Potere temporale e potere spirituale

Potere temporale e potere spirituale
#LaCroce dell’8 Settembre 2017

di #DonMassimoLapponi

Scriveva il fondatore del positivismo, Auguste Comte (1798-1857):

«Il genio, eminentemente sociale, del cattolicesimo è consistito soprattutto, costituendo un potere puramente morale distinto e indipendente dal potere politico propriamente detto, nel fare gradualmente penetrare, per quanto possibile, la morale nella politica, alla quale fino allora la morale, al contrario, era stata essenzialmente subordinata. In questa prospettiva, il non credente Comte era portato, nella medievale lotta per le investiture tra papato e impero, a dare la sua preferenza al primo e ai suoi diritti sul secondo.

Se è vero che egli sosteneva, poi, che la dottrina cattolica è «destinata a soccombere gradualmente sotto l’irresistibile emancipazione della ragione umana» e che è, perciò, necessaria un’autorità alternativa, la quale, «convenientemente ricostruita su basi intellettuali nello stesso tempo più ampie e più stabili, dovrà finalmente presiedere all’indispensabile riorganizzazione spirituale delle società moderne», è anche vero che. in ogni caso, ai suoi occhi questa nuova autorità si troverebbe in diretta continuazione con la gerarchia e con la teologia cattolica e dovrebbe essere, come quest’ultime, totalmente indipendente dall’autorità politica.

Se lasciamo da parte le sue prospettive, apparentemente utopistiche e inaccettabili dall’ortodossia cattolica – ma non totalmente, come altrove ho cercato di dimostrare – non c’è dubbio che i nuovi “positivisti” e fautori di una società “laica” abbiano tradito nel modo più eclatante il pensiero del fondatore del positivismo.

Pur partendo da una prospettiva nuova, in fondo Comte si dimostrava erede di uno dei principi tradizionali, che sono stati, e dovrebbero essere ancora, alla base, non soltanto di una società cristiana, ma anche di una società democratica: il principio della distinzione del potere temporale dal potere spirituale, principio ancora più basilare, per una democrazia, della stessa distinzione tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario teorizzata dal Montesquieu.

Il fatto che i principi di Auguste Comte siano stati traditi dai nuovi “positivisti” della politica, dipende sostanzialmente dal fatto che, senza che i popoli se ne accorgessero, gradualmente si è semplicemente cancellato non solo il potere spirituale, ma anche il sentimento della sua necessità per la società umana. Così, una volta eliminata una delle autorità che sono al fondamento della civiltà, si è creato un “vuoto di potere” che, in tempi molto rapidi, è stato occupato in modo sempre più massiccio dal potere politico, rifacendo in tal modo la strada inversa rispetto a quella delineata da Comte nella sua descrizione dell’incivilimento dei popoli: dalla distinzione del potere morale e dalla sua superiorità su quello temporale, si è tornati alla subordinazione della morale alla politica. Ciò ha significato, nella pratica, che il potere politico si è trovato quasi improvvisamente e quasi involontariamente ad occupare quegli ambiti in cui non aveva mai osato entrare, e in cui non ha mai avuto neanche interesse ad entrare. Infatti i parlamentari delle varie nazioni o degli organismi sovranazionali, eletti per risolvere problemi di natura temporale, si sono trovati trascinati dalle circostanze, e anche da maneggi bene organizzati, a dover decidere sulla vita e sulla morte, sulla legge naturale e sui più alti obblighi morali, sull’inferno e sul paradiso, e perfino – ci si consenta di aggiungerlo, vista la prospettiva comtiana di un’autorità scientifica analoga a quella religiosa nella sua indipendenza da quella temporale – su quali dovrebbero essere, dal punti di vista politico, i risultati della scienza.

È naturale che i poveri parlamentari, colti da un senso di vertigine, non abbiano saputo cosa fare di fronte a compiti così inediti per loro. Certamente, anzi, avranno inconsciamente avvertito che la loro autorità non era tale da poter sostituire quella dei Dieci Comandamenti. Ma, visto che i Dieci Comandamenti sembravano non essere più appoggiati da alcuna autorità, e trovandosi a dover dire qualche cosa in merito, hanno finito per cedere le armi e concludere: che autorità ho io per imporre obblighi morali “categorici” a qualcuno?! Lasciamo da parte gli obblighi e risolviamo tutto secondo le circostanze pratiche e la dialettica parlamentare. Ma si sa come funziona la dialettica parlamentare: i più scaltri e i più sofistici riescono quasi sempre ad avere la meglio e a mettere insieme le maggioranze necessarie. Del resto, se l’autorità spirituale non esiste più, come fare appello ai dieci comandamenti o a qualche cosa che abbia la stessa solidità? Ogni forza politica è costretta a trovare i suoi argomenti soltanto negli espedienti che potrebbero sembrare necessari a risolvere un problema contingente, non in qualche principio superiore.

Certamente ancora risuoneranno nelle aule le parole altisonanti “giustizia”, “libertà”, “diritto”, ma su quale base si appoggeranno?

Ci sarà sempre la tendenza a risolvere il loro contenuto semantico nelle convenienze pratiche contingenti o nelle parole d’ordine che riescono a raccogliere intorno a sé i più ampi consensi. In questa situazione è inevitabile che gli organismi del potere politico e temporale finiscano per considerarsi tutori anche di quegli organismi che un tempo rappresentavano il potere spirituale. Se quest’ultimo non esiste più, certi organismi gerarchici di altri tempi che cosa pretendono? Essi devono piegarsi a quanto è stabilito dal potere politico! Dobbiamo qui precisare che il “potere spirituale” è un concetto assai più vasto di quella gerarchia cattolica nella quale lo stesso Comte lo vedeva rappresentato. Indubbiamente per i cattolici, i popoli occidentali e cristiani, e non solo, la Santa Sede rappresenta il simbolo più forte e più visibile del potere spirituale. E tuttavia quest’ultimo indica una realtà molto più alta e più vasta.

Si potrebbe affermare che il vero potere spirituale risiede soltanto in Dio stesso, anche se egli ha delegato delle realtà umane a rappresentarlo. Ma attenzione: a rappresentarlo, non a sostituirlo! Si distingue, nella storia della religione e nell’ambito dell’autorità spirituale, il potere sacerdotale da quello profetico. Il primo è custode di una legge e di riti rivelati dal cielo, mentre il secondo si fa interprete della voce di Dio in circostanze storiche particolari. Ma sia il il primo, sia il secondo ricevono il sigillo della loro autenticità dalla loro sottomissione a Dio e dalla fedeltà ai suoi decreti e alla sua parola. Non è certamente un fatto inusuale nella storia la ierocrazia deviata, che tradisce il volere di Dio per interessi profani o di parte, come anche il falso profetismo che blandisce i vizi e gli interessi egoistici degli uomini. A parte, però, queste deviazioni, se nel cristianesimo è stata istituita una suprema autorità spirituale e, accanto ad essa, una santità profetica, pronta ad ogni generazione a richiamare gli uomini dalle loro sempre rinnovate infedeltà a Dio, questo non costituisce un “unicum”, ma, al contrario, non è che una realizzazione più piena di ciò a cui ogni autorità spirituale e ogni tensione religiosa autentica, ogni ispirazione poetica, ogni ricerca – nei secoli più recenti anche scientifica – della verità ha ardentemente aspirato a raggiungere.

A tutto ciò si oppone il nuovo inedito ordine mondiale, per il quale esiste una sola autorità, quella politico-temporale, alla quale ogni organismo deve necessariamente adeguarsi. E questo non soltanto per qualche calcolo politico, ma anche per un principio morale! Infatti, una volta scomparso il concetto di autorità spirituale, le sue funzioni non possono che essere assorbite da quella politica – come, a giudizio di Comte, avveniva nelle società antiche, prima che l’opera secolare della gerarchia cattolica non modificasse questa situazione, a vantaggio del progresso sociale dei popoli.

Ci troviamo, così, nella situazione paradossale in cui non è più il papa a scomunicare l’imperatore e a costringerlo a sottomettersi a lui a Canossa, ma è l’ONU a scomunicare la Santa Sede e a pretendere che essa vada a un’altra Canossa ad inginocchiarsi alle autorità supreme della politica mondiale per farsi togliere la scomunica, adeguandosi umilmente alla morale da esse imposta a tutti i popoli, avendo ereditato la sacralità del supremo potere spirituale.

Ma da quali fonti nasce questa nuova morale, a cui tutti, perfino il papa, dovrebbero sottostare? Dai Dieci Comandamenti? Da quella “scienza” a cui Comte avrebbe voluto affidare il compito di proseguire il benefico ruolo della gerarchia cattolica?

Niente di tutto questo! La nuova morale nasce soltanto dai maneggi politici e ideologici di gruppi interessati, capaci, con il sostegno del potere finanziario, di attirarsi il consenso, almeno temporaneo, di vasti ambiti di opinione pubblica, e soprattutto di maggioranze in seno agli organismi parlamentari nazionali e sovranazionali.

La dinamica di tutto questo sconvolgimento dei poteri si può vedere in atto specialmente nel recente “Rapporto sul Vaticano” emesso in questi giorni dalla Commissione della Nazioni Unite per i diritti dei minori. Vedi in proposito il seguente articolo della rivista “Tempi”, che riporta ampi brani del documento originale (“Non solo pedofilia. Ecco come dovrebbe “evolversi” la Chiesa secondo gli “esperti indipendenti” dell’Onu”)

Se è vero, come diceva Comte, che la distinzione del potere spirituale da quello temporale è stata una conquista della civiltà che ha richiesto secoli di civilizzazione e nella quale si è distinta soprattutto l’opera della gerarchia cattolica, dobbiamo dire che la rapida distruzione, attuata in pochi decenni, del potere spirituale e la sua rinnovata confusione con quello politico, quale si sta realizzando a grandi passi ai nostri tempi, necessariamente ci riporterà indietro di qualche millennio nel cammino della civiltà.

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