CHI SONO

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.

Peccatore da sempre, cattolico per Grazia. Convertito da sette anni alla sequela di Cristo.

 

Le mie due donne sono il segno più sorprendentemente tangibile della Carezza del Nazareno: mia moglie Maria e Camilla, mia figlia.

Laureato per accidenti in filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale.

“Cerco di essere un uomo del mio tempo, ma sono anche un uomo antico, pieno di ciò che ho visto ed imparato”.

Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

“Guardare l’altro, questo altro qui, e avvertire che vi è qualcosa di lui che non conosco, qualcosa che è’ più profondo di tutte le cose che so già di lui o che mi appresto a conoscere di lui.

Guardare l’altro e sentire che porta dentro qualcosa di misterioso, qualcosa di inesauribile che lo muove, guardare l’altro e d’un tratto scoprire d’essere guardato, che chi sto guardando mi guarda e in questa reciprocità scoppia qualcosa di nuovo, di più di tutto quello che io ho pensato oppure ho immaginato, scoppia un’amicizia reale, un inizio di cammino, di compagnia in cui si mette in gioco la vita, in cui ci si fida totalmente dell’altro perché si sente che l’altro si fida di te. Incontrare un altro, qualcosa che accade portando dentro una sfida alla vita.

Tutto il resto non sono incontri, ma incappare in qualcuno e rimbalzare via, rimanendo estranei, anche se si pensa di sapere tutto di lui. Incontrare un altro, anche l’amico più caro, quello che si frequenta ogni giorno, è avvertire di essere in presenza del mistero, di qualcosa che c’entra con il senso del mio vivere.

(Don Luigi Giussani)

Rinato a vita nuova, in direzione ostinata e contraria, cerco di testimoniare la bellezza dell’essere Amato gratuitamente.

Per questo non posso tacere le distorsione dei “falsi miti di progresso”. 

Giovanni Paolo II, nella sua Lettera Enciclica Fides et Ratio, scriveva: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso”.

Da sempre, la Chiesa è maestra di umanità e di sapienza razionale, e purtroppo oggi più che mai le tocca supplire alla mancanza di una razionalità tanto sbandierata quanto – nei fatti – negata da cultura e istituzioni.

Le recenti battaglie culturali che vedono coinvolti i credenti (assieme a tanti non cristiani “devoti”), in fondo, sono fatte in nome della ragione umana.

Dire che l’inizio di una vita umana (embrione) è già una vita umana al suo inizio, o dire che l’essere umano è creato maschio o femmina e che pertanto è la bipolarità sessuale a fondare un diritto sociale, o che la famiglia come disegnata dalla Costituzione italiana è la cellula fondamentale della società, sono dei preamboli di ragione, di buon senso comune, non ancora di fede.

 

Non è necessario essere credenti per accorgersene. Eppure oggi più che mai l’evidenza viene negata.

«La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.
S’avvicina il tempo – e per alcuni è già venuto – in cui una vita normale, una vita da onest’uomo, richiederà sforzi da eroe. Quale supremo dono della vita attraverso la morte è quest’obbligo di essere eroi soltanto per esistere, per restare fedeli a una banale linea di vita, che i nostri antenati seguivano così naturalmente come respiravano!»

(G. K. Chesterton, Eretici, 1905)

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