“Ora è ufficiale: Papa Bergoglio sostiene tesi eretiche”: sicuri?

di Davide Vairani

“Ora è ufficiale: Papa Bergoglio sostiene tesi eretiche. Si pone una domanda drammatica: come può restare in quel posto?”. E’ la reazione più diffusa tra molti cattolici (tra l’altro, nemmeno la più pesante) nel leggere le parole stampate su carta quale “resoconto” del colloquio tra Papa Francesco e il fondatore di “Repubblica”, Eugenio Scalfari.

“Le anime cattive non vengono punite, quelle che si pentono ottengono il perdono di Dio e vanno tra le fila delle anime che lo contemplano, ma quelle che non si pentono e non possono quindi essere perdonate scompaiono. Non esiste un inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici”.

E ancora, secondo la ricostruzione di Scalfari, Bergoglio avrebbe spiegato che “il Creatore, cioè il Dio nell’alto dei cieli, ha creato l’universo intero e soprattutto l’energia che è lo strumento con il quale il nostro Signore ha creato la terra, le montagne, il mare, le stelle, le galassie e le nature viventi e perfino le particelle e gli atomi e le diverse specie che la natura divina ha messo in vita. Ciascuna specie dura migliaia o forse miliardi di anni, ma poi scompare. L’energia ha fatto esplodere l’universo che di tanto in tanto si modifica”.

Dopo la pubblicazione di questo materiale, il Vaticano ha fatto un commento in cui ha detto che il Papa non ha concesso il permesso per il colloquio e che in realtà non si trattava di una citazione del pontefice ma di una dichiarazione che il giornalista ha “ricostruito”. Queste parole attribuite da Eugenio Scalfari a Papa Francesco hanno scatenato un putiferio: “il Papa non crede che esista l’inferno”. Tradotto: il Papa non crede che esista il Giudizio di Dio, non crede dunque che ci sarà una vita eterna ed infinita, nella quale chi sarà condannato vivrà la lontananza da Dio e chi sarà giudicato positivamente godrà per sempre della felicità.

Ci si potrebbe domandare  se le parole attribuite da Eugenio Scalfari a Papa Francesco non siano piuttosto una proiezione del pensiero dello stesso giornalista sul dialogo avuto da Francesco. In effetti, qualche tempo fa – recensendo il volume di monsignor Vincenzo Paglia intitolato “Il crollo del noi” – Scalfari aveva già scritto questa frase: “Papa Francesco – aveva affermato il giornalista – ha abolito i luoghi di eterna residenza nell’Aldilà delle anime. La tesi da lui sostenuta è che le anime dominate dal male e non pentite cessino di esistere mentre quelle che si sono riscattate dal male saranno assunte nella beatitudine contemplando Dio. Questa è la tesi di Francesco ed anche di Paglia“. Ci si potrebbe anche domandare per quale motivo Papa Francesco perseveri in un dialogo con Eugenio Scalfari, dialogo che – privato o pubblico che sia – ha già prodotto più volte ambiguità e perplessità nella lettura dei resoconti pubblicati su “Repubblica”. Non è la prima volta che Eugenio Scalfari viene smentito dal Vaticano. Già nel 2014 fu necessario l’intervento dell’allora direttore padre Federico Lombardi per chiarire che quanto scritto dal fondatore di Repubblica non corrispondeva alle esatte parole papali: “Come già in precedenza in una circostanza analoga, bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo fra virgolette le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di un’intervista nel senso abituale del termine, come se si riportasse una serie di domande e di risposte che rispecchiano con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell’interlocutore”.

Ci si  potrebbe domandare. Le risposte non le ho e – onestamente – non mi impegno ad elaborare congetture e complotti. Papa Francesco ha una evidente amicizia con Scalfari, al punto da mettere in conto a priori di essere poi frainteso, manipolato e compagnia briscola. Frainteso e manipolato da troppi cattolici, prima ancora che da atei come si dichiara lo stesso Scalfari. Curioso. Per un cattolico convinto, che cosa è la Chiesa? La compagnia di Cristo, il “luogo” fatto di volti concreti che frequentandosi ai aiutano a vicenda nella sequela di Cristo. Se per un ateo la Chiesa può apparire solo potere, per un cattolico convinto mi aspetterei un atteggiamento differente. Tradotto: prima di giungere alla conclusione che un Papa sia eretico sarebbe cosa buona e giusta indagare per bene e non fermarsi ad una intervista (o colloquio diventato intervista, poco cambia).

Che cosa pensa Papa Francesco del diavolo e dell’inferno?

Mi sono preso la briga di andare a cercare testi, parole, omelie, interventi pubblici direttamente alla fonte (il sito del Vaticano) e ho provato a mettere in fila quello che ho trovato (senza la pretesa di essere esaustivo nella ricerca).

  • “Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio”. “Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra» (cfr. At 1,8) Omelia alla Santa Messa con i Cardinali, Giovedì, 14 marzo 2013
  • “La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi; nasce dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! E in questo momento viene il nemico, viene il diavolo, mascherato da angelo tante volte, e insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltatelo! Seguiamo Gesù!“.Omelia della Domenica delle Palme, 24 marzo 2013
  • Vi chiedo (alla Gendarmeria vaticana) non solo di difendere le porte, le finestre del Vaticano – peraltro un lavoro necessario e importante – ma di difendere come il vostro patrono san Michele le porte del cuore di chi lavora in Vaticano, dove la tentazione “entra” esattamente come altrove: ma c’è una tentazione…che al diavolo piace tanto: quella contro l’unità, quando le insidie vanno proprio contro l’unità di quelli che vivono e lavorano in Vaticano. E il diavolo cerca di creare la guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale, no? Una guerra che non si fa con le armi, che noi conosciamo: si fa con la lingua“. Omelia per la Gendarmeria Vaticana, 28 settembre 2013
  • È la lotta fra il demonio e Dio, ha spiegato. Ma «questa lotta avviene dopo che Satana cerca di distruggere la donna che sta per partorire il figlio». Perché, ha affermato il Papa, «Satana sempre cerca di distruggere l’uomo: quell’uomo che Daniele vedeva lì, in gloria, e che Gesù diceva a Natanaèle che sarebbe venuto in gloria». E «dall’inizio la Bibbia ci parla di questo: questa seduzione per distruggere di Satana. Magari per invidia». E in proposito Francesco, facendo riferimento al salmo 8, ha sottolineato che «quell’intelligenza tanto grande dell’angelo non poteva portare sulle spalle questa umiliazione, che una creatura inferiore fosse fatta superiore; e cercava di distruggerlo». «Il compito del popolo di Dio — ha spiegato il Pontefice — è custodire in sé l’uomo: l’uomo Gesù. Custodirlo, perché è l’uomo che dà vita a tutti gli uomini, a tutta l’umanità». E, da parte loro, «gli angeli lottano per far vincere l’uomo». Così «l’uomo, il Figlio di Dio, Gesù e l’uomo, l’umanità, tutti noi, lotta contro tutte queste cose che Satana fa per distruggerlo». Infatti, ha affermato Francesco, «tanti progetti, tranne i peccati propri, ma tanti, tanti progetti di disumanizzazione dell’uomo sono opera di lui, semplicemente perché odia l’uomo». Satana «è astuto: lo dice la prima pagina della Genesi. È astuto, presenta le cose come se fossero buone. Ma la sua intenzione è la distruzione». Davanti a questa opera di Satana «gli angeli ci difendono: difendono l’uomo e difendono l’uomo-Dio, l’uomo superiore, Gesù Cristo, che è la perfezione dell’umanità, il più perfetto». È per questo che «la Chiesa onora gli angeli, perché sono quelli che saranno nella gloria di Dio — sono nella gloria di Dio — perché difendono il grande mistero nascosto di Dio, cioè che il Verbo è venuto in carne». Proprio «quello vogliono distruggere; e quando non possono distruggere la persona di Gesù cercano di distruggere il suo popolo; e quando non possono distruggere il popolo di Dio, inventano spiegazioni umanistiche che vanno propriamente contro l’uomo, contro l’umanità e contro Dio». Ecco perché, ha detto il Papa, «la lotta è una realtà quotidiana nella vita cristiana, nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nelle nostre chiese». Tanto che «se non si lotta, saremo sconfitti». Ma «il Signore ha dato questo compito di lottare e vincere principalmente agli angeli».E anche per questo, ha aggiunto, «il canto finale dell’Apocalisse, dopo questa lotta, è tanto bello: “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte”». L’obiettivo era perciò la distruzione e, di conseguenza, nell’Apocalisse c’è questo «canto di vittoria». Proprio ricordando la festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, il Papa ha ribadito come questo sia, appunto, un giorno particolarmente adatto per rivolgersi a loro. E anche «per recitare quella preghiera antica ma tanto bella all’arcangelo Michele, perché continui a lottare per difendere il mistero più grande dell’umanità: che il Verbo si è fatto uomo, è morto ed è risorto». Perché «questo è il nostro tesoro». E all’arcangelo Michele, ha concluso Francesco, chiediamo di continuare «a lottare per custodirlo». Meditazione mattutina, Angeli e démoni, 29 settembre 2014
  • Satana è un seduttore, è uno che semina insidie e un seduttore, e seduce col fascino, col fascino demoniaco, ti porta a credere tutto. Lui sa vendere con questo fascino, vende bene, ma paga male alla fine!”. “I tre gradini del metodo del serpente antico, del demonio. Primo, avere cose, le ricchezze, le ricchezze che ti portano lentamente alla corruzione, e questa della corruzione non è una fiaba!, c’è dappertutto. C’è dappertutto la corruzione: per due soldi tanta gente vende l’anima, vende la felicità, vende la vita, vende tutto. È il primo gradino: i soldi, le ricchezze”.  Omelia della Messa per il Corpo della Gendarmeria Vaticana, 3 ottobre 2015
  • «La vita cristiana è una lotta nella quale o tu ti lasci attirare da Gesù, per mezzo del Padre, o puoi dire ‘Io rimango tranquillo, in pace’… Ma nelle mani di questa gente, di questi spiriti impuri. Però se tu vuoi andare avanti devi lottare! Sentire il cuore che lotta, perché Gesù vinca». «Perciò, è la conclusione, ogni cristiano deve fare questo esame di coscienza e chiedersi: “Io sento questa lotta nel mio cuore?”. “Questo conflitto fra la comodità o il servizio agli altri, fra divertirmi un po’ o fare preghiera e adorare il Padre, fra una cosa e l’altra?”. “Sento la voglia di fare il bene o c’è qualcosa che mi ferma, mi torna ascetico?”». Meditazione mattutina, 19 gennaio 2017
  • Il serpente, il diavolo è astuto: non si può dialogare col diavolo. Oltretutto tutti noi sappiamo cosa sono le tentazioni, tutti sappiamo perché tutti ne abbiamo: tante tentazioni di vanità, di superbia, di cupidigia, di avarizia, tante!. Ma tutte “incominciano” quando ci diciamo: “ma si può, si può…”». Meditazione mattutina, 10 febbraio 2017
  • “Alcune volte lo diciamo con vergogna noi preti, noi presbiteri: “Io vorrei quella parrocchia… – Ma il Signore è qui … – Ma io vorrei quella…”. Si segue, cioè, non la strada del Signore, ma quella della vanità, della mondanità. E anche fra noi vescovi succede lo stesso: la mondanità viene come tentazione. E così accade che un vescovo dica: “Io sono in questa diocesi ma guardo quella che è più importante” e si muove per fare pressioni, per cercare influenze, per spingere “per arrivare là””. Meditazione mattutina, 21 febbraio 2017
  • “Gli ipocriti sempre incominciano con l’adulazione. E poi fanno una domanda. Nelle tecniche dell’adulazione ci sono anche il non dire una verità, l’esagerare, il far crescere la vanità. Un prete conosciuto tanto tempo fa, non qui che, poveretto, si beveva tutte le adulazioni che gli facevano, era la sua debolezza. E i compagni dicevano di lui che aveva imparato male la liturgia, perché non aveva compreso bene il vero senso dell’incensazione. L’adulazione incomincia così, ma con cattiva intenzione. Lo si capisce bene anche rileggendo il brano evangelico: i farisei, per mettere alla prova Gesù, adulano perché lui creda questo e scivoli. È la tecnica dell’ipocrita: ti fa vedere che ti vuole bene, sempre ti gonfia, per raggiungere il suo scopo». Meditazione mattutina, 6 giugno 2017
  • “Ascoltiamo questo brano e chiediamoci: quali forme assumono i falsi profeti? Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine! Altri falsi profeti sono quei “ciarlatani” che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti ancora sono irretiti in una vita completamente virtuale, in cui i rapporti sembrano più semplici e veloci per rivelarsi poi drammaticamente privi di senso! Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare. E’ l’inganno della vanità, che ci porta a fare la figura dei pavoni… per cadere poi nel ridicolo; e dal ridicolo non si torna indietro. Non fa meraviglia: da sempre il demonio, che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44), presenta il male come bene e il falso come vero, per confondere il cuore dell’uomo. Ognuno di noi, perciò, è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene. Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio;[2] egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi?” Messaggio per la Quaresima 2018
  • “Prima una domanda che è molto importante, quella che hai fatto tu, come bella scout hai fatto una bella domanda, e difficile. Adesso domando anch’io: Dio perdona tutto, o no? [Risposta: Sì! Perdona tutto!] Perché Lui è buono… o no? [Sì! E’ buono!] Lui è buono. Ma, voi sapete che c’era un angelo molto orgoglioso, molto orgoglioso; che era molto intelligente. E lui aveva invidia di Dio, capite? Aveva invidia di Dio. Voleva il posto di Dio. E Dio ha voluto perdonarlo, ma lui diceva: “Io non ho bisogno di perdono, io sono sufficiente a me stesso!”. Questo è l’Inferno: dire a Dio: “Arrangiati tu, che io mi arrangio da solo”. All’Inferno non ti mandano: ci vai tu, perché tu scegli di essere lì. L’Inferno è volere allontanarsi da Dio perché io non voglio l’amore di Dio. Questo è l’Inferno. Hai capito? E’ una teologia un po’… facile da spiegare, ma è questo. Il diavolo è all’Inferno perché lui l’ha voluto: mai un rapporto con Dio. Ma, se tu sei … pensa a un peccatore: se tu fossi un peccatore tremendo, con tutti i peccati del mondo, tutti; e poi, ti condannano alla pena di morte; e quando stai lì, bestemmi, insulti, tante cose… E al momento di andare lì, alla pena di morte, quando stai per morire, guardi il Cielo e dici: “Signore…!”. Dove vai, in Cielo o all’Inferno? Forte… [In Cielo!] In Cielo, vai, perché c’era un altro che era un ladrone, ma un ladro di quelli… E’ stato crocifisso vicino a Gesù. E uno di questi due ladri insultava Gesù. Questo non credeva a Gesù; sopportava i dolori fino alla morte. Ma a un certo punto, qualcosa s’è mosso dentro e ha detto: “Signore, abbi pietà di me!”. E cosa ha detto Gesù? Ti ricordi cosa ha detto? “Oggi, questa sera, sarai con me nel Paradiso”. Perché? Perché ha detto “ricordati”, “guardami”. Va all’Inferno soltanto colui che dice a Dio: “Non ho bisogno di Te, mi arrangio da solo”, come ha fatto il diavolo che è l’unico che noi siamo sicuri che sia all’Inferno. E’ chiara la cosa? Grazie della domanda. Ma tu sembri una teologa!Visita alla parrocchia romana “Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca, 8 marzo 2015
  • “Abbiamo una Madre! Una “Signora tanto bella”, commentavano tra di loro i veggenti di Fatima sulla strada di casa, in quel benedetto giorno 13 maggio di cento anni fa. E, alla sera, Giacinta non riuscì a trattenersi e svelò il segreto alla mamma: “Oggi ho visto la Madonna”. Essi avevano visto la Madre del cielo. Nella scia che seguivano i loro occhi, si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista». La Vergine ha continuato Francesco, «non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in cielo. Ma Ella, presagendo e avvertendoci sul rischio dell’inferno a cui conduce una vita – spesso proposta e imposta – senza Dio e che profana Dio nelle sue creature, è venuta a ricordarci la Luce di Dio che dimora in noi e ci copre». Secondo «il credere e il sentire di molti pellegrini, se non proprio di tutti – ha aggiunto – Fatima è soprattutto questo manto di luce» visto dai veggenti, «che ci copre, qui come in qualsiasi altro luogo della Terra quando ci rifugiamo sotto la protezione della Vergine Madre per chiederle, come insegna la Salve Regina, “mostraci Gesù”». Francesco ha invitato i pellegrini a rimanere «aggrappati» alla Madonna «come dei figli», «come un’àncora, fissiamo la nostra speranza in quella umanità collocata nel cielo alla destra del Padre». Il Papa ha quindi citato i due pastorelli appena proclamati santi: «La presenza divina divenne costante nella loro vita, come chiaramente si manifesta nell’insistente preghiera per i peccatori e nel desiderio permanente di restare presso “Gesù Nascosto” nel Tabernacolo». Omelia alla Santa Messa a Fatima per la canonizzazione dei pastorelli, 13 maggio 2017
  • “E sento che non posso finire senza dire una parola ai grandi assenti, oggi, ai protagonisti assenti: agli uomini e alle donne mafiosi. Per favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi, smettete di fare il male! E noi preghiamo per voi. Convertitevi, lo chiedo in ginocchio; è per il vostro bene. Questa vita che vivete adesso, non vi darà piacere, non vi darà gioia, non vi darà felicità. Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi, è denaro insanguinato, è potere insanguinato, e non potrete portarlo nell’altra vita. Convertitevi, ancora c’è tempo, per non finire all’inferno. E’ quello che vi aspetta se continuate su questa strada. Voi avete avuto un papà e una mamma: pensate a loro. Piangete un po’ e convertitevi” Ai partecipanti all’incontro promosso da “Libera”, 21 marzo 2014
  • “L’apostolo Giovanni, nella prima lettura tratta dal libro dell’Apocalisse (20, 1-4.11-21, 2), «ci parla del giudizio universale: tutti saremo giudicati». E «prima di tutto il diavolo, lui sarà il primo giudicato». C’è «quell’angelo», ha proseguito Francesco riferendosi al brano dell’Apocalisse, «che viene e afferrò il drago, il serpente antico, che è il diavolo e il Satana — chiaro, perché si capisca bene di chi sta parlando — e lo incatenò e lo gettò nell’abisso». Dunque, ecco «il diavolo, il serpente antico, incatenato perché non seducesse più le nazioni, perché lui è il seduttore». Ma il diavolo, ha detto il Pontefice, è il seduttore «dall’inizio: pensiamo ad Adamo ed Eva, come ha incominciato a parlarle con quella voce dolce», dicendo che il frutto «è buono» da mangiare. È proprio quello della «seduzione» il suo linguaggio: «lui è un bugiardo; di più, è il padre della menzogna, lui genera menzogne, è un truffatore» ha affermato il Papa. Il diavolo «ti fa credere che se mangi questa mela sarai come un Dio; te la vende così, e tu la compri e alla fine ti truffa, ti inganna, ti rovina la vita». A questo punto però occorre chiedersi «come possiamo fare noi per non lasciarci ingannare dal diavolo». L’atteggiamento giusto ce lo insegna proprio Gesù: «mai dialogare col diavolo». E infatti, ha spiegato Francesco, «cosa ha fatto Gesù col diavolo? Lo cacciava via, gli domandava il nome», ma non si metteva a fare «il dialogo». Si potrebbe obiettare che «nel deserto, nella tentazione, ci fu un dialogo»; ma, ha aggiunto il Papa, «badate bene, Gesù non ha mai usato una parola propria perché era ben consapevole del pericolo». E così «nelle risposte, nelle tre risposte che ha dato al diavolo, ha preso le parole dalla Bibbia, dalla parola di Dio: si è difeso con la parola di Dio». Così facendo, «Gesù ci dà l’esempio: mai dialogare con lui; non si può dialogare con questo bugiardo, con questo truffatore che cerca la nostra rovina». E, per questo, «il seduttore sarà gettato nell’abisso». «La narrazione di Giovanni continua», ha spiegato il Pontefice riprendendo il filo del brano dell’Apocalisse. E così appaiono «le anime dei martiri, quelli che hanno dato testimonianza di Gesù Cristo e non hanno adorato la bestia — cioè il diavolo e i suoi seguaci — non hanno adorato il denaro, non hanno adorato la mondanità, non hanno adorato la vanità, non si sono immischiati nell’orgoglio». Sono «gli umili», che «hanno dato la vita pure per questo e per questo appaiono davanti». E poi ecco «il trono dove sarà il Signore a giudicarci: i vivi e i morti, grandi e piccoli in piedi davanti al trono». E quindi «i libri furono aperti», scrive ancora san Giovanni, perché «il giudizio incomincia: “I morti vennero giudicati secondo le loro opere in base a ciò che era scritto in quei libri”». Dunque, ha ribadito il Papa, «ognuno di noi sarà giudicato secondo le nostre opere». E Giovanni prosegue ancora: «Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco». Si tratta di «quelli dannati». Il Papa ha voluto soffermarsi proprio su questa frase dell’Apocalisse: «Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco». In realtà, ha spiegato, «la dannazione eterna non è una sala di tortura, questa è una descrizione di questa seconda morte: è una morte». E «quelli che non saranno ricevuti nel regno di Dio — ha spiegato — è perché non si sono avvicinati al Signore: sono quelli che sono sempre andati per la loro strada, allontanandosi dal Signore e passano davanti al Signore e si allontanano da soli». Perciò «la dannazione eterna è questo allontanarsi continuamente da Dio, è il dolore più grande: un cuore insoddisfatto, un cuore che è stato fatto per trovare Dio ma per la superbia, per essere stato troppo sicuro di se stesso, si è allontanato da Dio». Invece Gesù ha cercato di attrarre i superbi «con parole di mitezza» dicendo: «Vieni». E lo dice per perdonare. «Ma i superbi — ha proseguito Francesco — si allontanano, vanno per la loro strada e questa è la dannazione eterna: lontani per sempre dal Dio che dà la felicità, dal Dio che ci vuole tanto bene». In realtà «non sappiamo» se «sono tanti», ma «sappiamo soltanto che questa è la strada della dannazione eterna». L’allontanamento, dunque, è «il fuoco di non potersi avvicinare a Dio perché non voglio». È l’atteggiamento di coloro «che ogni volta che il Signore si avvicinava loro dicevano: “va’ via, me la cavo da solo”. E continuano a cavarsela da soli nell’eternità: questo è tragico». Il passo dell’Apocalisse si conclude così: «E vidi il cielo, un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova». In queste parole, ha annotato il Papa, «c’è proprio la fine, la gioia finale, dove tutti saremo salvati se apriamo il nostro cuore alla salvezza di Gesù». Il Signore, infatti, «ci chiede soltanto questo: aprire il cuore» Omelia Santa Marta “Basta una parola”, 25 novembre 2016

Lascio ogni giudizio ai lettori che avranno avuto la pazienza di arrivare sino a qui.  Aggiungo solamente alcune piccole note.

“La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira”, spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1035. E il capitolo successivo chiarisce: “Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l’inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l’uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: ‘Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!'”.  Secondo il Catechismo,  resta chiaro che “Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole ‘che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi’. E proprio a queste parole della Seconda Lettera di San Pietro si riferiva il grande teologo tedesco Hans Urs von Balthasar, designato cardinale da Papa Wojtyla e purtroppo deceduto prima di ricevere porpora e berretta, che immaginava l’inferno fosse vuoto.

La tesi di von Balthasar afferma che sperare la salvezza eterna di tutti gli uomini non è contrario alla fede. Essa si avvale dell’autorità di alcuni Padri della Chiesa, tra i quali Origene e Gregorio Nisseno, ed è condivisa da non pochi teologi contemporanei, tra i quali Guardini e Daniélou, de Lubac, Ratzinger e Kasper, e da scrittori cattolici come Claudel, Marcel e Bloy.

Ai suoi critici von Balthasar replicava: “La soluzione da me proposta, secondo la quale Dio non condanna alcuno, ma è l’uomo, che si rifiuta in maniera definitiva all’amore, a condannare se stesso, non fu affatto presa in considerazione. Avevo anche rilevato che la Sacra Scrittura, accanto a tante minacce, contiene pure molte parole di speranza per tutti e che, se noi trasformiamo le prime in fatti oggettivi, le seconde perdono ogni senso e ogni forza: ma neppure di questo si è tenuto conto nella polemica. Invece sono state ripetutamente travisate le mie parole nel senso che, chi spera la salvezza per tutti i suoi fratelli e tutte le sue sorelle, ‘spera l’inferno vuoto’ (che razza di espressione!). Oppure nel senso che chi manifesta una simile speranza, insegna la ‘redenzione di tutti’  condannata dalla Chiesa, cosa che io ho espressamente respinto: noi stiamo pienamente sotto il giudizio e non abbiamo alcun diritto e alcuna possibilità di conoscere in anticipo la sentenza del giudice. Com’è possibile identificare speranza e conoscenza? Spero che il mio amico guarirà dalla sua grave malattia – ma per questo forse lo so?”.

In realtà tanto le parole di Balthasar che quelle attribuite da Scalfari al Papa  sono perfettamente compatibili con la Dottrina della Chiesa. Benedetto XVI andò ben oltre, quando nel suo Pontificato abolì – si fa per dire – il Limbo affermando giustamente che i neonati morti prima del Battesimo hanno accesso al Paradiso grazie alla Redenzione di Gesù che mai avrebbe voluto escluderli. La diatriba su come tradurre la parola “multos” con la quale il Vangelo indica i destinatari della Salvezza guadagnataci dal Sacrificio di Cristo non inficia infatti la possibilità che tutti possano essere perdonati, evocata tra l’altro da Papa Francesco proprio nella messa in Coena Domini celebrata al carcere di Regina Coeli: “questo è Gesù: non ci abbandona mai; non si stanca mai di perdonarci. Ci ama tanto”. 

Oltre che una grande opera letteraria, la Commedia di Dante Alighieri ha rappresentato per secoli anche una (impropria) fonte della Rivelazione, come fosse una semi-Bibbia, per questo venne chiamata “Divina Commedia”. Da qui l’equivoco dell’Inferno come luogo fisico, legato a una visione molto materialistica della vita oltre la morte. “Ma – come ha scritto padre Giandomenico Mucci sulla Civiltà Cattolica – la Commedia è Dante”. E tra l’altro “un’altra cosa ancora sono i commenti dei dantisti”. Su questi si appoggiano i difensori dell’Inferno insorti oggi contro Francesco e la lettura che del Papa ha offerto Scalfari. Essi mostrano un interesse morboso per l’Inferno, forse anche a causa di paure inconsce e sensi di colpa non del tutto sopiti. E difendono l’Inferno (peraltro banalizzato dal linguaggio corrente) come se “il retro della medaglia”, sia necessario a tenere in piedi la fede nella Rivelazione, ovvero,  ragionano, “che gusto ci sarebbe a salvarsi se poi si salvano tutti?”.  Meglio – dicono loro – che ci sia qualcuno che in terra manca il fine ultimo. Una speranza nel potere del Male che davvero si oppone alla visione cristiana.

“Il Magistero della Chiesa sull’inferno – riassume invece lo stesso padre Mucci – insegna tre cose. La prima: esiste dopo la morte terrena uno stato, non un luogo, che spetta a chi è morto nel peccato grave e ha perduto la grazia santificante con un atto personale. E la cosiddetta retribuzione dell’empio. La seconda: questo stato comporta la privazione dolorosa della visione di Dio (pena dal danno). La terza: in questo stato c’è un elemento che, con espressione neo testamentaria, è descritto come ‘fuoco’ (pena del senso). Le due pene, e quindi anche l’inferno, sono eterne”.

Nulla di tutto questo ha negato o messo in discussione il Papa nemmeno nella lettura che di lui ha offerto Eugenio Scalfari. Semplicemente: perchè sia possibile dannarsi non serve che ci sia un “luogo” per i dannati.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

https://www.communitylacroce.it/wp-content/uploads/2018/04/dante-560x360-e1522751437744.jpghttps://www.communitylacroce.it/wp-content/uploads/2018/04/dante-560x360-e1522751437744-150x150.jpgDavide VairaniArchivio Hellzapoppin'#Chiesa,#Diavolo,#Fede,#Inferno,#PapaFrancesco,#Scalfari'Ora è ufficiale: Papa Bergoglio sostiene tesi eretiche': sicuri? di Davide Vairani 'Ora è ufficiale: Papa Bergoglio sostiene tesi eretiche. Si pone una domanda drammatica: come può restare in quel posto?'. E' la reazione più diffusa tra molti cattolici (tra l'altro, nemmeno la più pesante) nel leggere le parole stampate su... "Ora è ufficiale: Papa Bergoglio sostiene tesi eretiche": sicuri?