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FEDELI ALL’ISTRUZIONE, SEGNO “APOCALITTICO”

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FEDELI ALL’ISTRUZIONE, SEGNO “APOCALITTICO”

#LaCroce del 14 Dicembre 2016

di #donAntonelloIapicca

Saper leggere “i segni dei tempi” significa saper riconoscere l’invito all’unità in una battaglia escatologica senza quartiere

Carissimo Mario, vediamo se è possibile discernere i “segni dei tempi”.

La Fedeli all’Istruzione ne costituisce uno chiarissimo: il potere, si chiami Renzi o chi sopra di lui, ha voluto punire i veri artefici del No a una politica che devasta l’antropologia rivelata e quindi la persona, la vita, la famiglia, i figli e, a ruota, il lavoro, la scuola, la sanità, l’economia etc.

Renzi, che viene più o meno dalla stessa matrice, ha capito benissimo che i problemi per i suoi datori di potere e prestigio non sono quelli del Fatto e nemmeno i 5 stelle, simmetrici e forse essi stessi funzionali al progetto massonico in atto da tempo.

Come sempre nella storia, gli unici che possono arginare il potere satanico in giacca e cravatta politically correct sono i cattolici dentro la Chiesa. La scelta della Fedeli all’Istruzione è un segnale che chi, tra i cattolici, si sente chiamato ad avere responsabilità politica non può non intercettare.

Per il Popolo del Family Day e del suo #renziciricordermo, è un implicito riconoscimento dello stato di veri “nemici” del progetto dissolutorio della massoneria.

E, leggendo bene, è come una sfida e un invito ad entrare nell’agone reale chi sente da Dio una chiamata alla buona battaglia della politica (quella di cui parlava Paolo VI, uomo e pastore che ha sperimentato sulla propria pelle il disincanto dei sedicenti cattolici che lo hanno lasciato solo di fronte allo tsunami modernista e massonico che si stava abbattendo sul mondo e sulla Chiesa).

Non è più tempo di divisioni che, al livello della carne, sono inevitabili. Ma allora è bene avere chiara una cosa: se voi che eravate sul palco dei Family Day non riesce a discernere nella nomina della Fedeli all’Istruzione (e nei mille altri piccoli e grandi segni di questi ultimi tempi) una chiamata seria e celeste all’unità che superi la carne che solo in Cristo è possibile, condannerà a morte le istanze di quel Popolo di cui nessuno è proprietario o portavoce unico.

O vi sedete intorno a un tavolo per convertirvi innanzitutto o è meglio lasciar stare, perché la Fedeli è solo l’inizio di una battaglia cruenta alla quale si può andare solo armati di fede, coraggio e carità.

Vi inviterei tutti a incontrarvi innanzitutto pregando e digiunando, e poi per guardarvi negli occhi chiedendo a Dio la Grazia di superare la carne e il dono della comunione perché le scelte e le strategie politiche rispondano a quel supplemento d’anima di cui parlava Paolo VI e non alle logiche umane intrappolate nelle visioni mondane e orizzontali dei fatti. O saprete tenere alto il livello della politica, cioè ben ancorato in terra ma respirando il Cielo, (difendendo prima di tutto l’unità e la comunione nella diversità) o soccomberete, qualunque strategia sceglierete.

Alle piazze piene di famiglie hanno già iniziato a rispondere, figuriamoci nel Palazzo cosa saranno capaci di fare.

Ma Davide ci insegna qualcosa, no? Allora, uniti e con le armi della Verità e della Carità, fissando il Cielo dal quale trarre l’ispirazione capace di far saltare i vani progetti del vero nemico dell’umanità….

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DDL FEDELI: PER CHI AVESSE LA MEMORIA CORTA

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DDL FEDELI: PER CHI AVESSE LA MEMORIA CORTA

Il nuovo Ministro alla Scuola è Valeria Fedeli. Ve la ricordate? Vi ricorda nulla il “DDL Fedeli”? Andiamo a rispolverare di cosa si tratta?

Da: “Notizie Pro Vita”

A proposito del gender a scuola, e in generale dell’insinuarsi dell’ideologia gender nel linguaggio e quindi in ogni ambito sociale, non solo nella scuola, è interessante l’analisi puntuale che fa Giovanni Lazzaretti, dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Tuan, del ddl Fedeli. Una lettura da fare con calma, e meditare.

Vale la pena di analizzare il DDL Fedeli quando l’educazione di genere sembra ormai essersi infilata di straforo nel sistema scolastico, attraverso il voto di fiducia sulla cosiddetta “Buona Scuola”?

Vale certamente la pena di analizzarlo. Esaminiamolo dando innanzitutto il titolo esatto: “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”.

Porta la firma di Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato; i firmatari sono in tutto 40: 35 senatori del PD, 1 dei “Conservatori, Riformisti Italiani”, 1 del PSI-Autonomie, 1 del gruppo Misto-SEL, 2 del gruppo Misto.

Rileviamo fin dal titolo che si rivolge al sistema nazionale di istruzione e alle università: quindi tutte le scuole, anche le materne, anche le scuole paritarie, anche le scuole paritarie cattoliche, anche le università dove si formano i futuri formatori. Punta alle attività e ai materiali didattici: non quindi i classici “corsi opzionali”, ma un inserimento nel cuore della formazione curriculare.

Il DDL Fedeli è costituito da una lunga premessa di presentazione e da 6 articoli.

Art. 1 – Introduzione dell’insegnamento dell’educazione di genere

Si parte nella maniera classica «per la realizzazione dei princìpi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea».

Al comma 2 si dà il primo “colpetto”: «promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza». La corporeità sessuata come superficie neutra comincia a prendere consistenza.

Art. 2 – Linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere

Il sesso, citato all’art.1, sparisce. La citazione infatti serviva solo a “far credere” che si parlasse dei due sessi. Da qui in poi il sesso scompare (nei titoli non compare nemmeno) e si parla solo di genere. I numeri parlano da soli: il sesso compare 3 volte nella premessa (+ altre 5 volte in connotazione negativa: “sessismo” e simili) e 2 volte negli articoli del DDL; il genere compare 30 volte nella premessa, 4 volte nei titoli, 8 volte negli articoli.

La “parità dei sessi” è quindi il cavallo di Troia per far entrare il gender nelle scuole. I richiami continui alle linee europee (12 volte è citata l’Europa nella premessa) non lasciano dubbi in proposito.

Da adesso si parla di «linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, tenuto conto del livello cognitivo degli alunni, i temi dell’uguaglianza, delle pari opportunità, della piena cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, della violenza contro le donne basata sul genere e del diritto all’integrità personale».

Art. 3 – Formazione e aggiornamento del personale docente e scolastico

«[…] corsi di formazione obbligatoria […] per il personale docente e scolastico». Indottrinamento gender obbligatorio: le organizzazioni che fanno questo tipo di corsi sono tutte di area LGBT.

Art. 4 – Università

«Le università provvedono a inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a potenziare i corsi di studi di genere già esistenti, anche al fine di formare le competenze per l’insegnamento dell’educazione di genere di cui all’articolo 1».

Formare i formatori è l’ovvio corollario. Chi si occupa degli “studi di genere” sono solamente gli “ideologi del gender”, e saranno i padroni dell’Università in questo campo. Se non sei ideologizzato, come puoi occuparti di questi studi, che non tengono conto delle due cose basilari del sapere, ossia la realtà osservabile e la logica?

Art. 5 – Libri di testo e materiali didattici

«A decorrere dall’anno scolastico 2015/ 2016, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado adottano libri di testo e materiali didattici corredati dall’autodichiarazione delle case editrici che attestino il rispetto delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione «Pari opportunità nei libri di testo» (POLITE)».

Anche in questo testo il genere domina e il sesso sparisce: 14 volte “genere”, 1 volta “sessi” (ma è in una frase subordinata al concetto di “identità di genere”). Cavallo di Troia è la frase “culture e competenze di ambedue i generi”.

Art. 6 – Copertura finanziaria

La copertura finanziaria non viene assicurata con nuove tasse, ma con la «riduzione complessiva dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, di cui all’allegato C-bis del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98».

Minori detrazioni significa nuove tasse, ma i nostri parlamentari sono abili a giocare con le parole. I cavalli di Troia e il vocabolario gender.

Nel DDL Fedeli i cavalli di Troia per introdurre l’ideologia gender ci sono tutti: Pari opportunità (12 volte), Differenze (11 volte), Discriminazione (3 volte), Violenza [contro le donne] (8 volte).

Non si parla di “omofobia” per un motivo molto semplice: il DDL Fedeli lavora in sinergia col DDL Scalfarotto sulla cosiddetta omofobia. Ad esempio il DDL Fedeli non definisce la “identità di genere”, ma dà per scontata la definizione del DDL Scalfarotto: «identità di genere: la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico» Bludental(si tratta non del testo contro l’omofobia approvato alla Camera, ma di un altro disegno di legge precedentemente presentato dallo stesso Scalfarotto, ndr):

Il vocabolario gender invade tutto il DDL Fedeli: Identità di genere (7 volte), Stereotipo, e varianti (18 volte), Decostruzione (2 volte), Sessismo, e varianti (5 volte), Ruoli stereotipati, ruoli non stereotipati (3 volte).

Sì, è un DDL molto pericoloso. Introduce dall’alto un linguaggio e una cultura che nelle scuole è già largamente presente, ma solo per “osmosi” attraverso la mentalità gender che gli insegnanti, come tutti, bevono da giornali e TV. Qui invece si passa all’indottrinamento obbligatorio su linguaggi e categorie di pensiero create da una piccola minoranza ideologizzata”.

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UNA SORPRESA AMARA, MA CHE IN FONDO NON SORPRENDE

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UNA SORPRESA AMARA, MA CHE IN FONDO NON SORPRENDE

di #RaffaellaFrullone

La Fedeli all’Istruzione. Che poi sarebbe come dare a me in gestione un orto botanico, o anche un orto e basta.

Certo, io almeno non avrei l’aggravante della premeditazione per i danni perpetrati, però onestamente non sorprende.

Questo Governo, anzi questa classe politica, non si è filato due grandiosi Family Day, migliaia di piazze delle Sentinelle In Piedi, non si è filato le voci di Costanza Miriano, di Mario Adinolfi, di Massimo Gandolfini, di Gianfranco Amato, non si è filato l’impegno di un popolo che in tre anni ha battuto palmo a palmo il paese per svegliare le coscienze, non si è filato il sonoro No che ha incassato (tanto che si ripresentano col make up delle feste), come potevamo aspettarci che si filassero il fatto che una piccola parte di quel No era del popolo del Family Day?

Certo, onestamente la Fedeli se la potevano risparmiare, almeno sotto le feste potevano lasciarla libera di andare a cercare un parrucchiere,che ci sono delle priorità nella vita.

Ma il punto non è Valeria Fedeli e nemmeno chi la sostiene.

Il punto è che ci sono centinaia, migliaia, milioni di persone, nostri concittadini, che non solo ignorano il suo Ddl, ma ignorano totalmente i danni dell’educazione gender sui bambini.

Non sono persone cattive, ideologizzate, in malafede, no, sono i nostri vicini di casa, nostri amici, insegnanti, commessi, impiegati, professionisti. Persone che non si sono mai poste il problema, che non immaginano minimamente la rivoluzione culturale in atto attraverso un sistema coordinato per produrre menzogna e rendere gli individui più soli e più controllabili.

Ripeto, anche se a noi la questione gender viene fuori dagli occhi e dalle orecchie, la maggioranza non sa minimamente cosa sta accadendo. Entrate nel primo bar, fate un sondaggio e registrate le risposte.

Alla fine riderete per non piangere. Per contrastare l’azione della Fedeli – un semplice anello della catena- bisogna ripartire dal risveglio delle coscienze.

Noi siamo una minoranza. Per incidere profondamente e in maniera decisiva nei processi politici dobbiamo essere di più. Sappiamo che la rinascita parte dal basso e che ha bisogno di tempo, costanza e determinazione. Perciò non dobbiamo mollare il fronte principale, quello alla portata di tutti, una persona alla volta, partendo da chi incontriamo ogni giorno.

Nelle strade, nelle piazze, nei bar e nei luoghi pubblici dobbiamo dare ragione a chi ci guarda con espressione annoiata sorseggiando un caffè di soja tazza grande decaffeinato chiedendoci: “Cosa c’è che non va nella Fedeli?”.

Sono gli stessi che magari ci chiedevano cosa non andava nella Buona Scuola della Giannini, o perché le unioni civili no, o perché diciamo che i media ci propinano menzogne o perché il Progetto Porcospini in classe sarebbe dannoso quando sembra tanto carino. Sembra, appunto.

Alla fine il punto è sempre la verità. Riconoscerla e aprire gli occhi a chi li ha chiusi. E’ il modo più efficace per mandare a casa la Fedeli oggi e tutte le Fedeli che verranno.

Facciamolo. Un giorno ci ringrazieranno. Anche i suoi capelli.

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PdF: ASSEMBLEA NAZIONALE

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Stanchi di politici “cattolici” irrilevanti o traditori che ci hanno regalato il divorzio breve nel 2015, le unioni gay nel 2016 e un 2017 con l’ideologa del gender ministro dell’Istruzione, noi ripartiamo dall’unica opzione possibile per uscire dall’irrilevanza: raccogliere un milione di voti almeno per dare rappresentatività politica reale a chi è fermo nella difesa della famiglia naturale e dei principi non negoziabili.

Tutti a Roma il 28 gennaio 2017.

Per info contattare Nicola Di Matteo nicolaroma@hotmail.com

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Liti e scaricabarile attorno al presepe

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Liti e scaricabarile attorno al presepe

#laCroce del 13 Dicembre 2016

di #DavideVairani

«Il messaggio del Natale trasmette un messaggio di pace e di unità tra tutti i popoli». Non è uno spot trasmesso in questo periodo sulle scale mobili della Ikea, bensì l’esternazione di una diocesi italiana di fronte al solito scandaluccio sul presepe che offende questo o quel gruppo etnico/religioso. Siamo una civiltà complessata che per qualche motivo oscuro si odia

Una piccola storia ignobile di periferia. Parafrasando il maestrone Guccini, non mi vengono altri termini.

Il presepe al Cimitero Civico di Cremona si farà, come tutti gli anni, ma non sarà il parroco a prepararlo. La notizia è rimbalzata dalla piccola Cremona fino ai media nazionali. La decisione è stata presa dopo il clamore che ha suscitato il presunto rifiuto del cappellano don Sante Braggiè di allestire la Natività. Il suo ‘no’, si è detto, è motivato ‘dal rispetto verso altre religioni e dalla volontà di non entrare in dinamiche politiche’. Una ricostruzione tuttavia smentita dal prelato che parla di «bufala». Lo scrupolo di don Sante sarebbe stato di evitare soprattutto la suscettibilità dei fedeli islamici e degli induisti, che compongono le due comunità religiose più numerose in provincia di Cremona.

«Non è vero nulla – dice però il parroco all’Adnkronos – questo presepe non è mai stato fatto da sacerdoti, era fatto dall’ex-assessore Claudio Demicheli assieme a dei volontari. Io che ho preso servizio solo dall’inizio dell’anno l’ho spiegato: il materiale è pesantino, da solo non riesco a farlo e lui mi ha risposto che anche se non fa più l’assessore se ne continuerà ad occupare e lo farà lui». Dunque il presepe ci sarà. «Ma sicuro. Anche se il cimitero è di tutti mica solo dei cristiani». Ma guai a tirare in mezzo la diversità delle fedi, o di turbamenti e altro. «Io non ho problemi con nessuno. Faccio anche il cappellano della squadra di calcio e batto il 5 con gli atleti americani che sono musulmani. Ma scatenare polemiche e mettermi in mezzo a situazioni che non sono le mie…. Oggi basta che uno dica una parola che viene presa e strumentalizzata. E questo è inaccettabile».

Il presepe lo faranno alcuni volontari, già dalla prossima settimana, che hanno risposto all’invito dell’ex assessore ai servizi cimiteriali, il leghista Claudio Demicheli che spiega la sua decisione: «Saranno messe a disposizione le statue che ora sono nei magazzini». Demicheli  ha infatti incontrato l’assessore in carica, Rosita Viola, esponente di Sel. Le ha spiegato di avere accolto l’appello di don Mori e di provvedere senza oneri per il Comune alla preparazione del presepio per non interrompere una tradizione che dura da anni.

Una piccola misera storia all’italiana. In questa vicenda che ha del surreale mi colpiscono alcuni fatti.

Il primo. “Potrebbe urtare la sensibilità degli islamici”, così don Sante Braggiè, 57 anni, cappellano del Civico cimitero di Cremona, oltre che curato della parrocchie del Migliaro e del Boschetto – quartieri alla periferia della città -, spiega perché ha deciso di lasciar perdere. Era stato il suo predecessore, don Oreste Mori, 77 anni, da pochi mesi in pensione, ad allestire per la prima volta, nel 2010, un presepio subito dopo l’ingresso del camposanto, a fianco del lungo viale di cipressi. Lo riporta il quotidiano locale, “La Provincia di Cremona”. “Non ce la faccio da solo senza i dipendenti del Comune che lavorano negli uffici qui vicino — dice don Braggiè —. Tra l’altro, sono impegnati con tantissime cremazioni, non posso essere io a chiedere loro di darmi una mano ma i dirigenti dell’ente, che invece non si sono mai visti. E poi un presepio collocato in un posto come questo non mi ha mai convinto del tutto. Le persone avevano altro in testa, lanciavano uno sguardo distratto ai pastorelli e tiravano dritto. Non ho niente contro l’ex assessore, che conoscono bene, ma era leghista al cento per cento”. Curioso questo sacerdote. Si arrampica sugli specchi. E in più si mette a fare polemica con la precedente amministrazione di Cremona. Povero Gesù! A cosa fa riferimento don Braggiè? L’idea di allestire un bel presepe al Cimitero era stata dell’ex assessore leghista Claudio Demicheli prima di finire in una delle tante epurazioni del Carroccio. Allora la giunta comunale era di centrodestra e in molti dall’altra parte della barricata avevano visto dietro quell’inusuale accostamento tra pecorelle e lapidi, Natale e funerali, un’operazione dal sapore ideologico. Ma, superati dubbi e contestazioni iniziali, poco alla volta i cremonesi si erano abituati. Con un’eccezione: la capanna e la stella cometa sembravano in forse nel 2015, secondo anno della nuova amministrazione di centrosinistra, ma alla fine il precedente cappellano era corso ai ripari. Il suo successore, invece, ha voltato pagina. Non contento, il nuovo cappellano aggiunge: “Un piccolo angolo del camposanto è riservato alle tombe degli islamici. Sono molti quelli che vengono qui a ricordare i loro cari. Un presepio collocato in bella vista com’era quello potrebbe essere una mancanza di rispetto per i fedeli delle altre religioni, urtare la sensibilità dei musulmani, ma anche degli indiani e pure degli atei. Insomma, sarebbe un pasticcio”. Forse fiutando nell’aria l’esplodere delle prime contestazioni, il Comune prende tempo e fa sapere che le statuine comunque ci sono, basta tirarle fuori dai depositi. Ripensamento o no, è già battaglia. Tra i primi a salire sulle barricate il vecchio cappellano, un esperto in materia tanto che pubblicava un periodico intitolato “Più vivi dei vivi”. “Davvero? Non posso crederci”, esclama don Oreste. E parte all’attacco. “Non voglio sentire cose del genere. Il presepio piaceva ai cremonesi, cattolici e non cattolici vi si erano affezionati. Non possiamo rinunciare alla nostra cultura e alle nostre tradizioni, sarebbe una debolezza imperdonabile. Siamo, almeno per ora, in Italia, non in Arabia Saudita”. In realtà, un presepe al camposanto ci sarà ma, dice don Braggiè, preparato all’interno della piccola cappella della Beata Vergine Addolorata, subito oltre la cancellata. Parole virgolettate che non sono state smentite dal cappellano: che ora che l’ha fatta fuori dal vaso, torna indietro e la butta sul “non ci siamo capiti”, “sono i media ad alterare tutto”.

Il secondo fatto. Dopo due giorni, interviene la Diocesi di Cremona con un un comunicato ufficiale. Lo riportiamo interamente.

Comunicato della diocesi sul presepe nel cimitero di Cremona. “In merito alla vicenda riguardante l’allestimento del presepio all’interno del cimitero cittadino, la Diocesi di Cremona precisa di non riconoscersi nelle parole ingiustamente attribuite al Cappellano del cimitero. Tantomeno nell’utilizzo – discutibilmente amplificato dai media – di un semplice malinteso. La giusta integrazione e l’incontro fraterno tra appartenenti ad altre fedi non presuppone l’annullamento delle proprie radici e identità, ma chiede il rispetto, lo scambio reciproco e la conoscenza delle diverse tradizioni religiose, tanto più quando esse – come il messaggio del Natale – trasmettono un messaggio di pace e di unità tra tutti i popoli. La Diocesi auspica che i simboli religiosi e le tradizioni cristiane siano sempre visti come ponti per l’incontro e mai vengano utilizzati per dividere o allontanare. Solo così si rimane coerenti con la fede cristiana e autentici discepoli di Colui che ha voluto “attirare a sé ogni creatura.” Insieme quindi alla giusta preoccupazione di non smarrire i segni della tradizione cristiana, invita a sentirsi ugualmente impegnati a riconoscere quel Gesù – raffigurato in questi giorni nel presepe – vivo nel volto di tanti fratelli oggi come allora, alla ricerca di un riparo e di vera accoglienza”.

Don Gianpaolo MaccagniVicario episcopale per la pastorale

La Diocesi corre ai ripari sulla faccenda del Presepe al Cimitero di Cremona. Resta un dato: le parole del cappellano. Mai smentite, anzi rilanciate dallo stesso: non si farà il presepe perché urta la sensibilità di chi non è credente.

E la Diocesi? Mah…. “Il messaggio del Natale trasmette un messaggio di pace e di unità tra tutti i popoli”.

Bhè. Se questo è il Natale – onestamente – non mi interessa. Natale è una cosa sola: Natale è Cristo che nasce. Abbiamo paura anche solo di dirlo? Ci piacerebbe che i sacerdoti abbiano un pochino più di coraggio e la smettessero di sentirsi come inferiori rispetto alla cultura del mondo.

Come profeticamente diceva Gilbert Keith Chesterton nel 1905:

«La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto. S’avvicina il tempo – e per alcuni è già venuto – in cui una vita normale, una vita da onest’uomo, richiederà sforzi da eroe. Quale supremo dono della vita attraverso la morte è quest’obbligo di essere eroi soltanto per esistere, per restare fedeli a una banale linea di vita, che i nostri antenati seguivano così naturalmente come respiravano!»

 

 

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IL PRESEPE AL CIMITERO LO FAREMO NOI

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IL PRESEPE AL CIMITERO LO FAREMO NOI

di #DavideVairani

“Gloria nell’alto dei cieli, ma non c’è pace quaggiù”, cantava Zucchero. Tra poco meno di venti giorni è Natale.

E Natale è – anzitutto e prima di tutto – la Festa della nascita di Gesù. Dovrebbe essere evidente. Una festa di compleanno senza addobbi, torta e regali, che festa sarebbe? Festeggiare il Natale significa – principalmente – allestire un bel presepe. Un modo per addobbare e fare festa. Poi si può anche fare un albero con luccichii, certo, ma che compleanno di Gesù sarebbe se mancasse il presepe?

In Italia non ci facciamo mancare proprio nulla. Dopo insegnanti e dirigenti che vietano in classe crocifissi, presepi e quanto possa ricordare anche vagamente il Natale, ci si mettono anche i sacerdoti.

Avete capito bene: i sacerdoti. Accade a Cremona, nella bassa padana.

Il Gesù Bambino tra le tombe faceva discutere quando c’era ma, probabilmente, lo farà ancor di più ora che non c’è. “Potrebbe urtare la sensibilità degli islamici”, così don Sante Braggiè, 57 anni, cappellano del Civico cimitero di Cremona, oltre che curato della parrocchie del Migliaro e del Boschetto – quartieri alla periferia della città -, spiega perché ha deciso di lasciar perdere. Era stato il suo predecessore, don Oreste Mori, 77 anni, da pochi mesi in pensione, ad allestire per la prima volta, nel 2010, un presepio subito dopo l’ingresso del camposanto, a fianco del lungo viale di cipressi. Lo riporta il quotidiano locale, “La Provincia di Cremona”. “Non ce la faccio da solo senza i dipendenti del Comune che lavorano negli uffici qui vicino — dice don Braggiè —. Tra l’altro, sono impegnati con tantissime cremazioni, non posso essere io a chiedere loro di darmi una mano ma i dirigenti dell’ente, che invece non si sono mai visti. E poi un presepio collocato in un posto come questo non mi ha mai convinto del tutto. Le persone avevano altro in testa, lanciavano uno sguardo distratto ai pastorelli e tiravano dritto. Non ho niente contro l’ex assessore, che conoscono bene, ma era leghista al cento per cento”. Curioso questo sacerdote. Si arrampica sugli specchi. E in più si mette a fare polemica con la precedente amministrazione di Cremona. Povero Gesù! A cosa fa riferimento don Braggiè? L’idea di allestire un bel presepe al Cimitero era stata dell’ex assessore leghista Claudio Demicheli prima di finire in una delle tante epurazioni del Carroccio. Allora la giunta comunale era di centrodestra e in molti dall’altra parte della barricata avevano visto dietro quell’inusuale accostamento tra pecorelle e lapidi, Natale e funerali, un’operazione dal sapore ideologico. Ma, superati dubbi e contestazioni iniziali, poco alla volta i cremonesi si erano abituati. Con un’eccezione: la capanna e la stella cometa sembravano in forse nel 2015, secondo anno della nuova amministrazione di centrosinistra, ma alla fine il precedente cappellano era corso ai ripari. Il suo successore, invece, ha voltato pagina.

Non contento, il nuovo cappellano aggiunge: “Un piccolo angolo del camposanto è riservato alle tombe degli islamici. Sono molti quelli che vengono qui a ricordare i loro cari. Un presepio collocato in bella vista com’era quello potrebbe essere una mancanza di rispetto per i fedeli delle altre religioni, urtare la sensibilità dei musulmani, ma anche degli indiani e pure degli atei. Insomma, sarebbe un pasticcio”. Forse fiutando nell’aria l’esplodere delle prime contestazioni, il Comune prende tempo e fa sapere che le statuine comunque ci sono, basta tirarle fuori dai depositi. Ripensamento o no, è già battaglia. Tra i primi a salire sulle barricate il vecchio cappellano, un esperto in materia tanto che pubblicava un periodico intitolato “Più vivi dei vivi”. “Davvero? Non posso crederci”, esclama don Oreste. E parte all’attacco. “Non voglio sentire cose del genere. Il presepio piaceva ai cremonesi, cattolici e non cattolici vi si erano affezionati. Non possiamo rinunciare alla nostra cultura e alle nostre tradizioni, sarebbe una debolezza imperdonabile. Siamo, almeno per ora, in Italia, non in Arabia Saudita”. In realtà, un presepe al camposanto ci sarà ma, dice don Braggiè, preparato all’interno della piccola cappella della Beata Vergine Addolorata, subito oltre la cancellata.

Posso dire che questa storiella del “non urtare le sensibilità altrui” mi ha onestamente stancato? E posso dire che se ad utilizzarla è pure un sacerdote la cosa mi preoccupa anche? La memoria è un fattore decisivo per ciascuno di noi e – a maggior ragione – per un popolo. Si può essere credenti, atei, cristiani, buddisti e musulmani, si può anche fare spallucce a tutto ciò che sa di religione. Tutto questo non solo è legittimo, ma nessuno si straccia le vesti. Il punto è un altro. E’ una questione di ragione e di realtà. Piaccia o non piaccia, il Natale in Italia è una festività non solo religiosa ma civile (almeno per ora). Così come in Italia sono festività civili il giorno della memoria della liberazione dal nazi-fascismo, della costituzione della Repubblica, dei lavoratori, anche il Natale e la Pasqua lo sono. Ciascuno è libero evidentemente di festeggiare o meno, di criticarne il perché e il per come. Ma resta un dato: uno stato civile e democratico calendarizza delle giornate di festività civile perché esse fanno parte della storia, dell’identità e dunque della cultura di un Paese. Perché allora la festività del Natale dovrebbe urtare la sensibilità di qualcuno? Perché il presepe collocato in un luogo pubblico – qualunque esso sia – dovrebbe urtare la sensibilità di qualcuno? Se usassimo questa logica, allora dovremmo chiudere tutte le chiese, tutti i musei dove sono collocati quadri e statue raffiguranti tematiche cattolico-cristiane e così via. Anche queste urtano la sensibilità di chi non è cattolico? Suvvia, non prendiamoci continuamente in giro.

Sconcerta che sia un sacerdote della chiesa cattolica a farsi portavoce di un pensiero simile. Puer natus est. Quello stesso bambino che dopo trentatrè anni sceglie la croce per morire per noi. Un bambino che ha rivoluzionato la storia, l’ha cambiata. In ogni senso. Al punto che esiste nel mondo Occidentale un metro di misura cronologico della storia tra prima e dopo Cristo. Se c’è un Uomo che davvero a dato la vita per Amore di tutti è Gesù Cristo. E per non urtare la sensibilità di alcuni evitiamo di ricordarne la Sua Nascita? Addirittura in un Cimitero?

Non ci stiamo.

Per questo motivo, il Circolo “La Croce” di Cremona, insieme ad altri amici, ha deciso di invitare tutti a portare una statuina del Presepe al Cimitero Civico di Cremona per domenica 11 dicembre 2016. Alle ore 16.00, ci troveremo tutti insieme all’ingresso del Cimitero di Via Cimitero, 1 a Cremona e il Presepe lo costruiremo noi.

Tutte le info aggiornate le potete trovare su: Rete Circoli La Croce Cremona FB

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A NATALE UN “AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE”

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A NATALE UN AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE

Sappiamo bene che ci sono centinaia di “buone cause”. Noi di #CommunitylaCroce vi proponiamo di aiutare e sostenere “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” ONLUS è una fondazione di diritto pontificio nata nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata.

L’Opera è stata fondata nel secondo dopoguerra dal monaco olandese Padre Werenfried van Straaten, per aiutare i quattordici milioni di sfollati tedeschi – di cui sei cattolici – in fuga dall’Europa Orientale dopo la ridefinizione dei confini della Germania. In pochi anni il sostegno di ACS ha raggiunto rapidamente America Latina, Asia e Africa, ed oggi la fondazione pontificia realizza oltre 6000 progetti umanitari e pastorali l’anno in 146 paesi nel mondo.

C’è un modo bellissimo – a nostro parere – per aiutarli: OFFRI UNA SANTA MESSA

Benché le Sante Messe vengano sempre celebrate per la Chiesa universale, è possibile richiedere al celebrante di aggiungere un’intenzione particolare secondo le tue intenzioni.

Le offerte raccolte per le intenzioni di Sante Messe, ACS le devolve interamente a quei sacerdoti che operano in terre di missione affinchè possano provvedere non solo al proprio sostentamento, ma anche a soddisfare le necessità delle comunità povere e perseguitate a loro affidate.

Che cos’è un ciclo di messe gregoriane?
La pratica delle cosiddette “messe gregoriane”, consistente nella celebrazione di  30 messe consecutive, la si fa risalire a papa Gregorio I (da qui l’appellativo “gregoriane”). Nel IV libro dei Dialoghi, a lui attribuito, si narra di un monaco, di nome Giusto, morto senza riconciliazione con la Chiesa dopo aver commesso una grave mancanza contro la regola della  povertà. Per tale motivo era stato privato della sepoltura ecclesiastica e dei suffragi. Un mese dopo, però, ci si decise a pregare per lui: vennero celebrate 30 Messe in suo suffragio per 30 giorni consecutivi. Allo scadere  del trentesimo giorno, il monaco apparve ad un confratello annunciando la sua liberazione dalle pene del purgatorio. Papa Gregorio I conclude così il proprio racconto: «E così fu chiaro che il defunto era stato liberato dalle sue pene proprio per opera del sacrificio eucaristico». Le offerte raccolte per le Messe gregoriane, Aiuto alla Chiesa che Soffre le destinerà  totalmente ai sacerdoti in terre di missione ed alle loro parrocchie.

Puoi richiedere la celebrazione di SS. Messe cliccando qui: RICHIESTA SS. MESSE

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