Omosessualismo – Si è spento lo psicologo Joseph Nicolosi

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Omosessualismo – Si è spento lo psicologo Joseph Nicolosi

di #DavideVairani

Si è spento il 9 marzo 2017 lo psicologo clinico statunitense Joseph Nicolosi, considerato un grande nemico dell’omosessualismo, ossia dell’ideologia della lobby LGBT. Nicolosi è stato co-fondatore del NARTH (National Association for Research and Therapy of Homosexuality) ed è stato uno degli esponenti di spicco delle teorie riparative. All’omosessualismo Nicolosi contrapponeva una cura integrale della persona, guardata con il massimo rispetto e amore possibile.

Non avevo mai sentito parlare di lui (mea culpa). Lo voglio ricordare allora con le parole di due amici, Giorgio Ponte ed Eliseo del Deserto.

“Quando negli anni ’70 l’omosessualità per pressioni politiche dei movimenti LGBT è stata declassata da un giorno all’altro da “disturbo dell’affettività” a “variante naturale della sessualità” dall’Associazione Psicologi Americani (smentendo quasi cento anni di storia della psicologia con una votazione per alzata di mano!), Joseph Nicolosi e un manipolo di altri uomini coraggiosi non si sono lasciati influenzare, e pure condannando le discriminazioni che in quel periodo le persone omosessuali erano effettivamente costrette a subire in occidente (non così oggi), hanno continuato a studiare il fenomeno sulla base di quello che l’esperienza aveva insegnato loro: l’omosessualità aveva dei fattori di condizionamento ed era passibile di mutamento.

In questa immagine si riassume uno dei concetti cardine della Teoria Riparativa da loro concepita (così chiamata non perché debba “riparare” gli omosessuali, ma perché considera l’attrazione per lo stesso sesso un tentativo di “riparazione” a un rapporto non equilibrato con il proprio sesso di appartenenza, che l’individuo fa inconsciamente). Nel tempo lo stesso Nicolosi capirà che le responsabilità di questa compensazione (solo una delle possibili: malati di fi…a, dipendenza dalla masturba…ione, sociofobia, insicurezza relazione, incapacità a stare da soli immaturità affettiva, sono tutti sintomi delle stesse ferite, anche fra chi non ha attrazione per lo stesso sesso) non sono attribuibili solo al padre, ma anche alla madre e all’indole specifica del figlio (figli diversi a genitori uguali reagiscono in modo diverso), oltre alle concause esterne alla famiglia (i pari, le donne, la cultura, eventuali abusi ecc. Richard Cohen li divide in dieci gruppi di fattori condizionanti). Tuttavia le relazioni genitoriali hanno spesso il peso maggiore.

Grazie a quest’uomo ad oggi migliaia di persone hanno potuto rispondere al desiderio profondo del loro cuore, che il sesso o le relazioni omoerotiche non riuscivano a soddisfare. Famiglie che rischiavano la devastazione sono state salvate, e ragazzi sull’orlo del suicidio hanno ritrovato la strada di casa. Certo, nessuna terapia è una magia e non si può aiutare forzatamente chi non lo vuole. In alcuni casi, ragazzini costretti a fare la riparativa contro la loro volontà non ne ha avuto alcun beneficio. Anzi sono peggiorati. Ma questo è un principio base di qualsiasi terapia: non si può aiutare chi non vuole essere aiutato. Non so se fosse cattolico o no, ma ricordo il grande senso di pace quando ho letto il primo libro di Nicolosi: “Omosessualità maschile un nuovo approccio”. Il sollievo di qualcuno che trova finalmente una risposta sensata e coerente a quello che ha sempre intuito nel profondo del suo cuore.

Oggi è morto un grande uomo che con il suo coraggio ha dato la vita per tanti. Il mio augurio è che la sua eredità non vada perduta. Non solo nel NARTH, la sua organizzazione internazionale che aiuta chi ha bisogno di fare un lavoro sulla propria identità sessuale fuori dai soliti schemi banalizzanti. Ma anche nella vita di tutti quelli che sono stati aiutati direttamente o indirettamente da lui. Che sanno la Verità e hanno potuto vivere un grande dono, e per paura restano in silenzio e tengono quel dono per sé. Se tutti insieme vi sollevaste sareste un esercito inarrestabile e scoprireste di non essere soli. Nessuna legge sull’omofobia potrebbe fermarvi. E non ci sarebbero carceri abbastanza grandi da contenervi tutti. Se aveste coraggio, scoprireste che dall’altra parte chi vi grida addosso in realtà vi teme come la morte.

Che Nicolosi lì dov’è possa continuare a vegliare sui suoi figli. Mentre noi da quaggiù preghiamo per il bene della sua anima. Faccio mie le parole di un caro amico che non amava “i surrogati della riparativa”, ma a lui era affezionato. Oggi mi sento un po’ più solo”.

         Giorgio Ponte

“Quando a vent’anni lessi per la prima volta ciò che diceva Joseph Nicolosi in merito all’omosessualità, per me fu un sollievo. Uscivo da un rapporto di dipendenza affettiva con un uomo di 33 anni che sosteneva io fossi omosessuale, quando ancora mi sentivo molto confuso. Lui si era proposto come la mia guida spirituale, ma spesso voleva abusare di me. Questa persona diede il colpo di grazia alla mia identità che negli anni era già stata messa a dura prova da un rapporto difficile col padre e dal bullismo di quartiere.

Leggere quello che Nicolosi scriveva mi ridiede la speranza non perché diceva che si poteva “guarire” dall’omosessualità, ma perché per la prima volta mi sentii capito. Nelle sue descrizioni sulla genesi dell’omosessualità rileggevo la mia storia, i miei rapporti familiari, la mia difficoltà ad instaurare amicizie con i ragazzi della mia età: parlava di me. “Quindi non sono l’unico” mi dissi, “quindi c’è un modo per cambiare!”.

Il primo motivo per cui ringrazio Joseph Nicolosi è perché mi ha dato la speranza di poter vivere meglio: non più schiavo del mio passato, ma libero, indipendente, capace di prendere in mano la mia vita per farne un capolavoro.

Nella mia piccola città, appena uscito dalle scuole superiori, non sapevo come muovermi, a chi rivolgermi, probabilmente non c’era nessuno che sapesse attuare quel tipo di terapia che suggeriva Nicolosi, la “terapia riparativa”.

Si chiama “terapia riparativa” non perché c’è una malattia da guarire, ma perché l’omosessualità è una riparazione, una risposta psichica che un soggetto dà a determinate ferite. C’è vento, mi riparo, ma se mi riparo dietro un muro di amianto non ho trovato una soluzione, ma un altro problema. Per alcuni l’omosessualità non è questo muro di amianto, per me sì, lo era: come io stavo vivendo l’omosessualità mi faceva soffrire. Vivevo nel terrore di mio padre, lo sentivo distante da me, prendevo su di me il carico delle sofferenze di mia madre (legate alle sue paure e al suo rapporto ferito con il marito), non sapevo relazionarmi ai maschi della mia età oppure costruivo delle amicizie simbiotiche che non mi facevano essere me stesso. Ero dipendente dalla pornografia e successivamente dal sesso occasionale. Come potevo essere orgoglioso di tutto questo?

Nella psicologia (oltre che nella mia fede) e in particolare nella psicologia di Joseph Nicolosi, trovai una risposta al bisogno di crescere e di essere me stesso. Solo alla fine dell’università quando ormai ero più maturo riuscii ad incominciare una terapia psicologica vera e propria. L’errore che ho fatto inizialmente era quello di voler “guarire” dall’omosessualità, un obiettivo che fondamentalmente nemmeno Nicolosi prendeva davvero in considerazione per la sua terapia nonostante si pensi il contrario, basta leggere il suo bellissimo libro “Oltre l’omosessualità”.

 

Con il tempo ho capito che il problema non era l’omosessualità in sé, come appunto diceva il dottore, che era solo la punta di un iceberg, la risposta che io avevo dato a determinate circostanze. Insomma, avevo un mondo da sistemare sotto l’alibi dell’omosessualità, dietro quel muro dove mi riparavo dal vento, un mondo per altro molto simile a quello di tanti altri uomini e donne, anche etero: l’omosessualità era la risposta che io avevo dato a quel vento gelido che spesso mi soffiava contro.

La psicoterapia mi ha aiutato. Non sono diventato eterosessuale e francamente oggi non mi importa più, perché ho capito che l’omosessualità è una riparazione, cioè un falso problema! È questo quello che insegna Nicolosi, non fatevi ingannare! Leggete quello che scrive! Attraverso la terapia (anche riparativa) mi sono conosciuto di più, ho imparato a volermi bene per come sono, a riconoscermi in mio padre, ad essere indipendente da mia madre, a relazionarmi con chiunque, a riconoscere e spezzare le mie dipendenze, a uscire dalla solitudine, chiedere aiuto, coltivare amicizie, cercare il meglio per la mia vita, ad andare oltre la paura.

Ringrazio Joseph Nicolosi perché mi ha fatto scoprire la psicologia, perché non mi ha dato diagnosi, ma mi ha spinto ad andare fino in fondo nella ricerca della mia identità, a compiere questo viaggio doloroso ma imprescindibile nella conoscenza di sé. Certo questo è un passaggio! Poi bisogna risalire, uscire da se stessi, donarsi agli altri, ma solo chi conosce le proprie ferite può curare quelle degli altri.

Mi domando: chi sarei oggi se non ci fosse stato Nicolosi? Forse avrei trovato, come in parte è successo, qualcuno che mi diceva, “Sei omosessuale e basta, non c’è nulla da fare, sei nato così”, quindi non sarei mai andato a cercare una risposta nel profondo, sarei rimasto con il mio fardello di punti di domanda, imbrigliato nelle mie dipendenze che probabilmente avrei chiamato “bisogno d’amore”, avrei mascherato il mio senso di inferiorità chiamandolo “orgoglio gay”, sarei rimasto nascosto dietro il mio muro di amianto credendo di essere al riparo dal vento.

Il mondo LGBT sta festeggiando la morte di Nicolosi, dimostrando di non essere un mondo umano, perché non si può godere della morte di nessuno, nemmeno dei nemici.

Oggi che è morto Joseph Nicolosi, come quando morì Giovanni Paolo II, come quando muore qualcuno che rappresenta il bene, mi sento più solo, ma so che dal cielo ora Joe ci può aiutare tutti, e già ho cominciato a chiedere il suo aiuto per noi che qui sulla terra siamo alla ricerca della verità, della felicità e dell’amore”.

          Eliseo Del deserto

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Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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Tobias

Ho avuto una tendenza omosessuale, ma ora cambio, sono un uomo nuovo! Sono un uomo di 27 anni di Bogotá, in Colombia. E voglio condividere la mia esperienza per dare speranza alle persone con tendenze omosessuali, uomini e donne che stanno cercando di uscire da questa situazione molte volte con disperazione. Da quando ero bambino ho avuto questa tendenza, e in gioventù fino all’età di 24 anni sono entrato in questo mondo, a volte sembrava che avrei realizzato i miei desideri e le mie ricerche ma tutto è diventato un miraggio, non ho trovato quello che stavo cercando. Dall’età di… Leggi il resto »