanzi dei primi. Il suo principio guida è l’’egoismo etico’, una modello comportamentale, politico ed economico, basato sull’assenza dello Stato in vista di un laissez faire che incentivi il libero mercato e la libertà interiore. “La nostra epoca è una fase “liquida” di transizione verso un’utopia – o meglio distopia – gnostica, dove il monopolio della conoscenza è riservato ad una ristretta cerchia di persone, unita da una visione ben precisa del mondo, che si evolve in perfetta continuità – come si è tentato di dimostrare – dal pensiero di Thomas Robert Malthus fino a quello della Rand” – conclude Pennetta.

Ora stiamo attraversando un tratto di percorso individuato da Nietzsche come la “corda sull’abisso”, alle cui estremità ritroviamo rispettivamente l’uomo e l’oltreuomo.

È una fase in cui l’uomo non è più e l’oltreuomo non è ancora. La società liquida non rappresenta un punto di arrivo, ma una fase necessaria di passaggio da uno stato solido ad un altro, da una cultura dei doveri a una dei diritti, sospesa in bilico tra materialismo e religiosità, intrisa di progressismo e di superstizioni, alla ricerca farraginosa di un percorso interminabile descritto da Nietzsche in questi termini: “un pericoloso andar dall’altra parte, un pericoloso metà-cammino, un pericoloso guardarsi indietro, un pericoloso rabbrividire e star fermi. Ciò che di grande vi è nell’uomo è che esso è un ponte, e non un termine. Ciò che si può amare nell’uomo è che egli è un passaggio e un tramonto”. Gli esiti, tuttavia, sono incerti e la fase di “coagulazione”, abbandonato il mito gnostico di un oltreuomo di cui possiamo scorgere soltanto gli inquietanti lineamenti, si può risolidificare verso paradigmi inediti, verso un’esistenza realmente umana e dignitosa.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ – 23 luglio 2016 di #DavideVairani

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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