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Sono contro l’aborto
Pier Paolo Pasolini, Corriere della Sera, 19 gennaio 1975

pasolini-xx_vqfk6u "Sono contro l'aborto"

" ... Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano - cosa comune a tutti gli uomini - io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito dell'aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo.

La prima cosa che vorrei invece dire è questa: a proposito dell'aborto, è il primo, e l'unico, caso in cui i radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi, si appellano alla 'Realpolitik' e quindi ricorrono alla prevaricazione 'cinica'dei dati di fatto e del buon senso.

Se essi si sono posti sempre, anzitutto, e magari idealmente (com'è giusto), il problema di quali siano i "principi reali" da difendere, questa volta non l'hanno fatto. Ora, come essi sanno bene, non c'è un solo caso in cui i "principi reali" coincidano con quelli che la maggioranza considera propri diritti. Nel contesto democratico, si lotta, certo, per la maggioranza, ossia per l'intero consorzio civile, ma si trova che la maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per la propria natura, brutalmente repressivo.

Perché io considero non "reali" i principi su cui i radicali e in genere i progressisti (conformisticamente) fondano la loro lotta per la legalizzazione dell'aborto?

Per una serie caotica, tumultuosa e emozionante di ragioni. Io so intanto, come ho detto, che la maggioranza è già tutta, potenzialmente, per la legalizzazione dell'aborto (anche se magari nel caso di un nuovo 'referendum' molti voterebbero contro, e la 'vittoria' radicale sarebbe molto meno clamorosa).

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L'aborto legalizzato è infatti - su questo non c'è dubbio - una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito - l'accoppiamento eterosessuale - a cui non ci sarebbero più praticamente ostacoli. Ma questa libertà del coito della 'coppia' così com'è concepita dalla maggioranza - questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi - da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura.

Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un'ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. Insomma, la falsa liberalizzazione del benessere ha creato una situazione altrettanto e forse più insana che quella dei tempi della povertà. Infatti, primo risultato di una libertà sessuale 'regalata' dal potere è una vera e propria generale nevrosi. La facilità ha creato l'ossessione; perché è una facilità "indotta" e imposta, derivante dal fatto che la tolleranza del potere riguarda unicamente l'esigenza sessuale espressa dal conformismo della maggioranza. Protegge unicamente la coppia (non solo, naturalmente, matrimoniale): e la coppia ha finito dunque col diventare una condizione parossistica, anziché diventare segno di libertà e felicità (com'era nelle speranze democratiche).

Secondo: tutto ciò che sessualmente è 'diverso' è invece ignorato e respinto. Con una violenza pari solo a quella nazista dei lager (nessuno ricorda mai, naturalmente, che i sessualmente diversi son finiti là dentro). E' vero; a parole, il nuovo potere estende la sua falsa tolleranza anche alle minoranze. Non è magari da escludersi che, prima o poi, alla televisione se ne parli pubblicamente.

Del resto le "élites" sono molto più tolleranti verso le minoranze sessuali che un tempo, e certo sinceramente (anche perché ciò gratifica le loro coscienze). In compenso l'enorme maggioranza (la massa: cinquanta milioni di italiani) è divenuta di una intolleranza così rozza, violenta e infame, come non è ceto mai successo nella storia italiana. Si è avuto in questi anni, antropologicamente, un enorme fenomeno di abiura: il popolo italiano, insieme alla povertà, non vuole neanche più ricordare la sua "reale" tolleranza: esso, cioè, non vuole più ricordare i due fenomeni che hanno meglio caratterizzato l'intera sua storia.

Quella storia che il nuovo potere vuole finita per sempre. E' questa stessa massa (pronta al ricatto, al pestaggio, al linciaggio delle minoranze) che, per decisione del potere, sta ormai passando sopra la vecchia convenzione clerico-fascista ed è disposta ad accettare la legalizzazione dell'aborto e quindi l'abolizione di ogni ostacolo nel rapporto della coppia consacrata.

Ora, tutti, dai radicali a Fanfani (che stavolta, precedendo abilmente Andreotti, sta gettando le basi di una sia pur prudentissima abiura teologica, in barba al Vaticano), tutti, dico, quando parlano dell'aborto, omettono di parlare di ciò che logicamente lo precede, cioè il coito. (...)

Corriere della Sera 19 gennaio 1975 col titolo Sono contro l’aborto,
poi raccolto in Scritti corsari

"Il 1975 fu l'ultimo anno per Pasolini. A Novembre sarebbe stato ucciso. L'anno iniziò con una rovente polemica con Alberto Moravia. Si stava discutendo se legalizzare o meno l'aborto in Italia. Pasolini si spese sul fronte del no, lui ateo e marxista, perché considerava l'aborto un omicidio. Legalizzarlo era legalizzare un omicidio. E così si trovò dalla parte dei cattolici e della Chiesa cattolica, che scese in campo, anche se non tutti i cattolici si spesero davvero per contrastare una legge che avrebbe solo diffuso la piaga negli anni successivi e che avrebbe fatto diventare l'aborto una specie di contraccettivo. Allora, come oggi, c'erano cattolici 'buonisti', 'aperti', 'inclusivi', 'rispettosi delle idee altrui', ma non di ciò che c'è di più indifeso sulla terra.

Ma torniamo a Pasolini. Contro di lui, che scriveva articoli di fuoco sul Corriere della Sera, intervennero i grandi intellettuali della sinistra: i Moravia, gli Eco, i Calvino, le Ginzburg, tutti a favore dell'aborto. Pasolini denunciava un'alleanza tra neo-capitalismo e nuovi chierici di sinistra e temeva per l'Italia un nuovo fascismo, ben più conformista ed invasivo di quello mussoliniano. Moravia ci andò giù duro e accusò PPP di essere un cattolico sessuofobo. Pasolini era un omosessuale. Moravia lo definì sessuofobo. C'è sempre qualche fobia con la quale accusare l'avversario. Soprattutto l'accusa più infamante è proprio quella di essere cattolico.

Eppure Pasolini e i cattolici erano davvero lungimiranti. Da allora in Italia abbiamo avuto più di 2 milioni di aborti legali, a spese dei contribuenti e siamo giunti alla crescita zero. Ci stiamo suicidando e l'aborto è entrato nella mentalità comune addirittura come un diritto, da delitto che era. Pasolini non combatteva in difesa della morale, ma della ragione. Ancora oggi ci troviamo a combattere come lui per la ragione e lo ringraziamo per l'esempio che ci ha dato".

Gianluca Zappa, 2014

P.S. ad oggi, 2018, i bambini abortiti arrivano a 6 milioni.

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Clicca e scarica "Scritti Corsari" in pdf

 

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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