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Per un esame di #coscienza dopo il voto

di Don Massimo Lapponi, “La Croce” quotidiano del 07 Marzo 2018

p05-page-001-e1520428579159 Per un esame di #coscienza dopo il votoNon ho alcuna competenza politica per valutare i risultati delle recenti elezioni, per indicare eventuali errori tattici o per dare consigli. Ma, se il sostegno dei sacerdoti è stato accolto positivamente dal Popolo della Famiglia, credo che per coerenza si voglia riconoscere anche il loro ruolo, non in politica, ma come indicatori nell’ambito propriamente spirituale e morale. Proprio in questo ambito ho potuto osservare, specialmente nelle ultime ore, comportamenti non accettabili, da parte di esponenti di ogni gruppo, ma anche da parte di rappresentanti e sostenitori del Popolo della Famiglia.

Il fatto di ricevere provocazioni pesanti non autorizza a rispondere con lo stesso sono, e tanto meno risposte scorrette sono accettabili in presenza di richieste legittime fatte in tono civile.

Ma procediamo con ordine. Il nervosismo delle ultime ore, prima e durante le elezioni, può certamente spiegare, ma non giustificare, i toni troppo aggressivi che si sono notati, anche nel modo di presentare pubblicamente il Popolo della Famiglia. Questo è un po’ lo stile elettorale di tutti, ma personalmente non lo gradisco e mi sembra che si dovrebbe puntare più sulla promozione delle proprie proposte che sulla denuncia, magari anche un po’ indiscriminata, delle manchevolezze altrui.

Ma, sorvolando su questo aspetto, ciò che non è moralmente accettabile è il fatto di rispondere agli argomenti portati con ragionevolezza attaccando la persona dell’interlocutore e, anziché fornire i chiarimenti richiesti, passare direttamente all’accusa di appartenenze ritenute non buone o addirittura di subdoli interessi pecuniari. Ciò, oltre a costituire una scorrettezza metodica, che devia il discorso dall’argomento che si dovrebbe trattare, è anche moralmente riprovevole – e lo riproviamo, infatti, quando l’oggetto di esso è uno dei nostri! – e finisce per offuscare l’immagine non solo della persona che lo mette in atto, ma di tutto il movimento che egli rappresenta.

Purtroppo si sono visti gravi esempi di questo metodo, anche da parte dei nostri, tanto che qualcuno, scandalizzato, ha mostrato l’intenzione di ritirarsi definitivamente dal Popolo della Famiglia. Vorrei scongiurare chi vorrebbe far questo di non cedere a questa tentazione. Pensino che abbiamo avuto moltissimi esempi meravigliosi, in questi anni, di fraternità, di cordialità e di civiltà anche nei confronti di chi segue altre scelte, o addirittura degli stessi avversari. I comportamenti scorretti fanno più scalpore, ma sono minoritari e non devono definire il clima generale del Popolo della Famiglia. Certamente, su questo punto c’è da fare un esame di coscienza a vari livelli, ma, se è necessaria una purificazione, proprio voi che non da ora ne avete manifestato la necessità dovete rimanere per collaborare efficacemente a stabilire un nuovo clima.

Purtroppo l’inciviltà, la slealtà, la scorrettezza sono diffuse anche e più nei comportamenti di chi ci è ostile, e non solo tra le persone palesemente scorrette, bensì a volte anche, se pure spesso in buona fede, in persone che pretendono di essere correttissime. Ma questo clima, tipicamente italiano, deve assolutamente cessare di contaminarci.

Facciamo comunitariamente questo sforzo di conversione e di purificazione. Anche il clima spirituale della quaresima ce lo suggerisce e ci sostiene in esso. Chissà che quello che può apparire un relativo insuccesso non sia una sorta di punizione per certi atteggiamenti privi di carità e di umiltà? E che, se noi sinceramente lo riconosciamo e ci impegniamo a convertirci, il Signore non lasci dietro di sé una benedizione?

Più non voglio dire, e non spetta a me. Concludo, perciò, invitando tutti noi, dal primo all’ultimo, a fare una serio esame di coscienza e a rivedere il proprio comportamento. Certamente ognuno ha il suo carattere e il suo modo di fare naturale, e non si pretende di sradicare la natura di nessuno. Ognuno è chiamato a valorizzare i talenti che il Signore gli ha dato, senza voler essere quello che non è. Ma, nei limiti del proprio temperamento e delle proprie inclinazioni e competenze, è possibile e doveroso, con l’aiuto della grazia divina, smussare gli angoli e orientare le proprie forze nella giusta direzione.

San Paolo era un violento, e dopo la sua conversione non è diventato un agnellino. Ma da persecutore e assassino dei cristiani è diventato, con l’energia sua propria, l’indomabile apostolo delle nazioni! Analogamente, ognuno di noi può trasformare la sua debolezza in dolcezza, la sua avarizia in prudenza, la sua sensualità in misticismo, il suo orgoglio in aspirazione al meglio, la sua violenza in dedizione totale.

Operiamo questa trasformazione! Il Signore ce lo chiede e ci dà la grazia per farlo!

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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