SE BATTE IL CUORE NON PUOI ABORTIRLO PIÙ

#LaCroce del 03 Novembre 2017

di Lucia Scozzoli

Negli Stati Uniti alcuni politici stanno proponendo una limitazione molto stringente alla legge (di per sé liberale) che regola l’ivg.

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La Croce quotidiano

Sul sito americano di live action è comparsa una notizia, salutata dagli attivisti pro life guidati da Lila Rose, in modo molto positivo: il 1° dicembre 2017 il senatore repubblicano Steve King ha presentato al congresso, al comitato della giustizia, il disegno di legge HR490, noto come “atto di protezione del cuore”, che si propone di modificare il titolo 18 del Codice degli Stati Uniti, per vietare l’aborto nei casi in cui è possibile rilevare un battito cardiaco fetale. Su tale legge c’è stata la prima udienza mercoledì 1° novembre ed è la prima volta che a livello federale si cerca di introdurre una limitazione così stringente alla pratica dell’aborto.

Il testo del disegno di legge è semplice, anche se le sue implicazioni sono profonde. HR 490 dice infatti: “Questo disegno di legge modifica il codice penale federale per rendere un crimine, per un medico, l’atto di compiere consapevolmente un aborto: (1) senza determinare se il feto ha un battito cardiaco rilevabile, (2) senza informare la madre dei risultati, o (3) determinando che il feto ha un battito cardiaco rilevabile“.
Fa eccezione un aborto necessario per salvare la vita di una madre la cui sopravvivenza è minacciata da un disturbo fisico (ma non psicologico o emotivo), malattia o condizione. Un medico che effettua un aborto proibito è soggetto a sanzioni penali: una multa, fino a cinque anni di carcere o entrambi. Una donna che subisce un aborto proibito non può essere perseguita per aver violato o cospirato di violare le disposizioni del presente disegno di legge. Il battito cardiaco di un bambino è presente a 22 giorni dalla fecondazione (circa cinque settimane di gravidanza) e recenti studi scientifici indicano che il cuore può iniziare a battere sei giorni prima di allora, a 16 giorni. Gli ultrasuoni possono rilevare il battito cardiaco poco dopo l’inizio.

Steve King (IA) non è l’unico promotore dietro questo disegno di legge, anche se la bill porta solo la sua firma. Il repubblicano Trent Franks (AZ) è il cosponsor originale e, in totale, ci sono altri 169 membri del congresso che appoggiano. L’elenco include prevedibilmente nomi eclusivamente repubblicani, ma tra i cosponsor c’è anche un democratico, Collin Peterson (MN). Secondo quanto riferito, altri membri del Congresso, che hanno scelto di non cosponsorizzare il disegno di legge, hanno indicato il loro sostegno e un probabile “sì” al voto, se il disegno di legge dovesse approdare alla Camera. Ciò porterebbe i voti a favore a 200 attualmente, ma il relatore prevede di ottenere più sostenitori quando si aprirà la discussione sul disegno di legge. Sono necessari 218 voti per passare alla Camera. È possibile che il disegno di legge sul battito cardiaco venga inviato dall’attuale sottocomitato al comitato giudiziario completo e da lì passare al voto il 19 gennaio 2018, data molto significativa perché sarebbe l’anniversario della famosa sentenza Roe contro Wade, del 1973, con la quale la Corte Suprema degli Stati Uniti concesse il diritto di abortire ad una donna che non era in pericolo di vita.

La storia di Norma Leah McCorvey, alias Jane Roe (nome scelto a fini processuali per tutelarne la privacy) fu piuttosto controversa, come anche la strumentalizzazione del suo caso per scardinare la tutela della vita nascente. Norma vive un’adolescenza tormentata, a 16 anni si sposa con un uomo violento dal quale ha due figlie. Mentre è incinta del terzo figlio, viene contattata da un team di avvocatesse, delle quali la più celebre è Sarah Weddington, le quali decidono di portare il caso di Norma in tribunale, per affermare il suo diritto ad abortire. Più tardi, l’opinione di Norma McCorvey cambiò radicalmente: divenne, infatti, cattolica e strenua sostenitrice del Movimento prolife. La sentenza di allora interpretava il quattordicesimo emendamento sostenendo che esiste un diritto alla privacy inteso come diritto alla libera scelta di ciò che attiene alla sfera più intima dell’individuo e quindi il diritto all’aborto sarebbe una limitazione dell’ingerenza statale in tale sfera.

Comunque, il diritto ad abortire della donna, in questa sentenza, non è definito assoluto, poiché lo Stato avrebbe il dovere di intervenire in talune circostanze, che coincidono in particolare con il tempo di gestazione. Enuncia quindi due principi:

  • l’aborto è possibile per qualsiasi ragione la donna lo voglia fino al punto in cui il feto diventa in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno, anche con l’ausilio di un supporto artificiale. Questa condizione si verifica in media intorno ai sette mesi (28 settimane), ma può presentarsi prima, anche alla 24sima settimana.
  • in caso di pericolo per la salute della donna, l’aborto è legale anche qualora la soglia oltre il quale il feto è in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno sia stata sorpassata.

La questione che animò il dibattito nel 1973 fu stabilire quando comincia la vita. Ormai la scienza ha inequivocabilmente dimostrato che la vita inizia alla fecondazione e il repubblicano King ha affermato con questa proposta di legge che chiunque, quindi, dovrebbe essere in grado di ammettere chiaramente che c’è vita quando c’è il battito cardiaco.

“Il principio fondamentale è questo: se un battito cardiaco può essere rilevato, il bambino va protetto”, ha detto. Questo disegno di legge cerca semplicemente di sostenere ciò che la scienza ha dimostrato nei decenni da quando la sentenza Roe v. Wade spalancò le porte dell’inferno, e cioè che un cuore che batte è vita. Naturalmente non sappiamo prevedere come proseguirà l’iter di questa ennesima battaglia politica, ma certamente è importante suscitare un dibattito che abbia uno spessore scientifico vero, non propagandistico, sulla questione dell’aborto. È anacronistico e insensato continuare a dare esistenza giuridica ad una creatura solo dopo la sua nascita (e c’è pure chi ritiene che i genitori abbiano il diritto alla soppressione del nascituro in particolari condizioni di patologie), senza dire con chiarezza le cose come stanno: l’aborto non è la soppressione di una creatura sub umana, bensì l’omicidio di un essere umano pienamente tale, al di là delle condizioni di fragilità e non autosufficienza che lo caratterizzano nel periodo gestazionale.
Questo è ciò che ci dice la scienza e ogni donna che si trova a dover decidere, per mille motivi suoi, se far vivere o meno il figlio che porta nel grembo, deve essere messa a conoscenza della verità pienamente, deve ascoltare quel battito, deve sapere che ucciderà una persona.

Il dibattito morale ed etico non può essere condotto senza partire dai dati di realtà della scienza e della biologia. Poi se uno stato ritiene che valga di più la volontà di una donna che non la vita di un figlio, sarà libero di emettere conseguenti leggi, ma nella piena consapevolezza di aver dato priorità ad un disagio fisico e, molto più spesso, psichico o, peggio, economico, che non alla sopravvivenza di un essere umano.

Mors tua, vita (comoda) mea.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Perchè un Blog dal titolo “Direzione verso Est?” La nostra vita nasce ad Est e ritorna ad Est: è un cammino che non finisce qui. Per questo motivo, affermare che la trascendenza è un fattore costitutivo dell’uomo non è irrilevante rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica della nostra esistenza. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

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