#Meeting2017: ecco la nostra versione

#Meeting2017: ecco la nostra versione
#LaCroce del 06 Settembre 2017

di #RobertoLauri

La kermesse riminese di Comunione e Liberazione è da decenni una vetrina politica tanto affermata da riempire le pagine dei quotidiani in agosto. Peccato che la stampa si concentri soprattutto sulle conferenze, mentre i lati culturali della mostra (altrettanto massicci) vengono perlopiù lasciati a parte. Recuperiamo quindi volentieri una rassegna delle 17 esposizioni. Dalla rivoluzione russa al crollo del muro di Berlino, tutto il secolo breve e oltre.

Era la fine degli anni ’70, quando un gruppo di amici riminesi, che condividevano l’esperienza di Comunione e Liberazione, decisero di portare nella loro città, tutto quello che c’era di bello nella cultura del loro tempo. Da quel desiderio nacque il Meeting per l’amicizia fra i popoli, era il 1980.

L’ultima settimana del mese di agosto, presso la fiera di Rimini, grandi personaggi della politica, dell’economia, rappresentanti di religioni e culture, discutono di temi d’attualità, portando il loro contributo. Poi incontri, mostre, spettacoli e eventi sportivi, fanno del Meeting un festival culturale tra i più frequentati.

La Croce Quotidiano, anche quest’anno, era presente a Rimini per raccontare ai suoi lettori della kermesse di CL.

Come sempre, non parleremo degli incontri dei politici, delle dichiarazioni dei potenti; di loro molto, anzi troppo, spazio hanno dato le grandi testate giornalistiche. L’edizione del 2017 ha avuto come titolo, una frase tratta dal “Faust” di J.W. Goethe: “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”. Da domenica 20 a sabato 26 agosto, si sono susseguiti 118 incontri con 327 relatori, moltissimi dibattiti politici. Tra le tantissime personalità che sono state presenti, si possono ricordare: Paolo Gentiloni, Luciano Violante, Fausto Bertinotti, Graziano del Rio, Carlo Calenda, solo per citarne alcuni. Al Meeting i politici non fanno mancare mai la loro presenza, per loro è sempre un’ottima vetrina.

Racconterò della parte culturale della kermesse riminese, in particolar modo delle mostre e degli spazi espositivi. Nell’arco della settimana, ci sono state 17 esposizioni, 14 spettacoli, con oltre 21mila spettatori. Tutto questo in 130mila metri quadrati di Fiera con l’apporto fondamentale di quasi 3mila volontari; un’edizione da grandi numeri.

Al Meeting quest’anno sono mancate, senza alcun rammarico, le incursioni provocatorie della TV del quotidiano la Repubblica.

Non ci sono state, quindi, statue della Madonna scomparse, come l’anno scorso e non ci sono stati dibattiti “proibiti”, come due anni fa. Assenti diversi stand degli ordini religiosi, che nel passato sono stati luogo di incontri e dibattiti. Non era presente lo stand dei padri Domenicani, del resto avevano disertato anche l’edizione passata. Padre Carbone e le edizioni Studio Domenicano però, con dei volantini distribuiti alla Fiera, davano appuntamento a Bologna, per il 2 settembre. Una serie di incontri per parlare di Amoris Letitia, di San Tommaso d’Aquino e di Gender, argomento che era stato a loro censurato durante il Meeting del 2015.

Con ben 17 esposizioni, tutte molto belle, tutte interessanti, la scelta di quale visitare è stata difficile. Ogni visita impegnava non meno di 2 ore, tra le lunghe file e le spiegazioni dettagliate delle guide. La prima scelta è caduta su “Russia 1917. Il sogno infranto di un mondo mai visto”. La mostra ripercorreva le tappe fondamentali della rivoluzione russa del 1917. Nulla di nuovo quindi, ne di inedito, solo una carrellata su quella che è stata per molti sessantottini, l’inizio de ”La nuova era dell’umanità”, come aveva definito Lenin, la rivoluzione russa. Un ripasso di storia per ricordare le tragiche vicende che si sono succedute nel 1917 nella Russia zarista. Cose note per i visitatori in là con gli anni, che nel tempo hanno già mitizzato e smitizzato quegli eventi rivoluzionari. Le espressioni sul viso dei più giovani invece, destavano curiosità. Espressioni di turbamento nell’apprendere degli eccidi degli oppositori, delle stragi dei contadini, della posizione della Chiesa ortodossa. Vicende che i ragazzi, avrebbero dovuto conoscere, che avrebbero dovuto studiarle a scuola. Ma le avranno studiate?

Monsignor Francesco Braschi, presidente della Associazione Russia Cristiana, che ha curato la mostra, aveva detto alla presentazione: ”Una mostra che è una necessaria ricostruzione storica di quanto avvenuto, ma che vuole anche scandagliare le ragioni di quanto avviene. Ragioni sia superficiali che profonde, vale a dire il sogno dei protagonisti, ma anche l’illusorietà di quel sogno”. Un sogno che per molti si è infranto in quel 1989 con la caduta del muro di Berlino. Infatti fino a quell’anno si è avuta una visione distorta e opportunista dei fatti del 1917. Da segnalare l’ottimo libro-guida della mostra, che presentando i pannelli esposti, approfondisce la storia della rivoluzione russa, partendo da quella del 1905 e dalla guerra con il Giappone.

Altra interessante esposizione è stata “800 anni in Terrasanta. Un’eredità viva ora” Nel 1219 San Francesco si recò a Damietta per incontrare il sultano d’Egitto e parlare di pace, in un periodo che era funestato da violenti scontri tra Crociati e Mamelucchi. Dopo quell’incontro i frati di san Francesco potettero stabilirsi in Terra Santa per prendersi cura dei luoghi sacri. Successivamente nel 1333 ottennero dai reali di Napoli il Cenacolo e il diritto a celebrare dentro il Santo Sepolcro. Era il primo germe della “Custodia di Terra Santa”, nome e missione affidata ai francescani da papa Clemente VI nel 1342.

Per 800 anni i frati francescani hanno custodito e onorato con la preghiera i luoghi dove Gesù ha vissuto. Custodire i luoghi Santi, significa curare i santuari, accogliere i pellegrini ed sostenere le comunità cristiane locali aiutando le famiglie povere. Tutto questo fanno i francescani da 800 anni, la mostra ripercorre la storia e le attività dei frati in Terra Santa. Dopo un video sulla storia di Gerusalemme, la mostra prevedeva una gallery di foto sulla la storia della Custodia.

I frati, in questi otto secoli hanno subito il martirio di oltre 2mila fratelli, morti durante il servizio alla carità. Oggi sono presenti 270 frati, provenienti da 40 nazioni e custodiscono ben 70 santuari. Attorno ai santuari si sono sviluppate scuole, opere a servizio delle persone povere, sia cristiane, che ebree, che mussulmane. Un servizio, quello dei francescani, che non guarda alla fede delle persone.
Alla fine della mostra, si poteva assistere ad una bellissima performance teatrale: ”I due di Emmaus”. Gli attori Andrea Maria Carabelli e Giampiero Bartolini, per la Regia di Otello Cenci, si esibiscono in un bellissimo dialogo.

Due discepoli tristi e delusi, tornano da Gerusalemme verso Emmaus. Durante il loro viaggio uno sconosciuto li affianca e cena con loro. La giornata, l’intera vita di Simone e Cleofa, viene stravolta da questo insolito e unico incontro. Un colloquio paradossale, a tratti comico, ma mai irriverente. L’interno di una casa ebraica, un tavolo, due sgabelli, il pane, il vino, fanno da cornice ai due “stolti” testimoni. Non riconoscono immediatamente il loro Maestro, che avevano visto solo pochi giorni prima. “Ha pagato tutto lui” Dice uno dei personaggi. “Ma come era nostro ospite a cena e lui ha pagato per tutti?” risponde l’altro, in un gioco di equivoci. “Si ha pagato per tutti” conferma. I Vangeli raccontano solo il viaggio insieme allo straniero verso Emmaus, fino alla rivelazione attorno alla tavola. Esattamente da questo momento prende vita la performance teatrale. “Potremo incontrarlo nuovamente?”, “E se non Lo riconosciamo?”, i due testimoni in un gioco di parole e di equivoci cercano di aiutarsi l’un l’altro a comprendere e ad evitare possibili, futuri errori. Un breve racconto, una divertente performance, che chiude egregiamente la bella mostra sulla Terra Santa.

Un grande successo è stato lo spazio: “A tutti parlo di te. In Viaggio con Claudio Chieffo”. A 10 anni dalla sua morte, il Meeting gli ha dedicato una mostra, dove sono stati proiettati video inediti e dove delle testimonianze hanno fatto riscoprire la figura del cantautore. Claudio Chieffo nato a Forlì nel 1945, ha scritto 140 canzoni e inciso 14 album, collaborando con musicisti di fama internazionale, come Mark Harris e David Horowitz. Alcune sue canzoni come “I cieli”, “Ho un amico”, “Il seme”, “Io non sono degno”, fanno parte dei classici dei cantautori italiani. Molto vicino per amicizia a don Giussani, Chieffo ha vissuto una intensissima attività musicale. Si è esibito più volte davanti a Giovanni Paolo II, che lo ha sempre apprezzato.

Una mostra tutta dedicata al lavoro e alla creatività dei giovani era:” Perché tutto possa esistere. La creatività delle generazioni, la crescita delle imprese”, curata dalla Compagnia delle Opere. La mostra aveva come tema l’esperienza di uomini e donne che con la loro creatività hanno generato nuove iniziative lavorative e imprenditoriali.

Lo spazio era suddiviso in due percorsi: uno interno e uno sul perimetro esterno della mostra, ambedue rivolti sia agli adulti che ai bambini. Gli adulti venivano introdotti in tre “aule”, nelle quali potevano ascoltare testimonianze di imprenditori, professionisti e manager con le loro storie aziendali e lavorative. Il tutto per mezzo di nuove tecnologie multimediali. I bambini venivano accompagnati con il gioco, a scoprire la creatività umana, riflettendo sul lavoro dei propri genitori. Nel percorso esterno, in un tour attraverso le regioni italiane, altre testimonianze di lavoratori e imprenditori. Tra botteghe e realtà industriali, cooperative sociali e scuole, generazioni di imprenditori a confronto nel definire il senso dell’eredità ricevuta da chi, prima di loro, ha fatto impresa.

Tra le mostre da segnalare, c’è sicuramente “MURI”, curata da Monica Maggioni e Paolo Magri, in collaborazione con la Fondazione AVSI. Il crollo del muro di Berlino ci aveva illuso che ogni muro era caduto e che non avevamo oramai nessun ostacolo tra popoli e culture. Molti muri, invece, non sono mai scomparsi, come quello di Nicosia a Cipro, o quello del Sahrawi, ad esempio. In uno spazio dedicato e interattivo, si poteva andare alla scoperta del mondo presente, nel quale ci sono ancora, troppi muri. Ogni giorno, con l’aiuto di libri e mappe, fotografie e video, alcune persone hanno portato la loro testimonianza di un mondo ancora diviso da muri.

La parte culturale dell’edizione 2017 è stata molto ricca ed interessante, come sempre del resto, con mostre, spazi espositivi, adatti ad un popolo diverso per età e cultura.

Ma il Meeting è solo questo?

Domanda che si sono posti in molti, che ha dato luogo a polemiche, soprattutto a riguardo della parte politica della kermesse riminese

prima della apertura ci aveva pensato Assuntina Morresi, che intervistata da Rimini 2.0, aveva detto tra le altre cose:

” […] Sono andata a quasi tutte le edizioni, tranne quelle in cui i figli erano neonati o poco più. L’ho amato, tantissimo.

Da alcuni anni non vado più, perché onestamente lo trovo poco interessante, o meglio: da diversi anni al Meeting trovi e senti le stesse cose che puoi sentire altrove, in tutti gli altri appuntamenti culturali che si organizzano in Italia.

Temi e idee a Rimini ormai sono gli stessi del mainstream dominante, e quindi qua e là qualche incontro che ti piace c’è, esattamente come altrove.

Non è più un posto speciale, dove trovavi una proposta originale di giudizio nei fatti che accadevano intorno a te, piccoli e grandi. Dove incontravi persone diverse. [..] Adesso è sicuramente più filo governativo e filo istituzionale di prima, a prescindere dagli orientamenti di governi e istituzioni: basti pensare agli omaggi tributati qualche anno fa a Giorgio Napolitano, il comunista mai pentito che si è rifiutato di firmare il decreto per salvare Eluana Englaro.

Ma alla fine il problema non è neppure quello: per quanto mi riguarda potrebbero anche convocare ogni anno il corrente consiglio dei ministri insieme al corrente Presidente della Repubblica. S

arebbe interessante parlarci, se si avesse qualcosa da dire. Il problema è che al Meeting non hanno più niente di particolare da dire sui fatti che accadono. Niente sulla legge sulle unioni civili, per esempio. Sulle migrazioni non mi ricordo scontri con Alfano l’anno scorso, saranno d’accordo sicuramente quest’anno con Minniti. […]

Ma il problema non è il Meeting, che è sempre stato il risultato di una vita vissuta, di incontri fatti, giudizi dati nel corso dell’anno: ogni anno prende forma intorno alla vita di CL.

Se la vita di CL si è trasformata, di conseguenza si è trasformato anche il Meeting”.

Parole forti di una ex, che nel passato era stata molto attiva. Ma non è stata l’unica, altre critiche non solo al Meeting, ma soprattutto al movimento, sono state mosse prima, durante e dopo la kermesse.

Poco è importato all’organizzazione, che alla chiusura ha annunciato il titolo della trentanovesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si terrà nella Fiera di Rimini dal 19 al 25 agosto 2018, “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Informativa Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi