Studenti su Moro e Impastato: degli emeriti sconosciuti
di Davide Vairani ⌋ “La Croce” quotidiano ⌋11 maggio 2018

Aldo Moro? Questo sconosciuto. Peppino Impastato? Idem. Il 9 maggio 1978: “che cosa è avvenuto? Bho”. Una generazione senza memoria storica. E’ la fotografia che ci restituisce un sondaggio effettuato da Skuola.net su oltre 11mila studenti di scuole medie e superiori (9 maggio 1978, morte di Aldo Moro (e di Peppino Impastato): metà degli studenti lo ha dimenticato” di Marcello Gelardini, “Skuola.net”, 09 maggio 2018).

g31 Studenti su Moro e Impastato: degli emeriti sconosciutiDopo 55 giorni dalla strage di via Fani e dal suo sequestro, ad opera delle Brigate Rosse, il cadavere dell’onorevole Aldo Moro veniva fatto ritrovare nel bagaglio di una Renault 4, in via Caetani, in pieno centro a Roma. Nello stesso giorno, a Cinisi (in Sicilia), a circa mille chilometri di distanza veniva ucciso Peppino Impastato, giornalista siciliano e simbolo della lotta alla mafia, sulla cui morte rimangono ancora molti interrogativi irrisolti.

unita_impastato10.05-450x287 Studenti su Moro e Impastato: degli emeriti sconosciuti“Che cosa è avvenuto in Italia il 9 maggio 1978?”: solo il 48% dei ragazzi delle medie e superiori – meno della metà – risponde correttamente: l’uccisione di Aldo Moro. Il 35% non si sbilancia e dice ‘non lo so’. Gli altri abboccano alle false opzioni proposte: l’11% è convinto che in quella data ci sia stata la strage di Ustica, il 6% il disastro del Vajont. Figurarsi, allora, se sanno collocare il secondo avvenimento: appena 1 su 3 – il 32% – sa che quel giorno è morto anche Peppino Impastato. Un altro terzo (33%) si butta sul vago. Clamoroso ciò che dice il 28%: per loro quel giorno c’è stato l’attentato a Giovanni Falcone; peccato che il giudice antimafia sia stato ucciso quattordici anni dopo (il 23 maggio 1992). Il 7%, infine, sperando forse di indovinare segna l’opzione meno nota: l’omicidio di Pier Santi Mattarella – presidente della regione Sicilia e fratello dell’attuale Presidente della Repubblica – avvenuto in realtà il 6 gennaio 1980.

impastato-peppino-450x293 Studenti su Moro e Impastato: degli emeriti sconosciuti“Chi erano Aldo Moro e Peppino Impastato?” Stesso discorso se ai ragazzi gli si chiede se almeno conoscono questi due personaggi. Perché solo il 35% sa che Aldo Moro è stato uno degli esponenti di spicco della Democrazia Cristiana e più volte capo del Governo e Ministro. Il 26% lo ricorda segretario del Partito Comunista (!). Il 10% lo mette tra i Presidenti della Repubblica. Ma la cosa più preoccupante è che il 29% non lo conosca affatto. E Peppino Impastato? Le proporzioni sono più o meno uguali: il 40% sa che era un giornalista e attivista politico, ma il 33% lo ignora completamente; per il 15% era un imprenditore, per il 12% un sacerdote.

c303188566a3dd212d0454b8e6621ad0 Studenti su Moro e Impastato: degli emeriti sconosciutiMiguel de Cervantes, nel tentativo di ricostruire la vera storia di don Chisciotte della Mancia e Sancio d’Aspezia, scrive

“Avrei da notare alcune altre minuzie, ma sono di poca importanza, e non risguardano la relazione veritiera della storia, che non può essere cattiva se contien verità (…). Ed io sono appunto di questo avviso, perciocché quando doveva quell’autore impegnar la sua penna nelle lodi di sì buon cavaliere, sembra anzi che maliziosamente ne taccia; cosa mal eseguita e peggio pensata, dovendo gli storici avere la verità per primo scopo, e non lo spirito di parzialità: e l’interesse, il timore, l’odio e l’affezione non debbono sviarli dal sentiero della verità, la cui madre è la storia emula del tempo, deposito delle azioni umane testimonio del passato, esempio e specchio del presente, e ammaestramento per l’avvenire” (Don Chisciotte, parte I, cap. IX).

E se è pur vero che spesso la storia viene scritta dai vincitori è altrettanto vero che rimane sempre un qualcheduno che – animato da passione per verità, libertà e giustizia – non si accontenta delle narrazioni scolpite come verità indiscutibile nei manuali ufficiali di storia. Rari e pure maledetti, ma ci sono: basta avere la curiosità di andare a cercarli, frequentarli un po’ e – soprattutto – imparare con umiltà a porsi domande e a rovistare a fondo.

Chiedere una tale forma mentis  a dei Millenials sarebbe pretesa illogica e innaturale. Si è convinti che siano in grado di sapere molto di più i cinquantenni che vissero quei tremendi anni della recente storia italiana, quei cinquantenni che sono i padri e le madri di questi ragazzini intervistati? Dubito. Narrare le cronache degli avvenimenti più eclatanti, forse, ma riportare in vita il clima di quel periodo, sapere evidenziare con onesta lucidità intellettuale i non detti e i mai saputi fino in fondo, percorrere le piste che annodano e collegano fatti di oggi con indizi apparsi in germe quarant’anni prima, è ben altro impegno. Non si tratta di essere ne storici e tanto meno degli eruditi, semplicemente essere donne e uomini responsabili.

Poco importa sapere che carica politica ricoprisse Aldo Moro oppure il nome della rivista che fondò Peppino Impastato. Per soddisfare una tale curiosità nozionistica basta ed avanza Wikipedia.

E’ di ben altro che oggi più che mai abbiamo tutti bisogno: di una memoria collettiva viva.

Non si getti addosso tutte le colpe alla scuola (che di colpe ne ha parecchie, per come è stata devastata dalle ultime riforme): sarebbe un terribile alibi per tutti noi adulti. Certamente la scuola dovrebbe fare di più, non c’è dubbio, visto che solo il 38% (nel caso di Moro) e il 34% (nel caso di Impastato) degli studenti intervistati da Skuola.net ha conosciuto la loro figura e le loro gesta sentendone parlare in classe. Per il resto, a tenere viva la memoria dello statista DC ci hanno pensato soprattutto le famiglie (al 21% gliene hanno parlato i genitori); per tramandare la lezione di Impastato, invece, centrale è stato il ruolo del cinema e della tv (il 23% lo ha conosciuto grazie al film ‘I cento passi’ e alle tante trasmissioni televisive sull’argomento). In parecchi si sono imbattuti nelle loro storie navigando sul web: il 15% ha approfondito su Internet il ‘caso Moro’, il 14% la battaglia di Impastato contro la mafia della sua città. Ma il risultato è che siamo di fronte a numeri troppo bassi per avere la certezza che queste due vicende vengano tramandate ai posteri in modo corretto.

E ci stupiamo noi adulti? Quando il “Grande Fratello” martedì sera “fa il botto” con 4.055.000 spettatori (23.9% di share) con picchi di 6milioni e alla stessa ora dello stesso giorno Aldo Moro – Il Professorecon Sergio Castellitto si ferma a 3.669.000 spettatori con il 14.7% di share, ma di che stiamo parlando? Mica lo guardano solo i ragazzini il “Grande Fratello”. Dati Auditel della prima puntata del reality di Barbara D’Urso: 12.976.000 di contatti con il 27.73% di permanenza. Target in base all’età: 15-64 anni 2.491.000 24,63%; 15-34 anni 746.000 33,31%; 55+ anni 1.372.000 17,31%.

Ne Il cavaliere e la morte Sciascia formulò una “profezia” rivolta ai giovani: “li aspettava una scuola senza gioia e senza fantasia, la televisione, il computer, l’automobile da casa a scuola e da scuola a casa, il cibo ricco ma dall’indifferenziato sapore di carta assorbente. Non più, nella memoria, la tavola pitagorica, ‘la donzelletta vien dalla campagna’, ‘Scendeva dalla soglia…’, ‘I cipressi che a Bolgheri…’: sevizie del passato. La memoria era da abolire, la Memoria; e quindi anche quegli esercizi che la rendevano duttile, sottile, prensile”.

Per Sciascia era necessaria una resistenza al potere, al Grande Fratello di una società del Presente alla Orwell, che continuamente riscrive e falsifica la storia del passato. Ma poiché sul piano collettivo domina l’impostura, la resistenza può avvenire solo nell’assunzione di responsabilità individuale, nel ruolo che ognuno riveste. Sempre ne Il cavaliere e la morte, Sciascia scriveva: “forse tutto nel mondo stava accadendo a somiglianza dell’inflazione, la moneta del vivere ogni giorno perdeva di valore; la vita intera era una specie di vacua euforia monetaria senza più alcun potere di acquisto. La copertura oro – del sentimento, del pensiero – era stata dilapidata; le cose vere avevano ormai un prezzo irraggiungibile, addirittura ignoto”.

Come il protagonista del romanzo sciasciano, ognuno di noi adulti dovrebbe forse “verificare se del suo piccolo gruzzolo qualcosa fosse restato”.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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