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LA VERITA’ E’ IL DESTINO PER IL QUALE SIAMO STATI FATTI

LA VERITA’ E’ IL DESTINO PER IL QUALE SIAMO STATI FATTI

Don Francesco Ventorino durante l’incontro “La verità è il destino per il quale siamo stati fatti”

lunedì 20 agosto 2007

Ho un ricordo ancora vivo – sono passati quarant’anni – dell’urlo di mia madre di fronte al cadavere di mia sorella, morta improvvisamente perché aveva voluto portare avanti una gravidanza a rischio: «Dottore, perché è morta mia figlia?».

Il medico non ha capito il significato della domanda e le ha spiegato come era morta: per un embolo.

Ma mia madre, una donna del popolo e quasi analfabeta, poneva un’altra domanda: «Perché una donna muore a trenta anni, per dare la vita ad un figlio che vive sette giorni e poi muore a sua volta».

Era la domanda sul destino della vita, della vita di sua figlia, di quella del figlio di sua figlia e di ogni uomo. Era una domanda che nasceva da quell’esigenza di cui è costituito il cuore di ogni uomo, «esigenza clamorosa, indistruttibile e sostanziale – l’avrei sentita definire poi da don Giussani – ad affermare il significato di tutto» .

1. Ma la vita ha un destino?
Negli ultimi anni alcuni intellettuali in Italia si sono affaticati nel dimostrare che questa, la domanda di mia madre, è una domanda senza senso.

L’uomo non sarebbe altro che un animale prodottosi nel corso di un’evoluzione che non risponde ad alcun disegno divino, né ad alcuna finalità prestabilita. Il ruolo della specie cui apparteniamo non sarebbe superiore a quello delle api o delle formiche o dei passeri, cioè produrre e riprodursi.

A questa domanda, dunque, non ci sarebbe risposta e quindi non avrebbe senso neanche porsela. E così sono stati liquidati in maniera semplicistica i più grandi pensatori e poeti di tutta l’umanità considerati come degli imbecilli che per tutta la vita si sono cimentati con una domanda che sarebbe addirittura contro la ragione.

Dietro questa ostinata negazione di un senso, di una verità e di un destino della vita c’è una paura – l’ha rivelata da tempo Gianni Vattimo –, è la paura che «se c’è una natura vera delle cose, c’è anche sempre un’autorità – il papa, il comitato centrale, lo scienziato oggettivo, ecc. – che la conosce meglio di me e che può impormela anche contro la mia volontà». Perché «a che altro serve insistere sulla oggettività e la “datità” del vero, se non a garantire qualche autorità a qualcuno?» .

Non ci sarebbe, dunque, altro fondamento delle leggi etiche e giuridiche se non il consenso sociale.

Oggi dietro la pretesa di equiparare le coppie di fatto, etero ed omo-sessuali, alla famiglia fondata sul matrimonio si nasconde la stessa paura: quella che si possa affermare la natura vera delle cose e la stessa diffidenza nei confronti di chiunque e di qualunque istituzione voglia difendere «l’oggettività e la “datità” del vero».

Don Carrón agli Esercizi della Fraternità di Comunione e Liberazione di quest’anno, come esempio di questa mentalità, citava Rorty, il quale afferma: «Non vi è niente di profondo in noi se non quello che noi stessi vi abbiamo messo, nessun criterio che non sia stato creato da noi nel corso di una pratica, nessun canone di razionalità che non si richiami a un tale criterio, nessuna argomentazione rigorosa che non sia l’osservanza delle nostre stesse convenzioni» .

Niente “dato”, dunque, – concludeva don Carrón – tutto “convenzione”.

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Gli ebrei, le chiese, i gay e ora Ariana Grande. I jihadisti sanno benissimo chi colpire

Gli ebrei, le chiese, i gay e ora Ariana Grande. I jihadisti sanno benissimo chi colpire

“Il Foglio” del 29 Maggio 2017

Titola l’Independent: “C’è solo un modo in cui la Gran Bretagna dovrebbe rispondere ad attacchi come quello di Manchester. Cioè continuando esattamente come prima”.

“Carry On”, scrive Mark Steyn, popolarissimo giornalista e scrittore canadese, non è in realtà l’“unico” modo in cui la Gran Bretagna potrebbe rispondere, ma sembra il solo ormai.

Si pensa alla celebre scena di una delle più famose delle commedie, “Carry On Up The Khyber”, sicuramente il film più prezioso mai fatto sull’Afghanistan. “Come si ricorderà, il Khasi di Khalabar è sempre più furioso e il Governatore britannico non vuole lasciare che il bombardamento e la distruzione della residenza del governatore interferiscano con la sua cena”, scrive Steyn, autore di quel bestseller “America Alone” che nel 2006 tentò fra i primi di decifrare il mutamento dell’Europa alle prese con il fondamentalismo islamico.

“Anche quando il Khasi sostituisce la portata principale della cena con la testa di un ‘fakir’ (infedele, ndr) decapitato, il viceré di Sua Maestà rifiuta di lasciare che i suoi occhi siano catturati da questi jihadisti che cercano la sua attenzione. Non si sarebbe potuto prevedere che mezzo secolo dopo questa sarebbe stata la politica ufficiale britannica sul fronte interno”.

“Carry on” anche in Germania, dove Angela Merkel ha detto che l’attacco è “incomprensibile”.

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Utero in affitto: essere contrari significa semplicemente essere umani

Utero in affitto: essere contrari significa semplicemente essere umani

#LaCroce del 30 Maggio 2017

di #DavideVairani

E’ scontro in atto all’interno della comunità Lgbt. Oggetto: la pratica della Gestazione per Altri, o Maternità Surrogata – che dir si voglia – o, come preferiamo, dell’utero in affitto.

A fare da detonatore un comunicato stampa – come bene racconta la giornalista Monica Ricci Sargentini sul “Corriere della Sera” (“Arcilesbica: “Basta critiche a chi è contro la Gpa”. La replica: “Siete come Adinolfi” del 29 Maggio 2017).

“Inizia la straordinaria stagione dei Pride 2017 che in Italia porterà i colori del Rainbow a sfilare o essere presenti in oltre 20 città – si legge nel comunicato in oggetto-. Grandi e piccoli capoluoghi del nostro paese saranno attraversati dalla festa dell’Orgoglio lgbtiqa, che racconta quanti passi in avanti si siano fatti lungo gli ultimi decenni, soprattutto con l’emersione dalla clandestinità sociale di milioni di persone.
I Pride sono per chi vi partecipa anche percorsi di riflessione e elaborazione prima della sfilata finale. Da sempre la comunità lgbtiqa produce obiettivi che ci accomunano, come pure differenze di opinione, in particolar modo su temi di conflitto politico e culturale”.

Qui il passaggio che ha scatenato dure reazioni interne al mondo Lgtb: “Abbiamo letto che sulla Gestazione per Altri in alcuni documenti approvati dai Comitati organizzatori dei Pride si esprime una forte critica nei confronti di chi è contrario/a all’utero in affitto, mettendo in dubbio la coerenza di chi ha difeso negli anni passati la autodeterminazione delle donne.

Si tratta di giudizi e soprattutto di pregiudizi che suscitano stupore, soprattutto perché non è stato finora mai possibile un reale dibattito culturale, che tenendo presenti tutte le opinioni in campo, chiarisse i veri termini del conflitto.

Liquidare in poche battute una questione che trasversalmente sta provocando confronti appassionati, preclude la possibilità che il libero pensiero continui ad essere una delle caratteristiche fondanti del movimento e della comunità lgbtiqa italiana.

Nel dichiararci parte integrante della comunità lgbtiqa e/o del movimento delle donne e coerentemente avversari/e dell’assoggettamento, sia tradizionale sia neoliberale, della vita umana, ribadiamo che la maternità non può essere mercificata, né un figlio può essere donato, se non ledendo il diritto preminente delle bambine e dei bambini di mantenere, là dove c’è, una relazione stabile con la madre.

Siamo come sempre disponibili a confronti pubblici aperti e approfonditi sul tema”.

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Abbiamo bisogno della “comunione dei santi”

Abbiamo bisogno della “comunione dei santi”

di #DavideVairani

Non c’è esperienza più corrispondente alle esigenze del cuore che la “comunione dei santi”.

Non esiste nulla di meno astratto che la “comunione dei santi”.

Consola. Rinfranca. Ti fa respirare a pieni polmoni. Tutto si ricompone.

Papa Francesco ha dedicato l’udienza generale del 30 ottobre 2013 alla nozione di “comunione dei santi”.

Il Papa è partito, come fa spesso, dal “Catechismo della Chiesa Cattolica”, dove leggiamo che questa espressione ha due significati: indica la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante.

Francesco ha voluto soffermarsi sul secondo significato, “una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli, ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo”.

I santi, in questa espressione, non sono solo quelli canonizzati o coloro che praticano le virtù in un grado eroico. Sono tutti “coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche ‘i santi'”.

I “santi” sono in comunione tra loro perché sono in comunione con Dio.

Gesù ha pregato «perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21).

La Chiesa stessa, «nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo».

L’amore di Dio è insieme la «matrice» della comunione dei santi e la «fornace» dove essa si forgia nel fuoco della carità: «l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati».

Ma c’è anche un «movimento reciproco». È difficile trovare l’amore di Dio da soli.

Normalmente «l’esperienza della comunione fraterna mi conduce alla comunione con Dio. Essere uniti fra noi ci conduce ad essere uniti con Dio», essere fratelli nella Chiesa «ci conduce a questo legame con Dio che è nostro Padre». Siamo chiamati a «sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede». La comunione dei santi implica l’unità nella Chiesa.

Ma qualche volta, ha fatto notare il Papa, questa unità non si vede: «la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso».

Nei momenti di difficoltà nella fede, chi si è chiuso nel privato è restio a chiedere aiuto ad altri.

«Chi di noi tutti non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti abbiamo sperimentato questo, anch’io: fa parte del cammino della fede, fa parte della nostra vita. Tutto ciò non deve stupirci, perché siamo esseri umani, segnati da fragilità e limiti; tutti siamo fragili, tutti abbiamo limiti».

In queste difficoltà anzitutto «è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale».

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