“Terza Conferenza Nazionale della Famiglia”

di #DavideVairani

Si è aperta oggi a Roma la “Terza Conferenza Nazionale della Famiglia” organizzata dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri con il supporto dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia (28 e 29 Settembre 2017). 

Con buona pace deile tante associazioni e dei gruppi di volontariato, con buona pace degli amici del Forum Nazionale delle Famiglie, con buona pace delle speranze e attese di politiche strutturali per la famiglia e i figli, anche questa volta finirà in tutto fumo e niente arrosto.

E’ un film già visto. Ve lo dico da operatore sociale. C’ero a Firenze  nel 2007 alla prima Conferenza Nazionale con l’allora Ministro Bindi, c’ero a Milano nel 2010 con l’allora Ministro Giovanardi. Tanto lavoro preparatorio, tanti gruppi di lavoro che hanno comportato sforzi e sacrifici enromi da parte di tanti volontari ed operatori e alla fine? Nulla.

Questa terza Conferenza Nazionale è nata non solo in ritardo (sarebbe prevista ogni due anni …), ma è stata partorita male ed è iniziata malissimo.

Viene infatti programmata solo qualche mese fa’ dall’allora Ministro per la famiglia Enrico Costa quasi alla chetichella. Costa si dimette dal Governo, Gentiloni prima annuncia che no si farà più, poi – a seguito delle pressioni mediatiche (“Avvenire” in primis) e del Forum Nazionale delle Associazioni Famigliari – il Premier torna sui suoi passi e annuncia il suo sì.

Iniziata malissimo. Guarda un po’, oggi è la gionata mondiale dell’aborto. La Croce quotidiano oggi titola: “Aborto o famiglia? Gentiloni scelga”. “Voluta dal governo Gentiloni, nella giornata in cui esponenti della sua maggioranza (dalla Cgil a Emma Bonino) partecipano a manifestazioni di piazza e iniziative della cosiddetta ‘Giornata mondiale per l’aborto libero e sicuro’. Aborto e famiglia sono termini antitetici e Paolo Gentiloni giocherà ancora una volta sul filo dell’ambiguità”.

L’ambuità. L’ambiguità sta ancora una volta sulla non volontà di fare una scelta netta: vogliamo investire sul futuro del nostro Paese sì o no? Se sì, inevitabilmente si deve investire sulla famiglia fatta da uomo e donna e sui figli che da essa vengono generati. Vogliamo parlare del programma della due giorni? Si  prevede una plenaria introduttiva nella prima mattinata, cinque gruppi di lavoro in contemporanea nel pomeriggio, coordinati da membri del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia e una plenaria conclusiva la mattina del secondo giorno. Fra le relazioni, ci saranno quella del Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, e del presidente dell’INPS, Tito Boeri. Confermata la presenza del premier Paolo Gentiloni; della presidente della Camera, Laura Boldrini e del sindaco di Roma, Virgina Raggi. La tavola rotonda politica conclusiva vede gli interventi di PierCarlo Padoan, ministro dell’economia, Valeria Fedeli, ministra dell’istruzione, Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, Antonio Decarlo, presidente ANCI, Maria Elena Boschi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il duo Boldini&Fedeli è l’immagine dell’ambiguità dei governi Renzi1  e Renzi2: Buona Scuola e gender e unioni civili.

Ancora. Il Senatore Sergio Lo Giudice (sì, sempre lui, quello che ha comprato un bambino per spacciarlo come figlio suo e del suo compagno, uno dei passionari insieme alla Cirinnà delle unioni civili) scrive sull’HuffPost: “Maria Elena Boschi, a cui Gentiloni ha affidato fra l’altro le deleghe alla famiglia e quelle ai diritti e alle pari opportunità, incontrerà le associazioni Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow, escluse dalla terza conferenza nazionale della famiglia che avrà inizio giovedì 28 a Roma. La scelta fatta dall’ex ministro è stata di invitare alcune associazioni, di certo assai rappresentative della comunità Lgbti, come Arcigay e Agedo – l’associazione dei genitori di gay, lesbiche e trans – ma di tenere fuori quelle specifiche delle famiglie con figli, come Famiglie Arcobaleno e la Rete Genitori Rainbow. Come se le famiglie con figli non fossero esattamente il target di riferimento dell’evento. La frittata è fatta e la conferenza – come sembra – si svolgerà negli attuali assetti, senza lasciare nessuna traccia nel Paese com’è avvenuto con i due tristi precedenti. L’incontro fra le associazioni escluse e Maria Elena Boschi può essere invece un’occasione utile per ribadire l’impegno del governo nella tutela di quei “figli senza diritti” a cui i tribunali italiani stanno riconoscendo il legame giuridico con entrambi i genitori dello stesso sesso anche sulla base del comma 20 della legge sulle unioni civili, ma che rimangono ancora discriminati dalle modalità inique di riconoscimento della responsabilità genitoriale previste dalla nostra legislazione per i figli di coppie dello stesso sesso. Questa è una buona notizia, perché significa che il governo e in particolare la Boschi, che sulle questioni relative ai diritti Lgbti ha dimostrato da tempo grande attenzione, intendono farsi carico di un’esclusione dal forte sapore discriminatorio”.

Penso non ci sia molto altro da commentare.

Detto tutto questo, seguiròi n ogni caso i lavori di questa due giorni: almeno per capire concretamente a che cosa si giungerà.

Sono previsti cinque workshop dedicati a:

  1. Centralità del ruolo delle famiglie come risorse educative
  2. Crisi demografica e rapporto fra il quadro nazionale e le tendenze internazionali
  3. L’evoluzione della famiglia fra diritto e società
  4. Armonizzazione famiglia/lavoro e nuove politiche di welfare
  5. Proposte e prospettive per un fisco a sostegno delle famiglie.

E’ possibile per chi vuole seuirge i lavori in diretta streaming:

Sul sito del Dipartimento per le Politiche della famiglia è possibile scaricare i materiali preparatori e i lavori dei gruppi: clicca qui

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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