Per favore, restiamo umani

Per favore, restiamo umani

di #DavideVairani

“Io e Manlio ci siamo separati. Dopo un lento ma inesorabile cambiamento del nostro rapporto che non siamo riusciti a fermare, abbiamo deciso di continuare da amici. E da co-genitori. Perché, anche se io e lui non siamo più una coppia, noi cinque restiamo una famiglia”.

A prima vista può sembrare una storia come tante, un matrimonio andato in frantumi. Non è una storia come tante, non fosse altro perchè si tratta di fatto della prima unione civile in Italia che si frantuma.

“Claudio Rossi Marcelli, 41 anni, scrittore e giornalista, ha annunciato così in un post su Facebook la separazione da Manlio, suo compagno (e poi consorte) per vent’anni”. Si affretta così il “Corriere della Sera” a tratteggiare la fine di una relazione tra due uomini con in mezzo dei bambini (“‘Ci siamo lasciati’. Si separa il papà simbolo delle famiglie gay”). Parla di “matrimonio” invece che di unione civile, parla di “concepito”, di “figli”, quando invece dovrebbe usare termini come utero in affitto.

“Sono stati tra le prime coppie gay visibili nel nostro Paese e soprattutto tra le prime ad avere figli insieme: le gemelle Maddalena e Clelia nel 2007, Bartolomeo nel 2011, nati grazie alla stessa madre surrogata californiana e agli ovuli della stessa donatrice”.

Nel 2011 i due uomini si sono uniti civilmente in Svizzera, dove Rossi Marcelli aveva seguito Manlio che si era trasferito per lavoro. “Avevano già due figlie. La tappa successiva è stata la Danimarca, dove vivevano quando è nato il terzogenito, Bartolomeo. Poi, da poco più di un anno, l’Inghilterra. Intanto anche l’Italia ha approvato le unioni civili. E la vita li ha sorpresi ancora, anche se è stata una scoperta più amara: la loro coppia non è stata per sempre”.

Non mi interessa curiosare dal buco della serratura in una relazione intima tra persone, siano esse etero, gay, lesbiche.

Non mi interessa proprio. Non è questo il punto. Non ne faccio una questione etica, di comportamenti da giudicare come buoni o cattivi.

E’ una questione antropologica che supera quella etica.

Mi interessano le gemelline Maddalena e Clelia di 10 anni e Bartolomeo di soli 6 anni comprati attraverso la pratica dell’utero in affitto in California tutti e tre da una stessa donna ben pagata. Una donna che si è resa madre per nove mesi e che è poi letteramente sparita dagli sguardi e dalla vita dei tre piccoli. Perchè – come sappiamo bene – il contratto di acquisto prevede l’anonimato.

Nella narrazione a tinte pastello che il “Corriere della Sera” fa della rottura di coppia di Claudio Rossi Marcelli con il compagno di sempre, Manlio, (vent’anni insieme), mi colpisce la voluta scelta con la quale si trascura di guardare il punto di vista di quei tre bimbi – lo so, non mi rassegno ancora a pensare che tutto questo sia la normalità della vita-.

“Resteremo comunque co-genitori” – dichiarano i due.

Peccato che manchi un dato fondamentale tra i due perchè possano definirsi genitori: la madre. La madre non esiste. Non c’è.

Questa la differenza tra la separazione e il divorzio tra una famiglia e la rottura di una unione civile che coinvolge (loro malgrado) persone che non c’entrano nulla, in questo caso Maddalena, Clelia e Barolomeo.

Certamente una rottura è sempre una rottura – lapalissiano -, come il dolore e la sofferenza di dirsi “addio” è sempre tale – altra affermazione lapalissiana.  Ma c’è una differenza tra una famiglia che scoppia e una unione civile che salta: la pretesa che famiglia siasolo  un nome neutro che si può ( e si deve) appiccicare  a qualsiasi forma di relazione sociale. 

Gira e rigira, siamo sempre a discutere della stessa cosa: la volontà di negare l’evidenza.

“Le verità si trasformano in dogmi nel momento in cui vengono messe in discussione. Pertanto, ogni uomo che esprime un dubbio definisce una religione. E lo scetticismo del nostro tempo non distrugge realmente le credenze, ma anzi le crea, conferendo loro dei limiti e una forma chiara e provocatoria. Un tempo, noi liberali consideravamo il liberalismo semplicemente una verità ovvia. Oggi che è stato messo in discussione, lo consideriamo una vera e propria fede. Un tempo noi che crediamo nel patriottismo pensavamo che il patriottismo fosse ragionevole e nulla più. Oggi sappiamo che è irragionevole e sappiamo che è giusto. Noi cristiani non avevamo mai conosciuto il grande buonsenso filosofico insito in quel mistero, finché gli scrittori anticristiani non ce l’hanno mostrato.

La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto” – da G.K. Chesterton, Eretici, Lindau, Torino, 2010, pp. 242-243 (originale del 1905)

Claudio Rossi Marcelli ha scritto un libro autobiografico, “E il cuore salta un battito. Due ragazzi e la sorprendente semplicità dell’amore” (Mondadori Strade Blu, 2015).

“Con il passare dei mesi  – si legge – io e Manlio stavamo diventando una coppia modello per molti dei nostri amici. Le coppie stabili tra persone dello stesso sesso erano ancora rare e, a un’età in cui lo erano anche quelle tra gli etero, la nostra travagliata relazione giunta al lieto fine era una storia che metteva tutti di buon umore. Nati nello stesso quartiere, nello stesso anno, da famiglie simili, presentati uno all’altro da rispettivi compagni di scuola: nel mio rapporto con Manlio c’era una buona dose di normalità che ci avrebbe reso assolutamente noiosi agli occhi di tutti. Ma il fatto che fossimo due maschi ci conferiva invece un connotato rivoluzionario, e allo stesso tempo anche rassicurante. La nostra normalità rompeva più schemi del trasgressivo libertinaggio praticato da alcuni nostri amici”.

“Non c’erano modelli da indicare ai nostri genitori per spiegargli: ecco, io sono come loro. Gli unici modelli di riferimento che avevamo eravamo noi stessi”

I cinque anni (1996-2001) raccontati da Rossi Marcelli sono quelli a cavallo del Rome World Gay Pride, ormai descritto anche sul piano letterario da molti scrittori. Quell’evento politico ha svolto per l’Italia Lgbt la funzione che la rivolta di Stonewall sancì per la storia del movimento gay americano. E’ il punto di non ritorno: il momento in cui centinaia di militanti gay, lesbiche, bisessuali e transessuali italiani fanno implicitamente anche coming out, magari nel modo di Alberto che, arrivando al Pride con due immense bandiere rainbow cucite insieme dalla madre, davanti alla domanda di Claudio “Quindi le hai detto che se gay?” risponde delizioso: “Claudio, l’ho costretta a lavorare per giorni su delle bandiere rainbow fatte di lustrini da sventolare alla prima marcia mondiale per i diritti degli omosessuali. Credi che ci sia ancora bisogno che le comunichi ufficialmente che sono gay?”.

Rivendicate ciò che vi pare, ma per favore, abbiate l’intelligenza di non pretendere che sia libertà comprare dei bambini e spacciarli come figli.

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