Keep calm, please

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Keep calm, please

di Davide Vairani

“Contro il Family day usano pure Dylan Dog”. È il titolo con il quale l’edizione del quotidiano nazionale “La Verità” ha preso di mira il leggendario fumetto della casa editrice di Sergio Bonelli.

L’articolo – che sta scatenando una serie di polemiche – fa notare come nell’ultimo numero di Dylan Dog in edicola – intitolato “La fine dell’oscurità”“l’allarme accoglienza e la difesa delle unioni naturali vengono dipinte come battaglie appannaggio di pazzi, violenti e idioti bigotti”.

 

Dylan Dog, secondo il giornale di Maurizio Belpietro, sarebbe stato “arruolato tra i prodotti culturali del pensiero mainstream. Peccato che, di solito, l’uso della forza e l’intolleranza siano le armi dei progressisti”. Sulle pagine de “La Verità”, l’investigatore dell’incubo viene descritto come un “personaggio anticonvezionale e sinistroide. Vegetariano, animalista, disinteressato al denaro, scettico, libertino e attento alle minoranze di ogni tipo, quello che ad oggi chiameremmo uno “de sinistra” o un radical chic. […] Quello che stupisce, e assume i connotati dell’offesa gratuita a milioni di persone, è la descrizione denigratoria e grottesca che viene fatta di alcune categorie sociali facilmente identificabili. Ci sono gli attivisti pro famiglia e anti genere che sono indicati come pazzi, esaltati e bigotti pronti a spaccare cartelli in testa alla gente e c’è il rude tassista che odia i mendicanti e gli immigrati perché ha letto sul web che il governo fornisce loro 50 sterline al giorno”.

Tuona anche Simone Pillon sul suo profilo FB: “Trovo gravissimo che un fumetto per ragazzi si permetta di diffamare il movimento pro family. Trovo gravissimo che lo faccia in modo tanto violento ed esplicito. Trovo ben triste che una casa editrice un tempo gloriosa sia oggi ridotta all’insulto gratuito e ideologico. Il bigottismo genderista del pensiero unico impiega qualunque canale per spargere i suoi veleni, ma cribbio, lasciateci almeno leggere due fumetti in pace… Credo che Tex Willer e il vecchio Kit Carson avrebbero volentieri chiuso a modo loro questa vergognosa vicenda. Detto questo ho una voglia matta di chiedere pubbliche scuse e adeguati risarcimenti…”.

Mauro Uzzeo, ideatore del soggetto e della sceneggiatura, non l’ha presa per nulla bene. “Simone Pillon, avvocato e fomentato sostenitore del Family Day insieme a La Verità (quotidiano diretto da Belpietro) tuonano contro il Dylan Dog scritto dal sottoscritto vedendolo come una minaccia ai loro valori tradizionali. Ringraziando la grande famiglia SBE per aver fatto sì che quest’albo uscisse in edicola, ne faccio una medaglia d’onore che mi appunto al petto” – scrive sul suo profilo fb.

Non tutti i suoi colleghi artisti concordano. Giovanni Freghieri, fumettista e fotografo, una delle storiche matite che dà vita a Dylan Dog, ha dichiarato: “Dylan Dog è sempre stato un personaggio coerente. Io lo ritraggo da 27 anni. Non ho disegnato questa scena, e non avrei mai accettato di produrla. Non mi piacciono le ambientazioni di scontro e di lotta, avrei apportato delle modifiche”, ci tiene a puntualizzare il disegnatore, celebre anche per la realizzazione delle vignette horror di Dampyr. È stato un errore pubblicare questa parte di fumetto? – gli domandano. “Sì, credo si dovesse aggiustare. Non è colpa del disegnatore, che chiaramente ha le proprie idee politiche, ma della mancata supervisione. In passato c’erano tre livelli di controllo, oggi invece c’è un po’ più di disorganizzazione e frenesia”.

 

E’ evidente e smaccata l’intenzione di Uzzeo di “politicizzare” Dylan Dog. Basta leggere il fumetto in questione. Il titolo e la trama parlano da sè: una luce accecante si accende nel cielo di Londra… Una mistica, terrificante entità, che pare sbucata dall’Incubo più spaventoso, si staglia nella volta celeste… Dylan Dog è alle prese con un mondo impazzito, dove i confini della realtà sembrano essere definitivamente collassati: appunto, “La fine dell’oscurità”. La copertina ne rappresenta il clima. La vignetta in oggetto altrettanto.

Detto questo, posso dire? Keep calm, please. State un po’ tranquilli. Da incallito fumettista (in particolare delle collane Bonelli), francamente, dico solo: echissene..

Uzzeo resti del suo parere. Pillon prenditi un calmante. Belpietro rilassati di più.

Mi piace l’approccio di Filippo Savarese su questa “querelle”: “Quando il Family Day finisce ridicolizzato sul #DylanDog in edicola capisci quanto e a quanti hai rotto le scatole in questi anni. Sia chiaro che per quel che mi riguarda è un grande onore: conserverò questo numero da collezione e lo farò vedere ai miei nipoti tra molti anni davanti al camino acceso. In quel giorno racconterò come si maschera un donnaiolo incallito – di quelli che la mattina dopo ‘oddio questa come si chiamava’ – da paladino dell’uguaglianza di genere. #Cabalgamos”.

E c’è ancora qualcuno che sostiene che i family day non sono serviti a nulla?

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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Mauro Uzzeo
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Mauro Uzzeo

Buongiorno, Davide.
Intervengo solo per specificare una cosa: ho scritto quella storia sul finire del 2013, inizio 2014. Del “Family Day” si sarebbe realmente iniziato a parlare per bene solo nel 2015. Quindi non c’era alcun’intenzione da parte mia di puntare l’attenzione sul “Family Day” quanto su un gruppo di manifestanti che manifestano non per ottenere dei loro diritti, ma per toglierne ad altre persone. Nello specifico quelli contro le unioni civili. Il Fatto che il “Family Day” abbia strumentalizzato la cosa come un attacco verso di loro, la dice lunga sulla voglia di attenzioni che ricercano. Buona giornata!