Perché cavolo noi cattolici riusciamo a dividerci sempre su tutto?

di Davide Vairani

Mi ero ripromesso di non occuparmi di elezioni politiche, di numeri e percentuali. E voglio tenere fede a questo proposito. Non perchè non mi interessi la politica (anzi …). Semplicemente perchè non ho alcuna intenzione di essere risucchiato in misere e sterili polemiche e scaramucce. Soprattutto quando queste polemiche continuano inesorabilmente e pervicacemente a giocarsi all’interno di quello che dovrebbe essere lo stesso perimetro di gioco: i “pro-family” cattolici.

Un irritante e dannoso refrain che prosegue con diabolica costanza dal dopo Family Day del Circo Massimo. Persone che fino al giorno prima stavano tutti insieme su quel palco, che condividevano valori e ideali, mossi dall’urgenza di contrastare la deriva nichilista e relativista in atto, dal giorno dopo hanno utilizzato i social e la carta stampata per suonarsela di santa ragione.

Perché cavolo noi cattolici riusciamo a dividerci sempre su tutto?

Prendo a prestito le parole molto più autorevoli delle mie, quelle di Costanza Miriano (tranquilli, Costanza non c’entra niente, meglio ribadirlo, si sa mai). “Ma è mai possibile che riusciamo a litigare su ogni cosa, a fare una questione su tutto? – scriveva qualche tempo fa’ sul suo Blog  – Non voglio entrare nel merito di nessuna questione, sennò si apre il dibattito, e il punto è che io prima vorrei capire perché ci si divide, non mi interessa chi abbia ragione. Una volta assodato qual è il Bene, e accertato che c’è un Bene assoluto – questo lo darei per scontato, fra di noi – perché non riusciamo a cercare tutti insieme di costruirlo, ognuno col suo stile, coi suoi mezzi, con la sua sensibilità? Perché non ricordiamo che le diverse spiritualità, i movimenti, sono una ricchezza, e che comunque la verità tutta intera la vedremo solo dopo morti, e che il cammino che scegliamo di percorrere qui sulla terra, quella strada e non un’altra, non è la migliore, ma quella che ci assomiglia di più, che si attaglia meglio al passo che possiamo tenere?”.

Insomma, ma è davvero di più ciò che  ci unisce da ciò che ci divide? Parrebbe (ahimè) di sì.

“Probabilmente, – continua Costanza Miriano nello stesso scritto – riflettevo in questi giorni, la certezza di avere capito la verità ci rende poco umili. Il resto lo fa il desiderio, anche buono, di portare agli altri la verità di cui siamo certi. Lo zelo di diffondere il bene, la voglia sincera di contribuire alla venuta del regno di Dio. Il punto è che la Verità è una persona, e quella persona non siamo noi. La verità è Gesù Cristo, e se noi possiamo fare qualcosa per gli altri è giusto voler loro bene, cercando di assomigliare a Gesù, aiutandoli ad alzare lo sguardo verso di lui. Poi anche dire loro quella che a noi sembra la verità, fondati sul Magistero che ci garantisca che quello non è un parto della nostra fantasia, ma solo dopo avere cercato di voler bene. Se ci mettiamo a fare i crociati diventiamo subito ridicoli. Se noi la Verità l’abbiamo un giorno incontrata, magari ne abbiamo incrociato lo sguardo, o abbiamo sentito i suoi occhi su di noi, dovremmo avere capito che lui – è Gesù la verità – ci chiede di essere come lui, che è innocente e si è fatto carico della monnezza della nostra vita. Se dobbiamo essere come lui anche per noi il percorso deve essere quello: una morte, un passaggio, una salvezza (…).  E se ci è necessaria una morte è perché il problema non sono gli altri, siamo noi che dobbiamo morire a noi stessi. Il mio problema sono io. È il mio peccato, il mio uomo vecchio, che deve rassegnarsi, decidersi a tirare le cuoia”.

Qualcuno forse di starà domandando “che cavolo stai scrivendo?”. E non avrebbe tutti i torti.

L’ho scritto all’inizio di queste righe: non ci voglio entrare. Mi limito ad osservare e leggere trame  e me un lungo post sul profilo facebook dell’amico Mirko De Carli, noto esponente di punta del Popolo della Famiglia, dal titolo “La lobby della borsa dei valori”.

Copio e incollo solo un paio di passaggi. “Come ha ben detto Mario Adinolfi – inizia De Carli – salire sul carro dei vincitori, in politica, è l’esercizio più facile di questo mondo. Soprattutto è lo sport preferito dall’italiano medio. E dopo la vittoria di Musumeci alle elezioni regionali in Sicilia la corsa per accreditarsi come gli azionisti di maggioranza del centro-destra italiano ha preso il via con il susseguirsi di dichiarazioni davvero imbarazzanti. Una in particolare mi ha stimolato a prendere carta e penna ed abbozzare questa riflessione che condivido con voi: nello specifico si tratta del post di Filippo Savarese del Comitato Difendiamo I Nostri Figli che plaude alla ‘lobby del senso comune’. Già il titolo ha dell’inverosimile: non ricordo nella lunga storia della Chiesa accorati appelli per una nuova generazione di laici cristiani lobbisti bensì, come ebbero a dire i pontefici da Paolo VI in avanti, per una ‘nuova generazione di laici cristiani impegnati in politica’. Detto questo, addentrandomi nell’analisi proposta, ho trovato altre bizzarre riflessioni post-elettorali”.

“Riempirsi la bocca di hashtag mielosi e sentimentalisti senza presentare uno straccio di contenuti reali per questa fantomatica agenda popolare e conservatrice significa non aver imparato nulla dal tradimento di Alfano al popolo del Family Day. Proprio nulla. Come avvenuto con Valeria Fedeli nei giorni scorsi il Comitato Difendiamo I Nostri Figli pensa a far accordi impresentabili con tutti pur di rendere credibile la strategia della lobby anziché quella del soggetto politico del Family Day. I fatti però parlano da soli e anni di sconfitte della logica ruiniana dei cattolici come “sale e lievito nei partiti” dimostrano che la strada è un’altra: impegnarci per dare rappresentanza autonoma ai nostri valori dentro le istituzioni ponendo aut aut precisi a chi vuole i nostri voti per governare. Dialoganti con tutti ma a schiena dritta sui principi non negoziabili”.

Toni duri. Durissimi. Per inciso, l’amico Filippo Savarese -Generazione Famiglia e CitizenGo – non si capisce davvero di cosa sia reo. Leggo il lungo post di Savarese sul suo profilo facebook (“La lobby del buon senso comune”) e non ci trovo nemmeno citato per sbaglio il Popolo della Famiglia (che per onore di cronaca non ha corso alle regionali siciliane). 

“Non credo che in politica esista l’ottimo, ma sicuramente esiste il pessimo; e in Sicilia l’hanno capito – scrive Savarese -. Bene l’elezione di Nello Musumeci: un uomo di princìpi, come si diceva una volta, oltre che un amministratore onesto e competente. L’unico candidato ad aver personalmente incontrato i referenti nazionali del Comitato Difendiamo i Nostri Figli in campagna elettorale e fatto proprie le istanze di Massimo Gandolfini, subendo per questo i feroci attacchi delle associazioni LGBT. Il neo-Presidente ha promesso la costituzione di un tavolo regionale di lavoro tra associazioni familiari con cui predisporre le migliori politiche per il rilancio della natalità e per “rimettere la famiglia al centro del villaggio”.

E più avanti scrive: “Si consolida la mia impressione generale: solo un’ampia alleanza programmatica d’ispirazione popolare e conservatrice, moderata nei modi e quanto più radicale nei valori di riferimento, presidiata internamente da sentinelle dei princìpi non negoziabili ed esternamente da un’attenta “lobby del Buon Senso Comune”, quale ormai siamo, potrà evitarci quei cinque anni di renzismo o grillismo che completerebbero il micidiale disegno contro la Vita, la Famiglia e la Libertà educativa in già protratto stato di avanzamento. Ma il vento sta cambiando. Le persone soffrono tremendamente il fetore del politicamente corretto e aspirano all’aria pulita del buon senso comune. Sì, il buon senso comune. La normalità. Ora che siamo in grado di far pesare i nostri valori, è il momento di farli diventare l’Agenda politica del prossimo Governo. Non possiamo accontentarci di niente di poco meno, ché sarebbe semplicemente fatale. Ognuno di noi resta libero padrone del proprio giudizio e del proprio voto. Ma poiché la Causa è comune, anche stavolta solo #InsiemePossiamo”.

Tanto è bastato a far venire la mosca al naso a De Carli.

Ripeto ancora: non ci voglio entrare. Riprendo ancora lo scritto di Costanza Miriano: “Questo non esclude che se c’è una battaglia pubblica da combattere si combatte, e lo si fa con tutte le forze. Se c’è da lottare contro una legge che può portare tanta morte, se c’è una colonizzazione ideologica da fronteggiare la si fronteggia con tutti i mezzi. Quello è un altro piano, è il piano politico, pubblico, culturale. L’importante è ricordare che sul piano spirituale il campo di battaglia è il nostro cuore, e il nemico siamo noi. Solo tenere questo a mente ci permette di non scannarci gli uni gli altri, tra noi cattolici. Quando capisci questo ti fai agnello, entri nella logica di Gesù, cominci ad assorbire le cattiverie degli altri, le lamentele, a portare i pesi, ad accogliere la sporcizia altrui perché sai bene che è uguale alla tua. Solo così riusciamo a superare la sindrome da accerchiamento, e a vincere il mondo, come ha fatto Colui che ha rivoltato l’impero romano come un calzino pur senza aver detto una parola contro”.

Una sola cosa chiederei, se fosse in mio potere essere ascoltato: gli uomini vivi si incontrano.

Per pietà, usate i social per fare del bene e non per sputare addosso. E se proprio non riuscite a fare prevalere ciò che vi unisce, almeno, per favore, perdetevi di vista. Forse – almeno così – avrete rispetto dei tanti che al Family Day vi chiedevano “avanti così tutti insieme”.

 

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Perchè un Blog dal titolo “Direzione verso Est?” La nostra vita nasce ad Est e ritorna ad Est: è un cammino che non finisce qui. Per questo motivo, affermare che la trascendenza è un fattore costitutivo dell’uomo non è irrilevante rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica della nostra esistenza. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

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