#Stupri di donne e di uomini soli

#Stupri di donne e di uomini soli
#laCroce del 13 Settembre 2017

di #LuciaScozzoli

Per una suggestiva coincidenza della cronaca, gli ultimi giorni sono stati funestati in Italia da notizie di abusi, di sevizie, di violenze sessuali. I due motivi di fondo adottati dai commentatori sono stati la caccia all’untore-migrante (se i commentatori erano di destra) e il peana sulle pari opportunità (se erano di sinistra). Grande assente la riflessione sulla solitudine in cui versa il mondo

Venerdì scorso al centro di Roma un bengalese ha avvicinato una 22enne finlandese uscita da un locale, in cui aveva passato la serata con alcune amiche, mentre stava cercando un taxi per tornare a casa. Il ragazzo si è offerto di accompagnarla con la propria auto parcheggiata vicino, l’ha condotta per un centinaio di metri lontano dal locale, poi ha tentato l’approccio sessuale. Viste le resistenze della giovane, il bengalese l’ha minacciata di morte, l’ha picchiata con una pietra, l’ha trascinata in una zona buia e poi stuprata. Nonché derubata.

Nella notte tra il 6 e il 7 settembre a Firenze due carabinieri hanno intercettato in un locale due turiste statunitensi di 19 e 21 anni abbastanza alticce e le hanno riaccompagnate a casa con l’auto di servizio. Poi sono saliti su in divisa e pistola in fondina, per venti minuti, ed è scattata la denuncia di stupro da parte delle ragazze. Le indagini sono ancora in corso, ma intanto il carabiniere 43enne (con moglie, un figlio e 20 anni di servizio alle spalle) ha ammesso di avere avuto un rapporto sessuale con una delle ragazze, secondo lui consenziente.

Sugli questi ultimi stupri, come sulle agghiaccianti violenze di Rimini, personaggi istituzionali, giornalisti e popolo del web si sono scatenati in una ridda di congetture e affermazioni contrastanti. Il ministro della difesa Roberta Pinotti ha dichiarato: “Quanto successo a Firenze è di una gravità inaudita. Seguiamo il lavoro che sta facendo la magistratura ma saremo ovviamente inflessibili”.

Invece sui giornali, senza citare la fonte, sono apparse due notizie rivelatesi poi prive di riscontri: il 90 per cento delle denunce di stupro delle studentesse americane a Firenze risulta inventato (dato smentito dal questore di Firenze Alberto Intini) e l’esistenza di una polizza antistupro stipulata dalle due americane (si tratterebbe in realtà di una normale copertura assicurativa per qualsiasi imprevisto durante il soggiorno all’estero). Queste due notizie false servivano ad insinuare che le due ragazze si fossero inventate tutto per incassare l’assicurazione.

Sul web si è letto di tutto: da improbabili paragoni tra lo stupro animalesco con pestaggio dei quattro stranieri a Rimini a danno di una coppia polacca e il rapporto estorto per la sbronza dal carabiniere, ad accuse generaliste contro tutti gli immigrati o, persino, contro tutti gli uomini in divisa.

Senza voler entrare nel merito delle singole vicende, su cui gli organi preposti faranno opportuna luce e, si spera, la giustizia farà pagare chi deve, notiamo che questi due ultimi fatti hanno in comune qualcosa: ragazze indifese dopo una serata in un locale, alterate dall’alcool ingerito e dalla stanchezza, sono facili prede.

In particolare la giovane finlandese si è inspiegabilmente fidata della proposta del bengalese di farsi riaccompagnare a casa, azione che dai tempi dell’esistenza dell’umanità sarebbe classificabile come avventata: se sei una ragazza sola (o anche in due) non si accettano passaggi dagli sconosciuti.

La vicenda di Firenze è molto più controversa: forse i carabinieri che si sono offerti di riaccompagnare le ragazze hanno elaborato l’ideona di salire fino in appartamento solo durante il tragitto, interpretando i loro atteggiamenti come inviti. In ogni caso una gazzella in servizio usata come taxi per turiste, per la voglia di fare i galli di due membri delle forze dell’ordine, è un’oscenità ingiustificabile, ma certo accettare un passaggio dai carabinieri non può sembrare pericoloso. Pericoloso è invece, sempre, trovarsi in uno stato di alterazione che stravolge la percezione del rischio effettivo, rende disinibiti e disinvolti molto più del voluto e del dovuto e induce atteggiamenti che possono essere facilmente equivocati.

Come Mario Adinolfi ha recentemente sintetizzato spulciando i dati Istat, in una classe di 25 ragazzi delle superiori statisticamente si trovano un consumatore abituale di cocaina, 2 consumatori di oppiacei o droghe sintetiche, 5 dediti alla cannabis e 7 soliti alle sbronze nei week end.

Questi dati sono allarmanti e gravissimi e fotografano una realtà giovanile allo sfascio: un ragazzo annebbiato da droghe o alcool è facilmente coinvolgibile in risse, che poi finiscono sempre molto male, o può essere soggetto di violenze, se trascinato in gruppo, nonché mette a rischio la propria e altrui incolumità se si mette alla guida. Per non parlare dei danni diretti che fa alla propria salute.

Una ragazza ubriaca invece è una preda succulenta e facile: non riesce più a valutare di chi può fidarsi tra le persone che ha intorno, è stordita e indifesa, incapace di manifestare con chiarezza la propria volontà e di manifestarla anche a se stessa, sentendosi come sospesa in un sogno indistinto, dove le proprie emozioni e sensazioni sono condotte dai livelli di alcool nel sangue e non dalla consapevolezza.

Sul sito del consiglio dei ministri Dipartimento Politiche Antidroga si trova una descrizione degli effetti dell’alcool nell’organismo e tutti i ragazzi dovrebbero leggerla prima di buttarsi nei giri di valzer delle tracannate in compagnia:

“L’alcool, una tra le sostanze più tossiche, può facilmente oltrepassare le membrane cellulari e provocare lesioni, fino alla distruzione delle cellule. Nello stato di ubriachezza l’alcool nel sangue raggiunge tutti gli organi, cervello compreso, uccidendo migliaia di neuroni, e il danno cerebrale è irreversibile. Con un’ubriacatura si perdono circa 100.000 neuroni, tanti quanti quelli di una giornata di vita. L’alcool provoca una iniziale euforia e perdita dei freni inibitori, ma a quantità progressivamente crescenti corrispondono effetti come riduzione della visione laterale (visione a tunnel), perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione. Quantità eccessive di alcool possono portare fino al coma e alla morte.”

In Italia avvengono circa 4.000 stupri all’anno, ma, secondo il rapporto diffuso nel 2016 dallo United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women, in Europa siamo uno dei paesi dove questo triste fenomeno è più limitato, ben 10 punti percentuali sotto l’Inghilterra.

Ciò non ci rassicura in ogni caso: anche uno stupro è di troppo.

Purtroppo molto spesso i fatti di cronaca vengono affrontati con l’obiettivo di assegnare responsabilità da parte dell’opinione pubblica (che sarebbe compito della magistratura), invece di approfondire riflessioni costruttive dal lato della prevenzione. Vittime e carnefici di tali atti, sommamente spregevoli perché violano la sfera dell’intimità della persona provocando ferite che non si rimarginano facilmente, anche quando i danni fisici sono limitati, sono attori di una tragica scena in cui si muovono moltissime comparse non secondarie: dov’erano, ad esempio, le amiche della finlandese mentre lei cercava, da sola, un taxi fuori dal locale? Neanche un passante mentre il bengalese strattonava la ragazza al buio? E quando scoppiano le risse, come mai si forma un capannello di ragazzi con lo smartphone intenti a filmare e nessuno interviene?

Ma soprattutto, sopra ogni cosa, la domanda: perché i giovani al sabato sera si ubriacano nei locali, si impasticcano e si affumicano di canne? Possibile che non ci siano modi più salutari ed efficaci per divertirsi?

Io non credo che c’entri qualcosa il femminismo o il maschilismo, come qualcuno vorrebbe lasciar intendere premendo sul solito tasto dell’educazione al rispetto di genere, perché ciò che manca primariamente è il rispetto di sé, come risulta evidente dall’autolesionismo palese dietro sbronze continue e overdose.

Credo anche che la questione immigrazione sia tutto sommato secondaria: percentualmente gli stupratori sono più facilmente stranieri che italiani (sebbene non sia vero in valore assoluto, per evidenti differenze di numerosità della popolazione), ma questo è spiegabile col fatto che gli immigrati sono praticamente tutti uomini giovani e soli, senza una famiglia dietro, aggregati in gruppetti di connazionali. È questa conformazione che crea il maggior pericolo, molto più della nazionalità o della cultura di provenienza.

La dissoluzione della struttura delle famiglie lascia gli individui in balia delle proprie pericolose derive, non permette più di incanalare le energie maschili nella costruzione di un progetto di vita e nella difesa dei propri affetti, mentre condanna la sensibilità femminile a mendicare affetto nella svendita di se stessa e nell’auto riduzione a oggetto di piacere invece che soggetto di amore.

Per non parlare della solitudine, che avvinghia i giovani: l’individualismo si manifesta in un conformismo arreso, sfoga la sua paura in atti di bullismo insensati, combatte la tristezza nell’alcool e nella droga.

Dove sono i veri amici, con cui cercare un locale silenzioso per fare quattro chiacchiere e ridere insieme, invece che disperdersi in bolge infernali e resse invivibili? Dove sono i compagni di serata con cui si arriva e coi quali si torna, senza lasciare indietro nessuno, preoccupandosi gli uni degli altri?

Forse i giovani non hanno più un luogo in cui imparare l’arte difficile e sacra della coltivazione delle relazioni, attraverso l’imitazione di modelli familiari in cui ci si prende cura gli uni degli altri, ci si rispetta, ci si protegge a vicenda e, quando serve, anche ci si ammonisce per gli errori e per i pericoli.

Ragazzi spinti sul limite dell’insensatezza dalla curiosità e dalla fame di esperienze catartiche poggiano la loro estemporanea ubriaca fiducia a casaccio, senza la percezione del grandissimo valore di sé che rischiano di sperperare nella superficialità, e così la gentilezza pelosa dello sconosciuto di turno è già una trappola sufficiente. Poi il baratro e pure l’accusa di essere una poco di buono.

Manca da tanto uno sguardo paterno che dia valore a questa scarna gioventù senza riferimenti, manca uno stato che si erga a protettore (nel senso che protegge, non che fa il magnaccio), indicando con chiarezza cosa fa male e cosa fa bene, manca una cultura che rimetta al centro la famiglia, non solo come cellula fondante della società, intesa uomo donna e figli, ma come forma mentale, come luogo che accoglie per promuovere il bene e scongiurare il male, per insegnare la convivenza pacifica nella reciproca cura e non nell’indifferenza, per creare luoghi di relazione sincera dove si possa essere se stessi senza l’aggiunta di sostanze chimiche e dove si restituisca alla sessualità il suo significato di linguaggio d’amore e non momento di sfogo vissuto a discapito di altri.

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