Posted in #Cronache

UN VIDEOCLIP PER CHI CREDE NELL’AMORE VINTAGE

Condividi

UN VIDEOCLIP PER CHI CREDE NELL’AMORE VINTAGE

Alla fine ce l’abbiamo fatta!

Il videoclip di “Canzone vintage” (brano presente nel nostro primo EPQuando saremo piccoli” lanciato durante la trasmissione che conduciamo su Radio Maria) è finalmente pronto!!!

Un viaggio in una 500/DeLorean indietro (ma soprattutto avanti) nel tempo, insieme alle tantissime persone che ci hanno mandato il loro video ritratto perché credono in quello che (non senza una buona dose di ironia) chiamiamo “amore vintage” – l’amore eterno, l’amore di ieri e di domani, l’amore di sempre, per noi credenti l’amore che ci ha insegnato Gesù Cristo e che insegna la Chiesa.

Il videoclip è stato realizzato con i contributi delle tantissime persone – coppie di sposi o fidanzati, ma anche single, sacerdoti, suore – che hanno partecipato al nostro contest #AmoreVintage mandandoci dei brevissimi e semplicissimi video-ritratti.

Siamo stupiti, grati e felicissimi per la grande partecipazione e speriamo che questo video possa trasmettere a più persone possibili le stesse sensazioni e lo stesso messaggio che trasmette a noi: un amore controcorrente, coraggioso, profondo, pieno di allegria, un amore di cui c’è bisogno oggi più che mai perché viene dall’Amore con la A maiuscola, l’unico per cui vale la pena rischiare e proprio per questo il più combattuto.

Giuseppe + Anita = Mienmiuaif

 

Condividi
Posted in #Cronache

Maledetti integralisti cattolici -2

Condividi

Maledetti integralisti cattolici – 2

L’articolo di Spadaro e Figeroa “Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico-Un sorprendente ecumenismo” pubblicato su “La Civiltà Cattolica” non smette di provocare reazioni. Contrastanti.

Siccome ritengo che il tema  sia importante, mi piace l’idea di  pubblicare su questo Blog i diversi punti di vista, per lasciare a voi lettori valutazioni in merito.

Abbiamo già ospitato alcuni commenti a riguardo:

………………………………….

Riflessioni

di Marco Fasulo – diacono

clicca qui per accedere al suo profilo Facebook

Da un lato c’è chi mi ha chiesto di pubblicare in un unico post tutto quello che ho scritto sull’articolo di Civiltà cattolica – e lo ringrazio per l’interesse manifestato e per la pazienza e la perseveranza dimostrate-; dall’altro chi mi ha detto di non aver mai letto tante parole senza che confutassi alcuna delle tesi sostenute, e ringrazio anche lui per l’interesse palesato e per la pazienza e la perseveranza mostrate.

Queste le 25.000 battute (poi non dite che non vi ho avvisato), scritte su un articolo che ritengo dirimente, che a me ha dato l’impressione di voler ulteriormente dividere la Chiesa.

In premessa riguardo all’articolo a firma Antonio Spadaro e Marcello Figueroa su ‘Civiltà cattolica’, va detto che tratta un tema che ritengo di importanza vitale fuori e dentro la Chiesa.

Altresì sembra opportuno evidenziare che tanta attenzione alle politiche americane non è stata manifestata nei confronti delle politiche obamiane e di quelle clintoniane, sponda Hillary. Altro inciso è che molti appunti ho come l’impressione che vengano mossi ad altri al di qua dell’oceano, all’interno dei confini nazionali e sfruttino le iperboliche costruzioni oltreoceaniche per chiarire posizioni nostrane.

E nell’eventualità che mi giunga qualche “Excusatio non petita, accusatio manifesta”, risponderò con un più casereccio “parlare a nuora perché suocera intenda”.

Procedo per punti: Religione,manicheismo politico….

Come mai gli autori, parlano di alcuni governi Usa nei quali negli ultimi decenni si sarebbe notato sempre più incisivo il ruolo della religione, e quei governi sono tutti di una parte politica?

Dunque si tratterebbe di una tendenza che si manifesta se vincono gli uni e scompare se vincono gli altri. Interessante ipotesi.

Il manicheismo del linguaggio, dell’atteggiamento e delle politiche cui ci si riferisce, viene invece evitato dalla parte non citata, per intenderci quella che ha perso le ultime elezioni e che attraverso politici stessi e media di tutto il mondo ha definito chi ha vinto come “il male assoluto”?

Le connotazioni epiche dei linguaggi adottati da sostenitori di Trump, in quelli della Clinton erano meno presenti nelle frasi ascoltate per mesi prima delle elezioni, nelle quali la vittoria del Tycoon avrebbe segnato la fine del mondo?

Nel caso dei trumpiani apprendiamo che si tratta di “princìpi fondamentalisti cristiano-evangelici” che già detta così suona un tantinello male, ma ci sono principi cristiano-evangelici che sono anche fondamentalisti?

Cristo e il Vangelo sono fondamentalisti, moderati, progressisti o cos’altro? Il “fondamentalismo evangelico” che gli autori assimilano alla “destra evangelicale”, altrimenti da loro indicata come “teoconservatorismo”, anche in questo caso è frutto di una unidirezionalità di ‘giudizi’.

Spadaro e Figueroa fondano gli stessi ‘giudizi’ a cominciare da teorie diffuse esattamente un secolo fa, con un’ineludibilità della ricostruzione, quasi a sconsigliare un pensare diverso dal loro.

E l’ardita costruzione prosegue trovando in Lyman Stewart l’ispiratore primo di Reagan e George W. Bush, condendo il tutto con una visione, si lascia intendere semplicistica e per ‘semplici’, secondo la quale la crescita economica del Paese si basava sull’adesione letterale alla Bibbia, modello testimoni di Geova insomma, persone che, in pratica, analisi storica, esegetica e teologica dei testi sacri neppure avrebbero lontanamente considerato.

Gli autori fanno un salto lungo quasi un secolo per venirci a dire che l’evoluzione di allora ha portato alla demonizzazione dei nemici oggi.

Anche qui è appena il caso di ricordare il fronte unico pro Hillary che dipingeva, e in realtà dipinge tutt’ora, Donald come qualcuno più pericoloso del peggiore dei satanassi.

Qui chiedo, a chi ha avuto la pazienza di leggere fino a questo punto, un supplemento di attenzione, perché si arriva, a parer mio, a uno dei perni attorno ai quali ruota un costrutto ideologizzato, falsamente consequenziale e ancor più falsamente storico, dal quale far discendere tutto il ragionamento antitrumpiano, in realtà, anti movimenti politici d’ispirazione cristiana.

Si considera che chi (Trump e i suoi avi politici) minacciava il loro modo di intendere l’American way of life (minacciava), ieri erano i diritti degli schiavi neri, i movimenti hippy, il comunismo, i movimenti femministi, oggi i migranti e i musulmani.

Ecco svelato l’arcano, il collegamento storico-culturale-sociale-politico-psicologico-sociologico-etnico-religioso: chi oggi sostiene di difendere Cristo, il Vangelo, la Chiesa, in realtà odia i musulmani oggi perché odiava gli schiavi neri e i loro diritti ieri.

Una sola domanda: l’esclusione dei ‘diritti’ delle persone omosessuali è una dimenticanza o è una scelta per evitare che questa ricostruzione manichea antimanicheana appaia fin troppo evidente?

Si prosegue con una lettura delle Scritture che gli autori giudicano decontestualizzata, in un articolo che più decontestualizzato sarebbe difficile immaginare, fino ad arrivare a sostenere che i testi veterotestamentari non abbiamo una propria dignità, una sovrabbondanza d’amore divino nei confronti di un popolo, sì in cammino, però spesso in difficoltà nel mantenersi fedele all’alleanza, ma che invece necessitano di una lettura che passi attraverso lo sguardo del Gesù dei Vangeli, volendo, ritengo, segnare un contrasto tra il Dio “di prima” è il Gesù “di dopo”, come è nella migliore tradizione di chi non ha compreso molto la Scrittura e pretende di portare anche gli altri allo stesso livello.

A valle di questa costruzione, per lo meno molto soggettiva, si appiccica un legame tra la veterolettura di cui si è scritto, il capitale, i profitti e la vendita di armi, che, messa in questi termini, rischia il ridicolo. Ridicolo che invece si supera sostenendo che i guerrafondai, che ricordiamolo per Spadaro e Fiugueroa sono gli ascendenti e i discendenti di Trump, Trump incluso, e gli altri a essi assimilabili, per portare la guerra nel mondo si ispirano al “Dio degli eserciti”.

Come non fermarsi a pensare a un Segretario di Stato pacifista come Hillary Clinton, in Afganistan, Iraq, Libia?

Ma l’articolo prosegue paragonando i guerrafondai di cui sopra a predicatori farneticanti e, perché no, a bianchi di estrazione popolare, (senza nessuna intenzione di giudicare?) che non hanno alcuna conoscenza del creato, che demonizzano gli ecologisti considerandoli nemici della fede cristiana, anche questo frutto di una “comprensione letteralistica” della Genesi, con l’uomo che domina il creato.

Un trionfo di luoghi comuni, che avrebbe dell’incredibile anche se non fosse pubblicato su Civiltà cattolica, e il romanzo prosegue fino all’Apocalisse, districandosi tra insensibilità nei confronti dei disastri naturali, dogmi malinterpretati, e convinzioni errate.

C’è chi prospetta, i cattivi catto-bigotto-estremisti-ultracattolici, l’imminente arrivo di un Armageddon, per una resa dei conti finale tra Dio e satana che spazza via ogni dialogo e ogni processo di pace. Dunque Dio sarebbe tirato dentro la battaglia da una masnada di combattenti, e qui la chicca: gli autori, che più unidirezionali non possono essere, spiegano che quella altrui è la lettura unidirezionale dei testi biblici, volta a nascondere sottoterra le situazioni dolorose del mondo, sotto e comunque fuori dalla ‘terra promessa’.

La citazione, qua e là, di un paio di nomi, tanto per conferire autorità allo scritto, li porta in questo caso al pastore Rushdoony e al ‘ricostruzionismo cristiano’, tornando al dominionismo di qualche rigo più sopra, Rushdoony che sarebbe uno dei massimi ispiratori della teopolitica del fondamentalismo cristiano. Spadaro e Figueroa concludono l’ardita iperbole arrivando a scrivere che, da tutto questo, viene partorito l’attuale chief strategist della Casa Bianca, Steve Bannon.

Poi il loro pacato, paterno e misericordioso sguardo si allarga fino “ad alcuni”, volutamente non meglio specificati, secondo i quali: “La prima cosa che dobbiamo fare è dare voce alle nostre Chiese”, dichiarazione che leggono come “la possibilità di influire nella sfera politica, parlamentare, giuridica ed educativa, per sottoporre le norme pubbliche alla morale religiosa”, in pratica “la necessità teocratica di sottomettere lo Stato alla Bibbia”. Non so a voi, ma mi tornano alla mente le parole di un altro profeta del nostro tempo, un tale che disse di aver giurato sulla Costituzione e non sulla Bibbia, dimostrando di non conoscerle entrambe e provando, a colpi di referendum, a modificarne per fortuna solo una delle due. Il tutto si chiude con l’esplicitazione di un parallelo che sempre più spesso ascoltiamo fuori e dentro le nostre parrocchie: jihadisti e neo-crociati “che si abbeverano a fonti non troppo distanti tra loro”. Se non fossi diacono probabilmente il mio commento in proposito sarebbe molto poco moderato.

Il Jihad sfocia in un Bin Laden che “non a caso” chiama crociato George W. Bush, in una completa, sobria, documentata e imparziale dissertazione sul manicheismo politico che approda al “pietismo puritano”, giù giù o su su, fino alla teologia della prosperità weberiana, tipica dei pastori “milionari e mediatici”, quelli attraverso le parole dei quali Dio spiega che “desidera che i credenti siano fisicamente in salute, materialmente ricchi e personalmente felici”. Come non notare ciò nel “fondamentalismo evangelicale” del quale “sovrabbondano alcuni messaggi elettorali”. Anche qui nessun cenno alla pacata campagna clinton-obamiana con amenità del tipo: “hai toccato il fallimento sei volte” (fallito), “dici cose folli”, o altre dei suoi sostenitori, con cantanti donne che promettevano porcherie sessuali a chi votava per la candidata democratica, le marce femministe di chi odiava Trump, i clintoniani che se la prendevano in maniera greve con la moglie e con il figlio di Trump.

Niente, Spadaro e Figueroa si preoccupano dei leader politici che “appaiono trionfanti con una Bibbia in mano”, con un cenno quasi ‘delicato’ al primo matrimonio dell’attuale Presidente. E di nuovo via con un’analisi ‘similapprofondita’ delle frasi celebri del pastore che ha officiato il secondo matrimonio di Trump, anche qui a metà tra un sito gossiparro e un settimanale da salone di bellezza. Poi si cambia soggetto, in realtà per non cambiarlo, con “molti telepredicatori della prosperità” che “mescolano marketing, direzione strategica e predicazione, concentrandosi più sul successo personale che sulla salvezza o sulla vita eterna”. Insomma, se penso a qualcuno che possa odiare più della cantante Ciccone, più di De Niro, più delle partecipanti alla marcia dell’odio, il presidente Trump, come non pensare agli autori di questo saggio giornalistico, fatto da saggi giornalisti?

La disamina sulla libertà religiosa, insieme al manicheismo e al ‘vangelo della prosperità’, completa l’affresco di un nemico stolto, ignorante, e prevaricatore che non comprende neppure cosa sia la libertà religiosa, contrapponendola, in maniera erronea, alla laicità dello Stato.

Il tutto sfocia in un ‘”ecumenismo fondamentalista”, “tra fondamentalisti evangelicali e cattolici integralisti” (anche qui un accostamento, come dire sì gli evangelicali, ma i cattolici…pure), entrambi convinti di un’influenza religiosa diretta sulla dimensione politica.

E poi giù mazzate a questi finti, ormai ex cattolici, che addirittura lasciano la tradizione per avvicinarsi agli ‘evangelicali’: “la massa elettorale dei value vorters”.

Una “convergenza ecumenica” che avverrebbe su temi come l’aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’educazione religiosa nelle scuole e altre questioni considerate genericamente morali o legate ai valori. Scusate qui non resisto e provo a riscriverlo più e più volte affinché, chi vuole condividere questa terribile affermazione, ne prenda piena coscienza:

Aborto, matrimonio tra persone dello stesso sesso, educazione religiosa sono considerate questioni GENERICAMENTE morali o legate ai valori.

Solo una domanda, genericamente o meno, lo sono?

Continue reading “Maledetti integralisti cattolici -2”

Condividi
Posted in #Cronache

Maledetti integralisti cattolici

Condividi

Maledetti integralisti cattolici

L’articolo di Spadaro e Figeroa “Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico-Un sorprendente ecumenismo” pubblicato su “La Civiltà Cattolica” non smette di provocare reazioni. Contrastanti.

Siccome ritengo che il tema  sia importante, mi piace l’idea di  pubblicare su questo Blog i diversi punti di vista, per lasciare a voi lettori valutazioni in merito.

Abbiamo già ospitato alcuni commenti a riguardo:

…………………………..

La Chiesa non si fa “partito”

di: Francesco Sisci, 28 Luglio 2017
http://www.settimananews.it

Tanta stampa americana ha visto il recente saggio su Civiltà Cattolica di padre Antonio Spadaro e del reverendo Marcelo Figueroa [1] come una presa di posizione “di sinistra” nel dibattito politico americano, e quindi come un’espressione di quanto alcuni sospettavano da tempo: che il papa, molto legato ai due autori, stia intervenendo nella polemica americana schierandosi per una parte, la sinistra appunto, contro un’altra, la destra.

Tale lettura partigiana però è lontanissima dalle intenzioni degli autori, del papa e della Chiesa. La Chiesa – e questo papa lo ha ricordato in più occasioni – è un’istituzione religiosa e non politica e la dottrina della Chiesa è di offrire un impulso positivo alla società e alla politica, non di schierarsi pro o contro coloro che governano. Lo sottolineava anche un altro saggio pubblicato sempre su Civiltà Cattolica [2] da padre José Luis Narvaja (cf. Settimananews 19 e 24 luglio).


La parte e il tutto

Per quanto possa apparire paradossale, la posizione della Chiesa appare molto simile a quanto scriveva delle religioni il Congresso del Partito del 2007, nel discorso del presidente Hu Jintao:[3] le religioni e le personalità religiose possono dare un impulso positivo alla politica, intesa come vita della comunità, della polis, come la definiva Narvaja nel suo saggio. Ma – sottolineava Narvaja – questi soggetti non prendono parte, non si fanno partito.

La divisioni in parti – i partiti – del dibattito politico è punto essenziale e vitale della vita della polis. È giusto che i cittadini si separino e prendano posizioni, e queste divisioni sono vitali perché fanno avanzare il dibattito e il pensiero unitario della polis, ed è a questo livello di unità e bene comune della polis che si muove la Chiesa.

Il peccato contro cui si scaglia e si deve scagliare la Chiesa – secondo il saggio di Spadaro e Figueroa – non è quello di preferire una parte contro l’altra per i suoi principi morali o politici, ma la spaccatura, la demonizzazione di una parte contro l’altra, la delegittimazione della parte avversa quasi a rifiutarle cittadinanza ed esistenza, quasi a condannare l’avversario all’inferno. Facendo ciò, la parte che demonizza l’altra finisce col condannare all’inferno se stessa. Quando la parte vuole farsi tutto, schiacciando e annientando l’altro, è allora che si distrugge la convivenza sociale, l’opinione altrui e la forza vivificante del dibattito tra opinioni diverse.

Marx e la lotta di classe

Qui sta la radice della condanna della Chiesa contro il marxismo, non per la sua analisi dell’economia o della società. Quando Karl Marx attacca le religioni come «oppio dei popoli», vede con precisione come la forza della Chiesa sia stata quella di aver mediato tra le varie istanze sociali e di avere respinto le pulsioni eversive nel periodo delle grandi rivoluzioni in Europa, da quella francese a quella russa. Queste rivoluzioni cercavano di imporre la volontà e i bisogni di una parte – un partito, una classe (fosse essa la classe dei borghesi o dei proletari) – contro la volontà e i bisogni delle altre parti o classi sociali.

Marx, aspirante rivoluzionario, aveva bisogno di togliere di mezzo la mediazione della Chiesa se voleva mobilitare le masse nel tentativo di risolvere i problemi eliminando la parte sociale/classe avversa e rovesciare il governo al potere.

Questa lettura del dibattito politico-sociale arrivava a Marx da Giambattista Vico che, ne La Scienza Nuova, identificava per la prima volta l’asperità della lotta fra le classi alla luce della allora recente rivoluzione inglese del 1648 di Oliver Cromwell, la prima rivoluzione dell’Occidente.

È singolare che l’idea di rivoluzione (ge ming, cambio del mandato del Cielo), un concetto antico e fondante della storia cinese, sia arrivato in occidente proprio nei decenni precedenti la rivoluzione di Cromwell grazie al lavoro di traduzione dei classici cinesi da parte dei gesuiti. Peraltro, nel 1644 il ribelle Li Zicheng aveva rovesciato la dinastia Ming e aveva così aperto le porte all’invasione Manciù e all’avvento della dinastia Qing.

Quando Vico ricorda che «il buon Menenio Agrippa[4] ridusse la plebe romana all’ubbidienza»,[5] spiega anche che la religione riesce a mediare e a pacificare le classi meno colte e meno abbienti in funzione dell’armonia e della pace sociale.[6] Ed era questa pace fra le classi l’ostacolo principale alla rivoluzione di Marx, il quale invece aveva come intento quello di sostituire e di eliminare i dominanti con i dominati, i proletari contro i borghesi, come Robespierre aveva voluto sostituire gli aristocratici con i borghesi.

Questo poteva valere in un momento storico di forte conflitto sociale come fu l’800 e, in parte, il ’900. In un momento invece in cui la classe media è pienamente emersa ed è divenuta centrale, come dopo gli anni ’50 in Occidente, la dinamica e la dialettica fra le parti (e i partiti) cambia.

L’errore dei “theocon”

In questo senso, oggi l’errore dei theocon è che essi vogliono dividere, sono parziali e vogliono imporre con la forza la loro parzialità sul tutto, demonizzando l’altro, come spiegano Spadaro e Figueroa. D’altro canto, Spadaro e Figueroa intendono dire che anche i theocon, in quanto parte, devono essere compresi nel tutto. Non si può pensare di eliminare più o meno violentemente i theocon come loro vogliono eliminare gli altri. Essi affermano una parte di verità, che non è il tutto, ma è pur sempre una parte che deve essere compresa e accettata e non rifiutata ed emarginata.

Tutto ciò è coerente con la dottrina sociale della Chiesa che si è opposta ai movimenti rivoluzionari fin dal loro sorgere, ma ha anche cercato costantemente di comprendere e di integrare le ragioni dei rivoluzionari nel corpo sociale. La Chiesa, cioè, ha cercato di trasformare le spinte rivoluzionarie in pulsioni verso un’evoluzione sociale. Del resto, i plebei rimandati a casa da Menenio Agrippa rinunciarono alla rivoluzione ma ottennero una maggiore partecipazione nella vita politica della res publica romana, la quale smise di essere solo una cosa dei patrizi.

Oggi, quindi, la Chiesa parla a “sinistra” perché certe spinte sociali sono parte del tutto e non vanno demonizzate. Ma ricorda bene che certa “sinistra” occidentale attaccava la Chiesa sulla questione delle molestie sessuali compiendo un sottile e pericoloso salto logico.

Continue reading “Maledetti integralisti cattolici”

Condividi
Posted in #Cronache

INSEGNAMI LA SOFFERENZA

Condividi

INSEGNAMI LA SOFFERENZA

di Giulia Bovassi
Blog: https://kairosbg.wordpress.com

Gli effetti esteriori della vera sventura sono quasi sempre cattivi e quando li si vuol dissimulare, si mente.

Ma è proprio nella sventura che risplende la misericordia di Dio; nel profondo, nel centro della sua inconsolabile amarezza.

Se perseverando nell’amore si cade fino al punto in cui l’anima non può più trattenere il grido: «Mio Dio, per­ché mi hai abbandonato?», se si rimane in quel punto senza cessare di amare, si finisce col toccare qualcosa che non è più la sventura, che non è la gioia, ma è l’essenza centrale, essenziale, pura, non sensibile, comune alla gioia e alla sofferenza, cioè l’amore stesso di Dio.
(Simone Weil)

Quante cose possono accadere in sessanti minuti?

Ero a Messa, nel solito paesino accanto al mio, dove amo andare sentendomi in pace quando sosto tra i banchi e molto ricca una volta vicina all’uscita.

Generalmente si incrociano gli stessi volti, che è poi il bello dell’intimità, quello di arrivare da due strade ad un unico arrivo.

I punti di contatto, quei frammenti di interazione spiccia abbandonati a stantie cadenze di rapporti antiquati!

Quindi ero seduta nel posto accanto alla mia vita, la parte che ero ben disposta a consegnare per concludere e iniziare di nuovo una nuova settimana, diciamo pure che ero lì, come ogni uomo, a cercare la consolazione di Dio alle mie preoccupazioni.

Entra una coppia, marito e moglie, sui cinquanta circa.

Lui aiuta lei a camminare con molta pazienza; lei coperta da un abito lungo, leggero, chiaro come la sua pelle e un cappello bianco in testa, che ne nasconde la rasatura, lentamente si aggrappa al banco.

Lentamente giunge alla sua devozione: si inginocchia, a capo chino sorride, saluta e loda. Il suo corpo debole prega con lei. Davanti un uomo/ragazzo, con evidente disabilità.

Lui è una presenza certa: tutti noi lo notiamo perché, tra i fedeli domenicali, insegna a tutti la spontaneità, l’impossibilità di essere differente da sé.

E’ il più genuino, il più umile. La donna batte sulla spalla del ragazzo, ne nasce un sorriso fraterno. Si salutano e in qualche modo creano per noi un punto di contatto estraneo. Io ero sempre ferma al mio posto, ma il volume della mia vita, seduta poco distante, gradualmente più leggero.

Osservando l’umiltà di una donna, presente per amore nella sofferenza del suo peso, ha tolto al mio macigno l’immobilità dandomi la forza interiore per spostarlo dal timore alla speranza.

Vedendo la percorribilità della sua salita, ho appianato la mia scalata.

Ecco perché esiste il sofferente: per insegnare ad assistere se stessi senza disperare.

L’angoscia è zuccherina, serve a ingoiare le fatiche, a camuffare il sacrificio in un male in sé, nasconde il bene che l’uomo intravvede appena.

Quando siamo esterni alla prova, compatiamo; quando la prova è in noi urliamo a Dio dov’era quando versavamo lacrime. Eppure nasciamo dalle fatiche di una madre, il nostro debutto nella vita passa mediante i pugni di una partoriente, che geme con un dovere gratuito, sciolto, libero.

Due casi, una donna e un uomo con deficit evidenti. Per noi sarebbero due inutilità eliminabili, gravose, ma senza quel quadro d’umanità chi avrebbe tamponato le mie ferite?

Gli “imperfetti” socialmente sfrattati dal centro alla periferia dello stimabile, sono la nostra sfida al coraggio di essere piccoli.

L’amore -nonostante- tutto, diversamente dall’amore – perché – tutto, chi se non una voce creata potrebbe dirlo verso il suo Progettista?

Loro servono a ricordare a noi, giganti del benessere cronico, che cadere non è l’ultima mossa, si può chiedere aiuto.

Quanta devozione dentro un limite.

Con loro, mediante la loro libertà, risaliamo in superficie.

Questa mattina all’ingresso della Chiesa ho portato la mia croce; questa mattina all’uscita dalla Chiesa ho abbracciato la mia croce: in un’ora due estranei, bisognosi e per questo vivi, mi hanno ricordato la bellezza.

Una società che sopprime l’errore, ha automaticamente scelto di non voler essere salvata.

Condividi
Posted in Message in a #bottle

Il “paradosso del Crocifisso” di Chesterton?

Condividi

Il “paradosso del Crocifisso” di Chesterton?

Se lo meditassimo sempre, vivremmo diversamente

di Gelsomino Del Guercio
Aleteia Italia| 26 Luglio 2017

In quale modo Gesù è diventato il Salvatore per noi? In quale modo concretamente ci ha salvati?

Attraverso la realizzazione e il passaggio da un paradosso all’altro, quando cioè Cristo passa dal paradosso del «momento in cui l’Assoluto ha retto l’universo da una stalla per animali», al nuovo paradosso del momento in cui, sulla croce, viene rivelato al mondo che «il corpo di un servo morto sulla forca e il Padre dei cieli sono la stessa cosa».

Il “paradosso del crocifisso” di Gilbert Keith Chesterton è spiegato da Paolo Gulisano e Daniele De Rosa in Chesterton. La sostanza della Fede” (edizioni Ares).

LA SALVEZZA IN CRISTO

Nel racconto «L’uomo con due barbe», contenuto nella raccolta “Il segreto di padre Brown“, Chesterton mostra che cos’è la salvezza in Cristo: è il Cristo che scende nella miseria umana per portare anche lì la luce dell’amore di Dio, ma è anche l’uomo che, raggiunto nella sua miseria e nel suo peccato, non resta chiuso in sé stesso, ma si apre all’amore di Dio offerto in Cristo.

Continue reading “Il “paradosso del Crocifisso” di Chesterton?”

Condividi
Posted in Message in a #bottle

Dettagli #PregolaParola

Condividi

Dettagli #PregolaParola

 

Il seme di senape e il lievito sono simboli eloquenti con i quali Gesù ci manifesta la natura della sua opera nella nostra vita.

Pensiamo di incontrare Dio negli stravolgimenti cosmici, invece Dio lo si incontra nei piccoli accorgimenti quotidiani.

Dio si incontra nel dettaglio, nelle piccole cose, nelle sfumature.

E da queste cose piccole, Dio è capace di tirare fuori meraviglie stupende: la primizia del regno su questa terra.

Mt 13,31-35

Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

Condividi
Posted in #Cronache

Due parole per una (superflua) difesa di Chris & Connie Gard

Condividi

Due parole per una (superflua) difesa di Chris & Connie Gard

di Giovanni Marcotullio

da: http://www.breviarium.eu/

Pensavo che non avrei preso l’argomento: per tutti i giorni di questi lunghi mesi – da quando sulle nostre piccole triremi mediatiche lottavamo per non far inghiottire il caso Gard nei silenziosi gorghi delle navi persiane dell’informazione – ho sempre avuto chiaro che la questione di Charlie ci stava tanto a cuore per una ragione etica e politica, oltre che per immediata compassione umana e per la fede che in molti ci gloriamo di professare.

Quali che fossero le nostre ragioni, onestà intellettuale vuole che riconosciamo una (comprensibile e giusta) preminenza, per Chris e Connie Gard, del dato privato: quei due bellissimi genitori hanno lottato – e a mani nude! e contro il Leviatano! – per la vita del figlio.

Non per la nostra civiltà, né per la fede cristiana – non primariamente almeno.

Volerli arruolare a forza in una battaglia religiosa o civile assume i tratti di una violenza, non più tollerabile perché adulatoria nelle premesse.

Da neo-padre lo dico mentre mi trema la voce e sulle dita mi corre la pelle d’oca: non c’è affetto più animale e più sacro, per l’uomo; non c’è ambito più rilevante pubblicamente e al contempo più intimo, per un uomo.

Penso spesso che se fossi stato al posto di Chris Gard avrei forse cercato un commando di mercenari per entrare nell’ospedale e ad ogni costo avrei portato mio figlio fuori di là – fosse stata l’ultima cosa che avessi fatto in vita mia.

Ma la verità è che io non sono e non sono stato – e piaccia a Dio di non provarmi con una croce simile… – al posto di Chris Gard: in lui invece ho potuto ammirare la dignità nel dolore, la fortezza nel sostenere la sua sposa, la rettitudine nel perseguire le vie ordinarie della giustizia, la speranza nel compulsare la scienza medica, l’umiltà nel mendicare più di un milione di sterline per il proprio figlio («e se non piangi di che pianger suoli?»)… e certamente mille altre virtù ancora, che non servirebbe stare a dire qui neppure se le avessi tutte presenti allo spirito.

Al dolore lancinante – e comunque marginalissimo, paragonato al loro – per la morte del piccolo Charlie, si è aggiunto per me come per molti lo sgomento nel vedere i colpi di coda di un certo cattolicesimo – molto meno integrale o integralista che intransigente e duro – che si sono rivolti, come avviene con la Bestia dell’Apocalisse, contro quelli che un istante prima portava in trionfo.

Ho subito avvertito qualcosa di inquietante: molti articoli si sono impudentemente spesi nella dimostrazione della “debolezza” e del “cedimento” di Chris e Connie.

Ho subito valutato grande la miopia di quegli scritti di fronte ai fatti occorsi, ma molto di più mi ha spaventato la spietatezza di quelle posizioni che all’improvviso pretendevano di “difendere Charlie dai suoi stessi genitori”.

Il colmo, per un mondo che a latere lavora per preservare l’autorità educativa genitoriale di fronte ai tentacoli dello Stato.

Ma non sono intervenuto nella dialettica, forse stavo solo riflettendo: ieri ho visto che Benedetta Frigerio – autrice del migliore fra i suddetti articoli: l’acredine in fondo sta in gran parte nel titolo, che di certo non si è dato lei – aveva condiviso sulla sua pagina Facebook l’ultimo post di Breviarium, a firma dell’ottimo Emiliano Fumaneri.

Continue reading “Due parole per una (superflua) difesa di Chris & Connie Gard”

Condividi
Posted in #Cronache
Condividi

La sentenza Charlie Gard: come si è passati da “il corpo è mio” all’esproprio del corpo

di Enzo Pennetta
https://www.enzopennetta.it

Per passare da “il corpo è mio e lo gestisco io” all’espropriazione del corpo stesso sono bastati pochi decenni.

Ma solo un’ottusa ‘hybris’ poteva impedire di vedere che da quella affermazione sarebbe derivata una tale conseguenza.

La vicenda del piccolo Charlie Gard è finita secondo copione, il messaggio che doveva passare era blindato e la sentenza già scritta doveva essere emessa a qualsiasi costo.

Ma chi pensa che si tratti di un’affermazione dell’eutanasia si scontra con il fatto che quel messaggio è già passato da un pezzo e non aveva bisogno di essere nuovamente confermato, come già compreso da molti il vero passo che è stato compiuto è l’esproprio dell’autorità genitoriale su un figlio.

E poiché i genitori sono coloro che agiscono in nome del figlio, si è affermato il diritto all’eutanasia contro il parere della persona interessata.

Una specie di caso Englaro al contrario, dove da una parte si era affermato il diritto di un genitore di decidere per l’eutanasia di una figlia, qui si ha l’affermazione contraria che non esiste il diritto di un genitore di non poter decidere contro l’eutanasia.

Dopo la sentenza Charlie Gard l’autorità costituita (non chiamiamola Stato perché lo Stato dovrebbe essere al servizio del cittadino) assume il controllo del corpo del cittadino, il potere di decretare la morte di chi non sia più in possesso di determinati requisiti arbitrariamente stabiliti.

Continue reading “”

Condividi