Un pomeriggio a tu per tu con Rita Coruzzi
#LaCroce del 07 Settembre 2017

di #RobertoLauri

p04-page-001-222x300 Un pomeriggio a tu per tu con Rita Coruzzi

Una giovanissima scrittrice, poligrafa perfino (13 titoli a trent’anni), segnata da una grave disabilità e dal dono delle parole. E poi le crisi, le amicizie, la fede: a Lourdes Rita ha trovato la guarigione dello spirito, grazie alle risposte che l’Immacolata Concezione ha deposto nel suo cuore ferito. «Testimonia e converti», le ha detto la Vergine. E Rita s’è messa a farlo.

All’età di trentanni anni aver scritto tredici libri, non è cosa da tutti. Ma lei è una scrittrice speciale, anzi è una persona speciale. Si chiama Rita Coruzzi, emiliana di Reggio Emilia, classe 1986.

Rita è nata alla trentaquattresima settimana di gestazione ed ha avuto da subito, gravi problemi di salute, le manca l’acetabolo, un osso che consente all’anca di rimanere al suo posto. Una operazione chirurgica che doveva risolvere la sua situazione invece, gliela ha complica definitivamente.

Rita ora è tetraplegica e vive su una sedia a rotelle. Ho letto la sua ultima fatica letteraria “L’eretica di Dio”, edito da Piemme, un libro che racconta la storia di Giovanna d’Arco. Non sono affatto amante di libri storici, ma il volume di Rita mi ha affascinato.

Rita è una persona affabile, colta, di grande umanità, ma soprattutto “convincente”. Quando ha saputo che ero di passaggio a Reggio Emilia, mi ha fatto promettere di andarla a trovare, cosa che ho fatto.

Un pomeriggio a parlare dei suoi libri, della sua Fede, della sua vita, delle sue aspettative e delle sue sofferenze, da quell’incontro è nata questa intervista.

Rita racconta la tua storia. La tua adolescenza è piena di episodi dolorosi, che ti hanno segnato profondamente. Sofferenze e delusioni però, che ti hanno portata ad amare la vita, in maniera ancora più profonda.

“Non è facile raccontare in poche parole, chi sono. Lo hai visto, mi piace parlare, rischierei di non finire più! Vedrò di sintetizzare. Potrei iniziare narrando le gioie, i dolori, i desideri realizzati, i rimpianti, i sogni. Potrei dire che sono una ragazza come tante altre della mia età, ma non è così. Racconterò la mia storia dall’inizio. Era una giornata piovosa, quella del 2 giugno del 1986, quando volli nascere a tutti i costi, anche se era ancora troppo presto per farlo. Mia madre era ricoverata da tre giorni in ospedale, dove i medici cercavano di fermare le contrazioni. Già ti ho detto, che io ho sempre fretta a fare le cose, anche per nascere ho avuto fretta, cosi alla trentaquattresima settimana, ho deciso di venire al mondo. Io ho sempre fretta di fare tutto e subito, è la mia caratteristica”.

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La nascita prematura è stata la causa di molti tuoi problemi di salute. Un calvario lento e inesorabile che ti ha portato a dover vivere su una sedia a rotella.

“Appena nata ho avuto subito diversi problemi, accresciuti in seguito alla lussazione all’anca, dovuta a mancanza dell’acetabolo. Non riuscivo a camminare come tutti gli altri bambini, non riuscivo a stare in piedi. Le mie gambe non ne volevano sapere di sostenermi, il mio corpo era debole e fragile. La mia mamma non si è mai arresa e ha insegnato anche a me, a non arrendermi mai. Ho fatto per anni fisioterapia, con sforzi e sacrifici enormi, per una bambina di quell’età. Il dolore e la stanchezza, per i lunghi esercizi fisici, mi portavano spesso a piangere. Però continuavo a lottare, non mi davo per vinta. Questo ha fortificato il mio carattere, anche se mi ha tolto forse, parte della mia infanzia. Mi ha tolto l’infanzia con le sue spensieratezze. Nel tempo ho subito alcuni interventi chirurgici, ma il primo è stato fallimentare ed ha aggravato definitivamente la mia situazione già precaria. Da allora sono costretta ad usare la sedia a rotelle”.

L’insuccesso dell’intervento chirurgico, non solo ti ha portato a grosse delusioni, anche la tua Fede ne ha risentito profondamente. Il tuo rapporto con Dio si era deteriorato, puoi raccontarci qualcosa in merito.

“Avere dieci anni ed essere costretta su una sedia a rotelle, ti porta a farti delle domande serie e ad avere scatti di rabbia, anche con Dio. La prima operazione non solo non è servita a nulla, ma ha addirittura peggiorato la mia già precaria situazione. All’inizio credevo fosse solo una situazione temporanea, almeno lo speravo, invece sono stata costretta a vivere sulla sedia a rotelle. Anni e anni di fisioterapia sono stati vanificati da una semplice operazione. Il risultato è stato quello di provocare una mia ribellione. Ero arrabbiata con tutti: con gli uomini e con Dio. Io mi ero sempre fidata di Dio e non riuscivo ad accettare questa situazione. Allora gli ho detto: “Ma come hai potuto permettere tutto questo!””.

Eri in profonda crisi, delusa dagli uomini e soprattutto da Dio. Ma la tua caparbietà e quel “non arrendersi mai”, che ti aveva insegnato la tua mamma, ti hanno aiutato a continuare e finire gli studi.

“Mi sono iscritta al liceo classico, una scuola certo non facile, che impegna molto. In molti credevano che una persona con disabilità non potesse farcela. Sono stata la prima ragazza disabile, in tutta la regione Emilia Romagna, a ottenere la maturità classica. La scuola ha fatto in modo di agevolare la mia condizione di disabilità, cercando di abbattere tutte le barriere architettoniche. Ho incontrato dei professori bravi, veramente preparati nelle loro materie. Ho scelto il liceo classico, perché mi piacevano le lingue antiche, il latino e il greco. E poi desideravo fare la stessa scuola di mia madre. Successivamente mi sono iscritta all’università di Parma, dove ho conseguito prima, la laurea triennale in lettere e poi mi sono specializzata in giornalismo”.

La tua profonda crisi di Fede, che ti aveva allontanato da Dio, poi è stata superata grazie a delle persone che hai incontrata sulla tua strada. Persone che ti hanno aiutato a prendere in mano la tua vita spirituale, raccontaci cosa è accaduto.

“Avevo smesso di pregare, di andare a Messa e di accostarmi ai Sacramenti. Continuavo però a frequentare l’ora di religione a scuola. Sono sprofondata in quella che definisco “la non-vita”. Non avevo più voglia di alzarmi al mattino. Prima dell’operazione, uno scopo ce l’aveva l’alzarsi dal letto, era quello di imparare a camminare, ora invece non ne avevo più alcun motivo. Il continuare a frequentare l’ora di religione è stata la mia salvezza, perché mi ha permesso di incontrare un sacerdote speciale. Le sue domande, i suoi stimoli a farmi reagire mi hanno dato nuovamente la speranza. Spesso mi diceva :” Da quand’è Rita, che non guardi in faccia una persona?” per stimolarmi a relazionarmi con gli altri. Poi decisiva è stata la sua proposta di andare a Lourdes”.

Lourdes ha avuto ruolo chiave nella tua conversione. Non solo sei andata quella volta prima volta, su invito del professore di religione, poi sei diventata anche un’attiva collaboratrice dell’UNITALSI.

“Il mio primo pellegrinaggio a Lourdes mi ha guarita non fisicamente ma spiritualmente. Ed è stata la cosa più importante, perché se non hai la pace dentro di te, se non accetti la tua condizione, non potrai mai essere felice. La prima volta in verità cercavo e chiedevo la guarigione fisica, anche se, avevo messo in conto l’eventualità che poteva non avvenire, come infatti è stato. Alla grotta di Massabielle ho detto alla Madonna:“Ora, io sono qui da te. Mi spieghi perché tutto questo? Tu che sei Madre, non puoi non rispondere ad una tua figlia che ti pone domande, che t’invoca. Aiutami. Quali sono i piani che Gesù ha per me?”. La sua risposta l’ho percepita nel mio cuore, non l’ho udita con le mie orecchie, non sono una veggente! Mi ha detto: “Ne hai fatto passare di tempo prima di venire qui da me! Ora però, sei da me. Hai chiesto delle risposte che ora ti consegno. Testimonia e converti. Testimonia quanto è bella la vita, anche nella sofferenza, se vissuta accanto a Cristo». Io avevo dei dubbi e le chiedevo cosa dovevo testimoniare, anche perché a convertire sono chiamati i preti. Ho sentito la sua risposta nel mio cuore:”Io non ti sto chiedendo di convertire alla fede, ma all’accettazione della sofferenza quotidiana”.

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Mi sembra che ha dato pieno ascolto alla Madonna! Hai scritto dei libri bellissimi, che raccontano la tua storia, inoltre vai in giro per l’Italia a portare la tua testimonianza di Fede. Stai facendo quello che ti aveva chiesto Maria. Parlaci dei tuoi libri.

“Il libro :”Camminare o vivere” è uscito nel 2011. E’ una sorta di diario, in realtà è la mia autobiografia. L’ho scritto per portare la mia testimonianza di Fede. Parlo del cammino che ho fatto, per riuscire a superare i momenti più difficili, anche grazie al Signore. Poi il libro “Il miracolo quotidiano”, dove cerco di spiegare ciò che accade ogni giorno a Lourdes. Davanti alla grotta gli uomini sono tutti uguali, malati o sani che siano. Sono figli, riuniti davanti alla Madonna, figli dello stesso Dio padre. Lourdes é un vero angolo di paradiso, dove il miracolo non equivale necessariamente alla guarigione fisica, ma molto spesso prende il nome di conversione del cuore”.

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Non solo gli unici libri che hai scritto. Mi piace ricordare “Un volo di farfalla”, che è il secondo volume che ha la prefazione del card. Ruini, dove racconti la tua storia. Dove scrivi che Dio ha dei progetti su di te sulla carrozzina. Dove racconti come hai ritrovato la vita, ma soprattutto come hai ritrovato la Fede. E questi non solo i soli libri che hai scritto, parlaci degli altri.

“Ho anche scritto: “Il mio amico Karol” dove racconto del incontro con san Giovanni Paolo II. Lui era già molto malato e io sulla sedia a rotelle. E’ stato un abbraccio tra persone nella sofferenza fisica. Con Giovanni Paolo II ho avuto un intenso scambio epistolare e da queste lettere che è scaturito il libro su di lui. Ho avuto la fortuna di aver conosciuto ben tre papi. A papa Francesco ho regalato il libro “Un volo di farfalla”. Ho parlato di sofferenze, anche nel libro che ho scritto con Magdi Cristiano Allam,:“Grazie alla vita”. Un volume dove raccontiamo storie di sofferenze e di coraggio, di quel coraggio per continuare a vivere, nonostante tutto. Raccontiamo di Debora, che decide di ritardare le terapie, che potrebbero uccidere la vita che porta in grembo. Di Tatiana, che è in piedi su un ponte, decisa a farla finita e viene trattenuta da una forza misteriosa che le ridona la voglia di vivere. Tante storie di persone comuni”.

Quelli citati sono tutti libri che parlano di sofferenze ed anche di speranze. Però voglio ricordare anche un libro molto particolare:”Distanze ravvicinate”. Un testo scritto con Enrico Saletnich, un quarantenne professionista romano. Dove parlate di tutto: dalla politica alla religione, dall’economia, alla musica e al costume. Due diverse generazioni che si incontrano e si confrontano. Sei una scrittrice poliedrica, tredici libri scritti per importanti case editrici, come la Piemme, la San Paolo. Ora pero raccontaci del tuo ultimo libro e della passione per i libri storici.

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“Con Piemme ho pubblicato due romanzi storici. Il primo è stato “Matilde” nel quale parlo di Matilde di Canossa, con il quale ho vinto il Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti, il Premio Internazionale Stefano Zangheri e il premio della critica al concorso Internazionale Città di Cattolica. Il romanzo narra della vita e le vicende della contessa Matilde di Canossa, vissuta nell’epoca turbolenta delle lotte per l’investitura. Matilde spese tutta la sua vita e le sue energie nell’opera di mediatrice tra papato e impero. Una tenace opera di mediazione che portò al famoso incontro dei due contendenti a Canossa nel gennaio 1077, quando Enrico IV offrì il pentimento al papa e Gregorio VII lo perdonò. Fu una donna molto sensibile e nello stesso tempo forte e coraggiosa, fu una grande protagonista del suo tempo e un grande esempio di fede. Bisogna ricordare che è l’unica donna sepolta nella Basilica di S. Pietro a Roma. Il secondo è “L’eretica di Dio”, la storia di Giovanna d’Arco. La Pulzella di Orleans è una donna che mi ha sempre affascinata. Giovanna d’Arco, è guerriera, eretica e santa. Da giovanissima ha delle visioni, comincia a sentire la voce di Dio, che la spinge alla preghiera, alla devozione, al sacrificio del corpo. Poi la voce la spinge a un’impresa impossibile, salvare il regno di Francia, afflitto da decenni di guerra contro gli inglesi. Alla fine è condannata come eretica, il suo corpo dato alle fiamme, i suoi resti gettati nella Senna. La Chiesa solo dopo secoli, la proclamerà santa. E’ una grande eroina della fede cristiana, che in diciannove anni ha cambiato la storia di Francia e non solo. E’ un romanzo storico, fedele alla realtà, però mi sono presa delle libertà. Ho voluto rendere la figura di Giovanna più umana. Per questo motivo le ho fatto provare dei sentimenti per il duca di Alencon, da lui ricambiati. Una libera scelta, che non è storicamente provata ma, ho voluto dare una pennellata poetica alla sua storia”.

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Non ti ho ancora chiesto come sei arrivata a scrivere libri. Come mai ti sei avvicinata alla professione di scrittrice, in particolare di libri storici?

“La passione di scrivere l’ho avuta fin da bambina, dettavo a mia nonna delle storie. Poi con il tempo, ho scoperto che scrivere per me era terapeutico. Quando scrivo, mi dimentico di essere su una carrozzina. Ora per me scrivere è un mestiere a tutti gli effetti. Mi piace scrivere storie di amore, di fede e di speranza. Soprattutto mi piace scrivere di donne. Di donne che sono state esempio di Fede, di coraggio, donne determinate a portare avanti le loro idee. Ho già in mente la prossima figura femminile, della quale scriverò la vita. Ma è un segreto e non posso rivelarlo!”.

So che la figura di tua madre è stata fondamentale nella tua vita. E’ stata la persona che ti ha spinto ad andare avanti, ad affrontare con forza ogni difficoltà. E’ lei che scrive materialmente le tue storie, tu le detti e lei le scrive. Lei è la tua “amanuense” personale. Hai una gran fortuna ad avere una mamma così. Sei una scrittrice di talento, credo che se è difficile scrivere libri, ancora di più è farlo dettando le storie. Un’ultima domanda. Mi hai detto che arrivata a questo punto della tua vita non desideri più guarire. Perché?

“Io sono seduta sulle ginocchia di Gesù e da li non voglio scendere. Ho capito che dalla carrozzina debbo compiere la mia missione. Preferisco stare in braccio a Gesù, compiendo la Sua volontà. Preferisco vivere che camminare! Dove c’è Gesù c’è la croce è vero, ma c’è anche amore, speranza e vita eterna”.

Una gran bella testimonianza la tua Rita! Auguri per la tua carriera di scrittrice. Sicuramente farai molta strada.

“Volevo aggiungere una cosa. Il giorno 20 settembre a Reggio Emilia, ci sarà la presentazione del libro “L’eretica di Dio”, presso la Libreria dell’Arco alle ore 18. Interverrà Mons. Massimo Camisasca, Vescovo di Reggio e Guastalla. Invito tutti i lettori a venire. E tu non mancherai, vero Roberto? Ci sarai sicuramente, Vero?”.

Con la sua gentilezza, le richieste di Rita, sono sempre molto “convincenti”. Farò di tutto per esserci.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Laureato per accide­nti in filosofia all­’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, da vent’anni lavoro nel sociale. Se sono cattolico, apostolico, romano lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere. Perchè un Blog dal titolo “Direzione verso Est?” La nostra vita nasce ad Est e ritorna ad Est: è un cammino che non finisce qui. Per questo motivo, affermare che la trascendenza è un fattore costitutivo dell’uomo non è irrilevante rispetto alla dimensione sociale, culturale e politica della nostra esistenza. Vi invito a seguirmi su Facebook e su web al mio Blog “Direzioneversoest”

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