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“El pueblo unido” di Papa Francesco

di #DavideVairani

Papa Francesco è un compagno comunista. Finalmente le carte sono scoperte e “il re è nudo!”. “Le parole del Papa veicolate da il manifesto: uno scandalo? Saranno in molti a gridarlo” – mette le mani avanti al putiferio Luciana Castellina su “Il Manifesto” -. Si apre infatti con queste parole l’articolo del Manifesto di oggi con cui si lancia l’iniziativa del quotidiano comunista di distribuire, assieme al giornale di domani, il libro ‘Terra, casa, lavoro’ in cui sono raccolti i discorsi del pontefice ai movimenti – commenta Simona Sotgiu su “Formiche.net”.

‘Se il manifesto veicola i discorsi di papa Francesco – scrive ancora la giornalista e storica firma del quotidiano diretto da Norma Rangeri -, non è per ospitalità, o per strumentale ammiccamento. È perché questo suo messaggio lo sentiamo nostro’. Nessuna rivoluzione, né in Vaticano né al manifesto, malgrado sorprenda non poco la pubblicazione dei discorsi di un pontefice da parte di un quotidiano ‘senza tonache’ come il manifesto”. “Il comunismo non c’entra – spiega la firma del Manifesto – ma il focus significante delle parole del Papa ha certo a che fare con i movimenti rivoluzionari: per via dell’insistente richiamo alla soggettività, al protagonismo delle vittime, che debbono prendere la parola e non solo subire. Perciò occorre dar valore alla politica con la P maiuscola, di cui ‘non bisogna avere paura, perché è anzi la forma più alta della carità cristiana’”.

Infatti il putiferio scandalizzato lo hanno subito mosso molti “cattolici” scatenati sui social e su alcuni media. Un Papa comunista! E’ il Papa ad essere comunista? Sì, esattamente come lo fu Gesù Cristo, ben prima di Marx&Company e prima di Robespierre. Ma per favore!

“Questo nostro incontro – disse Papa Francesco ai partecipanti all’incontro mondiale dei Movimenti Popolari nel  2014 -, risponde a un anelito molto concreto, qualcosa che qualsiasi padre, qualsiasi madre, vuole per i propri figli; un anelito che dovrebbe essere alla portata di tutti, ma che oggi vediamo con tristezza sempre più lontano dalla maggioranza della gente: terra, casa e lavoro.  È strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri. Esigere ciò non è affatto strano, è la dottrina sociale della Chiesa. Mi soffermo un po’ su ognuno di essi perché li avete scelti come parola d’ordine per questo incontro. Alcuni di voi hanno detto: questo sistema non si sopporta più. Dobbiamo cambiarlo, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia.

Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca (cfr. Matteo, 5, 3 e Luca, 6, 20), e di leggere il passo di Matteo 25. L’ho detto ai giovani a Rio de Janeiro, in queste due cose hanno il programma di azione” – Papa Francesco ai partecipanti all’incontro mondiale dei Movimenti Popolari, 28 ottobre 2014, Roma.

Con grande senso dell’autorità, “Bergoglionate” è l’aggentivo sostantivato  più gentile che molti  cattolici affibbiano al Papa sui social (e c’è pure  un sito conque sto nome …) ogni qualvolta si muove. Anche se – detto per inciso – in questo caso non si capisce bene il senso delle bergoglionata, a parte l’ipotesi che Papa Francesco sia andato dai “rossi” de Il Manifesto a supplicarne la pubblicazione, ipotesi che solo uno psicotico complottista sosterebbe.

La verità è una sola: il cristianesimo e il cattolicesimo in particolare – è fatto per l’uomo nella totalità dei suoi fattori costitutivi. Perchè la Verità non è una ideologia, ma una Persona: Cristo. Le ideologie distruggono l’uomo perchè prendono un pezzetto di verità e la ergono a metro di misura di tutto.

‘Terra, casa, lavoro‘pubblicato dal Manifesto che cosa contiene? Una raccolta degli interventi di Papa Francesco – tutti reperibili sul sito del Vaticano-: gli  incontri Mondiali dei Movimenti Popolari (EMMP) – Roma 2014; Santa Cruz in Bolivia 2015; di nuovo Roma 2016 . Consiglierei ai tanti che si stracciano le vesti, di andare a leggerseli per bene. Non ci troverete eresie. Ci troverete al contrario molti riferimenti (anche diretti) alla Dottrina Sociale della Chiesa. L’ozpione per i poveri, gli sfruttati, i senza terra è l’opzione di Cristo. Il rifuto della “cultura dello scarto” è la difesa dei diritti della persona, è mettere al centro la persona ogni persona, ogni “tu”. Interi popoli oggi vivono sotto l’oppressione di dittature e a questi popoli la Chiesa deve offrire ciò  può dare.

Persino sull’idea di “popolo” che avrebbe Papa Francesco si va a sfrucugliare in cerca di l’eresia. Ne  è tentato Aldo Maria Valli – in un pur interessante e bello articolo che consiglio di leggere per intero – intitolato “Il «pueblo» secondo Francesco”

L’ispiratore di Bergoglio sarebbe Rodolfo Kusch, un tedesco che viveva nel nordovest dell’Argentina, un bravissimo filosofo e antropologo, come si evince nel libro-intervista con Dominique Wolton ‘Politique et société. Un dialogue inédit’, uscito in Francia ai primi di settembre (e del quale da noi si è parlato soprattutto perché Bergoglio ha rivelato al sociologo francese di essere stato seguito per qualche tempo, quando aveva quarantadue anni, da una psicanalista ebrea). La parola ‘popolo’ non è una parola logica – questa l’idea di Kursch-. È una parola mitica. Non si può parlare di popolo logicamente, perché sarebbe fare unicamente una descrizione. Per capire un popolo, capire quali sono i valori di questo popolo, bisogna entrare nello spirito, nel cuore, nel lavoro, nella storia e nel mito della sua tradizione. Questo punto è veramente alla base della teologia detta “del popolo”. Vale a dire andare con il popolo, vedere come si esprime. Questa distinzione è importante. Il popolo non è una categoria logica, è una categoria mitica.

Nell’intervista del successivo luglio ad Antonio Spadaro, direttore della “Civiltà Cattolica”, Papa Francesco lo  disse esplicitamente: “C’è una parola molto maltrattata: si parla tanto di populismo, di politica populista, di programma populista. Ma questo è un errore. Popolo non è una categoria logica, né è una categoria mistica, se la intendiamo nel senso che tutto quello che fa il popolo sia buono o nel senso che il popolo sia una categoria angelicata. No! È una categoria mitica, semmai. Ripeto: mitica. Popolo è una categoria storica e mitica. Il popolo si fa in un processo, con l’impegno in vista di un obiettivo o un progetto comune. La storia è costruita da questo processo di generazioni che si succedono dentro un popolo. Ci vuole un mito per capire il popolo. Quando spieghi che cos’è un popolo usi categorie logiche perché lo devi spiegare: ci vogliono, certo. Ma non spieghi così il senso dell’appartenenza al popolo. La parola popolo ha qualcosa di più che non può essere spiegato in maniera logica. Essere parte del popolo è far parte di un’identità comune fatta di legami sociali e culturali. E questa non è una cosa automatica, anzi: è un processo lento, difficile, verso un progetto comune”.

“Nel libro-intervista Francesco non dice fino a che punto e in quale misura ha accolto la lezione di Kusch, ma certamente la mitizzazione del popolo è figlia di quella filosofia”. Questa è la conclusione di Aldo Maria Valli. “Appare sufficientemente chiaro comunque che la nozione di popolo in Bergoglio è romantica, tanto che il papa tende a scorgere nel «pueblo» una superiorità morale e culturale. Da questo punto di vista, sostiene Zanatta, si può parlare di visione manichea: da una parte il popolo, sempre buono e comunque virtuoso, dall’altra le oligarchie ingiuste e sfruttatrici. Una semplificazione che, secondo il professore, è tipica dei populismi, i quali hanno sempre bisogno di un nemico esterno per dare ragione di se stessi. Alcuni osservatori sostengono che Francesco non sarebbe completamente contro il mercato e il capitalismo, ma soltanto contro le sue degenerazioni. In ogni caso le accuse che rivolge al sistema capitalista sono forti, perché tale sistema non ha, per lui, soltanto la colpa di depredare il popolo. Colpa ancora più grave è quella di corromperlo, prosciugando le sue virtù. Un’accusa, dice Zanatta, che affonda le sue radici nell’antiliberalismo cattolico argentino, che pur di osteggiare il capitalismo arrivò a simpatizzare per fascismo e comunismo e ora, orfano di ideologie, abbraccia la causa ‘no global’.

“La ‘famiglia’ politica di Francesco – conclude Valli – sarebbe dunque nazional-popolare, e sarebbe al suo interno che il papa cerca di rinverdire il mito del ‘pueblo’. Sebbene nelle società odierne, sempre più articolate, plurali e cosmopolite, sembri davvero difficile poter trovare riscontro reale a un’idea di popolo come custode di antiche virtù”.

Non concordo sulla conlcusione. A me hanno insegnato che il metodo è dettato dall’oggetto e non viceversa. Papa Francesco è argentino, come argentino lo era Ernesto Che Guevara. Nel pensiero marxista che ha infiammato per decenni i popoli latino-americani nelle rivoluzioni armate contro le dittature imperialistiche il popolo acquistava un valore in sè. Il popolo era in sè detentore di un valore in quanto sfruttato. Per Papa Francesco – leggendo con attenzione i suoi interventi – il popolo non ha un valore in sè costruito ideologicamente in relazione ad un nemico sfruttatore che lo annienta. Attenzione a non fare il gioco dei tanti che giocano a costruire una immagine di Papa Francesco fatta a loro immagine e somiglianza.

Ma di questo, ne parleremo in una prossima puntata.

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