Vincent Lambert non deve morire

di Davide Vairani

“Mio figlio è stato condannato a morte. Si chiama Vincent Lambert, è padre di una bambina, vive e non ha commesso alcun crimine”.

vincent-lambert_1469323-450x191 Vincent Lambert non deve morireVincent oggi ha 42 anni, ma gli ultimi 10 della sua vita li sta passando su un letto dell’ospedale di Reims, in Francia, in uno stato vegetativo a causa di un incidente stradale nel 2008. Dieci anni di battaglie legali perchè qualcuno si prendesse la responsabilità di staccare la spina e togliere la vita a Vincent. Lui non può parlare, non può alzare le mani e dire: “Fermi tutti, che cosa state facendo? Sono gravemente disabile, ma sono vivo”.

Sono le donne della sua vita a trovarsi su fronti contrapposti e ad innescare un lungo ed estenuante contenzioso giudiziario: Rachel, la moglie, da sempre schierata per sospendere tutto e lasciare che Vincent non soffra più; Vivianne, la mamma, da sempre accanto a suo figlio, che con ostinata determinazione combatte per la vita.

“Lunedì 9 aprile 2018, in Francia, un medico mi ha annunciato che di lì a dieci giorni sarebbe cominciata la lenta e lunga agonia del mio bambino, che morirà di fame e di sete. Questo stesso lunedì lei era al Collège des Bernardins, a Parigi, per parlare di handicap e di vulnerabilità. Lei ha evocato l’esigenza dell’affettività. E lei si è impegnato personalmente con queste parole: ‘Io penso, da parte mia, che possiamo costruire una politica effettiva, una politica che sfugga al cinismo ordinario per incidere nel reale ciò che dev’essere il primo dovere del politico, e intendo dire la dignità dell’uomo’. Mi permetta di prenderla in parola, Signor Presidente: mio figlio non ha meritato di essere affamato e disidratato”.

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Il count-down che separa Vincent da una morte certa è stato fatto partire: non c’è più molto tempo perchè si possa manifestare una speranza di fermarlo. Solo un miracolo – forse – può fare cambiare la sorte di Vincent. Viviane è una donna forte e non vuole arrendersi: prende carta e penna e scrive direttamente al Presidente francese, Macron. Non è la prima volta che lo fa. Ma nessuno le ha mai risposto, come quando nel 2007 scrisse inutilmente ad Hollande, che nemmeno la volle ricevere.

“Chi oserebbe, riguardo a questo, parlare di ‘morire nella dignità’? Perché infliggergli questa pena? Che colpa ha commesso Vincent? – prosegue Vivianne – Mi permetta di presentarglielo – perché lei possa giudicare – e di ricordarle il suo stato. Vincent è un uomo di 42 anni, in situazione di grave handicap. In seguito a un incidente automobilistico si trova in stato ipo-relazionale. È uno stato di coscienza minima che gli impedisce di comunicare verbalmente. Ma è tutto qua! Vincent non è in coma, non è malato, non è intubato. Non è una macchina che mantiene mio figlio in vita. Respira senza assistenza. Si sveglia la mattina e si addormenta la sera. Quando noi, i suoi genitori, siamo con lui, ha delle reazioni. Ci segue con lo sguardo, talvolta intensamente, e lo stesso fa con suo fratello David, che gli sta molto vicino. Ha emesso in nostra presenza parecchie fonazioni, una delle quali – che abbiamo filmato – ha impressionato i medici specialistici a cui l’abbiamo sottoposta, i quali affermano che non si trova in stato vegetativo. Aveva perso il riflesso della deglutizione … e l’ha ritrovato. Ho potuto dargli da mangiare del cibo che egli ha deglutito senza alcuna difficoltà. Abbiamo mandato anche questa registrazione a decine di specialisti che – tutti – hanno affermato che dovrebbe essere rieducato a mangiare con la bocca. Però bisogna farlo secondo protocolli specializzati, con un’équipe pluridisciplinare, in un’unità specializzata, nel quadro di un progetto di vita in contatto con la sua famiglia. E invece, per lui non c’è più se non un progetto di morte. E un medico, a Reims, senza tenere in alcun conto tutti questi pareri specializzati, ha deciso di interrompere la sua alimentazione e la sua idratazione, che avvengono per sondino naso-gastrico, senza permettergli di essere preso in cura da altri che lo rieduchino e lo stimolino. Vincent è handicappato, ma vive. Certo, la sua situazione è drammatica. Io sono sua madre: lei può immaginarsi quanto ne soffra, e quale dolore quotidiano mi tocchi sopportare. È per questo che dovremmo eliminarlo? La mia famiglia, in questa prova, si è divisa, e questo aggiunge dolore a dolore”.

maxresdefault-2-450x253 Vincent Lambert non deve morireLa moglie Rachel non la pensa allo stesso modo. In un libro, Rachel ribadisce la sua posizione: accanimento terapeutico. Il titolo è eloquente e parla da solo: “Vincent, parce que je l’aime, je veux le laisser partir”. “Oggi, Vincent è un prigioniero – scrive la moglie, nominata nel 2016 tutore legale di Vincent -. Prigioniero del suo corpo prima. Quadriplegia in uno stato vegetativo, mio ​​marito ora vive a letto, rigido e immobile. Vincent non può parlare, così tutti parlano per lui. Sul suo letto d’ospedale, Vincent è preso in mezzo tra ingiunzioni contraddittorie. I medici hanno ritenuto che era giunto il momento di interrompere il suo trattamento, ma i suoi genitori hanno intrapreso azioni legali per contrastare questo punto di vista. Vorrei che questa vita artificiale finalmente cessasse. Acconsentendo a lasciarlo andare, io salvo la sua vita”. Nel luglio 2011 Rachel pensò anche alla pratica dell’eutanasia, attraverso una struttura specializzata in Belgio, perchè – sostiene – questo è ciò che avrebbe sempre voluto Vincent (anche se non ci sono testimonianze scritte di questa sua intenzione). “Non è handicappato, è tenuto artificialmente vivo” – ha dichiarato recentemente.

“Come le 1.700 persone portatrici di un handicap analogo al suo, Vincent avrebbe dunque essere collocato in un servizio specializzato per persone cerebrolese – sostiene al contrario Vivianne, la madre, sempre nella lettera indirizzata al Presidente francese -. Invece è stato messo in cure palliative, senza trattamenti adatti, senza il servizio di cinesiterapia che gli permetterebbe di fare i progressi possibili nel suo stato. Molti stabilimenti che accolgono persone vittime di gravi incidenti stradali sono pronti ad accoglierlo, e lui viene segregato nel centro di cure palliative di un ospedale incompetente rispetto a questo tipo di cure. Perché questo accanimento contro mio figlio? Bisognerà condannare a morte tutte le 1.700 persone handicappate in stato ipo-relazionale?

Signore Presidente, alcuni anni fa, il 29 aprile 2013, al capezzale di mio figlio, io l’ho visto morire. Ho visto che moriva mentre il suo handicap non è mortale. Sono stata folgorata: mi sono accorta che da venti giorni Vincent non aveva mangiato nulla, perché avevano razionato la sua alimentazione senza dirci nulla, e che si stava disidratando perché avevano deciso di ridurre la sua quantità di liquidi. Vincent mi guardava; e piangeva. Scendevano lacrime lungo le sue guance. In quel momento mio figlio soffriva. Non della sua malattia, ma perché lo avevano abbandonato. E condannato. Mi ci sono voluti ancora undici giorni per ottenere che rimettessero il sondino naso-gastrico a Vincent per aiutarlo a mangiare e a bere. Questo era dignitoso? Era un trattamento medico, questo? Io non lo credo. Ma a parte tutto questo, io non comprendo quale legge, quale volontà politica potrebbe volere e giustificare che si condanni a morte un individuo perché si ricusi di curarlo. Lo stato di Vincent – tenace benché sia immobilizzato dal 2008, sempre in vita quantunque lo abbiano affamato per un mese – testimonia della sua reale volontà di vivere. I venticinque specialisti che abbiamo consultato l’hanno affermato per iscritto: il fatto che sia sopravvissuto 31 giorni senza alimentazione e con un’idratazione ridotta è incompatibile con una pretesa volontà di morire. Eppure, questo lunedì 9 aprile, un medico ha – nuovamente – deciso la morte di mio figlio, per la quarta volta. Anche questo medico scrive che la volontà di Vincent Lambert è incerta. Allora, nel dubbio circa la sua volontà, deve morire? Le diranno che si tratta di una decisione medica per rifiuto di accanimento terapeutico. Ma è falso. Vincent non è in fin di vita. Non è malato. Non soffre. Contestualmente alla procedura collegiale, ventiquattro specialisti hanno indirizzato una raccomandata all’ospedale di Reims per indicare che Vincent Lambert non è in situazione di ostinazione sproporzionata. Se deve morire, non è per la sua dignità: è per volontà eutanasica. Vincent sarà sacrificato per esemplarità. Mio figlio dev’essere un caso di scuola. Signor Presidente, le domando di ricevermi urgentemente, accompagnata dai medici specializzati che conoscono Vincent per averlo visitato e che potranno spiegarle il suo reale stato di salute”.

Il Professor Xavier Ducrocq, capo del servizio di neurologia dell’ospedale di Metz-Thionville ha dichiarato che la decisione di sospendere i trattamenti vitali a Vincent Lambert è un “pessimo segnale” per tutte le persone disabili: “Vorrei ricordare che Vincent Lambert non è più in coma: ne è uscito da molto tempo dopo l’incidente nel 2008. Vincent Lambert non è collegato a nulla perché respira da solo, normalmente. Vincent Lambert vive, e se vive ancora nonostante tutte le turpitudini che ci sono potuto esserci ed in particolare in quei 31 giorni di privazione di nutrizione e idratazione minima, è che ha un impulso di vivere (…) Questa decisione è un pessimo segnale. Per Vincent Lambert, per le persone gravemente disabili e i professionisti che si occupano di questi pazienti, per i cari (…) è grave perché si entra in un processo di eliminazione dei disabili. E oserei pronunciare la parola di eugenetica” “Affaire Vincent Lambert: ‘Trop d’incertitudes’, pour trancher”, di Marie-Hélène Vernier, “L’EstRepubblicain”, 14 aprile 2018.

Chi decide che una vita – per quanto limitata – non è degna di essere vissuta? Quando una vita non è più degna di essere vissuta? Vincent deve vivere.

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Chi sono Davide Vairani

Sono nato il 16 magg­io del 1971 a Soresi­na, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Graz­ia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con d­on Luigi Giussani che mi ha educato a vi­vere.

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