Povero #Joan, ultimo bimbo-feticcio dei gay
#LaCroce del 13 Settembre 2017

di #DavideVairani

Era stato brandito come la “mascotte” dell’Umbria Pride, il bambino a cui Chiara e Laura hanno deliberatamente negato la possibilità di avere una vita normale a contatto con l’uomo da cui discende, e in più gli hanno scientemente parcellizzato la figura materna, poiché una ha dato l’utero, l’altra l’ovulo con cui il bambino è stato fabbricato. Ora la trascrizione dell’atto di nascita

“Perugia, Joan ha vinto: sì all’atto di nascita: con 16 voti a favore passa l’ordine del giorno per la trascrizione del documento per il bambino figlio di due mamme. Omphalos: ‘Romizi sbugiardato’”.

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La notizia la riporta con queste esatte parole “Umbria Online”.

Mi manda letteralmente in bestia ogni qualvolta si strumentalizzano i bambini per i desideri degli adulti.

Che cosa ha vinto Joan, mi piacerebbe davvero capirlo. Facciamo un passo indietro.

Lui si chiama Joan: è “figlio” di Chiara e Laura, due ragazze di Perugia. È nato in Spagna.

Alt. Fermi. Chiamiamo le cose con il nome appropriato.

Le due donne hanno fatto ricorso alla procreazione assistita e sono entrambe legate ‘fisicamente’ al bambino: una per averlo partorito, l’altra per aver donato l’ovulo. Il bambino porta il cognome di entrambe le madri che risultano in Spagna entrambe come genitori.

L’amministrazione comunale del capoluogo umbro, con il sindaco Andrea Romizi (Forza Italia), resta fermo sulla sua decisione: niente trascrizione all’anagrafe comunale. Con le “mani legate” di fronte ad una “lacuna nella normativa vigente”. Perché Joan non è solo un bambino nato all’estero, “per il quale la trascrizione dell’atto di nascita invece è contemplata. La legislazione vigente”, dicono dalla giunta a Palazzo dei Priori, “non disciplina le trascrizioni riguardanti figli di genitori dello stesso sesso. A tale proposito, è stato richiesto un parere alla prefettura e l’atto di diniego espresso dagli ufficiali di stato civile si è conformato al parere della giunta”.

Dopo due consigli comunali roventi, un mucchio di corsi e ricorsi, organizzazioni LgtbX venute in soccorso, pareri legali e via discorrendo, quasi 90 giorni dopo la prima richiesta di trascrizione all’anagrafe, l’ordine del giorno – fa sapere una nota del Comune – è stato approvato con 16 voti a favore (gli 11 dell’opposizione, più i consiglieri Camicia, Perari, Scarponi, Nucciarelli e Leonardi), uno contrario (Varasano) ed un astenuto (Sorcini). Prima della votazione i consiglieri di Fratelli d’Italia avevano abbandonato l’aula nella speranza (forse) di far mancare il numero legale. E il Sindaco di Perugia fa dietrofront giocoforza.

IMG_20170703_170909-578x280-300x145 Povero #Joan, ultimo bimbo-feticcio dei gay

“Al momento della nascita – dicono le due donne in una intervista a “PrideOnline” del 5 luglio 2017, “Nostro figlio non è un cassonetto” – abbiamo dichiarato nostro figlio al Registro Civile qui in Spagna che ha rilasciato un certificato di nascita dove compariamo entrambe come progenitrici. Poi abbiamo raccolto la documentazione necessaria e l’abbiamo inviata al Consolato che si incarica di inoltrarla al Comune di competenza in base alla nostra iscrizione all’AIRE. In questo caso Perugia appunto. I primi documenti inviati dal Consolato sono arrivati al Comune il 1° febbraio e fino al 30 maggio è stato un continuo prendere tempo e un’assenza di risposte. Quattro mesi di limbo in cui non avevamo idea di cosa stesse succedendo. Una completa mancanza di rispetto per un bambino che resta appeso nell’incertezza. Il 30 maggio è arrivato il diniego motivato con motivi di “ordine pubblico“. Non ci aspettavamo un diniego così netto, conosciamo altre coppie omosessuali che hanno dei bambini e i comuni, chi prima chi dopo, hanno tutti riconosciuto gli atti di nascita. Conosciamo la prima coppia di donne che ha trascritto l’atto di nascita di loro figlio a Napoli dove il sindaco De Magistris è stato prontissimo e non ha posto alcuna difficoltà. La posizione del Sindaco di Perugia ci fa tornare indietro di tanti anni”. Domanda del giornalista: Da quanto tempo vivete in Spagna? “Siamo entrambe italiane e siamo a Barcellona per lavoro da 10 anni. Per questo in base alla legge sulla cittadinanza col diritto di sangue il nostro bambino ha solo la cittadinanza italiana e non abbiamo modo di chiedere i documenti di identità in Spagna. Dovrebbe essere il nostro Paese a riconoscerlo e tutelarlo. Invece siamo come tre rifugiati in Spagna, che per fortuna è un Paese evoluto e ci ha accolti dimostrando di essere sempre pronto a venire incontro ai nostri problemi. Ma noi non possiamo rientrare in Italia con nostro figlio. Lui non ha assistenza sanitaria e in Italia non esiste giuridicamente, non ha nessun tipo di tutela”.

Sulla vicenda del piccolo Joan si sono mossi tutti: le opposizioni Pd e 5Stelle in consiglio comunale umbro, il Garante regionale umbro per l’infanzia e l”adolescenza, l’associazione Omphalos per i diritti delle coppie LgbtX (quella alla quale lo stesso Comune di Perugia ha negato il patrocinio per il Gay Pride, quella che ha portato in tribunale Simone Pillon per diffamazione e che ha perso la causa) e molti altri.

La mancata trascrizione da parte del Comune di Perugia dell’atto di nascita di un bambino nato da due madri italiane, unite in matrimonio, ha determinato per il minore “la negazione di basilari diritti fondamentali della persona umana”, ebbe a dire il Garante regionale umbro per l”infanzia e l”adolescenza”, Maria Pia Serlupini, secondo cui “la richiesta e” stata rigettata con la motivazione che la normativa attualmente vigente non consentirebbe la trascrizione di tale atto e che a nulla rilevano le pronunce giurisprudenziali intervenute sul tema“. “In altre città italiane, come ad esempio a Roma, i bambini nati da coppie omosessuali sono iscritti alle anagrafe con l’indicazione di almeno uno dei due genitori”. Serlupini ha inoltre sottolineato che il minore “non avrà, una nazionalità, non avrà documenti di identità, non potrà accedere al sistema sanitario, nè in Italia nè all”estero, non potrà viaggiare“.

In una nota, inoltre, il Garante richiama la “costante giurisprudenza” della Cassazione secondo cui l’atto di nascita straniero “è assistito per sua natura da una presunzione di legalità e validità”. A suo avviso “confermativo di questo principio” era anche l”articolo 9 della legge 40 del 2004. Dopo le polemica, il Comune di Perugia aveva sostenuto che “la trascrizione di un atto di nascita di un soggetto nato all’estero e ivi registrato è contemplata dalla normativa vigente, che non disciplina tuttavia le trascrizioni riguardanti figli di genitori dello stesso sesso. A tale proposito – è stato detto da Palazzo – è anche stato richiesto un parere alla Prefettura e l’atto di diniego espresso dagli ufficiali di stato civile si è conformato al parere della giunta Romizi“. “La legge italiana vigente – ha sottolineato il Garante – impone di trascrivere integralmente l”atto di nascita, come anche la giurisprudenza conferma“. Ritengo che il fatto rappresenti – ha concluso Serlupini – una violazione della legge ed abbia già posto in capo alla pubblica amministrazione una responsabilità risarcitoria rispetto ai danni subiti dal minore e da coloro che ne esercitano legalmente la responsabilità genitoriale“.

Io non so chi abbia ragione sul piano formale delle leggi e – se devo dirla tutta – francamente mi importa davvero poco.

Che cosa ha vinto Joan? Credo nulla.

Perché ancora una volta assistiamo all’ennesima strumentalizzazione di un bambino che in questa vicenda non ha chiesto di esserne parte. Io so solo che Joan non avrà mai un padre biologico. Io so solo che Joan è diventato il simbolo di una battaglia ideologica: love is love.

Io so solo che in questa vicenda non ha vinto proprio nessuno.

Io so bene invece chi ha perso: l’umano.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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