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Un elaborato grafico che diventa icona femminista

Un elaborato grafico che diventa icona femminista

#LaCroce del 31 Gennaio 2017
di #DavideVairani

In un lampo è diventata la nuova mascotte delle “centinaia di migliaia” di “donne contro Trump” (quelle le cui foto risalivano al 1995): Emma Kranzer, però, non risponde agli input che le sue democratiche burattinaie le danno per consacrarla nuovo passeggero idolo radical. Il CorSera, però, ha dato voce in Italia all’esigenza di alcuni yankees di dare fuoco a Trump con ogni paglia

Quid est veritas?

La comunicazione e l’informazione nel mondo globalizzato dei social e del web rende tutto più confuso.

Si fa sempre più fatica a trovare la verità. Occorre andare a fondo, cercare, ragionare, andare a verificare le fonti, insomma assumere un atteggiamento slow e non smart. Fare informazione corretta diventa un compito sempre più arduo.Non solo perché la pioggia di informazioni è sempre più tossica di “fake news”, ma anche perché spesso e volentieri le informazioni non hanno come obiettivo primario narrare ciò che accade, ma piegarle e distorcere la realtà in relazione a ciò che il singolo o i vari gruppi di potere decidono che tu debba guardare.

“Qui mi toccano mia madre e mio padre, qui i miei amici, qui il mio fidanzato. E qui una persona a cui ho detto di no.Un corpo di donna, e dei colori per raccontare la violenza. Un’opera che è una denuncia quella della 19enne americana Emma Kranzer, realizzata per un corso d’arte alla Nebraska Wesleyan Univeristy. E che è già diventata un simbolo. L’obiettivo era quello di raccontare la violenza sessuale, o meglio i segni che lascia sul corpo di una donna. E allora ecco che la fotografia, del corpo di una sua amica, si trasforma in una mappa. I segni delle mani, sulle spalle, sulle gambe, sul volto. A raccontare gli abbracci e le carezze. E poi i segni rossi, sulle braccia, intorno al collo, in mezzo alle gambe. E una legenda per spiegare che quei segni li ha lasciati ‘qualcuno a cui ho detto di no’. L’opera – realizzata dopo la marcia delle donne contro Trump -, le immagini postate su Twitter, in poche ore sono rimbalzate sui social e sono state condivise da più di 100mila persone”.

La “notizia” di cui sopra è lanciata in Italia dal “Corriere della Sera”. Tutto vero – cioè corrispondente alla realtà delle cose – tranne una: il fatto che l’opera di Emma Kranzer sia stata realizzata per sostenere la battaglia delle femministe contro Trump.

La prova? La lascio a voi che leggete e che avrete voglia di perdere solo 10 minuti del vostro tempo.E’ molto semplice. Basta andare sul profilo Twitter di questa ragazzina americana (https://twitter.com/cheezitfan1), fare passare e leggere i primi 10/15 Tweet e accorgersi che si tratta di una bufala.

Una bufala che è diventata in pochi giorni virale: 133.000 retwit e 300.000 love.

“Ho fatto questo progetto in gran parte per me stessa, per visualizzare in realtà l’impatto duraturo che un tocco può avere sul corpo di un individuo”, ha detto a “BuzzFeed News”.

“Ho intenzione di utilizzare i soldi che faccio con il mio pezzo per acquistare un piccolo appartamento carino in una città carina”

“Melania Trump: non la odio affatto. Sto pregando per lei e spero che stia bene. Onestamente”.

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Il programma del Popolo della Famiglia: 26 punti di orientamento

Il programma del Popolo della Famiglia: 26 punti di orientamento

di Giuseppe Brienza – Alessandro Serini

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE

www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

“A” come ambiente, per una ecologia integrale. Più prati meno sprechi.

L’ambiente è il giardino di casa dell’umanità, per questo va rispettato. Dobbiamo lasciare alle generazioni future un ambiente migliore di come l’abbiamo trovato. È compito della nostra generazione rispettare la biodiversità, utilizzare le risorse con sobrietà e senza sprechi, valorizzare le biotecnologie che soddisfano l’alimentazione e la salute, senza fare della natura un dio assoluto ma una risorsa al nostro servizio. La cooperazione internazionale favorisce la libera circolazione di beni primari come acqua e cibo tra i popoli. In assenza di studi scientifici, la ricerca e la tecnologia si attengono ad un principio di precauzione. Tutelare la biodiversità significa anche assistere allo spettacolo della ricchezza e della diversità favorendo il mantenimento delle specie (Compendio DSC, n. 466).

“B” come bene comune.

Nella Costituzione degli Stati Uniti d’America ogni cittadino è dotato dal suo Creatore di alcuni diritti inalienabili, tra i quali vi è la ricerca della felicità. Il bene comune è la strada per raggiungere la propria felicità più pienamente e celermente, grazie alla società (cfr. Compendio DSC, n. 164). Non siamo soli. Come nel calcio si vince tutti insieme e si perde tutti insieme, così il bene comune è un traguardo che si raggiunge tutti insieme o non si raggiunge. La centralità della persona e la intoccabilità della vita umana fanno sì che non si possano sacrificare esseri umani pretendendo di conseguire il “bene” (aborto, divorzio, eutanasia, stepchild adoption).

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Rivedi il Popolo Famiglia in Assemblea Nazionale

Tutta l’Assemblea Nazionale del Popolo della Famiglia

 

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È morto don Giuseppe Berardino, prete malato

È morto don Giuseppe Berardino, prete malato

#LaCroce del 28 Gennaio 2017

di #DavideVairani

Sui giornali è stato indicato come “l’amico del Papa”. Che è una parte della verità; la verità tutta intera, però, è che il Papa ha cercato e voluto la sua amicizia perché nella dolente cattedra di una malattia fatalmente invalidante, come è stata la Sla di don Giuseppe, riverbera in modo sublime il magistero della Croce che sta al cuore dell’unica grande Speranza cristiana

“La Croce del Suo Corpo monda il mio peccato. Stanotte continuavo a pensare a questo”.


Se n’è andato don Giuseppe Berardino, il giovane sacerdote gravemente malato di SLA. Nella parrocchia di Santa Maria di Setteville di Guidonia dove era viceparroco tutti piangono l’amato viceparroco di 47 anni. I funerali oggi alle 11 presso la parrocchia di Santa Maria a Setteville. E’ morto mercoledì pomeriggio all’ora dei vespri. Era molto amato don Giuseppe, tutti i fedeli della parrocchia in via Ludovico Muratori 43, avevano una parola buona per quel sacerdote arrivato tredici anni fa. “Don Giuseppe, il tuo Vescovo è qua”, gli aveva sussurrato Papa Francesco il 13 gennaio, nella recente visita a Guidonia. “E’ stata un’emozione grande, si è avvicinato e gli ha parlato all’orecchio”, spiegò Don Luigi Tedoldi, per tutti don Gino. Era costretto a letto, ormai in stato vegetativo, in seguito alla diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica, la SLA, una condizione sopraggiunta in brevissimo tempo, dopo una caduta in quella che sarebbe dovuta essere una giornata di giochi, nel campo estivo di Cassino, quattro anni fa. Il Vescovo di Roma, il nostro Papa Francesco, era venuto a dare l’estrema unzione con una carezza. Veniva dalla parrocchia di San Ciro Martire ad Avellino. “Qui è diventato diacono e poi sacerdote e qui ha iniziato la sua missione di gioia e di evangelizzazione», racconta don Gino Tebaldi, parroco della chiesa di Guidonia da vent’anni. Così amato che, racconta qualcuno, per due volte doveva essere nominato parroco ed essere trasferito ma la comunità e lo stesso parroco si sono ‘opposti’ per trattenerlo.

Signore ci hai abbandonato? Dove sei? Io grido a te e tu non rispondi? Ci sono molti modi di morire e di vivere. Ma quando la tua vita viene stroncata da una malattia rara, da un incidente inaspettato, da un terremoto, da qualsiasi cosa totalmente inaspettata, lo sguardo si alza al cielo come per scrutare la Presenza di un Dio che sembra muto, lontano, quasi inesistente. E tutta la nostra vita vacilla. Perché il dolore e la sofferenza?

La Sclerosi Laterale Amiotrofica o SLA è una delle cosiddette “malattie rare”, una brutta bestia. Si tratta infatti di una grave malattia neurologica che colpisce la capacità di muoversi. E’ anche chiamata malattia di Lou Gehrig, dal nome del famosissimo giocatore statunitense di baseball che ne fu colpito, o malattia di Charcot, dal nome del neurologo francese che, per primo alla fine del 1800, la scoprì. Sebbene in questo lungo periodo di tempo siano stati realizzati importanti progressi nel campo della ricerca, rimane ancora una malattia per molti aspetti ignota. In Italia si stima che ci siano circa 3.500 malati di SLA, e sono più di 1.000 le nuove diagnosi in un anno. La SLA colpisce le persone di tutti i gruppi etnici, colpisce soprattutto le persone tra i 40 e i 60 anni d’età e gli uomini sono più colpiti delle donne. Il cervello e il midollo spinale costituiscono il sistema nervoso centrale; i nervi del corpo, di braccia, gambe, petto, addome e pelvi costituiscono invece il sistema nervoso periferico. Il cervello è simile a un computer molto complesso che elabora gli stimoli provenienti dai nostri sensi e poi dice al corpo come rispondere, parlando o muovendosi. Le cellule principali che costituiscono il cervello e il midollo spinale sono chiamate neuroni e sono di fatto le cellule pensanti del cervello. Esse comunicano tra di loro inviando segnali elettrici attraverso filamenti detti assoni. I neuroni che controllano i nostri muscoli sono chiamati motoneuroni. Gli assoni dei motoneuroni fanno contrarre i nostri muscoli e ciò ci aiuta ad adattarci al nostro ambiente parlando, camminando, masticando, correndo. La SLA colpisce i neuroni che controllano i muscoli, i motoneuroni. I messaggi provenienti dai motoneuroni del cervello, chiamati motoneuroni superiori, sono trasmessi ai motoneuroni del midollo spinale, chiamati motoneuroni inferiori, poi sono trasmessi ai muscoli. Con la SLA sia i motoneuroni superiori che inferiori muoiono e smettono di inviare messaggi ai muscoli. La SLA è una malattia difficile da diagnosticare. Oggi non esiste alcun test o procedura per confermare senza alcun dubbio la diagnosi di SLA. E’ attraverso un attento esame clinico, ripetuto nel tempo da parte di un neurologo esperto, ed una serie di esami diagnostici per escludere altre patologie che emerge la diagnosi. Può essere utile, per la conferma della diagnosi, il supporto di un secondo parere specialistico. La SLA in genere progredisce lentamente e la gravità può variare molto da un paziente all’altro. Al momento non esiste una terapia capace di guarire la SLA: l’unico farmaco approvato è il Riluzolo, la cui assunzione può rallentare la progressione della malattia. Esistono anche altri farmaci per ridurre i sintomi ed ausili per migliorare l’autonomia personale, il movimento e la comunicazione; è possibile intervenire per evitare la denutrizione e per aiutare il paziente a respirare. Negli ultimi anni le ricerche si sono moltiplicate e la speranza di trovare presto un rimedio definitivo si è fatta più concreta.

Don Giuseppe Berardino non ha mia mollato un attimo. Ce lo testimoniano gli amici, i sacerdoti e i parrocchiani che si sono stretti attorno a lui.

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