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#Fabo immolato a un welfare spietato

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#Fabo immolato a un welfare spietato

#LaCroce del 28 Febbraio 2017
di #DavideVairani

Due cose fanno impressione, riguardo alla fine dell’ex dj ucciso in Svizzera da un’azienda che gli ha rivenduto a 18mila euro una siringa del costo commerciale di 13 euro: che a cadavere caldo si sia innescata una polemica tutta politica, come se non si aspettasse altro; che nessuno sembri vedere che
una politica eutanasica mira a scaricare dal welfare i malati e gli improduttivi

Dj Fabo è “morto alle 11,40, ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo”.

Lo scrive Marco Cappato sul suo profilo Facebook.

In mattinata l’ultimo audio del dj, cieco e tetraplegico dal 2014 dopo un grave incidente stradale, pubblicato su Facebook: “Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato”. Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, 40 anni, era dall’altro giorno in Svizzera dove aveva affrontato le procedure per accedere al suicidio assistito. “Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore – ha detto Dj Fabo – Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco, grazie mille”. Dopo la ‘dolce morte’, dj Fabo è stato raggiunto dalla mamma, dalla fidanzata e da alcuni amici nella clinica svizzera in cui era arrivato accompagnato da Marco Cappato. La struttura in questione è la Dignitas di Forck, ad una decina di chilometri da Zurigo. Chiaro il messaggio che si legge sul sito della clinica: “Benvenuti da DIGNITAS – Vivere degnamente – Morire degnamente. La nostra associazione di pubblica utilità si impegna per l’autodeterminazione, la libertà di scelta e la dignità fino alla fine”. Fra le altre informazioni compare anche il video appello di Fabiano Antoniani rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ottenere il diritto a morire in Italia. “Il nostro concetto di consulenza sull’assistenza palliativa, la prevenzione del suicidio, le direttive del paziente e l’accompagnamento alla morte volontaria gettano le basi decisionali per organizzare la vita fino alla sua conclusione. Dal 1998 – si legge sulla pagina web dell’associazione – operiamo per la realizzazione dell’ultimo diritto umano”. Sulla stessa pagina compaiono anche le associazioni affiliate alla struttura: Exit Italia, Libera Uscita e Associazione Luca Coscioni, del tesoriere Marco Cappato.

Vincent Lambert oggi ha 40 anni e faceva l’infermiere. A seguito di un incidente d’auto avvenuto nel settembre del 2008 è rimasto tetraplegico e si trova, da allora, in quello che viene definito uno stato di coscienza minima, giudicato irreversibile da diverse perizie mediche. Nello stato di coscienza minima – definizione utilizzata per distinguere questa condizione dallo stato vegetativo – il paziente manifesta dei comportamenti e delle piccole reazioni. Lambert muove gli occhi e sente il dolore. Dopo sette anni e 80 sedute di logopedia, non è stato possibile stabilire con lui alcun codice di comunicazione: è completamente afasico e ha subito danni irreversibili al cervello. “Il suo corpo esprime delle emozioni, soprattutto la sofferenza, ma lui non ha coscienza del suo corpo”, ha spiegato Eric Kariger, a capo del reparto di cure palliative di Reims, dove Lambert è ricoverato. Ma in corso c’è una battaglia legale che vede schierati su fronti opposti: la moglie, Rachel, suo nipote e molti dei suoi fratelli e sorelle che chiedono l’interruzione del trattamento; i genitori di Vincent, Pierre e Viviane Lambert, che si battono perché continui a vivere. “Chiediamo il trasferimento in un istituto specializzato, fornito di strumenti e servizi per sostenere una persona handicappata come Vincent”, ha detto recentemente Jean Paillot, uno degli avvocati dei genitori Lambert. Il trasferimento è giustificato dall’”’esistenza di abusi” ai danni di Vincent Lambert nell’Ospedale dove lo tengono ancora fin dal 2008: “non perché si stia facendo il suo male, ma perché non gli si stanno garantendo tutte le cure necessarie, “per fisioterapia, attrezzature mediche e di riabilitazione a deglutire, mi ha sottolineato Paillot. La corte d’appello si pronuncerà il 24 marzo.

 

 

 

 

 

Fabiano e Vincent: due persone nella stessa identica situazione. Disabili. Ogni altro termine è fuori posto: entrambi sono disabili. Con una differenza: Fabiano – con l’aiuto di un sintetizzatore – riesce ad esprimere e comunicare con chiarezza ciò che pensa. Vincent no. Fabiano ha espressamente detto di volere finire la propria vita, perché una vita così piena di dolore è inutile. Fabiano ne ha fatto una battaglia. Vincent non può farlo: non comunica con parole. C’è differenza tra le due situazioni sul piano clinico? No. Sono disabili gravissimi. Suicidio assistito, eutanasia e testamento biologico non sono altro che variabili dello stesso tema, concatenate fino al midollo: legalizzare l’auto-determinazione della propria vita e dunque di farla finita. Indipendentemente dalla motivazioni.

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UNA SOCIETÀ CHE LOTTA PER LA #MORTE

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UNA SOCIETÀ CHE LOTTA PER LA #MORTE

#LaCroce del 28 Febbraio 2017
di #AntonioCasini

Il caso dell’infelice ex dj invita a riconsiderare i modelli di vita appetibile e gli standard di benessere minimi desiderabili

Ancora una volta non si è lottato per la vita, per raccogliere migliaia di euro per incentivare ad esempio delle tecniche mediche rivoluzionarie sperimentali che avrebbero forse potuto dare una risoluzione al caso del povero Fabo. Ancora una volta si è scelto la morte e non la vita, per chi non rispondeva più agli standard di questo mondo edonistico e consumistico. Si è stabilito che siccome non poteva più partecipare alla vita frenetica notturna alle movide ed a un attivissimo caos disperante e disperato, allora non era vita, allora era meglio morire.

Non sapremo mai quanto la depressione chiarissima e ovvia che prende chi si ritrova nella situazione di Fabo lo abbia ottenebrato, ma sappiamo che chi lo ha portato in Svizzera non era un amico, perché non l‘ha aiutato, ma l’ha scaricato ed ora speriamo almeno lasci la sua memoria in pace.

La vita è tutto, lo hanno detto altri disabili messi peggio di Fabo, che vivono la loro VITA sì ripeto VITA in maniera serena, gioiosa, felice. Una felicità che chi vive un consumismo che oramai consuma le persone, non potrà capire. Spero lo possa in futuro. Il raccontare che se non si è in grado di fare bisboccia e ore piccole e vita frenetica notturna allora non si è vivi, può essere giustificato ripeto per la depressione che prende chi si trova in quelle condizioni, non per chi ora lo vorrebbe usare come una bandiera, come si è cercato di usare la povera Eluana morta di fame e di sete (fine che fece il martire padre Massimiliano Kolbe, insieme a tanti compagni di prigionia nel Campo di sterminio di Birkenau, delle SS tedesche) per cercare di farne una bandiera per la morte.

Tanta sollecitudine per portare a morire una persona, nessuna sollecitudine per garantire cure le più costose possibili almeno per tentare, per vedere se vi è un miglioramento nettissimo, o minimo, accettabile e migliorativo di tutta la situazione di chi invece, con tanta facilità, viene condotto verso la morte come fosse libertà, come fosse gioia e civiltà.

Non lo è. La vita di chi assiste un disabile in famiglia, è testimonianza che coloro che erano e sono nella situazione, a volte peggio, di Fabo, vivono, e vivono non come sono i nostri standard, ma vivono una vita gioiosa, non frenetica, no, non piena di serate a mille all’ora, ma di tutto l’opposto, ma è vita e non si può definire non vita, non si può inventare per calcolo ideologico mortifero, che sia da terminare e stabilire per
Legge che quella vita non è. È invece vita, lo è, quella di chi trasmette solo con pochi gesti, o uno sguardo di un corpo immobile, o mille e mille altre codificazioni che a volte solo la famiglia conosce, la gioia di esserci.

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5 modi in cui il diavolo ci attacca durante la Quaresima

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5 modi in cui il diavolo ci attacca durante la Quaresima

da: Aleteia, di SUOR THERESA NOBILE 24 febbraio 2016

Siete più tentati del solito? Questa è la ragione; ecco come riconoscere e rispondere agli attacchi

E l’Eterno disse a Satana: “Ebbene! tutto quello che possiede e in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona”. (Giobbe 1:12)

Non so voi ma da quando sono tornata in Chiesa, mi sento come Giobbe durante la Quaresima. Ho come la sensazione che Dio permetta al diavolo di gironzolarmi attorno e le cose diventano caotiche nella mia vita spirituale!

Gesù è stato tentato nel deserto. E la Quaresima è un tempo di deserto. Secondo il Catechismo, durante “i solenni quaranta giorni di Quaresima la Chiesa si unisce, ogni anno, al mistero di Gesù nel deserto”. Ha quindi senso che anche noi ci sentiamo più tentati in questo periodo. Ma Dio non permette nulla che non possa mutare in bene; può persino usare le tentazioni e gli attacchi del diavolo per la nostra conversione, trasformazione e santificazione.

Questi sono alcuni degli attacchi che ho imparato a riconoscere e alcune delle risposte che ho trovato utili.

In questa Quaresima avete sperimentato qualcuna di queste tentazioni?

1. La tentazione della distrazione

“La purezza del cuore è volere una cosa sola”. [Søren Kierkegaard]

La Quaresima può ridursi rapidamente al fare troppe cose oppure a non farne affatto. Il diavolo vuole farci affogare nelle penitenze o farci sentire scoraggiati appena iniziamo, per poi arrendersi. La questione è che la Quaresima dovrebbe riguardare Dio, non le nostre attività, per quanto ispirate dalle nostre buone intenzioni.

Durante la Quaresima sarebbe meglio chiedere a Dio di aiutarci a concentrarci su una sola cosa ma importante; e poi, nonostante i nostri errori, chiedere a Lui la grazie per perseverare.

2. La tentazione di giudicare

“È stato l’orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l’umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli”. [Sant’Agostino]

Se siamo con naturalezza più disciplinati di chi ci circonda, o se la nostra volontà è più forte della loro, potremmo essere tentati di passare la Quaresima a darci pacche sulla spalla e a paragonarci agli altri. Questo è esattamente quello che il diavolo vuole. Vuole che pensiamo di essere migliori degli altri e che diventiamo orgogliosi, che è precisamente ciò di cui dobbiamo pentirci durante la Quaresima.

Se abbiamo questa tendenza, o se ci stiamo passando in questa Quaresima, il miglior antidoto è scegliere una penitenza che è assolutamente impossibile da compiere in modo perfetto. Questa è sicuramente una sfida al nostro orgoglio. Questo ci aiuta a renderci conto che la Quaresima non ha a che fare con l’essere perfetti, con il primeggiare in tutto e con il giudicare il prossimo. Piuttosto ha a che fare con il rendersi conto che anche se Dio ci ha dato molti doni e talenti, siamo comunque peccatori e con un estremo bisogno della grazia.

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Alle neomamme date un kit pedagogico, non le cremine: tante patologie sparirebbero

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Alle neomamme date un kit pedagogico, non le cremine: tante patologie sparirebbero

da “Vita” di Sara De Carli 24 febbraio 2017

In pochi anni c’è stato un vero e proprio boom di diagnosi di disturbi comportamentali e cognitivi per i bambini. Molti problemi nascono in realtà da scelte educative sbagliate e anche la cura dovrebbe ripartire proprio dal riscoprire i basilari educativi. Intervista con il pedagogista Daniele Novara

«I bravi bambini rompono sempre le scatole»: Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, parte così per spiegare le ragioni del convegno nazionale che sta organizzando per il prossimo 8 aprile.

Si intitola “Curare con l’educazione. Come evitare l’eccesso di medicalizzazione nella crescita emotiva e cognitiva” e si terrà a Milano. Contro la crescita esponenziale di diagnosi psichiatriche e certificazioni di disturbi di vario genere per bambini, Novara ribadisce che «i bambini devono poter fare i bambini, la realtà del loro mondo è fatta di pensiero magico, libertà, movimento, natura, stare con animali, scherzare, dire bugie… tutte cose che gli adulti non sopportano più. Ma il bambino è questo, è la diversità per antonomasia, è ontologicamente diverso dall’adulto e questa diversità non è solo il bello del bambino ma è ciò che gli consente di imparare e crescere. Se gli togliamo la diversità, il bambino non riuscirà più a imparare, il bambino impara perché è plastico, perché vede le cose in maniera diversa da noi».

Ovvero non tutto ciò che “disturba” è patologico e non tutti i problemi che un bambino presenta devono essere tradotti e affrontati in chiave medica: molto potrebbe fare la pedagogia, cioè l’educazione. Solo che nessuno – né i genitori né gli insegnanti – di pedagogia sa più nulla, abbandonati a loro stessi, ai siti, ai blog, ai sentimenti.

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Perché Alfano e Salvini non possono appellarsi al ceto medio

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Perché Alfano e Salvini non possono appellarsi al ceto medio

#LaCroce del 25 Febbraio 2017
di #DavideVairani

Il trasformista e il lepenista mirano al tesoro elettorale dei “moderati”, ma non hanno le credenziali

“La crisi del marxismo è irreversibile, il liberalismo che sembra trionfare prendendone il posto è anch’esso in decomposizione: e, alla pari del marxismo, lo è non perché sia fallito ma proprio perché si è realizzato, capovolgendosi. E’ in crisi anche la Chiesa cattolica, ma non perché non sia più credibile o sia ormai impraticabile il suo messaggio, ma perché ci si è allontanati da esso. Basterebbe rifare chiarezza, rimettersi sui giusti binari per offrire a un mondo disperato la prospettiva di salvezza cui ha bisogno. Mio dovere è indurre i credenti alla riflessione, alla comprensione che la buona volontà non solo non basta, ma può essere dannosa se indirizzata verso percorsi sbagliati. Madre dell’eresia non è solo la superbia ma, secondo l’insegnamento dei padri, anche l’ignoranza: molti uomini di Chiesa ignorano letteralmente quale sia la prospettiva cattolica, assumendo schemi e punti di riferimento non cattolici, anzi talvolta non cristiani, senza neppure averne consapevolezza”.

“Augusto Del Noce: la ‘catastrofe’ della modernità”, tratto da: Vittorio Messori, Pensare la storia. Una lettura cattolica dell’avventura umana, Paoline, Milano 1992).

Scomodo Augusto Del Noce per ribadire – se vogliamo – una banalità che è sotto gli occhi di tutti: l’ignoranza e il nanismo di troppi “cattolici” oggi in politica incapaci di reagire a quanto sta accadendo.

Ho un certo imbarazzo – lo confesso – a parlare di Alfano e del suo partito, perché mi pare di sparare sulla Croce Rossa, ma lo devo fare. Francesco Verderame in un editoriale sul Corsera (“Le assenze dei liberali di destra” del 22 febbraio 2017) dice: “Non è più (solo) una questione di chi comanda nel centrodestra, ma di cosa vuol fare il centrodestra, se esiste ancora un centrodestra. L’Europa è il discrimine, ma superato quel bivio c’è da sapere qual è il progetto per il governo dei cittadini, che sono imprenditori e pensionati, studenti e commercianti, impiegati pubblici e disoccupati, che vorrebbero capire se nel centrodestra c’è qualcosa oltre la cortina del silenzio”.

Angelino Alfano reagisce alle provocazioni con una lettera sempre al Corsera di ieri (“Alfano e la prospettiva dei moderati «Stiamo uniti contro il populismo»).

“Esiste un importante spazio per idee e movimenti politici di impronta liberale e popolare, moderata e riformatrice. Esiste tra il Partito democratico e la Lega. Un’area che abbia a cuore la Repubblica e rilanci il progetto europeo, un’area che abbia programmi diversi dal Pd, dalla sua imperitura sinistra condizionante, e anni luce distante dai ‘vaffa’ grillini e dalle ruspe di Salvini, perché in Italia c’è tanto da costruire e molto da conservare. Allora, spazziamo via ogni equivoco: a destra non c’è alcun liberale e, nell’area popolare e moderata, ce ne sono invece tanti che devono avere la generosità di unirsi per incidere e contare parlando con una voce sola. Questo il guado in cui ci troviamo adesso.
A destra c’è l’opposto del liberalismo: ritorno alle monete nazionali, eliminazione della libertà di circolazione, cancellazione del trattato di Schengen, ripristino delle frontiere, uscita dall’Europa, ritorno ai dazi doganali, antieuropeismo in «politica estera», protezionismo in politica economica, riduzione degli spazi di libertà conquistati negli ultimi decenni. Questo il cosiddetto ‘sovranismo’ che ha la pretesa di renderci più ricchi e sicuri e, invece, ci renderebbe più soli, più esposti a rischi terroristici e certamente più poveri. Ecco perché la destra di oggi non ha nulla a che vedere con il centrodestra di questi ultimi vent’anni: quello che sognava e prometteva la rivoluzione liberale. Noi siamo un’altra cosa e dobbiamo dimostrarlo fino alla fine, fino alla costituzione di quella voce unica. Noi che crediamo che il protezionismo non sia mai la risposta giusta, che chiudere le frontiere sia l’anticamera delle divisioni, che crediamo nel libero mercato e anche nella solidarietà perché il tasso di povertà è spesso l’indice che misura il tasso di ingiustizia. E sappiamo che ci sono momenti in cui è lo Stato a doversi fare carico di rimuovere queste ingiustizie. Avremo un programma che è già nel nostro codice di appartenenza: riscatto del ceto medio, rilancio del valore degli immobili, questione salariale dei lavoratori pubblici e privati, restituzione dell’onore a milioni di pubblici dipendenti da un decennio ormai trattati alla stregua di fannulloni, conferma del modello italiano con il binomio sicurezza e solidarietà, chiusura definitiva delle pendenze fiscali e nuovo patto all’americana di lealtà contributiva, dieta fiscale per le piccole e medie imprese, più cantieri al Sud per colmare il gap infrastrutturale e creare lavoro, difesa delle istituzioni repubblicane dai linciaggi ignoranti e qualunquisti, sistema militare di difesa comune per la nostra casa europea, rafforzamento dei poteri della Banca centrale europea e condivisione del peso dell’immigrazione all’interno della Ue. I popolari e i liberali, i moderati, dicevamo, quelli siamo noi. Siamo in tanti a pensarla così. Ma siamo troppo divisi. Oggi si presenta l’occasione giusta per chi, come noi, ha collaborato con l’anima più riformatrice della sinistra italiana, senza perdere un’autonomia che ancora si vuole salvaguardare, proprio così come abbiamo fatto difendendo la famiglia e la vita, dal concepimento alla morte. È un’occasione anche per le altre forze moderate che, come noi, hanno sostenuto i governi di questa legislatura senza confluire nel Pd. Ed è un’occasione per Forza Italia, per riavvolgere il nastro e non annegare irreversibilmente la propria vocazione riformista nel mare del populismo anti europeo, anti euro, anti libera circolazione, anti libero mercato, anti solidarietà. Tra i popolari (anche europei) e i populismi estremisti ci sono delle differenze enormi che in Italia si vedono tutte”.

Mi sono ormai convinto che Alfano soffra di una sorta di patologia bipolare.

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La mancanza di medici non obiettori é una fakenews

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La mancanza di medici non obiettori é una fakenews

Tempi.it del  24 Febbraio 2017
di #CaterinaGiojelli

Prima di parlare a sproposito di aborto e obiezione di coscienza sappiate che tutto quello che state leggendo sui giornali riguardo al bando della Regione Lazio per assumere due ginecologi non obiettori all’Ospedale San Camillo nasce intorno a una fake news: «È a rischio il servizio di interruzione volontaria di gravidanza». Lo ha affermato il governatore Nicola Zingaretti in una intervista a Repubblica, spiegando che nel Lazio «gli obiettori sono il 78 per cento. In questo modo il rischio è inverso a quello segnalato da chi si oppone al bando: e cioè che il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza sia nei fatti quotidianamente negato alle donne».

È vero quello che dice Zingaretti (accuse negate con forza dal presidente dell’Ordine del medici di Roma e provincia, Giuseppe Lavra, che ha chiesto al presidente di revocare l’atto “iniquo”)?

«I dati della relazione al Parlamento, dati forniti direttamente dalle stesse Regioni al Ministero, raccolti struttura per struttura, e riferiti al 2014, dicono altro: in media in Italia ogni ginecologo non obiettore esegue 1,6 aborti ogni settimana. Nella Regione Lazio il carico di lavoro medio settimanale per ginecologo non obiettore, rilevato per Asl, è 3,2. Nella stessa relazione si nota che in una Asl del Lazio si raggiunge un valore molto diverso da questa media regionale: 7 aborti per ginecologo ogni settimana. Il che significa che se tutti i non obiettori effettuassero Ivg, ognuno avrebbe un carico di lavoro che non supera la mezza giornata. Difficile affermare con questi dati che in Lazio “il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza è nei fatti quotidianamente negato alle donne”. I problemi, se ce ne sono, evidentemente sono altri, bisognerebbe vedere per esempio come sono distribuiti i non obiettori».

Assuntina Morresi fa parte dal 2006 del Comitato Nazionale per la Bioetica, organo di consulenza della presidenza del Consiglio dei Ministri, e invita a non dire sciocchezze sugli obiettori di coscienza: «Non è vero che sono troppi».

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Non è vero ciò che è, ma è vero solo ciò che è fashion

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Non è vero ciò che è, ma è vero solo ciò che è fashion

di #DavideVairani

Milano capitale della moda. In programma dal 22 al 27 febbraio, prevede 70 sfilate, 88 presentazioni, 4 presentazioni su appuntamento e 37 eventi in calendario per le collezioni Autunno Inverno 2017 – 18.

Onestamente non seguo e manco mi importa la moda. E’ tutto un eccesso, un sopra le righe talmente distante dalla vita quotidiana della gente comune che francamente non riesco a capacitarmi (sarà un mio limite) di come ci si possa appassionare alla presentazione di abiti costruiti più per fare scena con effetti speciali che per indicarne una portabilità con stile.

Ma questo poco importa, è un giudizio personale che vale il tempo che trova.

Quello che invece mi interessa e mi colpisce è un altro aspetto della “moda”: il fare tendenza, il costruire un linguaggio simbolico capace di creare cultura a partire da un elemento in sé “banale”, ciò che usiamo per vestirci e per abbellirci. Proprio per questo motivo, la “moda” diventa un formidabile veicolo di immagini e di messaggi culturali destinati ad una platea molto più ampia di coloro che (portafoglio e gusto permettendo) acquistano gli abiti sfilare nelle passerelle. Non a caso, anche questa volta, la “moda” milanese ha provato a lanciare precisi messaggi.

“Direttamente dalle passerelle milanesi della Fashion Week, il brand Grinko vola alto con la famiglia omogenitoriale dei suoi due stilisti, ovvero Sergei Grinko e Filippo Cocchetti, diventati padri di due splendide bimbe da madre surrogata”.

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“God’s not dead 2”: con “CitizenGo” ci vai con lo sconto

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“God’s not dead 2” nei cinema italiani dal 2 marzo

da: “Frammenti di Pace”

di #Roberto Lauri

Dopo il successo di God’s not dead nel 2014, la casa di distribuzione Dominus Production porterà nelle sale cinematografiche italiane il sequel, God’s not dead 2, disponibile dal 2 marzo. Nel primo film si raccontava la storia di uno studente universitario che si scontrava con il suo docente di filosofia. Il motivo della diatriba fra i due era la richiesta del docente allo studente di dimostrare l’esistenza di Dio alla classe. Un film che aveva avuto un ottimo successo di critica e di pubblico.

Ancora una volta, la Dominus Production permetterà la visione di una pellicola che, trattando di un argomento particolare, sicuramente, sarebbe stata esclusa dalla normale distribuzione. Del resto, la Dominus è una casa italiana di produzione e distribuzione filmica, nata proprio con lo scopo di portare nei cinema pellicole di alto valore artistico e culturale, e dal contenuto educativo e morale.

Il film God’s not dead 2 si ispira alle molteplici cause legali che ultimamente si sono svolte nei tribunali statunitensi, riguardanti la difesa delle libertà di opinione e di credo. Questa pellicola si pone e pone allo spettatore una domanda: fino a che punto si è disposti a mettere in gioco la propria vita privata e professionale per sostenere la propria fede di fronte alla pubblica opinione? Viene affrontato quindi anche il delicato tema della libertà di espressione e di parola.

Il film racconta la storia di un’insegnante di liceo, Grace Wesley, che viene chiamata in giudizio per aver fatto proselitismo in classe. La sua colpa è quella di aver risposto alla domanda di una sua studentessa, che le chiedeva spiegazioni sulla figura storica di Gesù Cristo. In una società sempre più laica e anticristiana porre in pubblico una domanda simile può avere strascichi giudiziari. L’accusa, rappresentata da uno dei più prestigiosi avvocati degli Stati Uniti, vuole creare un precedente giudiziario per vietare ogni argomentazione di fede dai luoghi pubblici.

La difesa è invece affidata ad un giovane avvocato di ufficio, con poca esperienza ma molta determinazione. Le azioni del film si svolgono con il sottofondo musicale del famoso gruppo rock americano Newsboys che, con oltre due milioni di like su Facwbook, è una delle band più seguite dai giovanissimi.

La pellicola, con la regia di Harold Cronk, presenta un cast di pregio, noto soprattutto al pubblico delle serie tv: Melissa Joan Hart, Jesse Metcalfe, Ray Wise, Ernie Hudson, Hayley Orrantia, Sadie Robertson, David A.R. White.

Il film, lanciato negli Usa da Pure Flix Entertainment, è stato un vero campione di incassi, con oltre dieci milioni di biglietti staccati. Nel primo weekend di proiezione il film ha incassato ben 7,6 milioni di dollari nei soli Stati Uniti. Meno del precedente, che aveva incassato 8.6 milioni, ma comunque un buon risultato se si considera che la pellicola si colloca al quarto posto tra i maggiori successi al botteghino del 2016 negli States, dietro titoli come Batman v Superman: Dawn of Justice, Zootropolis e Il mio grosso, grasso matrimonio greco 2.

Il grande successo di pubblico non ha avuto però la critica dalla sua parte. La maggior parte delle recensioni sono state sfavorevoli. Alcune tra le più feroci critiche da parte della stampa specializzata laica sono state: “Una pellicola che presenta un conservatorismo paranoico” oppure, un film che strumentalizza il “vittimismo dei cristiani”. I magazine cristiani editi americani hanno avuto invece forti apprezzamenti. Come ha scritto Catholic World Report: “Il film non ha il pugno da ko come il suo predecessore, ma ha un gancio sinistro decente”. Anche la rivista evangelica The Christian Post ne ha parlato in maniera favorevole, definendolo migliore del primo e con una trama più credibile.

God’s not dead 2 è un film intenso, nel quale s’intrecciano storia e attualità, fede e dubbi, spingendo gli spettatori a interrogarsi sui temi più profondi dell’esistenza umana. Sicuramente una pellicola da non perdere.

Grazie allo specifico accordo tra CitizenGO e la casa di produzione e distribuzione cinematografica Dominus Production, puoi scaricare immediatamente lo speciale coupon gratuito che ti dà diritto a due biglietti a prezzo ridotto per la visione di God’s Not Dead 2 prossimamente al cinema!

Inserisci i dati richiesti e ottieni subito via mail il tuo speciale coupon!

Nella mail troverai anche tutte le informazioni sulla programmazione del film nelle sale italiane.

Poi passaparola!

Al cinema con CitizenGO: scarica subito il tuo sconto: clicca al link qui sotto:

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