Quello che penso

di Davide Vairani

“La mia è una lettera pubblica di un amico che incoraggia un amico. Anzi, che sente il bisogno di dire alcune verità mai dette sull’uomo Mario Adinolfi”.

E’ raro (e dunque prezioso) che un amico (e sacerdote) si esponga pubblicamente per “difendere” un amico, un personaggio pubblico. Padre Maurizio Botta lo ha voluto fare, con una lettera aperta indirizzata a Mario Adinolfi, tra le varie Presidente del Popolo della Famiglia.

Lo fa attraverso il blog di Costanza Miriano (clicca qui per accedere al testo completo della lettera aperta).

L’ho – personalmente – letta e riletta. E – devo dire – la condivido totalmente. Ne condivido lo spirito con la quale viene scritta (da amico che ha a cuore il Bene di un amico), ne condivido il senso e le affermazioni sull’“uomo” Mario Adinolfi.

“Non penso tu sia un santo, ma sicuramente molto migliore di tanti più magri e pettinati – scrive ad un certo punto Padre Botta -. Ho imparato a conoscere anche alcuni tuoi difetti di cui abbiamo parlato tante volte: un certo gusto romano da ‘bullo’ per la polemica, per la scazzottata dialettica plateale, l’esagerazione di certe espressioni, l’utilizzo ogni tanto un po’ parziale di alcuni fatti che mi ha portato a ricordarti bonariamente che Machiavelli non sarà mai cristiano, ma, ed è un ‘ma’ grande come una montagna, tutto quello che ho visto in te, mi sembra nel panorama politico che abbiamo subito in questi anni il gioco dei ragazzi che sparano palline di carta con la cerbottana. Preferisco te che alla Don Camillo, magari ogni tanto sbagliando, attacchi al muro verbalmente anche aggressivamente l’avversario, ma che credi in quello che dici, rispetto alla persona ‘perbene’, apparentemente mansueta, ma che viene a più riprese sorpresa a mentire pubblicamente e che nel segreto coltiva livore e invidia. La violenza dei pavidi che si avvicinano al forte e lo punzecchiano mille volte come zanzare per godersi poi lo spettacolo di vederlo scatenato io la detesto. Quanti piccoli uomini ci sono in giro. Quanta assenza di virilità”.

Condivido. E’ davvero il Mario Adinolfi che – pur nel mio piccolo – ho imparato a conoscere durante l’avvincente e ardito percorso dei Circoli Voglio La Mamma, poi dei Circoli La Croce, nella frequentazione assidua che ho avuto con l’Adinolfi direttore del quotidiano “La Croce” (che non posso che ringraziare per l’assoluta e totale dedizione, l’onestà intellettuale e l’opportunità che mi ha dato di scrivere sul suo quotidiano, senza alcuna censura).

Non appartengo alla categoria di coloro che “sputano nel piatto dove hanno mangiato” fino a poco prima. Lo voglio sottolineare e ri-sottolineare con ferma decisione: si può concordare o meno su una idea, una proposta, un progetto, un partito, ma questo non può cancellare l’affetto e la stima in una persona.

I due piani non possono essere sovrapposti. L’ho detto e scritto più volte: il progetto del Popolo della Famiglia non mi convince. Questo significa (per un curioso e bizzarro meccanismo di causa-effetto automatico) che ho cambiato idea e opinione su Mario Adinolfi. No. Continuo a pensare Mario come ad un amico (spero altrettanto sia per lui ..).

“Non mi stupisce quindi di come pochissimi si siano scandalizzati per la violenza brutale contro di te di questi anni – continua Padre Maurizio Botta – . Penso alla molestia sessuale subita durante una presentazione pubblica a Novara. Penso alla violenza dei commenti contro di te ogni secondo su Internet con auguri di morte a te e ai tuoi cari solo per le tue idee. Davanti a questa violenza, questa sì dittatoriale, non ho mai visto scese in campo di Presidenti della Camera. Penso al recente episodio vergognoso a Sky“.

“Il mio senso di giustizia ribolle nel vedere che con te si possa dire tutto e umiliarti senza ritegno – prosegue-. Penso alle cose che tutti dimenticano e sulle quali anzi sorridono, solo perché sei tu, perché intanto tu sei Mario Adinolfi. Penso alla violenza di fotografarti per la strada anche quando eri per mano con la tua piccola bimba. Non avremmo tollerato una violenza così contro nessun’altro. La tua tenerezza come padre penso sia stata all’origine della fiducia reciproca iniziale tra noi. Ti ho sentito urlare durissimo contro persone che pensavi stessero sbagliando o contro persone che consideravi sleali, mai contro una persona in difficoltà per un difetto fisico. Anche questo mi porta a stimarti”.

Ogni qual volta sarai attaccato ingiustamente per le tue idee, ogni qual volta la tua vita privata verrà ingiuriata, sarò il primo a denunciarlo e a stare dalla tua parte (come ho sempre fatto sui social e su questo sito).

“Proprio lui, Mario Adinolfi, viene a difendere la famiglia quando ha divorziato e in più convive con un’altra donna dalla quale ha pure avuto una figlia!”. “Che incoerenza! Prima si fa co-fondatore del Partito Democratico e poi diventa tutto d’un tratto difensore integralista dei principi non negoziabili!”.

Giudizi come questi (e molti altri) non li sentirete mai pronunciare dal sottoscritto ne tanto meno li leggerete di mio pugno.

Se usassi un simile metro di giudizio nei confronti di chicchessia sarei un pazzo: ne ho combinate di tutti i colori nella mia vita e – da quando ho avuto la Grazia dell’Incontro con Cristo – ho imparato a non giudicare la vita privata di chicchessia (giudicare nel senso di condannare una persona), ma ad abbracciare il dolore e la sofferenza di ogni persona che incontro (che poi ci riesca sempre, ahimè, è altro paio di maniche …).

Per questo, continuerò a guardare e a seguire con attenzione l’avventura del Popolo della Famiglia senza mai rinunciare a dire e a scrivere ciò che non mi convince e ciò che mi pare interessante e al tempo stesso ad augurare “in bocca al lupo” a Mario Adinolfi e ai tanti donne e uomini che si stanno battendo per la crescita di questo partito.

 

 

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Chi sono DirEst

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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