L’opzione preferenziale per la #fecondità
#LaCroce del 03 Novembre 2017
di Emiliano Fumaneri

Essendo ormai imminente il cinquantesimo anniversario dell’enciclica più combattuta dell’ultimo mezzo secolo, la Humanæ Vitæ, fioccano da più parti le iniziative commemorative (non poche delle quali si propongono di “attualizzare” il contenuto del documento). A Trento, invece, in una conferenza promossa da questo quotidiano alcune nostre firme hanno ripercorso le tappe del Magistero di tutto il XX e XXI secolo: la Chiesa promuove la vita feconda

p06-800x637 L’opzione preferenziale per la #fecondità
La Croce quotidiano

Nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa la famiglia viene definita come «prima società naturale», «prima e vitale cellula della società» (n. 211).
Essa è la «prima forma di comunione di persone» al tempo stesso di pari dignità e con differenti peculiarità. Ed è questo impasto vivente di similarità e differenza ad essere chiamato a formare «una sola carne» come Adamo ed Eva nel libro della Genesi. La funzione caratteristica della famiglia è l’impegno procreativo che rende i coniugi, come dice il Compendio, «collaboratori del Creatore» secondo il comando a essere fecondi e a moltiplicarsi per riempiere la terra (Gen 1,28)”. Sempre il Compendio con una bella espressione definisce i genitori «ministri della vita», ministri di Dio nel trasmettere la vita. Ma non c’è solo la generatività intesa come generazione puramente fisica. La famiglia è anche il luogo in cui si genera bene e al bene, cioè il luogo in cui, scrive san Giovanni Paolo II, «l’uomo riceve le prime e determinanti nozioni intorno alla verità ed al bene, apprende che cosa vuol dire amare ed essere amati e, quindi, che cosa vuol dire in concreto essere una persona» (Centesimus annus, n. 39).

Generare bene vuol dire generare con ragione (l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, perciò è un essere dotato di intelligenza, la qual cosa gli permette di non farsi soggiogare dalle pulsioni animalesche) ma non in maniera razionalistica, lasciando cioè spazio all’intervento della Provvidenza.

Per questo la Chiesa del Dio creatore («amante della vita», è il titolo che gli attribuisce il libro della Sapienza) guarda con particolare favore alla trasmissione della vita. La Chiesa, certo, parla di procreazione responsabile che prevede anche, come scrive Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae, «la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato una nuova nascita» (n. 10). Ma come hanno notato alcuni commentatori dell’enciclica il papa traccia signficativamente una prima direzione di esercizio della paternità responsabile: «la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa» (ibidem). Nella Bibbia del resto i figli vengono presentati come una benedizione divina. In coerenza al dettato biblico la costituzione conciliare Gaudium et spes esalta la fecondità matrimoniale con queste parole: «Tra i coniugi che in tal modo adempiono la missione loro affidata da Dio, sono da ricordare in modo particolare quelli che, con decisione prudente e di comune accordo, accettano con grande animo anche un più grande numero di figli da educare convenientemente» (n. 50).

Non bisogna nemmeno dimenticare l’importanza della famiglia per la società. Lo ribadisce, una volta ancora, il Compendio della dottrina sociale della Chiesa: “La famiglia, comunità naturale in cui si esperimenta la socialità umana, contribuisce in modo unico e insostituibile al bene della società”. La comunità familiare, infatti, nasce dalla comunione delle persone: «La “comunione” riguarda la relazione personale tra l’“io” e il “tu”. La “comunità” invece supera questo schema nella direzione di una “società”, di un “noi”. La famiglia, comunità di persone, è pertanto la prima “società” umana». Una società a misura di famiglia è la migliore garanzia contro ogni deriva di tipo individualista o collettivista, perché in essa la persona è sempre al centro dell’attenzione in quanto fine e mai come mezzo». (n. 213)

L’endorsement cattolico a favore della generosa accoglienza della vita è stato ribadito senza eccezione da tutti i papi del ventesimo e del ventunesimo secolo. Basterebbe citare il Discorso di Pio XII alle famiglie numerose del 20 gennaio 1958 nel quale le famiglie numerose vengono definite «le più benedette da Dio, dalla Chiesa predilette e stimate quali preziosissimi tesori». E ancora: «Le famiglie numerose, lungi dall’essere la « malattia sociale », sono la garanzia della sanità di un popolo, fisica e morale. Nei focolari, dove è sempre una culla che vagisce, fioriscono spontaneamente le virtù, mentre esula il vizio, quasi scacciato dalla fanciullezza, che ivi si rinnova come soffio fresco e risanatore di primavera». Il 17 giugno 1945, nel discorso Nous sommes de coeur, a chiusura del primo Congresso nazionale francese dedicato al «Sacro Cuore», papa Pacelli aveva enfatizzato il valore sociale della famiglia numerosa: «Il valore e la prosperità di un popolo, risiede non nella azione cieca di una moltitudine confusa, bensì nella organizzazione normale delle famiglie sane e numerose, sotto l’autorità rispettata del padre, sotto la sagace e vigilante provvidenza della madre, nell’unione intima e cooperante dei figliuoli. Ogni famiglia si estende, si dilata nella parentela che i vincoli del sangue uniscono. E le alleanza fra le diverse famiglie, mediante i loro armoniosi, accordi, costituiscono, come tante maglie, una rete, la cui flessibilità e solidità assicurano l’unità vitale di una nazione, grande famiglia del grande focolare che è la patria». Anche Giovanni XXIII ha speso parole generose per le famiglie numerose. Lo attesta, tra le altre cose, il messaggio per la Festa della Sacra Famiglia del 7 gennaio 1962, dove il “papa buono” definisce le famiglie numerose come «testimonianza visibile di fedeltà a Dio, prova concreta di abbandono nella sua buona provvidenza». Sulla stessa falsariga si pone Paolo VI (Discorso alla Federazione Nazionale delle Associazioni delle famiglie numerose, 147 dicembre 1963) che ha parole particolarmente affettuose per le famiglie numerose, la cui presenza viene definita «una testimonianza di fede, di coraggio, di ottimismo; è un atto di fiducia vissuta e totale nella Provvidenza Divina, e una celebrazione eloquente dei valori più alti e santi della famiglia; è una attestazione di retta coscienza morale, in una società e in un particolare momento che presentano talora sintomi preoccupanti di egoismo, di indifferenza, di edonismo gretto e spesso conformista a decadente costume». Il Papa poi paragona le famiglie numerose, nel contesto della società moderna, «al lievito della similitudine evangelica, che, seppur esiguo e poco appariscente, fa fermentare la massa (cfr. Matth.13, 33), pervadendola e sollevandola tutta». Sarebbero innumerevoli i riferimenti ad hoc nel magistero di Giovanni Paolo II, il Papa della vita e della famiglia (basti solo pensare alla lettera alle famiglie “Gratissimam sane” del 1994, in occasione dell’anno della famiglia voluto dall’Onu e fatto proprio dalla Chiesa). Ma il tempo è tiranno. Anche per il grande Benedetto XVI c’è tempo solo per un fugace accenno. Penso a un suo Discorso alla Curia romana (22 dicembre 2006) dove, ricordando il suo viaggio in Spagna, papa Ratzinger elogia «la testimonianza di coniugi che – benedetti da una schiera numerosa di figli – si sono presentati davanti a noi e hanno parlato dei rispettivi cammini nel sacramento del matrimonio e all’interno delle loro famiglie numerose».

Più spazio vorrei dedicare a papa Francesco, che ha avuto forse le parole più belle per le famiglie numerose nel Discorso all’Associazione Nazionale delle famiglie numerose (28 dicembre 2014): «Siete venuti con i frutti più belli del vostro amore. Maternità e paternità sono dono di Dio, ma accogliere il dono, stupirsi della sua bellezza e farlo splendere nella società, questo è il vostro compito. Ognuno dei vostri figli è una creatura unica che non si ripeterà mai più nella storia dell’umanità. Quando si capisce questo, ossia che ciascuno è stato voluto da Dio, si resta stupiti di quale grande miracolo sia un figlio! Un figlio cambia la vita! Tutti noi abbiamo visto – uomini, donne – che quando arriva un figlio la vita cambia, è un’altra cosa. Un figlio è un miracolo che cambia una vita. Voi, bambini e bambine, siete proprio questo: ognuno di voi è frutto unico dell’amore, venite dall’amore e crescete nell’amore. Siete unici, ma non soli! E il fatto di avere fratelli e sorelle vi fa bene: i figli e le figlie di una famiglia numerosa sono più capaci di comunione fraterna fin dalla prima infanzia. In un mondo segnato spesso dall’egoismo, la famiglia numerosa è una scuola di solidarietà e di condivisione; e questi atteggiamenti vanno poi a beneficio di tutta la società. Voi, bambini e ragazzi, siete i frutti dell’albero che è la famiglia: siete frutti buoni quandol’albero ha buone radici – che sono i nonni – e un buon tronco – che sono i genitori. Diceva Gesù che ogni albero buono porta frutti buoni e ogni albero cattivo frutti cattivi (cfr Mt 7,17). La grande famiglia umana è come una foresta, dove gli alberi buoni portano solidarietà, comunione, fiducia, sostegno, sicurezza, sobrietà felice, amicizia. La presenza delle famiglie numerose è una speranza per la società. E per questo è molto importante la presenza dei nonni: una presenza preziosa sia per l’aiuto pratico, sia soprattutto per l’apporto educativo. I nonni custodiscono in sé i valori di un popolo, di una famiglia, e aiutano i genitori a trasmetterli ai figli. Nel secolo scorso, in tanti Paesi dell’Europa, sono stati i nonni a trasmettere la fede: loro portavano di nascosto il bambino a ricevere il Battesimo e trasmettevano la fede. Cari genitori, vi sono grato per l’esempio di amore alla vita, che voi custodite dal concepimento alla fine naturale, pur con tutte le difficoltà e i pesi della vita, e che purtroppo le pubbliche istituzioni non sempre vi aiutano a portare. Giustamente voi ricordate che la Costituzione Italiana, all’articolo 31, chiede un particolare riguardo per le famiglie numerose; ma questo non trova adeguato riscontro nei fatti. Resta nelle parole. Auspico quindi, anche pensando alla bassa natalità che da tempo si registra in Italia, una maggiore attenzione della politica e degli amministratori pubblici, ad ogni livello, al fine di dare il sostegno previsto a queste famiglie. Ogni famiglia è cellula della società, ma la famiglia numerosa è una cellula più ricca, più vitale, e lo Stato ha tutto l’interesse a investire su di essa!». Non stupisce quindi anche la Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015) affermi che «la presenza delle famiglie numerose nella Chiesa è una benedizione per la comunità cristiana e per la società, poiché l’apertura alla vita è esigenza intrinseca dell’amore coniugale».

Si può concludere pertanto con una osservazione: la Dottrina sociale della Chiesa promuove una vera e propria opzione preferenziale per la fecondità. Una opzione da riscoprire per chiunque abbia a cuore la salute del nostro paese.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Perchè un Blog dal titolo “Direzione verso Est?” La nostra vita nasce ad Est e ritorna ad Est: è un cammino che non finisce qui. Per questo motivo, affermare che la trascendenza è un fattore costitutivo dell’uomo non è irrilevante rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica della nostra esistenza. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

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