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FAMIGLIA, ALTRO CHE CONFERENZE

#LaCroce del 25 Luglio 2017
di #DavideVairani

A fine Settembre Roma ospiterà la terza Conferenza nazionale sulla Famiglia: lo si sa praticamente solo dalla lettera che il presidente del Forum delle Associazioni Famigliari ha indirizzato al premier Gentiloni. Scopo: invitarlo a partecipare e a prendere a cuore – tanto più ora che Costa ha rassegnato le dimissioni – le sorti della famiglia italiana. Un gesto molto poetico destinato a cadere nel vuoto

Ci sono momenti nei quali la politica – come svegliata di soprassalto da un incubo – si affretta ad occuparsi di famiglia perché insomma qualche cosa bisogna pure fare.

Il 28 e 29 settembre 2017, infatti, Roma ospiterà la terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia.

Una notizia che devo dire con onestà mi era del tutto sconosciuta, se non fosse perché il buon Gigi De Palo, presidente del Forum delle Associazioni Famigliari, si è preso la ribalta della cronaca mediatica scrivendo al premier Gentiloni.

Sfrucugliando sul web, ci si accorge che infatti non c’è alcun annuncio ufficiale.

Ma la giunta di Virginia Raggi il 23 maggio 2017 ha approvato lo schema di Protocollo d’Intesa tra il Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie con delega alle Politiche per la Famiglia e Roma Capitale per la realizzazione della Conferenza Nazionale sulla Famiglia. Il ministro Costa ha individuato Roma Capitale “quale città idonea ad ospitare la Conferenza, prevista nelle date del 28 e 29 settembre 2017” già dal marzo 2017.

La Conferenza sulla Famiglia “rappresenta un avvenimento di alto rilievo istituzionale, di partecipazione, di confronto e dibattito sui temi della famiglia, dove si possano approfondire temi relativi ai bisogni concreti e, contestualmente, elaborare proposte per garantire la tutela dei diritti delle famiglie”. Il neo-costituito Osservatorio Nazionale sulla Famiglia, quale organismo di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali per la famiglia, “è stato investito di redigere le linee generali del “Piano Nazionale per la Famiglia” che saranno oggetto di discussione segnatamente nell’ambito della Conferenza medesima». La richiesta di spazi fatta al Campidoglio prevede sia riunioni plenarie sia singoli gruppi di lavoro.

Perdincibacco, ma il ministro Costa di appena dimesso (sapevate che oltre alla delega agli Affari Regionali teneva pure la delega alla Famiglia? Secondo me non lo sapeva nemmeno lui).

Piccolo dettaglio, quisquiglie.

Ci pensa Gentiloni e tutto l’arco costituzionale dei partiti a garantire in un coro unanime che la famiglia è al centro delle preoccupazioni della politica e che la Conferenza si farà.

A seguito delle dimissioni del ministro della Famiglia Costa, il buon De Paolo ha preso carta penna e calamaio e ha scritto a Gentiloni:

“Presidente, sono stati – e sono tuttora – anni difficili per le famiglie italiane.L’inverno demografico era prevedibile ieri, è un dato di fatto oggi. Si poteva immaginare una terapia. E invece nulla, col risultato che oggi mettere al mondo un figlio in Italia – i recenti dati Istat parlano chiaro – è una delle prime cause di povertà. Siamo riusciti a intravedere un desiderio di cambiamento quando si è concretizzato l’appuntamento con la Conferenza Nazionale della Famiglia, all’organizzazione della quale, insieme a gran parte della società civile che partecipa all’Osservatorio, stiamo lavorando da oltre un anno. Ora le dimissioni del ministro Costa mettono a rischio il grande lavoro fatto sinora. Per questo le chiediamo non solo di confermare la convocazione prevista per il 28 e 29 settembre a Roma, ma di viverla come la grande occasione per rilanciare i temi della famiglia nel nostro Paese. Questo è il momento, non possiamo più aspettare. Senza un Ministro della famiglia è importante che il Primo Ministro viva da protagonista questo importante evento, anche in vista dell’ultima Legge di stabilità nella quale – è stato più volte promesso – ci auspichiamo di trovare un impegno serio per una riforma fiscale che metta al centro la famiglia. Resto ovviamente a disposizione per qualunque chiarimento o approfondimento”.

Per la stima che ho non solo di De Palo ma delle centinaia e centinaia di associazioni di volontariato che si occupano di famiglia non mi metto a sogghignare, ma concorderete con me che la situazione ha del farsesco per non dire di peggio.

La domanda che pongo a De Palo è una sola: ma davvero ci credi ancora?

Davvero credi alle favole imbandite da seriose tavole rotonde, documenti programmatici, professoroni e luminari invitati a parlare di famiglia?

A maggior ragione oggi, con un Governo in fase di dismissione, che perde pezzi ogni giorno, i partiti tutti intenti a fare scoutismo in vista delle prossime elezioni elettorali, e davvero seriamente vogliamo credere che interessi la famiglia?

Intendiamoci: il disinteresse totale per la famiglia in Italia parte da lontano.

Questo il punto. Per inciso, ricordiamo che il ministero della famiglia è sempre stato senza portafoglio, dunque con il semplice potere di fare proposte. E già questo la dice lunga rispetto all’interesse reale della politica per la famiglia.

Andiamo avanti. Le due precedenti Conferenze sulla Famiglia – conferenza che dovrebbe tenersi ogni due anni – si sono svolte a Firenze nel 2007 e a Milano nel 2010.

La prima con un governo di centro-destra e la seconda con un governo di centro-sinistra. La terza di svolgerà (ci sarà?) dopo ben 10 anni dalla precedente edizione.

Andiamo avanti. Dopo sei anni di chiusura è stato riesumato da pochi mesi l’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia. Complimenti.

E le precedenti edizioni della Conferenza sulla Famiglia hanno portato frutti? Giudicate voi.

Breve sunto delle puntate precedenti.

08-10 Novembre 2010: Milano.

Gli obiettivi programmatici usciti dalla sessione focalizzavano la necessità di investire su un Piano nazionale della Famiglia, cioè “politiche familiari adeguate ad invertire una tendenza che rischia di avvelenare il clima sociale e di annullare quel patto generazionale che per tanti anni ha assicurato il benessere relazionale indispensabile al futuro del Paese. La terapia che potrebbe rivelarsi vincente si chiama – come ha annunciato il sociologo Pierpaolo Donati alla Conferenza nazionale della famiglia di Milano – ‘Family mainstreaming‘. È in sostanza quel Piano nazionale per le politiche familiari che l’Italia non ha mai avuto e che dovrebbe raccogliere in modo organico tutte le iniziative finalizzate a rendere più agevole la vita delle famiglie, a partire dall’impegno educativo e dalle relazioni tra genitori e figli”. Dalla ‘tre giorni’ sono usciti otto i punti fermi del Piano:
1. Cittadinanza sociale della famiglia. L’obiettivo è promuovere interventi che favoriscano la costituzione e lo sviluppo della famiglia come soggetto sociale avente diritti propri, supplementari rispetto ai diritti individuali, in rapporto alle funzioni sociali svolte dal nucleo familiare (secondo il dettato degli arti. 2, 3, 29, 30, 3 Costituzione).
2. Politiche esplicite sul nucleo familiare. Gli interventi dovrebbero essere mirati per quanto possibile, sulla famiglia come luogo della solidarietà relazionale fra coniugi e fra generazioni (anziché affrontare singole categorie sociali – come il bambino, la donna, l’anziano, ecc. – nella supposizione, del tutto astratta, che aiutando tali destinatari venga sostenuta la famiglia). Alcuni di questi entitlements vanno alle persone come soggetti individuali di diritti (per es. il nido per il bambino, l’assistenza domiciliare al disabile o all’anziano non autosufficiente) e pertanto non richiedono un riferimento al legame di coppia (non richiedono il requisito del matrimonio dei genitori del bambino che va al nido o della persona da assistere). Altri interventi, invece, riguardanti l’imposizione fiscale sul reddito familiare complessivo, ossia benefici o vantaggi concessi sulla base del reddito familiare totale, a legislazione vigente, richiedono il riferimento all’esistenza di un vincolo legale nella coppia di riferimento, perché, in assenza di tale vincolo e degli obblighi reciproci di coppia che esso comporta, sarebbero possibili comportamenti di cheating o darebbero per presupposto delle assunzioni di responsabilità che, di fatto, potrebbero non avere luogo. Il Piano raccomanda che gli interventi a favore delle famiglie siano estesi il più possibile alle situazioni di fatto bisognose di riconoscimento, in particolare alla relazione bambino nelle famiglie monogenitoriali.
3. Politiche dirette sul nucleo familiare. L’obiettivo è quello di sostenere la forza e la funzione sociale delle relazioni familiari come tali (relazioni di coppia e genitoriali), anziché utilizzare la famiglia come ammortizzatore sociale, ossia come strumento per altri obiettivi (come la lotta alla povertà, la politica demografica o altri problemi sociali).Beninteso, questi ultimi obiettivi sono meritori e debbono essere perseguiti. Ciò che si vuole sottolineare è il fatto che il sostegno delle famiglie come nuclei di solidarietà sociale rappresenta un obiettivo a sé stante, e non può essere confuso con politiche contro la povertà o demografiche, benché le politiche familiari possano e debbano avere ricadute positive su queste ultime.
4. Equità sociale verso la famiglia. Nell’allocazione delle risorse, specie per via redistributiva (fiscalità), è necessario utilizzare un criterio universalistico di equità nei confronti del “carico familiare complessivo” (numerosità dei componenti e loro condizioni di età e salute). Una attenta considerazione deve essere svolta in relazione al processo di attuazione del federalismo fiscale, dal momento che la legge delega espressamente prevede (art. 2) un riferimento importante al favor familiae dal punto di vista del federalismo fiscale.
5. Sussidiarietà. Gli interventi debbono essere compiuti in modo da non sostituire ma sostenere e potenziare le funzioni proprie e autonome delle famiglie, in particolare mediante la scelta dei servizi esterni (in particolare i servizi sociali relazionali, come l’educazione dei figli, la mediazione familiare, l’assistenza domiciliare, ecc.)
6. Solidarietà. Gli interventi debbono sostenere la solidarietà interna fra i membri della famiglia (evitando incentivi alla frammentazione dei nuclei) e la solidarietà tra le famiglie mediante il potenziamento delle reti associative delle famiglie, specie laddove si tratti di organizzazioni familiari e di privato sociale che erogano servizi alle persone.
7. Welfare familiare sostenibile e abilitante. L’obiettivo è quello di promuovere un welfare familiare che sia compatibile con le esigenze di sviluppo del paese, il quale richiede politiche di capacitazione (empowerment) delle famiglie anziché di mero assistenzialismo. Il welfare italiano è ancora di vecchio stampo, cioè risarcitorio, ossia un modello che mira a migliorare le condizioni di vita delle famiglie più bisognose senza attivare circuiti societari (tra Stato, mercato, terzo settore, privato sociale e famiglie) capaci di farle uscire dallo stato di bisogno. Si spendono risorse, anche ingenti, per i poveri e gli emarginati, ma queste risultano scarsamente efficaci, nel contesto attuale connotato dal fenomeno della globalizzazione. Occorre muovere passi decisi verso un welfare abilitante, che incida sulle capacità di vita dei portatori di bisogni facendo leva proprio sulla capacità di iniziativa sociale ed economica delle famiglie. Tutto ciò richiede interventi che generino, anziché consumare capitale sociale, nelle sue varie forme, primarie e secondarie, ossia di legame interno (bonding), poi di connessioni associative tra ‘pari’ (bridging) e ancora di tipo reticolare fra attori sistemici (Stato, mercato, terzo settore, famiglie e reti informali) che operano a differenti livelli di intervento (capitale sociale linking, per esempio fra organizzazioni di secondo livello e organizzazioni di primo livello o reti informali).
8. Alleanze locali per la famiglia. L’obiettivo è quello di sostenere la diffusa attivazione di reti locali, costituite delle forze sociali, economiche e culturali che, in accordo con le istituzioni, promuovano nuove iniziative di politiche family friendly nelle comunità locali. Il criterio fondamentale che guida questo nuovo scenario è il passaggio da una politica della spesa (politics of delivery), che promette sempre nuovi benefici agli elettori, ad una politica di orientamenti all’impegno (politics of commitment) che impegna tutti gli stakeholders verso la mela di una società amica della famiglia e cerca la collaborazione di tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti.

24-26 Maggio 2007: Firenze.

“Con la famiglia nella mente e nel cuore -ha aggiunto Rosy Bindi allora ministro alla partita- nella tre giorni vorremmo non solo affrontare i problemi ma anche intravedere proposte concrete per risolverli”. Sarà’, insomma, un ”grande momento di ascolto delle famiglie” per raccoglierne le richieste e le proposte per valorizzare il ruolo attivo e propulsivo sul versante educativo, sociale ed economico. Al centro dei lavori, articolati in dieci sessioni tematiche ciascuna delle quali organizzata in diversi gruppi piu’ specifici, vi saranno quindi le concrete e pluralistiche realtà ed esperienze delle famiglie italiane”. Le proposte uscite? “Fondo per la non autosufficienza molto più consistente e permanente, reddito minino formato famiglia, sistema di agevolazioni fiscali diverso dal quoziente familiare (anche se sulla formula si può discutere), sostegni alle famiglie dal punto di vista della responsabilità dei genitori, sostegno anche alle famiglie divorziate e soprattutto alle famiglie che hanno bambini, introduzione del Tribunale della famiglia, lotta alle molestie e agli abusi, ripensamento delle proposte sulle convivenze, ma cercando di superare le contrapposizioni che rischiano di far scontrare i diritti della famiglia con quelli degli individui. E ancora superamento delle odiose divaricazioni economiche e sociali e lotta alla povertà. Sono questi i filoni principali di quello che sta per diventare il Piano nazionale che il ministro Rosy Bindi ha esposto questa mattina a Firenze inaugurando la Prima conferenza nazionale della famiglia”.

Di tutto quanto sopra descritto le famiglie hanno visto poco o nulla: qualche briciola di bonus o voucher, qualche misura una tantum, nulla di strutturale.

Posso dirla tutta?

Le famiglie non hanno bisogno di essere consultate, direttamente o attraverso i cosiddetti corpi intermedi: hanno bisogno anzitutto di una politica che ristabilisca il patto di fiducia con il popolo.

Di una politica che torni a stare in mezzo alla gente, che ne condivida le ansie e le preoccupazioni, che viva la realtà del Paese.

I corpi intermedi, le associazioni di famiglie e di volontariato hanno il compito prezioso di contribuire a costruire tecnicamente gli strumenti più adatti per tradurre operativamente politiche strutturali di welfare.

Caro Gigi De Palo e care Associazioni famigliari è giunto il tempo di osare un di più.

Mendicare dalla politica le briciole che cadono dalla mensa dei potenti non solo è svilente per le famiglie ma non porta da nessuna parte.

Occorre che con coraggio si sfidi con ogni mezzo la politica a prendere sul serio il tema della famiglia.

Senza questo, il Paese resterà inchiodato dall’incapacità e dall’inettitudine di una classe dirigente che non da ora mostra di voltarsi sempre dall’altra parte.

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