Posted in #Cronache

In piedi, per la libertà d’espressione, per la famiglia e la vita

Condividi

In piedi, per la libertà d’espressione, per la famiglia e la vita

40 veglie lo scorso weekend, e non è finita

Lo scorso fine settimana, nelle principali città italiane, centinaia di sentinelle sono scese in piazza.

Nel silenzio generale, nell’indifferenza generale, in una società ormai intontita e asservita al potere unico, una rete di cittadini liberi ha occupato con il proprio corpo e il proprio volto lo spazio pubblico, in un’esperienza ferma di testimonianza di verità.

E se a Crema l’amministrazione comunale ha «casualmente» lasciato al buio proprio la piazza in cui si svolgeva la veglia delle Sentinelle in Piedi, e se in Toscana e nel bresciano più volte si è cercato di decentrare le veglie per renderle meno visibili, nonostante le contestazioni, le Sentinelle sono rimaste in piedi.

Sono scese in piazza per salvaguardare la libertà e la coscienza di ciascuno perché, quello che non si difende pubblicamente oggi, potrebbe essere punito per legge domani.

Con la nostra pubblica presenza abbiamo detto no al testo sulle cosiddette fake newse a ogni tentativo di limitare la libertà di espressione di tutti, abbiamo detto noall’abominevole pratica dell’utero in affitto e alla cultura mortifera che vuole una società di qualità in cui solo i «migliori» sopravvivono, mentre ciò che è fallato, ciò che non rende, ciò che costa va scartato. E abbiamo detto sì alla libertà di espressione e di coscienza che vorrebbero toglierci, sì al diritto di ogni bambino ad avere un papà e una mamma, sì al rispetto della vita dal suo nascere fino al suo termine naturale, sì a uno Stato che riconosca che la vita, ogni vita, è un bene inestimabile. E, quindi, abbiamo detto no al testo sul cosiddetto biotestamento, che di fatto introduce l’eutanasia nel nostro Paese.

Per un’ora, da Nord a Sud, centinaia di cittadini hanno sostato immobili nelle piazze leggendo un libro, a un metro di distanza l’uno dall’altro. E l’hanno fatto non per odio verso qualcuno, come continua a sostenere chi si lascia influenzare dai potenti mezzi di comunicazione usati dall’ideologia per mentire su chi siamo, ma per amore verso tutti.

Qualcuno non manca di far notare l’inutilità di una presenza pubblica in una società in cui le leggi contro l’uomo – come quelle sul divorzio, sull’aborto e sulle cosiddette unioni civili – sono ormai state approvate. Qualcuno vorrebbe convincerci che è inutile opporsi in quanto l’utero in affitto è ormai una pratica legittimata per via giurisprudenziale e non è più possibile fare nulla, perché tutto è perduto.

Noi riteniamo invece che sarà tutto perduto solo quando nessuno sentirà più ardere dentro di sé il desiderio di testimoniare il vero nella propria vita e nello spazio pubblico. Sarà tutto perduto nel momento in cui noi ci lasceremo convincere che siccome una cosa è legale allora non ha più senso dire che è sbagliata. Ecco, fino a quando ci sarà anche solo una sentinella che col suo silenzio dirà la verità, questa battaglia avrà dato frutto.

Prossime veglie:

  • Brescia: Sabato 8 aprile 2017 alle ore 16.30 in piazza Vittoria;
  • La Spezia: sabato 8 aprile 2017 alle ore 16.00 in piazzetta del Bastione;
  • Pontremoli (MS): domenica 2 aprile 2017 alle ore 16.00 in piazza Italia;
  • Rovereto (TN): sabato 1 aprile 2017 alle ore 16.00 in piazza Loreto;
  • Salò (BS): domenica 2 aprile 2017 alle ore 15.30 in piazza Serenissima;
  • Somma Vesuviana (NA): domenica 2 aprile 2017 alle ore 12.00 in piazza Vittorio Emanuele

Condividi
Posted in #Cronache

Paola Turci lesbica: ma per favore…

Condividi

Paola Turci lesbica: ma per favore…

di #DavideVairani

Paola Turci, 53 anni è una cantautrice. Non so quanti la conoscano. Forse l’avrete vista nell’ultima edizione del festival di Sanremo con la canzone “Fatti bella per te”. Ma questo poco importa. E’ una donna ferita. Ferita da un incidente stradale di molti anni fa’ che le ha lasciato molti segni (non solo fisici). Oggi sta finalmente uscendo dal tunnel. E i media non attendevano l’ora per mischiare le carte.

Il “FuffinghtonPost” esce con un titolone: “Paola Turci si confessa a Vanity Fair: ‘L’erotismo è donna, mai più con un uomo. E la mancata maternità è stata una benedizione’. Per aggiungere poi nell’articolo: “L’incidente che le ha lasciato una cicatrice sul volto, il matrimonio (di due anni) fallito col giornalista Andrea Amato e la sua idea di sessualità: c’è tutto questo nell’intervista, in cui la Turci lascia intendere un interesse per il sesso femminile, dopo anni per quello maschile”.

Bha. Un mucchio di balle costruite ad arte. Deduzioni che diventano realtà. Credo che occorra più rispetto e pudore per il dolore.

Continue reading “Paola Turci lesbica: ma per favore…”

Condividi
Posted in #Cronache

Gay & Media: 1 format tv su 4 ne ha parlato

Condividi

Gay & Media: 1 format tv su 4 ne ha parlato

#LaCroce del 30 Marzo 2017
di #DavideVairani

Sono giorni che la notizia rimbalza dalla stampa al web e di nuovo alla stampa: in pochi anni lo spazio mediatico colonizzato dal mondo omosessualista si è più che triplicato. Lo scopo dichiarato è: intendiamo modificare la percezione dell’omosessualità nella società. E lo stanno facendo

Media italiani e LGBTI: le notizie su temi, eventi, persone LGBTI nel 2016 sono più che triplicate rispetto al 2015, quando già erano raddoppiate rispetto al decennio precedente.

È uno dei dati che emerge dal “Diversity Media Report 2016” (DMR 2016), ricerca sulla rappresentazione di storie e persone LGBTI nei media italiani condotta da “Diversity”, l’associazione presieduta da Francesca Vecchioni.

E ci vuole pure una ricerca per sostenerlo? Ce ne siamo accorti tutti, eccome se ce ne siamo accorti.

Al punto che ormai non esiste programma, fiction, film e spot pubblicitari nei quali non sia d’obbligo una scena o un messaggio “gay friendly”.

Nella ricerca (fatta in collaborazione con le 9 principali università italiane, e 42 ricercatori dalla Bocconi alla Sapienza) si spiega che nel campione di 226 contenuti e prodotti cinematografici, televisivi, radiofonici e pubblicitari, italiani e stranieri, presi in esame dall’Osservatorio di Pavia si verifica un aumento dell’attenzione ai temi della diversità sessuale. In particolare nei Tg (triplicate le notizie) specie in coincidenza del dibattito per l’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili. Il 48,7 per cento delle notizie sul mondo Lgbti è stato infatti generato da eventi “politici” e discussioni parlamentari. Su 48.581 notizie totali, sono state 1.037 quelle dedicate a questi fenomeni, il 2,1 per cento, pari al triplo del 2015 quando le media era stata pari a 0,8 per cento. Incide sul numero di notizie trasmesse anche la cronaca nera – come la strage di Orlando – mentre gli eventi determinati dalla società civile aumentano la loro visibilità, ma restano all’ultimo posto. Sono più o meno stabili queste tematiche invece nei programmi di intrattenimento e nelle serie Tv: la ricerca dice che il 25 per cento dei programmi televisivi ha raccontato storie del mondo Lgbt, “in particolare le serie dove sono presenti storie anche di lungo respiro con personaggi che hanno delle storie gay e che hanno evoluzione nel corso degli anni”. Fra queste serie è stata citata “Un posto al sole” dove il tema è stato trattato “fuori dallo stereotipo”, così come è stato fatto nella serie “Gomorra”.

“Negli ultimi dieci anni solo 147 notizie all’ anno dei principali telegiornali riguardavano le persone lgbt – spiega Vecchioni -. Nel 2015 sono state 320 e nel 2016 sono triplicate: 1.037. Ma soprattutto è cambiato il modo di parlarne: i media hanno iniziato a dare sempre di più voce a gay, lesbiche e transgender, ai loro familiari e a coloro che li conoscono, per esempio perché lavorano con loro. Fino a qualche tempo fa non era così, le persone lgbt erano soprattutto oggetto di un discorso fatto da altri, come se fossero una specie esotica vista da lontano, ora invece vengono raccontate più spesso come un pezzo della nostra società”. “Quando ero piccola – dice la figlia del noto cantautore Francesco Secchioni – in tv o al cinema non c’erano miti o immagini che mi facessero pensare di avere un mio spazio nel mondo. Ancora oggi la possibilità di un genitore di immaginare un futuro felice per il figlio che fa coming out dipende moltissimo da come i mezzi di comunicazione raccontano l’omosessualità o la transessualità. Perciò abbiamo creato il nostro osservatorio: vogliamo richiamare i media alle loro responsabilità“.

Capito il messaggio? I tink tank sono pronti a dare battaglia da ogni parte, state tranquilli voi omofobi medievali della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna. Il tempo per voi è finito: l’invasione mediatica vi seppellirà. E noi vi controlliamo e vi monitoriamo.

Già, perché pensate che questa ricerca sia una roba fatta da volontari senza alcun appoggio e senza finanziamenti? Nossignore.

Continue reading “Gay & Media: 1 format tv su 4 ne ha parlato”

Condividi
Posted in #Cronache

TUTTO QUELLO CHE NON SAPETE SULLA “PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO”

Condividi

TUTTO QUELLO CHE NON SAPETE SULLA “PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO”

#LaCroce del 29 Marzo 2017
di #MariaDoloresAgostini

Una donna che faccia uso prolungato della pillola estroprogestinica deve aspettarsi di abortire, statisticamente, almeno una volta ogni dieci anni. Il campione di utenti attualmente rilevato, quanto alla pillola “d’emergenza”, è di sole 35 donne. Che assumono una dose ormonale pari a 400 vecchie pillole

Perchè ne parliamo? Perchè il mainstreming vuole narrarci una storia che non corrisponde alla verità. Ultimo in ordine crologico il “Corriere della Sera” che due giorni fa’ ha dato ampio spazio con un servizio dal titolo: “Seicento acquisti ogni 24 ore Boom della pillola dei 5 giorni dopo I dati sulle vendite nel 2016: «Sono cresciute del 96% in 10 mesi». Rispetto al 2014 sono aumentate di 15 volte. Dopo che l’Italia ha tolto l’obbligo di ricetta si compra una compressa ogni 2 minuti. In parallelo è diminuito il numero di aborti”

Maria Dolores Agostini ci da una versione … leggermente differente. Articolo da leggere.

#CommunityLaCroce

………………………………………………………..

Pillola e aborto sono due termini che solitamente vengono separati. Invece io li unisco, li metto vicini vicini.

Avete diritto ad una spiegazione: tendenzialmente la classica pillola estro-progestinica viene considerata un contraccettivo ma, ve la butto là così, la verità nuda e cruda, Di Pietro e Minacori dai loro studi approfonditi hanno dedotto che si verificano 1,55 fecondazioni ogni 200 cicli di assunzione della pillola e questi embrioni vengono, di solito, eliminati senza che la donna ne sappia nulla.

Ma andiamo per ordine, la classica pillolina, quella che ci propinano travestita d’innocenza, assunta quotidianamente, agisce su più livelli: uno, blocca l’ovulazione; due, modifica la motilità tubarica; tre, atrofizza l’endometrio; quattro, modifica le caratteristiche del muco cervicale.

Voglio parlare a tutti, anche a chi è inesperto, così vi dico semplicemente che quando la pillola provoca il blocco dell’ovulazione allora si comporterà da contraccettivo, e così pure quando, modificando il muco, si impedisce la risalita degli spermatozoi all’interno del corpo della donna e la capacitazione degli stessi; sempre di contraccezione si parla se la pillola agisce rallentando la discesa dell’ovulo che quindi non verrà raggiunto dagli spermatozoi ma… se ad esempio il movimento della tuba viene accelerato, allora la fecondazione avviene e l’embrione, che solitamente necessita di circa cinque giorni per raggiungere l’utero dove annidarsi, arriva troppo presto in utero e viene quindi espulso perché l’utero non è recettivo, non è pronto. Piccola parentesi: proprio per questo meccanismo di non recettività dell’utero in anticipo, è quello che rende scadente la fecondazione artificiale, in cui si immette l’embrione in utero dopo 72 ore, altrimenti in vitro crescerebbe troppo e, non tenendo conto dell’implantation window, attecchisce in un 20% dei casi per errore.

Continue reading “TUTTO QUELLO CHE NON SAPETE SULLA “PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO””

Condividi
Posted in #Cronache

Perché la politica italiana sembra dover insultare i suoi #giovani?

Condividi

Perché la politica italiana sembra dover insultare i suoi #giovani?

#LaCroce del 29 Marzo 2017

di #DavideVairani

Il ministro del Lavoro ci ricasca: un’altra frase infelice lascia trapelare disprezzo per i disoccupati

Pare che politica italiana non ami molto i giovani.

Bamboccioni, choosy, sfigati, sono gli aggettivi più nobili utilizzati da esponenti degli ultimi governi.

Prima Tommaso Padoa-Schioppa, economista ed ex ministro delle Finanze nell’ultimo governo Prodi. E’ stato lui, in un’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il 4 ottobre del 2007, a sorprendere tutti con una battuta infilata nel mezzo di una discussione sulla Finanziaria e i conti pubblici. “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa” disse. “Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. E’ un’idea importante”.

Hai 28 anni e non ti sei ancora laureato? Allora sei uno sfigato. Parola del viceministro del Lavoro, Michel Martone, che alla sua prima uscita pubblica – ovvero un convegno sull’apprendistato organizzato dalla Regione Lazio – non usò mezze misure per esprimere il suo parere sulla situazione degli universitari italiani e sul loro rapporto con il mondo del lavoro. ”Dobbiamo iniziare a far passare messaggi culturali nuovi – disse– dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato“.

“Non bisogna mai essere troppo “choosy” (schizzinosi, ndr) – disse Elsa Fornero, Ministro del Welfare – meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale”. “Bisogna entrare subito nel mercato del lavoro”, aggiunse, sottolineando che occorre “attivarsi” e “mettersi in gioco” in un mercato del lavoro che deve essere “più inclusivo e dinamico”.

Ma il campione resta Poletti, attuale Ministro del Lavoro. Pure recidivo.

“Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum. I rapporti che si instaurano nel percorso di alternanza fanno crescere il tasso di fiducia e quindi le opportunità lavorative”. Parola dell’attuale Ministro del Lavoro durante un incontro con gli studenti di una scuola di Bologna il 27 marzo.

Il tema dell’incontro era l’alternanza scuola-lavoro. Il ministro, rispondendo alle domande degli studenti, ha esordito con un esempio sull’importanza dei rapporti interpersonali nella ricerca del lavoro.

“Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”, aveva dichiarato lo stesso Poletti a dicembre 2016, provocando i giovani precari, emigrati all’estero alla ricerca di un lavoro. “Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei pistola”.

Tralasciando le bufere mediatiche, le scuse posticce e il gran can can, resta il dato evidente del fallimento della politica italiana nell’affrontare la crisi che dal 2008 in avanti ha squassato come uno tzunami il già precario sistema sociale.

Nonostante governi di unità nazionale, governi tecnici, di larghe intese calati dall’alto, pare che di tutto ci si sia occupati tranne che di due cose: le famiglie e i giovani.

Che non esista una politica strutturale per la famiglia lo abbiamo scritto più volte anche da queste colonne. Che non esista una seria politica di investimento sui giovani è non solo una evidenza, ma un “effetto collaterale” derivato dall’idea che la famiglia e i figli siano un costo e non un investimento sul futuro di un Paese.

I giovani italiani oggi hanno smesso di sognare. Sognare un futuro, il proprio e quello del Paese in cui sono nati. E senza un sogno afferrabile e potenzialmente realizzabile, che cosa ti resta in mano?

Continue reading “Perché la politica italiana sembra dover insultare i suoi #giovani?”

Condividi
Posted in #Cronache
Condividi

Intervista esclusiva a Gianna Jessen, sopravvissuta ad un aborto salino

di Ida Giangrande su “Punto Famiglia” del 28 marzo 2017

A colloquio con Gianna Jessen, la voce del bambino abortito: “Se l’aborto era esclusivamente un diritto di mia madre, dov’era il mio diritto quel giorno? Lo so che ai benpensanti non piace parlare di Gesù Cristo, ma io sono viva grazie a Lui e se non fosse così non avrei nulla da raccontare”.

Avevo raccontato la sua storia talmente tante volte che mi sembrava di conoscerla da sempre, ma quando sono entrata in quel camerino, e l’ho trovata seduta su una sedia con quel sorriso dolcissimo sulle labbra e l’aria di chi ti sta aspettando anche senza conoscerti, ho capito che forse ne avevo parlato troppo poco. Perché Gianna Jessen è un miracolo, la possibilità di ascoltare la voce del bambino abortito.

La mia mente ripercorre all’infinito ogni istante di quella serata e mi permette di rivivere ogni cosa: fuori ci sono centinaia di persone ad aspettarla.

La sala del cinema Duel di Caserta che ospita la conferenza, è piena, sono evangelici e cattolici, uniti al di là di ogni divergenza, nel segno della vita. Per il momento però Gianna è solo per me e io sono pronta ad assorbire ogni istante di quell’incontro. Mi piego sulle ginocchia accanto a lei e mentre il traduttore le spiega chi sono e cosa voglio da lei, io le consegno Ti ho visto nel buio il libro che ho scritto e in cui oltre alle storie di tante donne che hanno coraggiosamente accolto la vita, racconto anche la sua di storia. Mi ringrazia e non c’è bisogno della traduzione, ascolto i suoi occhi prima della sua voce.

Non ricordo più cosa devo domandarle. Ho solo pochi minuti prima che mi chiedano di lasciarla.

Continue reading “”

Condividi
Posted in #Cronache

Perdere un figlio: un dramma che può trovare un senso

Condividi

Perdere un figlio: un dramma che può trovare un senso

di #RobertoLauri su: “Frammenti di Pace” del 10.03.2017

Per un genitore non esiste dolore più grande, che sopravvivere al proprio figlio. La sofferenza diventa ancora più intensa se poi, quel figlio decide di togliersi la vita. Per un padre o una madre è un dolore che distrugge, annienta, smorza qualsiasi volontà di rialzarsi.

Come si fa a continuare ad affrontare il quotidiano, dopo un’esperienza simile?

Prova a raccontarcelo un padre, che ha sperimentato questa sofferenza, nel libro “Giuseppe”, Edizioni Gruppo Albatros Il Filo, in libreria da pochi mesi.

Usando lo pseudonimo de “El Grinta”, l’autore racconta la tragedia del figlio, congiunta a quella della separazione dalla moglie, dopo ben 23 anni di matrimonio, consumatasi a ridosso alla morte di Giuseppe. Fissare in un libro, il ricordo di Giuseppe, il figlio, dà all’autore la forza di lenire l’angoscia di un’esistenza diventata improvvisamente pesante.

Giuseppe prima di compiere il suo drammatico gesto, scrive una lettera ai genitori, per spiegare la sua insana azione. Dice nella lettera che è dilaniato da dubbi sulla sua identità sessuale e che trova il mondo in cui vive inadatto a lui, nel quale non vi trova più posto. Una storia ispirata ad un fatto realmente accaduto a Milano.

A Lambrate, nella notte tra il 24 ed il 25 marzo 2014: un ragazzo che aveva compiuto da poco 21 anni, apre la finestra della sua camera, situata all’ottavo piano di un palazzo, si lancia nel vuoto. Nonostante la drammaticità del tema affrontato, per “El Grinta” scrivere questo libro, insieme alla sua forte fede in Dio, gli indica un percorso di redenzione durissimo ma possibile.

El Grinta nasce a Venezia il 28 settembre 1958, ma è cresciuto a Salerno. Qui, nel 1976, ha iniziato l’attività giornalistica per una rivista parrocchiale, conseguendo poi il primo premio per la narrativa ad un concorso letterario nel 1977 con il Premio “Ortensio Cavallo”; dal 1980 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1982 si è laureato in Scienze Politiche e si è trasferito a Milano, ove ha cominciato a lavorare in qualità di consulente stampa, per aziende del settore informatico. Attualmente, è impiegato come dirigente presso una grande azienda italiana.

Continue reading “Perdere un figlio: un dramma che può trovare un senso”

Condividi
Posted in #Cronache

#Toffa prostrata agli LGBT: ancora rate per Spano?

Condividi

#Toffa prostrata agli LGBT: ancora rate per Spano?

#LaCroce del 28 Marzo 2017
di #FabrizioSanna

Ennesima marchetta del noto programma televisivo finto-scandalistico al mondo omosessualista: che ci sia ancora un indennizzo per la decapitazione politica di Francesco Spano, dietro a questo ossessivo insultare il Family Day e ora inneggiare all’utero in affitto come a una “frontiera di progresso”?

È del 26 marzo l’ultima puntata de “Le Iene”, nota trasmissione televisiva di Italia1, nella quale è andato in onda un super spot sull’utero in affitto, o, come vorrebbe la neolingua in voga in tale trasmissione, a favore della surrogazione di maternità.

La iena Nadia Toffa si è recata in America per visitare due centri in cui viene eseguita tale pratica e per intervistare tre madri surrogate e una famiglia che ha ottenuto un figlio con questa pratica.

Si chiede la Toffa all’inizio del servizio: “Quelli che sono pro hanno ragione o sono superficiali?”, domanda apparentemente neutrale, che dà l’avvio a un servizio totalmente di parte. La Toffa, in visita a due centri di surrogazione in America, intervista il dott Kolb, responsabile di uno dei due centri, che ci dà una prima chicca su ciò che succede abitualmente nella pratica dell’utero in affitto/surrogazione. Afferma infatti: «C’è la tendenza a selezionare donatori alti, con gli occhi azzurri, verdi e capelli biondi (…). Poi sull’embrione si fa lo screening genetico per escludere la possibilità di qualsiasi malformazione genetica, e poi si può sapere se è maschio o femmina». Non si può non notare che il bambino è programmabile secondo le scelte di chi lo commissiona, con facili derive eugenetiche.

Non si seleziona solo il colore della pelle, degli occhi e dei capelli: egli deve anche essere geneticamente sano, altrimenti – il dottore del centro non lo dice espressamente ma la pratica in uso è chiara – verrà scartato. Il figlio, insomma, non viene accettato più in quanto tale, in quanto figlio, ma se viceversa ha certe caratteristiche: solo allora viene accolto e fatto crescere.

Ma, in questo caso, ci chiediamo, lo si ama veramente? Tornano alla mente le parole del Pascal dei “Pensieri”: “Ma chi ama qualcuno per la sua bellezza lo ama veramente? No. Perché il vaiolo che ucciderà la bellezza non ucciderà la persona. Chi mi ama per la mia intelligenza, per la mia memoria, ama proprio me? No. Perché potrei perdere queste qualità senza perdere me stesso”.

Questo brano ci dà un’idea del modello, del tipo di “sguardo” che possiamo rinvenire dietro queste pratiche; ma un vero genitore ama il figlio perché è suo figlio, non perché ha certe caratteristiche che lo soddisfano. Siamo qui, ormai, al bambino programmabile in laboratorio e “assemblabile” a piacimento.

Continue reading “#Toffa prostrata agli LGBT: ancora rate per Spano?”

Condividi