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“Ma cos’è la Destra, cos’è la Sinistra”?

di Davide Vairani

Sparare su Renzi oggi è come sparare sulla croce rossa, lo so. Ma – nonostante le dèbacle delle ultime tornate elettorali – il Pd resta ancora il principale partito “di sinistra”. “Sinistra”: vedo I sorrisi ironici di chi sta leggendo questo post.. Difficile infatti poter definire il Pd “di sinistra”. Difficile ormai usare categorie “destra-centro-sinistra” in politica oggi – questo il punto sul quale fermarsi a ragionare-, non solo in Italia.

Gli eventi tumultuosi che hanno partorito alla fine questo inedito governo giallo-verde confermano sostanzialmente un fatto: sono saltate per aria definitivamente le categorie interpretative con le quali siamo stati abituati a “leggere” le dinamiche politico-partitiche italiane. Il primo “effetto” di questo governo sta proprio qui: mette in evidenza plastica la fine “destra/sinistra”.

Che cosa accadrà ora? Non lo so. Per ora constato il crepuscolo che avvolge ogni fine di un’epoca.

Sul fronte del centro-destra: Lega al governo, FdI che dichiara il voto di astensione sulla fiducia, Forza Italia all’opposizione. Se fino a ieri il centro-destra non era che un cartello elettorale apppicicaticcio, oggi si fa persino fatica a pronunciare il nome “centro-destra”.

Il centro-sinistra. Da anni non esiste più. LeU forse al 2,5%, Potere al Popolo (i residuati delle categorie novecentesche, cioè ex PCI, ex, Rifondazione Comunista) forse al 2%.

Il Pd? Renzi ha dichiarato l’altro giorno ad “Otto e Mezzo” della Gruber: “M5s e Lega hanno strillato in tutte le piazze contro le istituzioni. Stanno cercando di sfasciare il sistema istituzionale. Ecco perché il Pd non deve fare semplicemente opposizione, ma costruire. Sono convinto che Di Maio e Salvini siano antifascisti. I fascisti sono quelli che vogliono fare la marcia su Roma, di cui hanno parlato alcuni congiunti di Alessandro Di Battista“. Poi: “Non credo che il Pd andrà mai con Forza Italia alle prossime elezioni, sono contrario. Diverso è dire a tanti elettori delusi di Forza Italia: ‘Volete dare il voto a Salvini?’. Credo che molte di queste persone moderate voteranno per un fronte repubblicano. Io ci metterei la firma per avere il 41%, come al referendum del 4 dicembre. Dopodiché, se passava il referendum costituzionale, questo casino non c’era”. Riguardo al suo futuro, l’ex segretario dem ha affermato: “Cosa farò? Il Pd non si può permettere l’ennesima discussione interna, io mi metto a dare una mano dietro. Una vita da mediano, dopo aver fatto il centravanti alle europee del 2014 e al referendum del 2016. A queste elezioni abbiamo giocato senza schema e si sono visti i risultati. In 5 anni abbiamo rimesso a posto i conti e l’Italia stava andando bene. In 86 giorni quei due hanno disintegrato la credibilità internazionale”. Più che ad un fronte repubblicano ho l’impressione che ancora una volta Renzi si rivolga de facto a quelle élites neo-borghesi, degli apparati dei poteri forti, insomma, nulla a che vedere con il “trionfi la giustizia proletaria”.

Uno dei temi oggi sempre più aperti è quello che Fabio Torriero ha chiamato “il tema delle democrazie rappresentative in Occidente” (in “Preoccupato per 3 tipi di ‘guerre’ che si profilano”, “Lo Speciale”, 28 maggio 2018). Giornalista ed analista, da sempre studioso della destra non solo italiana e oggi tra gli “spin doctor” del Popolo della Famiglia di Adinolfi, Torriero in questa intervista pronunciata prima del varo del nuovo governo evidenziava alcuni nodi.

“Ormai si stanno delineando dei cambiamenti profondi nel panorama italiano. Se Lega e 5Stelle andranno divisi sarà un derby tra queste due forze, altrimenti se andranno uniti (e lo vedremo ora) oggettivamente si creeranno le condizioni di un polo sovranista, identitario e populista 2.0 che farà incetta di voti. Io sono di più per questa seconda ipotesi, per una certa omogeneità che vedo ormai tra loro su certi temi. Dall’altra parte a quel punto si creerà un polo radical e liberal”.

E aggiunge: “Questo formalismo costituzionale di Mattarella, che da arbitro è diventato capitano perché ha fatto una scelta chiara e, ripeto, anche legittima da parte sua, ha una crepa: non si vede perché questa ortodossia formale in precedenza non sia stata mai utilizzata, e dire che ne abbiano avute di stranezze istituzionali. Questo fa capire che non è niente di quello sembra, c’è uno scontro in realtà tra la visione di economia, finanza europeista e un’altra risposta che è quella che sovranista-populista-identitaria”.

“Non è una novità che siamo a sovranità limitata, certo. Prima eravamo dentro la geopolitica del cappello americano. Ora si è aggiunto il cappello di un’Europa che non è quella delle premesse, non certo quella – a cui sarei favorevole – di De Gasperi e De Gaulle. Prima lo scontro era tra le sovranità e gli imperi geopolitici Russia e America, e il tema era recuperiamo la sovranità nazionale. Ora il tema è diverso, sovranità stemperate verso una costruzione superiore che è l’Europa”.

Non so se la visione di Torriero sia in grado di leggere fino in fondo i cambiamenti in corso. Finite le ideologie, che cosa sta avanzando?

“L’ideologia, l’ideologia. Malgrado tutto credo ancora che ci sia: è la passione, l’ossessione della tua diversità che al momento dove è andata non si sa, dove non si sa, dove non si sa”

Giorgio Gaber, “Destra-Sinistra”

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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