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Perchè Charlie Gard ci sta così a cuore?

Perchè Charlie Gard ci sta così a cuore?

di #DavideVairani

Oggi Charlie Gard verrà ucciso.

Nello stesso ospedale inglese dove è “in cura”.

Lo stesso ospedale che ha condotto un braccio di ferro giudiziario contro i genitori: con l’obiettivo non di curarlo, ma di staccare la spina.

Facciamo un passo indietro.

Chi è Charlie e cos’è la sindrome da deplezione del DNA mitocondriale?

Charlie Gard è un bambino inglese di 10 mesi cui è stata diagnosticata la sindrome da deplezione del DNA mitocondriale.

Si tratta di una malattia estremamente rara, che ha colpito finora solamente 16 bambini in tutto il mondo e che causa un progressivo indebolimento muscolare.

Ha danni importanti al cervello, tanto che non può respirare né nutrirsi autonomamente, e non muove braccia e gambe. Le sue condizioni sono destinate a peggiorare.

Non ci sono cure.

I suoi genitori vorrebbero portarlo negli Stati Uniti per un trattamento sperimentale, e per questo hanno raccolto una grossa somma di denaro, fra la gente.

I medici che lo hanno in cura, però, non solo non sono d’accordo con questa scelta, ma vogliono sospendere i sostegni vitali al bambino.

Ne è nato un contenzioso che ha concluso tutti i gradi di giudizio interni inglesi, e si è risolto in favore dei medici e contro il parere dei genitori. Secondo i giudici inglesi hanno ragione i dottori che hanno in cura il piccolo, e i sostegni vitali vanno sospesi. I genitori hanno giocato allora l’ultima carta possibile, quella della Corte europea dei diritti umani, che però ha comunicato di rinunciare a entrare nel merito, riconoscendo sostanzialmente un’autonomia nelle scelte dei singoli Stati in casi di questo tipo, e, di conseguenza, legittimando la decisione dei tribunali inglesi per il piccolo Charlie.

Quindi, contro il volere dei genitori, a Charlie oggi saranno interrotti tutti i trattamenti che lo tengono in vita, e lui sicuramente morirà.

Non credo esista una disperazione più nera di quella di genitori che sono costretti ad assistere impotenti alla morte procurata di un loro figlio.

E per questo preghiamo Dio di concedere loro la forza per affrontare questa terribile prova, un’esperienza che, sappiamo bene, li accompagnerà come un incubo per tutta la loro vita, e chissà se qualche giudice fra quelli consultati ha mai provato anche solo per un momento a mettersi nei loro panni, o a chiedersi che ne sarà di quel padre e di quella madre, una volta che il loro Charlie sarà morto in questo modo.

E chissà come i medici eseguiranno le sentenze: allontaneranno padre e madre dal lettino del figlio, oppure li lasceranno assistere fino alla fine?

“Noi non sappiamo se la terapia sperimentale a cui i genitori vorrebbero sottoporre il piccolo è un intervento gravoso e sproporzionato, oppure no – scrive Assuntina Morresi su ‘Avvenire‘-.

Questo giudizio spetta agli esperti, anche se, onestamente, fa impressione il silenzio generale di tutti coloro – giuristi, bioeticisti, intellettuali – che, dopo decenni passati a pontificare di autodeterminazione e di libertà di cura, restano improvvisamente muti di fronte a un’imposizione tanto violenta nei confronti di questa famiglia”.

E aggiunge:

“Ma dobbiamo distinguere un trattamento sperimentale dall’interruzione dei sostegni vitali, a cominciare dalla respirazione artificiale:

il primo può essere un ‘accanimento’ inutile, ma che dire della seconda?

I medici chiedono il distacco dalle macchine da febbraio. Adesso siamo alla fine di giugno: se all’epoca Charlie fosse stato terminale, sarebbe già morto. E se ora la sua morte fosse imminente, lo sarebbe per un peggioramento generale della sua situazione, del funzionamento di più organi, e il respiratore non sarebbe certo risolutivo.

Se invece la sua morte non è imminente, perché volerla anticipare?

E in questo modo, contro il volere dei suoi genitori?

Insomma: anche rinunciando a trattamenti sanitari, sperimentali o meno, se ritenuti clinicamente inutili e gravosi per il piccolo, perché non accompagnarlo con cure palliative, lasciando però che respiri fino alla fine?

Le cure palliative non richiedono il distacco automatico del respiratore (e neppure della nutrizione artificiale)”.

E allora viene spontanea la domanda: “perché tanta necessità di sospendere la ventilazione artificiale a Charlie, contro il volere dei suoi genitori?”.

“È troppo forte il sospetto che si voglia porre fine quanto prima alla vita del piccolo, perché oramai già irrimediabilmente segnata – continua Assuntina Morresi-.

Ma non dobbiamo giocare con le parole: una morte procurata volontariamente ha un nome preciso, si chiama eutanasia. E la morte procurata di disabili, per mano delle autorità, è una tragica storia che il nostro continente ha già conosciuto, e tutti abbiamo detto ‘mai più’. Perché ci torna in mente, quando pensiamo al piccolo Charlie?”.

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Venerdì, XII settimana del Tempo Ordinario

Venerdì, XII settimana del Tempo Ordinario

Testo del Vangelo (Mt 8,1-4):

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì. Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

«Signore, se vuoi, puoi purificarmi»
Rev. D. Xavier ROMERO i Galdeano
(Cervera, Lleida, Spagna)

Oggi, il Vangelo ci mostra un lebbroso, pieno di dolore e consapevole della sua malattia, e che viene a Gesù chiedendo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi» (Mt 8.2).

Anche noi, vedendo così vicino al Signore e tanto lontana la nostra testa, i nostri cuori e le nostre mani del suo progetto di salvezza, dovremmo sentirci ansiosi e in grado di fare la stessa espressione del lebbroso: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi» (Mt 8,2).

Tuttavia, si impone una domanda: Una società che non ha coscienza del peccato, può chiedere il perdono del Signore? Può chiedere purificazione?

Tutti conosciamo molte persone che soffrono e il cui cuore è ferito, ma il suo dramma è non sempre sono coscienti della loro situazione personale.

E invece, Gesù va oltre noi, giorno dopo giorno (cfr Mt 28,20), e si aspetta la stessa richiesta: «Signore, se vuoi…» (Mt 8.2). Però, dobbiamo anche collaborare.

Sant’Agostino ce lo ricorda nella sua dichiarazione classica: «Colui che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te».

E ‘quindi necessario essere in grado di chiedere al Signore di aiutarci, che vogliamo cambiare col suo aiuto.

Qualcuno potrebbe domandarsi, perché è così importante rendersi conto, convertirsi e voler cambiare?

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Charlie e tutti noi

Charlie e tutti noi

La cosa più saggia del mondo è gridare prima del danno.

Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale.

Gli storici seri sanno che molte tirannidi sono state possibili perché gli uomini si sono mossi troppo tardi.

Spesso è essenziale opporsi a una tirannide prima che essa prenda corpo.

Dire, con vago ottimismo, che il pericolo è solo nell’aria, non è una risposta. Un colpo d’accetta si può parare soltanto mentre l’accetta è ancora in aria”

G.K. Chesterton, da “Eugenetica e altri malanni”.

Charlie è la nostra anima.

Se non riusciamo a fermare la sua morte, il danno sarà incalcolabile.

Il concetto che la morte possa essere preferibile alla vita al punto tale da essere imposta, sarà passato.

Che la morte sia preferibile alla vita è un concetto già presente in ognuno delle migliaia di aborti volontari e nelle (al momento) poche centinaia di casi di eutanasia di bambini fatti ogni anno in Europa.

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Santi Pietro e Paolo

Santi Pietro e Paolo

L’annuncio

Mt 16, 13-19
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Le colonne della Chiesa.

La liturgia solennità odierna ci sollecita a riflettere sulla fedeltà e sulla testimonianza delle due colonne portanti della Chiesa.

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