#Rispettaledifferenze: ci dobbiamo fidare?

di #DavideVairani

Ecco i punti chiavi delle “linee guida” riferite all’ormai famigerato articolo 1 comma 16 della legge sulla “buona scuola” e presentate a Roma alla presenza del ministro Fedeli; primato educativo dei genitori, collaborazione tra scuola e famiglia, consenso informato, esplicitazione del concetto secondo cui la differenza uomo-donna è all’origine della vita, no palese e senza ambiguità alle cosiddette “teorie del gender”, chiara e condivisibile definizione di cosa si intenda per stereotipi di genere, importanza di togliere anche dal linguaggio tutte le forme di “mascolinizzazione”, contrasto alla violenza sulle donne e a tutte le forme di discriminazione.

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Esce il gender resta il femminismo. Volendo fare un’estrema sintesi, si possono commentare così le linee guida nazionali per l’attuazione del comma 16 della riforma della scuola (legge 107 del 2015) per la promozione dell’educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere. Il testo presentato ieri a Roma dal ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, presenta sicuramente dei notevoli miglioramenti rispetto a quello circolato in via ufficiosa nell’estate del 2016.

Le linee guida presentate si inseriscono all’interno di un piano nazionale per introdurre le scuole il rispetto delle diversità e per contrastare violenze e discriminazioni tra i banchi che prevede, oltre alle linee guide sulla parità di genere, una campagna sui social con l’hashtag #Rispettaledifferenze, un Piano nazionale in 10 azioni, linee di orientamento per prevenire e contrastare il cyberbullismo. 

Finanziamenti previsti? Con il Piano presentato oggi  – si legge sul sito del Miur – vengono stanziati 8,9 milioni di euro per progetti e iniziative per l’educazione al rispetto e per la formazione delle e degli insegnanti. In particolare, 900.000 euro serviranno per l’ampliamento dell’offerta formativa, 5 milioni (fondi PON) per il coinvolgimento di 200 scuole nella creazione di una rete permanente di riferimento su questi temi. Altri 3 milioni sono messi a disposizione per la formazione delle e dei docenti”. (clicca qui per avere più informazioni).

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In primis va detto che nel nuovo testo i riferimenti al genere vanno intesi nell’ambito della differenza sessuale tra maschile e femminile, non solo, ma si specifica chiaramente che “tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo le ideologie gender”. Dunque, tutta la cosiddetta educazione di genere viene fatta rientrare nella promozione delle pari opportunità e nella lotta alla violenza sulle donne. Chiarezza in tal senso viene fatta fin dal primo articolo del documento in cui si afferma che “Nascere uomini o donne crea appartenenze forti, è la pietra angolare dell’identità, informa di sé l’intero orizzonte esistenziale: è la prima condizione con cui ogni individuo si pone, e ne riceve opportunità e risorse ma anche limiti. Tutti gli aspetti della vita quotidiana ne sono connotati”.

Significativo anche il passaggio sulla costruzione dell’identità attraverso l’incontro con l’altro ad iniziare dalla figura materna: “Nell’esperienza soggettiva delle persone l’incontro con l’alterità si colloca all’inizio del tempo di vita: dall’esperienza dell’essere tutt’uno con la madre si esce nella lenta necessaria costituzione di una soggettività separata”. In poche righe vengono smentiti gli assunti ideologici per cui non si nasce uomini e donne ma si costruisce l’identità tramite condizionamenti culturali.

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Peccato che subito dopo questi passaggi che allontanano definitivamente le istanze delle frange più estreme dei gruppi lgbt, il testo vira verso una visione femminista dai connotati molto ideologici. Lascia quasi sbalorditi la parte in cui la tradizione occidentale è indicata come qualcosa che contribuisce a soggiogare l’universo femminile: “Secoli di patriarcato hanno rappresentato le donne come naturalmente subordinate agli uomini, avvalendosi di dicotomie come quelle di mente/corpo, soggetto/oggetto, logica/istinto, ragione/sentimento, attività/passività, pubblico/privato e assegnando agli uomini le prime caratteristiche, alle donne le seconde”. “Secondo questa millenaria tradizione”, si legge ancora, “le donne sarebbero soggetti deboli, incapaci di pensiero astratto”. Risulta perfino troppo facile smontare questa tesi ricordando che l’Europa con la sua cultura cristiana e umanista è stata la culla di ogni diritto che ha dato dignità alla donna. Per gli stessi motivi stupisce che non sia stato inserito nemmeno un cenno sui rischi legati alla mercificazione del corpo delle donne e alla pornografia dilagante tipiche della nostra contemporaneità.

Con il pretesto di esaltare le differenze c’è poi un intero paragrafo con le raccomandazioni sul lessico e “l’adeguamento dell’uso della lingua al nuovo status assunto dalle donne in campo professionale e istituzionale”. In questa parte delle linee guida è possibile leggere passaggi di questo tenore: “È opportuno ricordare, inoltre, che definire una donna con un termine maschile in settori rilevanti della società come le istituzioni e i livelli professionali apicali, ne opacizza la presenza fino a farla scomparire”. Oppure: “Adeguare il linguaggio al nuovo status sociale, culturale e professionale raggiunto dalle donne, e quindi al mutamento dell’intera società, si pone oggi come un’azione urgente e necessaria”.

 

Ad ogni modo va registrato che riguardo alle forme di discriminazione il documento si attiene a quelle a cui fa riferimento l’articolo 3 della costituzione (non c’è alcuna fuga in avanti che allude a nuovi reati d’opinione) inoltre si menziona l’art. 30 della Carta che riconosce il primato educativo dei genitori.

Le reazioni delle realtà pro family

Il presidente del Comitato Nazionale Difendiamo i Nostri Figli, Massimo Gandolfini ha manifestato una moderata soddisfazione perché “non si lascia spazio a interpretazioni fantasiose e si garantisce che l’ideologia gender non entrerà nelle scuole”. Gandolfini guarda ora al patto educativo di corresponsabilità (Pec) che sarà presentato il 21 novembre: “Questo dovrà rendere concreto quanto pronunciato in linea teorica nelle linee guida e dovrà prevedere il consenso preventivo informato sulle attività sensibili”.

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La possibilità di esonero da controverse iniziative scolastiche resta infatti fondamentale, poiché come è doveroso riconoscere che a livello nazionale è stata evitata l’istituzione di una cornice normativa tesa a favorire l’introduzione del gender così è necessario non illudersi che, a livello locale, autorità politiche e scolastiche smetteranno di ideare e proporre progetti per la colonizzazione ideologica degli studenti. Dunque l’impegno per la libertà educativa è ancora all’inizio ma segna qualche punto a suo vantaggio.

“Riguardo al progetto sull’educazione al rispetto e alle linee guida presentate oggi, mi piace notare che si chiede alla scuola un forte impegno per prevenire e contrastare tutte le forme di discriminazione, nella direzione indicata dall’art. 3 della Costituzione: le discriminazioni legate al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione, alle opinioni politiche, alle condizioni personali e sociali. Di grande rilievo è poi l’educazione alla cittadinanza digitale e la lotta al cyberbullismo, a cui siamo fortemente richiamati dall’attualità quotidiana”. Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei (Unesu), commenta al Sir il piano nazionale per l’educazione al rispetto. “Per raggiungere questi obiettivi – osserva -, il Ministero afferma chiaramente che le scuole devono fare la parte che spetta loro, con un’azione trasversale alle diverse discipline, senza sostituirsi alle famiglie, ma in continua sinergia con esse. Un’alleanza più stretta e non burocratica tra scuola e famiglia, che evidenzi la primaria responsabilità dei genitori e il compito degli insegnanti”.

Filippo Savarese, Presidente di “CitizenGo” e componente di “Generazione Famiglia” scrive sul suo profilo Facebook: “Con le Linee guida sul comma 16 portiamo a casa un risultato sudato e importante. Chi? Tutti noi che abbiamo attivamente fatto il nostro nell’ultimo anno, tanto pubblicamente quanto privatamente, perché l’impianto folle della prima bozza fosse ribaltato, come accaduto, nonostante restino ancora serissime criticità da monitorare con attenzione chirurgica. Ciascuno sa il fatto suo e, in buona fede, può immaginare l’impegno degli altri. Sul merito delle Linee guida uscirà un comunicato lunedì firmato da Generazione Famiglia, Comitato Art. 26, Non Si Tocca La Famiglia e ProVita, in cui diremo cosa ci soddisfa e cosa, decisamente, no. Resta comunque aperto un altro tavolo e un’altra partita fondamentale al MIUR sulla riforma del Patto Educativo di Corresponsabilità. Nei prossimi giorni affiderò a uno scritto più articolato una riflessione sulla necessità di sciogliere il nodo ormai troppo ingarbugliato che lega tra loro quelle che ormai sono incontestabilmente le due “scarpe” ai piedi dell’associazionismo laicale cattolico, e che rischia di farci inciampare senza distinzioni “tutti giù per terra” se non impareremo a fare sì ciascuno il suo passo, ma almeno nella stessa direzione e senza sgambetti autolesionisti. Per il resto, per quanto mi riguarda, il nostro impegno contro l’Ideologia Gender si concederà – forse – una qualche pausa quando, sperando in una vasta maggioranza pro-family nel prossimo Parlamento, avremo bonificato tutti i testi normativi ripristinando la dizione di “sesso” ovunque sia stata sostituita dal concetto ormai impazzito e fuori controllo di “genere”. Abbiamo sengnato un gol. Bene. Palla al centro”.

Fortemente critico Mario Adinolfi, Presidente del Popolo Della Famiglia e  direttore de “La Croce” quotidiano: “NOI NON CI FIDIAMO DI VALERIA FEDELI”, scrive sul suo profilo facebook. “Un principio di precauzione che abbiamo appreso in questi anni è: mai fidarsi dei politici di professione. Come Popolo della Famiglia non ci uniamo ai gridolini di giubilo di qualche amico per una vaga concessione testuale sul tema del gender nelle scuole. Siamo abituati purtroppo a guardare ai fatti concreti, alla sostanza delle cose. E la ciccia nelle “Linee guida per la prevenzione della violenza di genere” sta nel titolo e negli stanziamenti economici previsti da Valeria Fedeli. Sotto elezioni un ministro non ha interesse a farsi nemici e se ha da concedere una espressione lessicale lo fa senza problemi, una con il pelo sullo stomaco abituata a mentire come la Fedeli però noi la conosciamo bene e proprio non ci compra con una frasetta.

Qui le chiacchiere sono chiacchiere, poi arrivano i fatti. Vengono stanziati quasi nove milioni di euro per una serie di ambigui progetti di “educazione al rispetto” e il pensiero vola immediatamente a quel “gioco del rispetto” che diede il via all’invasione delle teorie gender nelle scuole dell’infanzia. Poi scorriamo i nomi dei testimonial della campagna “Rispetta le differenze” e scopriamo che si va dall’ateo militante platealmente anticattolico Piergiorgio Odifreddi ad una raffica di piccole star del mondo dello spettacolo accomunate dalla militanza sotto il bandierone arcobaleno caro alla lobby lgbt. Approfondiamo ancora un po’ e notiamo che il Piano di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia sarà emanato solo tra un mese, mentre la Fedeli già si produce in dichiarazioni ai giornali di questo tenore: “Queste Linee guida sono frutto di un lavoro di confronto importante, portato avanti con l’obiettivo di trovare il massimo equilibrio e la più ampia condivisione. Quello che mi rende particolarmente orgogliosa è non solo aver formalmente attuato una prescrizione normativa, ma aver dato alle scuole uno strumento culturale importantissimo per combattere le disuguaglianze e gli stereotipi: la legge 107 punta a rendere centrale l’educazione al rispetto e alla libertà dai pregiudizi, riconoscendo dignità a ogni persona, senza esclusioni, nell’uguaglianza di diritti e responsabilità per tutte e tutti”.

Uhm. Quando noi del Popolo della Famiglia leggiamo “combattere gli stereotipi” in ambito scolastico mettiamo subito mano (metaforicamente) alla pistola. Non dimentichiamo che la famiglia naturale è stata definita stereotipo, la necessaria presenza del papà e della mamma per ogni bambino è stata considerata uno stereotipo, la distinzione tra maschio e femmina è stata raccontata in questi “corsi contro la violenza di genere” come uno stereotipo. E allora questi 8,9 milioni di euro per la “educazione al rispetto” con cui si pagano intanto i cachet agli Odifreddi e alle icone della comunità Lgbt, sicuri che siano una grande vittoria per il popolo del Family Day?

Proprio sicuri sicuri? Noi del Popolo della Famiglia non ci fidiamo di questo governo e di Valeria Fedeli. La conosciamo da vicino, conosciamo le sue idee nel profondo. Sotto elezioni il lupo si può anche travestire da agnello, ma la sua finalità è nota. E quei soldi non andranno certo a promuovere la bellezza della famiglia naturale. Poiché sono come al solito bei milioni di euro presi dalle nostre tasche, permetteci la perplessità. Questi politici qui non godono in alcun modo della nostra fiducia. Ancora una volta si rischia di farsi fregare da qualche moina, quando la sostanza sarà altra. Do you remember legge Cirinnà?”.

“Avenire” lascia il commento a Luciano Moia, il quale dopo aver tessuto le lodi e sottolineato le tante positività contenute, scivola in una considerazione che forse avrebbe fatto meglio ad evitare (“Educazione al rispetto, ecco le nuove linee guida della scuola”). “Il timore che le cosiddette “teorie del gender” entrassero ufficialmente in una legge che riguarda la scuola non era infondato – scrive Moia – . Su queste pagina abbiamo documentato puntualmente, da almeno cinque anni a questa parte, la subdola infiltrazione di testi, prassi, teorie finalizzate a propagandare un’antropologia alternativa e del tutto inaccettabile. Dai tristemente noti libretti diffusi dal Dipartimento delle pari opportunità, alle proposte alternative di formazione extracurriculare, alle conferenze tutte orientate a diffondere in modo unilaterale la “cultura” di una sessualità fluida, intercambiabile e indefinita, sono stati purtroppo numerosi gli episodi problematici. Leggere quindi nelle bozze delle “Linee guida” – almeno quelle fatte circolare ufficiosamente nel mesi scorsi – che la scuola avrebbe dovuto tra l’altro puntare alla «decostruzione degli stereotipi di genere» aveva fatto balzare sulla sedia chi era a conoscenza di tutto questo pregresso. Che significa attribuire ad affermazioni così cariche di ambiguità? Da qui proteste e polemiche contro le “linee guida” del Miur. Occorre però dire, che fin da subito, il ministero aveva escluso qualsiasi riferimento alle cosiddette “teorie del gender”. Sia Fedeli sia Giannini avevano assicurato – senza però mai metterlo nero su bianco – che il profilo educativo delle linee guida su violenza di genere e educazione alla parità non avrebbe fatto riferimento a concetti divisivi. L’associazionismo più consapevole – quello che fa riferimento al Forum delle famiglie – ha avuto il coraggio di non esasperare i toni, la pazienza di verificare il testo punto per punto, il buon senso di formulare contro-proposte accettabili che, al termine di un confronto comunque utile e costruttivo, è sfociato in un documento ragionevole e privo di ambiguità. Più che proteste di piazza sono serviti moderazione e disponibilità al dialogo”.

Come dire: se lisciamo tutti il pelo al potere forse otteniamo qualcosa. Affermazione molto pericolosa..

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Perchè un Blog dal titolo “Direzione verso Est?” La nostra vita nasce ad Est e ritorna ad Est: è un cammino che non finisce qui. Per questo motivo, affermare che la trascendenza è un fattore costitutivo dell’uomo non è irrilevante rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica della nostra esistenza. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

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